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Lo Stato che controlla la Borsa ? al Paese non va bene

Il Governo del Cambiamento è un cantiere aperto: sei mesi sono pochi per realizzare il Cambiamento, ma arrivano segnali che non vanno nella direzione giusta. L’Italia è già un paese ove la presenza dello Stato nell’economia è molto  alta: il grosso delle grandi imprese è controllato dallo Stato.

Ci sono state “liberalizzazioni”, compiute  mettendo sul mercato quote ampie, anche la maggioranza, ma diffuse in modo da consentire di mantenere il controllo. Permangono quote ripartite in aziende pubbliche prossime al 40 o anche al 30%, aziende che sono finite nelle borse valori, compravendute in tutto il mondo.

Basta vedere le aziende a controllo pubblico che sono in pancia a CDP (Cassa Depositi e Prestiti, che significa Ministero Economia, cioè lo Stato): qualche nome ENI, Fintecna, Poste, Snam, Fincantieri, Saipem Finmeccanica, ENEL, ecc., mettiamoci anche TIM, l’elenco sarebbe lunghissimo.

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Finanza locale e società partecipate nella P.A.

CDP (Cassa Depositi e Prestiti) è un’istituzione particolare. Sempre esistita, sempre con due funzioni principali: gestire la raccolta di danari dalle poste (circa 200miliardi di euro), quindi il finanziamento a opere di enti pubblici, a cominciare dai comuni. Realtà dei comuni che, almeno sul piano finanziario, dovrebbe conoscere bene.

Come sempre nel sistema di finto mercato in cui si trova l’Italia, i controllati hanno meccanismi di condizionamento del controllore. In questo caso il legame si ottiene con le fondazioni che hanno il controllo delle banche, diventate azioniste di CDP, dopo che questa è stata trasformata in S.p.A. (l’80% è del Ministero delle Finanze). Le fondazioni sono controllate dal sistema dei partiti: quindi a decidere sui finanziamenti ai comuni; sul controllo dell’utilizzo dei prestiti, la regolarità del rientro, sono…. i partiti.

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