Articoli marcati con tag ‘Mingardi Alberto’

Lombardia e Veneto: VOTO per un domani migliore del Paese

L’articolo di Mingardi alla vigilia del voto è un contributo meditato e attento, che parte dalla storia per capire, dalla sua evoluzione rispetto agli altri paesi europei, cercando di individuare scogli e limiti. Uno è senz’altro condivisibile: la campagna eletorale in tono minore (probabile effetto della ben più grave crisi catalana che contrappone Barcelona e Madrid.

Non vi e cenno invece alla soluzione possibile dei trasferimenti fra le regioni più produttive e quelle che devono essere aiutate. La necessità di un supporto è fuori discussione: bisogna intervenire. Ciò che è altrettanto pacifico è l’inefficienza, gli sprechi, le distorsioni intervenute nell’Italia repubblicana da un flusso che, partito dalle regioni del Nord, è passato per Roma che si è incaricata di erogare le nostre tasse.

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Italia, il bilancio economico, l’Europa e il che fare. L’economia in pillole

Questi richiami di Alberto Mingardi hanno il senso di un condensato dal carattere semplice e istruttivo. Qualcosa come lezioncine di economia su cui è sempre utile tornare. Sorprendono per la loro efficacia e ci rimandano  ai fondamentali: i principi sempiterni del dare e dell’avere. Lo spendere in base a quanto entra, evitare di far debiti se non destinati a investimenti. Pianificare il rientro dei debiti per ridurre gli interessi passivi, e… via così.

Alberto Mingardi, presentando un volumetto di economia riprende il termine “austerità”, che insieme a probità, metodo, coerenza, fanno venire alla mente un troppo citato Berlinguer, con il suo discorso del 30 Gennaio 1977 al “convegno degli intellettuali e… assemblea degli operai comunisti” (VEDI). Siamo andati a rileggerlo…. Politica di austerità e rigore  ma..

Contro il fare impresa…. Son passati 40 anni ma: quale distanza dall’economia e dall’etica intesa come valore dell’uomo. Imbevuto di analisi ideologica e da guerra fredda, contro i poteri forti del capitale, le potenze coloniali, ecc. Può essere che quella paccottiglia fosse indispensabile per far digerire un discorso programmatico di governo lanciato alla DC di Moro (il PC aveva ottenuto il massimo di voti della sua storia). Tutto finì nel nulla (non era possibile in quei tempi che si potesse costruire un accordo, con quei presupposti ideologici poi…

Non temete l’austerità, se è “buona” fa bene a tutti

Tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi

Alberto Mingardi . L’austerità non piace a nessuno. Se cerchiamo un punto di contatto fra populisti e establishment, nell’Italia di oggi, lo troviamo soltanto nel rifiuto dei vincoli di finanza pubblica cui ci costringe l’appartenenza al club europeo. Poco importa se l’articolo 81, che ci obbligherebbe all’equilibrio di bilancio, sta nella nostra Costituzione.

Poco importa se le clausole di salvaguardia, che prevedono futuri aumenti di imposte per compensare mancati tagli di spesa, stanno nelle nostre leggi di stabilità. Una volta l’Europa ci obbligava a «compiti a casa» che comunque avremmo dovuto fare. Ora, da Matteo Renzi a Renato Brunetta tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi
Veronica De Romanis tenta un’operazione verità con un libro brillante, dal titolo inequivocabile: L’austerità fa bene (Marsilio, pp. 160, € 16). Meglio che di «austerità», spiega, sarebbe parlare di «trasparenza circa l’utilizzo delle risorse pubbliche (cioè dei contribuenti), rispetto degli impegni presi in sede internazionale e salvaguardia delle future generazioni».
L’ultimo punto è quello cruciale. I nemici dell’austerità sostengono che per tornare a crescere servano maggiori spese pubbliche. Per non finanziarle attraverso più tasse bisogna fare debito: che equivale a più imposte future. Il guaio, dovremmo averlo imparato nel 2011, è che il futuro prima o poi arriva.
De Romanis costruisce il suo argomento a partire da una considerazione di Mario Draghi, che a sua volta sintetizzava il lavoro di economisti quali Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. A parità di effetti sul bilancio pubblico, il consolidamento fiscale che agisce principalmente sugli aumenti di imposte deprime l’economia, quello che agisce sulle riduzioni di spesa libera risorse. «I Paesi che negli ultimi cinque anni hanno messo in atto politiche di austerità “buona” nel biennio 2015-2016 crescono: l’Inghilterra supera il 2%, la Spagna il 3%, l’Irlanda il 15%». L’Irlanda ha ridotto il disavanzo pubblico di quasi il doppio circa 12 punti percentuali di quanto abbia dovuto fare la Grecia. Gli esiti sono stati diversi.
Questione di tagli e di tasse ma non solo. La linea che separa i Paesi dell’austerità buona da quelli dell’austerità cattiva è fatta anche di istituzioni, leggi elettorali, cultura politica. In Italia l’idea della «responsabilità» è così universalmente avversata che a porre ordine nelle finanze chiamiamo periodicamente dei «tecnici». Secondo De Romanis, la necessità di fronteggiare gli elettori potrebbe spingere il politico a fare austerità buona, ovvero tagliare le spese oggi per ridurre le tasse domani. Il tecnico non ha questo problema e guarda solamente ai saldi. La cattiva politica produce cattiva tecnocrazia (da Lastampa 17 agosto 2017).

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Democrazia, burocrazia e “statalismo dei partiti”

L’argomento in questo blog è stato più volte descritto in vari aspetti: l’occupzionee dello Stato da parte dei partiti, appropriatisi della delega ottenuta col voto. Oggi troviamo con piacere Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, anche editorialista de lastampa, che riflette su origini, funzioni ma soprattutto danni, che provoca l’apparato dello stato facendo uso della burocrazia come sistema di controllo dell’economia del paese (per conto dei mandanti partitici, appunto).

Mingardi vede un condizionamento reciproco (partiti-burocrazia), il che nella sostanza corrisponde. I partiti dovrebbero però essere esterni e estranei alla gestione dello stato. Che in queste condizioni è debole, debolissimo, un insieme evanescente che copre la proprietà  sostanziale esercitata dalle segreterie dei partiti. Riflessione comunque efficace che merita attenta lettura (VEDI anche IBL).

L’UFFICIO COMPLICAZIONI DELLO STATO

Quanto più complesso è l’ordito di norme che governa un Paese
tanto maggiore è il potere arbitrario di chi lo gestisce

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Economia e paese: tornare alle origini per la crescita di lavoro e benessere

In mezzo agli infiniti articoli e talk show nei quali si incolpa di tutto la libera iniziativa chiedendo che sia ridotta, contratta, condizionata, diventa essenziale tornare alle origini. L’Italia riguardo all’economia è popolo di ignoranti che si distingue in Europa. In tutti i paesi cresce l’esigenza e lo spazio dedicato all’insegnamento dell’economia; noi siamo ancora praticamente a zero mentre lo stato partitocratico fa il padrone.

Diventa utile, quasi indispensabile riprendere qualche poco frequente riflessione sul tema della nostra situazione, lo stringato scorrere di cosa siamo e da dove siamo venuti . La liberà dell’ottocento è certamente realtiva al pensiero, alla sua manifestazione privata e pubblica, alla dignità dell’Uomo. La prima dignità però è stata la possibilità del Cittadino di lasciare la terra, cambiare padrone,  accumulare risorse, diventare protagonista della sua fortuna ostruendo in tal modo la strepitosa ricchezza di tutti, di interi popoli.

Ricordarcelo, capire quanto sia fondamentale incentivare l’intrapresa individuale, l’iniziativa libera con la quale ci si mettere in gioco, si rischia ogni giorno e ogni giorno si trova una soluzione. Oppure se può andar male si paga in proprio e si chiude. Aver ben presente quanto dobbiamo tutti agli infiniti impegi e sacrifici di chi, senza chiedere una lira pubblica ha rischiato ed è riuscito: questo il motore del lavoro e della crescita ininterrotta. Questa la chiave per poter recuperare e pagare l’immenso debito che ci stanno lasciando i partiti assurti a padroni delle nostre fortune. Leggi il resto di questo articolo »

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Tutti i rischi del nuovo capitalismo di Stato

L’esame della situazione Italia, la sua criticità, per Città Ideale sta portando a considerare elemento fondante lo statalismo monopolistico, diretta o indiretta emanazione dei partiti come sistema. Partiti come sistema perché, come stiamo verificando in questi anni, il cambiamento da una coalizione all’altra, da un premier all’altro, non muta il metodo, lo sfruttamento delle risorse, l’inefficienza. Neppure le persone, che con l’uno o con l’altro restano sempre in sella.

Una specie di sistema sovietico: sul piano economico la differenza è la mutevolezza delle cariche politiche. Incarichi più che cariche, il cui raggiungimento è condizionato dal gattopardo. Il sistema apparentemente sottostante ma di fatto al comando, che decide e gestisce tutto. Che frena, che corrompe, che modifica le leggi, la pratica attuazione. Che gestisce tutte le risorse economiche.

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