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LAVORO: cambiamento epocale in corso: nessuno o quasi sembra accorgersene

Ci è di aiuto su questa riflessione, un’analoga esternazione di persona che negli anni abbiamo avuto modo di ben conoscere.  Abbiamo collaborato per anni in un’azienda nella quale la razionalizzazione informatica era, già un decennio fa, esigenza strategica vitale. Quant’acqua sia passata sotto i ponti in questo tempo è impressionante. Ciò che oggi è d’uso, ieri era invenzione, un avanzamento.

Questo nostro sodale, chiamiamolo pure collega, ci fa conoscere una sua esperienza e ci trasferise la domanda delle domande che viene dal un suo conoscente, un “semplice”:

STA ARRIVANDO 5G. Ormai ci siamo, tra non molto avremo 5G.  Tutto il nostro mondo sarà in rete, senza bisogno di fili, agganciato a onde elettromagnetiche. Terra, mare, cielo, città, paesi, case, mezzi di trasporto, robot casalinghi e robot aziendali, saranno in comunicazione costante e, tramite algoritmi estremamente complessi, ma quasi infallibili, si comporteranno in modo tale da far sì che ogni cosa funzioni nel migliore dei modi. Niente più ingorghi nel traffico, niente più incidenti, o comunque ridotti al minimo, case gestite al meglio, sia sotto il profilo del consumo energetico che su ordine, pulizia, approvvigionamenti, persone controllate h24 per quel che riguarda la salute, ecc., Insomma sarà un mondo perfetto, il paradiso terrestre.
Con l’entusiasmo di uno che ha passato la vita nel mondo dell’informatica, dai primordi ad oggi, lo spiegavo ieri ad un amico che con queste cose ha poca dimestichezza. Alla fine mi ha chiesto: “Ma gli uomini cosa faranno?” Ho pensato un attimo, poi ho risposto: “Non lo so, ora chiedo in giro.” Qualcuno mi aiuta?

Il LAVORO! Qual la conseguenza su quella cosa che chiamiamo LAVORO? Ma cos’è il lavoro? Il risultato di una struttura industriale, che produce valori: cose, oggetti o loro componenti. Iniziato a metà settecento come manifattura, con strumenti elementari, man mano evoluti. Cresciuto così per un paio di secoli. Con un produttività cresciuta da strumenti sempre più complessi, che fino a ieri hanno generato produttività (maggior risultato con meno lavoro).

Quest’epoca ha generato ciò che oggi si intende per LAVORO:  1. Una prestazione; 2. Una retribuzione; 3. Il compenso economico;  4. La continuità e la durata nel tempo.  5. Termine dell’attività e pensionamento retribuito. Questo meccanismo ha trasformato in positivo la società umana. La crescita ininterrotta per tre secoli della distribuita, diffusa ricchezza nel mondo occidentale.  Un equilibrio che si è mantenuto entro un processo evolutivo tutto sommato tenuto sotto controllo.

Poi sono intervenuti l’automazione, il controllo e lo sviluppo della medesima attraverso la miniaturizzazione sempre più spinta. Il lavoro autoprodotto dalle macchine guidate da programmi e algoritmi complessi. Fino ad arrivare al 5G, un punto di arrivo, momentaneo, cui seguiranno applicativi crescenti. Sistema che interviene su tutto, la conoscenza totale in real time proseguirà.

La produzione manifatturiera con queste “conquiste”  che fine farà? Progressivamente, lentamente ma inesorabilmente la manifattura richiederà meno intervento umano, meno LAVORO. Il lavoro come competenze e forza fisica andrà a ridursi in relazione meccanica con la semplicità. Progressivamente il LAVORO disponibile sarà quantitativamente minore e sempre più complesso, ricco di contenuti, di competenze.

Questo cambiamento è inesorabile: non facciamoci illusioni, non avrà senso, non si potrà tornare indietro. Ecco che nell’arco di un paio di decenni la dignità, l’autonomia raggiunta dagli individui fino al compimento del secolo manifatturiero, dovrà essere socialmente sostituita da un modo nuovo e diverso di concepire la società umana.

Ciò che in generale oggi si può affermare sia nel futuro prossimo, il LAVORO sarà basato su questi nuovi principi: 1. Una base culturale robusta e flessibile, a largo spettro; 2. La competenza specialistica; 3. L’intensità nel lavoro di gruppo; 4. Flessibilità territoriale (andare dove la richiesta c’è); 5. La durata nel tempo prolungata, senza fine. 6. Quantità complessiva in drastica riduzione.

Il LAVORO di massa, fatto di competenze oggi relativamente semplici e diffuse saranno sempre più di nicchia e ridotte. La tendenza prevedibile andrà verso la crescita delle complessità per una domanda in tendenziale riduzione complessiva. Per contro diventeranno ipertrofiche le strutture di approfondimento, di ricerca, di innovazione.

Lo sappiano i padri, riflettano i giovani di mezzo, la generazione sfortunata che deve reinventarsi, spesso ricominciare da capo. Non stiamo parlando di un futuro lontano ma di un divenire che sta procedendo già oggi e rischia di sommergere coloro che non se ne rendono conto o che stanno fermi. Il Governo del Cambiamento che propone ancora la “decrescita felice”, sussidi e posti pubblici (che lo stato non potrà mantenere nel tempo), sembra l’esempio del distacco fra l’analisi della realtà e il che fare; ciò che sarebbe necessario.

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