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Suffragio universale: può generare la democrazia reazionaria di massa

La democrazia come sviluppata dal 1900 si ancora su due pilastri: i Cittadini hanno tutti diritto di voto, analfabeti compresi. Hanno quindi il diritto di eleggere, di scegliere loro i  politici cui affidano la delega di rappresentare i loro interessi. L’onda progressista sulle ali dello sviluppo economico senza fine dava a questa immagine ampia fiducia sul prevalere della crescita culturale, sociale, economica di tutta la società.

Le osservazioni critiche a questa visione non mancarono fin d’allora: il prevalere nei risultati di un far politica di demagoghi,  la vincita facile basta su proposte basate su argomentazioni troppo semplici, le promesse spesso impossibili, l’incitare verso soluzioni guerresche incolpando gli stranieri (o gli ebrei). La delega troppo ampia giustificata dal basso o nullo livello d’istruzione, che assegna eccessivo potere a questi eletti.

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Istruzione, giovani e computer: quanto manca al cambiamento? quale la strada?

Riflessione che viene da una nota di Tullio De Mauro (esimio linguista, è stato anche ministro dell’istruzione, famiglia di area sinistra) competente comunque. Settimanalmente tiene una rubrica su Internazionale che quale direttore ha il figlio, rubrica che ha quale fulcro la scuola e l’istruzione, non limitata all’Italia. La questione affrontata in questo caso riguarda lo strumento per apprendere: oggi il personal computer.

Ricordiamo a sei anni il banco con a destra il buco ove era inserita la tazzina di vetro contenente inchiostro. La penna difficile da tenere (per il mancino poi, costretto all’uso della destra), mani e foglio subito macchiati, la carta assorbente presto zuppa, inservibile.  Lo strumento per apprendere era questo; l’impegno manuale e lo sforzo per il percorso dell’apprendere a leggere, scrivere e far di conto. Non è così oggi.

Si usano ancora carta e biro; ancora si passa dalle tabelline mandate a memoria; la scrittura in stampatello (anziché il corsivo)  ove ripetere lo scritto e impararne il suono. Siamo però in una fase di passaggio verso la sostituzione con il computer: lo strumento che, è certo, diventerà il supporto dell’apprendere.  Quanto abbiamo coscienza di questo cambiamento?  Quanto il sistema docente padroneggia l’insegnamento mediante il computer?

Questo ci propone la breve riflessione. Anche con le conseguenze sociali che si porta dietro. Più si ritarda l’integrazione del computer come strumento dell’apprendere primario, maggiore diventa l’handicap per gli “allievi culturalmente deboli”, come li definisce l’autore. Le famiglie che più sono dotate di cultura e sensibilità, sono in grado di tamponare le carenze della scuola, evitando gli eccessi. Il soggetto debole viene di fatto emarginato con perdite di potenzialità; esclusione sociale molto più probabile.

Non sappiamo quale sia oggi la situazione nella scuola primaria (ma anche secondaria); l’impressione però è che molto ci sia da fare, a cominciare da applicativi dedicati al primo insegnamento, alla formazione esperta e compiuta dei docenti, alla informazione aggiornata alle famiglie. Una riflessione che riguarda l’oggi. A cominciare dalle famiglie, per i loro figli.

TRE ERRE PER UN PC

(09 Ottobre 2015 – Tullio De Mauro) C’è relazione tra un uso del computer e sviluppo delle competenze linguistiche e matematiche?  L’OCSE ha cercato una risposta raccogliendo dati in 31 paesi. Il computer in sé non è un apriti sesamo. Nel metterne a frutto  l’utilizzo pesano fattori culturali e sociali di partenza.

La Frankfurter Allgemaine  Zeitung e altri giornali tedeschi sottolineano un dato: allievi culturalmente deboli usano il computer essenzialmente per giocare e l’uso prolungato non solo non si traduce in passi avanti nelle conoscenze e competenze ma è sospettabile di effetti negativi evitabili solo se chi insegna è capace di fare intendere agli alunni come sfruttare in modo intelligente le risorse tecnologiche a disposizione.

In Francia gli esperti traggono una conclusione: invece di investire per far crescere il numero di computer nelle scuole, i governi farebbero meglio a investire per far crescere la capacità di insegnare e apprendere competenze di base; insomma leggere, scrivere e far di conto. Le tre “r” dell’inglese: reading, writing, arithmetics, necessarie per sfruttare il pc.

Nei paesi dell’OCSE  96 alunni su cento hanno un pc, ma solo il 70 per cento lo usano per studiare. Chi fa uso del pc con moderazione tende ad avere risultati un po’ migliori di chi non l’usa mai. Pessimi i risultati di chi l’usa troppo (anche a parità di condizioni sociali).

Combattere le disparità familiari e innalzare la qualità degli insegnanti restano condizioni non eludibili di una scuola davvero buona.

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