Articoli marcati con tag ‘Cottarelli Carlo’

STATUS QUO: passano anni e la spesa resta alta, anzi aumenta

Risale a Monti la nomina di un commissario avente il compito di razionalizzare la spesa pubblica. Spending review, detta all’inglese. Monti nomina Bondi: un manager dai precedenti di assoluta garanzia e competenza, reduce dal risanamento di Parmalat. In pochi anni rimessa in sesto, portata in borsa, rilanciata. Drastici i tagli, quasi brutali agli inizi, ma efficaci. Prima di essere messo via, costretto ad andarsene, parlò di risparmi possibili per oltre 200 miliardi.

Primo di una sequela di numeri uno costretti a abbandonare. Il più famoso Cottarelli: anch’egli di spessore notevole. Addirittura con lo spesso compito svolto nel Regno Unito, proveniente dal FMI, cui dopo essere messo da parte è tornato. Ecco la considerazione finale ricavabile dal suo sito, mentre se ne andava:

In fondo a tutte queste considerazioni di metodo, a mio avviso ne resta una cruciale, nel merito: se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa, il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro. Condizione, a mio giudizio, essenziale per una ripresa dell’occupazione in Italia.

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Trasparenza e pubblica amministrazione: Città Ideale trova conferme

Città Ideale,  fin dagli inizi ha posto il tema: da sempre considera la trasparenza un indispensabile fattore di democrazia. Siamo così insistenti che i nostri critici se ne lamentano come di una fissazione che non ha valore che, dicono, non si sa bene a cosa serva. Naturalmente non è così. Andare avanti con una amministrazione pubblica tendenzialmente chiusa è la base principale perché chi pro tempore gestisce si trovi in condizioni di arbitrio nelle decisioni. Base del sistema corruttivo che colpisce il paese.

Trasparenza. Cerchiamo di spiegarla in termini pratici: un’altra sigla tecnica, chiara per gli addetti ai lavori, ma oscura ai Cittadini è: open data, ancorata alle opportunità che internet da all’umanità intera nello sviluppo delle relazioni, ma anche della partecipazione alle decisioni. Base per questo sviluppo è data dalla conoscenza: più è ampia e diffusa, maggiore la democrazia diretta, obsoleta la democrazia delegata, quella  cui siamo stati abituati da due secoli.  Eccone qualche definizione:

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Il bilancio del Comune e il program budgeting

Togliamoci subito l’inglesismo: la programmazione di qualità del budget in rapporto alla spesa. Insomma dove e come intervenire per gli obiettivi che ci si deve dare. Il termine lo riprende Carlo Cottarelli nel primo articolo del suo sito personale, d’inizio anno. Si propone   lo scopo è evidente, di rendere pubblico un approccio che non era raccolto dai media e faticava ad entrare in testa ai politici pro tempore (governo Letta).

Perché pubblichiamo questo articolo: andando a leggere il sito, si ha la sensazione di un lascito che il grande tecnico ci ha in questo modo messo a disposizione. Pochi articoli, ma densi di competenza, che rendono evidente la distanza enorme fra una corretta ed efficace gestione delle risorse che le nostre tasse rendono disponibili, e il loro impiego. La mentalità con cui sono gestite ne esce penosa. Ieri e fino a oggi.

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Riduzione della spesa dello Stato: Carlo Cottarelli se ne va

Razionalizzare la spesa in Italia è impossibile; non vorremmo che diventasse inutile. Padoa Schioppa dal 2006, Enrico Bondi nel 2011, Mario Canzio nel 2012, Carlo Cottarelli nel 2013. Il premier Renzi ha dichiarato che a Ottobre se ne va. Non certo perché ha finito: aveva appena cominciato. Vediamo quali le sue analisi ultime (Workshop Ambrosetti).

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Sprechi e tasse nascoste. Illuminazione: chi ha paura del buio?

Il titolo è in parte preso dal sito di Carlo Cottarelli (il responsabile della Spending Review, nominato da Letta, non proprio in sintonia con il dichirante-nullafacente Renzi). Un sito che contiene non moltissime ma succose considerazioni, che invitiamo i lettori a seguire (VEDI).

Chi ha paura del buio?

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Italia Europa: come affrontare il nostro debito?

Cerchiamo di sviluppare una valutazione possibilmente distaccata, per capire la possibilità di un’uscita dal grave problema. Italiano il problema, ma inevitabilmente europeo non potendo neppure l’intera Europa avere soluzioni alternative ad un processo condiviso. L’uscita dall’euro dell’Italia farebbe saltare la moneta e si tornerebbe alle divise nazionali o a un EuroNord. Il default sarebbe ancora peggio.

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