Articoli marcati con tag ‘Costituzione’

Revisione della Costituzione: che almeno si consideri la storia recente

Senza andare molto indietro basta risalire all’atto che, dopo due mesi dalle elezioni, il 22 Aprile 2013, dopo che Napolitano è stato implorato da un corteo di segretari politici e istituzionali, di accettare l’incarico rinnovato a Presidente della Repubblica. Su questa campagna relativa al referendum sulla revisione della Costituzione.

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Referendum e “dettagli”… cosa ne pensa Alessandro

Il contributo di Alessandro contiene aspetti ragionevoli che riteniamo di dover far conoscere. L’analisi delle singole questioni dobbiamo dire che non ci entusiasma, anzi ci annoia. Gli aspetti tecnici complessi quest’epoca di bizantinismi sottili promosso dal sistema dei partiti ci ha stancato, ha qualcosa di simile a una truffa.

Pure lo sforzo di chiarire, di spiegare, di confrontarsi che Alessandro porta avanti, è meritevole e degno di attenzione. Significa anche resistere alla facile tendenza a lasciar perdere, che è poi ciò che vogliono tutti. Portare i Cittadini al voto di pancia perché i media fanno una gran confusione, con il contributo dei professionisti della politica, pervicacemente incollati alla sedia, ai conseguenti benefici tratti dalle nostre tasse, a quelli che derivano dalla condivisione ripartita del potere. Un giochino che sa di melma indecorosa, altro che democrazia. Leggi il resto di questo articolo »

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Referendum Repubblica Presidenziale: Renzi non c’entra (e si può mandarlo a casa)

Un tema che certamente fa discutere; un tema che sta giocandosi su un equivoco perché tutti parlano d’altro. Tutti: governativi e minoranze. Si tratta di un cambiamento che fa tremare i polsi a parlamentari e partiti; l’insieme che si è spartito il potere reciprocamente condizionandosi, ciascuno con la sua fettina di torta. Un ente qui, una commissione là, un incarico sopra o sotto.

Quella che è stata e viene tuttora considerata la Costituzione più bella, nei decenni si è trasformata in un contenitore nel quale ci sta tutto e il contrario di tutto. Maggioranza e minoranza che si condizionano reciprocamente, base e presupposto di un potere decisionale fatto a spicchi. Non si potrà decidere nulla se non c’è qualcosa da cedere in cambio. Se una decisione viene vista male da un parte per le conseguenze elettorali che ne vengono non si fa nulla.

Parliamo delle infinite riforme mai passate? della scuola pubblica e della legge Giovanni Berlinguer; dell’articolo 18 sostenuto da Berlusconi che ha a questo scopo convinto anche la CISL, poi fermato. Le infinite leggi licenziate dal parlamento ma evirate, contenenti la clausola, l’appiglio per non applicarle, perché non si faccia danni ai tassisti, oppure ai postini, ovvero ai dipendenti ministeriali, ai titolari di bagni pubblici al mare, ecc.

Questo modo di far politica con la Costituzione c’entra poco, ma non vi è altro modo di cambiare questo sistema fatto di partiti portaerei di peso e di costi che bloccano tutto e tutti. Da Craxi a Prodi/Veltroni (poco) a Berlusconi (tantissimo). Sono trent’anni che siamo inchiodati dai veti contrapposti. Quante volte ci siamo sentiti dire e abbiamo letto che così non si può andare avanti, che il paese andrà a fondo…

Si dirà, e si dirà bene, che le riforme che stanno uscendo sono approssimative, che mancano di contrappesi utili, che si devono fare meglio. Vero: questa battaglia sarebbe stata più credibile in corso d’opera,entro il parlamento. Adesso, anche se le motivazioni sono le più logiche e giuste, si collocano come strumento perché tutto resti com’è.

Dopo il fallimento della commissione D’Alema, della riforma Berlusconi bocciata dal referendum, le opposizioni dure, decise, senza tentennamenti, quelle concrete, sono per il sistema partitocratico. Vedono ridursi drasticamente la capacità di contrasto e di blocco (e il conseguente potere di condizionamento). L’obiettivo è che tutto resti com’è.

Certo, ci si deve turare il naso, per votare SI. Ma il si porta a un cambiamento forte della politica, che abbiamo sintetizzato nel titolo. Dal giorno dopo l’entrata in vigore cambia tutto. I partiti diventano finalmente solo comitati elettorali perché non avranno più molto da spartire (i 400mila italiani che vivono di politica, come dice Letta), dovranno trovarsi qualcos’altro da fare, se non tutti la maggior parte.

Il premier avrà un potere molto più forte, il che potrebbe far contento Renzi, essendo lui che spera di trarne beneficio. Questo però è tutt’altro che certo; probabile forse, ma la situazione cambia. Non si è finora notato che, con un assetto normativo che garantisce autentico potere di gestione, la società civile, finora estranea alle segreterie politiche, potrà esprimere  (o generare) una candidatura propria, esterna all’ambiente del palazzo.

Se la riforma passa, non sarà più come oggi; verrà fuori una capacità di proposta molto più ampia di quella che ci ha stufato, ha ammorbato l’aria (non solo) alla politica e al potere. Renzi non è proprio detto che si trovi quale unico premier possibile; può trovarsi sorprese per lui non proprio gradite, né facili da contrastare. Partiti senza soldi, capacità di compravendita voti ancora possibile ma molto meno determinante; partiti leggeri che potranno credibilmente presentarsi agli elettori, per votare un premier con il suo programma.

Non riusciamo a capire perché M5S, con queste prospettive, quelle che concretamente consentono di voltare la frittata e ridimensionare il sistema partitocratico, si fermino alla lotta politica tradizionale contro il governo attuale, contro Renzi. Governo che non piace a nessuno, che molti vorrebbero mandare a casa; non si potrà farlo in modo efficace se non vengono superate le regole dell’inciucio permanente, del governare condiviso e  condizionato.

C’è ancora tempo, e c’è da riflettere davvero sul bisogno di cambiamento uscito dalla riforma parlamentare (pasticciata, ma votata da larga maggioranza). Questo è uno di quei casi in cui si deve prendere la palla al balzo perché domani, dopo che sarà passata la riforma costituzionale, davvero sia un altro giorno. Anche per Renzi… che potrà essere mandato a casa. Insieme a un modo del far politica divenuto finalmente decrepito; una maschera di cerone e belletto che si scioglie al sole  e mostra piaghe e magagne facendone un mostro (Morte a Venezia di Thomas Mann (e Visconti), …. remember?).

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Riforma della Costituzione: il Gattopardo non vuole morire

Cominciamo col dire quanto non va: UNO la procedura adottata. Che doveva passare per un organismo selezionato (anche votato) ricreando un’assemblea costituente. Non è passato per la contrarietà delle segreterie dei partiti (vogliono gestire direttamente le regole del dopo). Le regole vanno cambiate eleggendo personalità di sicura competenza specifica.

DUE: il consesso che ha deliberato le riforme avrebbe dovuto essere proporzionale. Conseguenza non positiva che discende dal punto precedente. Le norme costituzionali che regolano le modifiche sono pensate in un contesto di rappresentanza proporzionale. Introducendo sistemi maggioritari, si doveva (si sarebbe dovuto) rimodulare i sistemi di modifica della Costituzione. Leggi il resto di questo articolo »

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Costituzione e referendum: tentiamo qualche chiarimento

La corsa al referendum che si terrà entro l’anno (Ottobre o Novembre), per approvare o respingere la riforma della Costituzione del governo Renzi, votata dal parlamento, sarà uno dei terreni più ricorrenti del dibattito politico; prevedibile. Si sono già costituiti i comitati per il NO, promossi da studiosi e costituzionalisti di area “progressista”.

Prima che monti il can can  nelle diverse partite che si accendono, proviamo a fare qualche considerazione. Cominciamo dall’inizio: è da cambiare la nostra Costituzione? Negarlo sarebbe sbagliato. L’equilibrio dei poteri pensato 70 anni fa conteneva un errore: la ripetizione delle funzioni Camera e Senato. Inoltre il condizionamento che limita la gestione al governo, modificata in senso più decisionista. Fin qui tutto pacifico, o quasi. Il problema è il modo: come ci si è arrivati e cosa si propone. Leggi il resto di questo articolo »

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Italia, riforme e governo Renzi: una valutazione in itinere

Stiamo vivendo una situazione politica in Italia, che sul piano istituzionale, dire che è precaria può sembrare poco. Abbiamo un governo che dura da due anni, condotto da un non parlamentare, quindi non eletto. Non vietato ma irrituale. Sta attuando un riforma della Costituzione, che rinnova parecchio del sistema; si sta facendo una legge elettorale su misura.

Sul piano normativo siamo al limite della legittimità sulle norme esistenti, ma non oltre (VEDI una analisi fortemente critica, non senza ragioni). Se fossimo oltre, deve darsi per scontato che le spinte istituzionali e le iniziative dei gruppi politici  contrari all’attuale governo porterebbero al blocco del procedere per Renzi, si andrebbe alle elezioni di corsa. Leggi il resto di questo articolo »

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Modifiche alla Costituzione: Schiavone ci segnala

La faccenda sembra complessa e soprattutto l’informazione dai media è carente. Molti ricorderanno l’istituzione di una commissione dei 40 saggi, (un paio dei quali, se non ci sbagliamo, hanno  lasciato l’incarico). Con la proposta in votazione si  da la potestà di effettuare modifiche, contro l’articolo 138 che stabilisce maggioranze e voti ripetuti.

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