Articoli marcati con tag ‘Berlinguer Enrico’

Italia, il bilancio economico, l’Europa e il che fare. L’economia in pillole

Questi richiami di Alberto Mingardi hanno il senso di un condensato dal carattere semplice e istruttivo. Qualcosa come lezioncine di economia su cui è sempre utile tornare. Sorprendono per la loro efficacia e ci rimandano  ai fondamentali: i principi sempiterni del dare e dell’avere. Lo spendere in base a quanto entra, evitare di far debiti se non destinati a investimenti. Pianificare il rientro dei debiti per ridurre gli interessi passivi, e… via così.

Alberto Mingardi, presentando un volumetto di economia riprende il termine “austerità”, che insieme a probità, metodo, coerenza, fanno venire alla mente un troppo citato Berlinguer, con il suo discorso del 30 Gennaio 1977 al “convegno degli intellettuali e… assemblea degli operai comunisti” (VEDI). Siamo andati a rileggerlo…. Politica di austerità e rigore  ma..

Contro il fare impresa…. Son passati 40 anni ma: quale distanza dall’economia e dall’etica intesa come valore dell’uomo. Imbevuto di analisi ideologica e da guerra fredda, contro i poteri forti del capitale, le potenze coloniali, ecc. Può essere che quella paccottiglia fosse indispensabile per far digerire un discorso programmatico di governo lanciato alla DC di Moro (il PC aveva ottenuto il massimo di voti della sua storia). Tutto finì nel nulla (non era possibile in quei tempi che si potesse costruire un accordo, con quei presupposti ideologici poi…

Non temete l’austerità, se è “buona” fa bene a tutti

Tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi

Alberto Mingardi . L’austerità non piace a nessuno. Se cerchiamo un punto di contatto fra populisti e establishment, nell’Italia di oggi, lo troviamo soltanto nel rifiuto dei vincoli di finanza pubblica cui ci costringe l’appartenenza al club europeo. Poco importa se l’articolo 81, che ci obbligherebbe all’equilibrio di bilancio, sta nella nostra Costituzione.

Poco importa se le clausole di salvaguardia, che prevedono futuri aumenti di imposte per compensare mancati tagli di spesa, stanno nelle nostre leggi di stabilità. Una volta l’Europa ci obbligava a «compiti a casa» che comunque avremmo dovuto fare. Ora, da Matteo Renzi a Renato Brunetta tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi
Veronica De Romanis tenta un’operazione verità con un libro brillante, dal titolo inequivocabile: L’austerità fa bene (Marsilio, pp. 160, € 16). Meglio che di «austerità», spiega, sarebbe parlare di «trasparenza circa l’utilizzo delle risorse pubbliche (cioè dei contribuenti), rispetto degli impegni presi in sede internazionale e salvaguardia delle future generazioni».
L’ultimo punto è quello cruciale. I nemici dell’austerità sostengono che per tornare a crescere servano maggiori spese pubbliche. Per non finanziarle attraverso più tasse bisogna fare debito: che equivale a più imposte future. Il guaio, dovremmo averlo imparato nel 2011, è che il futuro prima o poi arriva.
De Romanis costruisce il suo argomento a partire da una considerazione di Mario Draghi, che a sua volta sintetizzava il lavoro di economisti quali Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. A parità di effetti sul bilancio pubblico, il consolidamento fiscale che agisce principalmente sugli aumenti di imposte deprime l’economia, quello che agisce sulle riduzioni di spesa libera risorse. «I Paesi che negli ultimi cinque anni hanno messo in atto politiche di austerità “buona” nel biennio 2015-2016 crescono: l’Inghilterra supera il 2%, la Spagna il 3%, l’Irlanda il 15%». L’Irlanda ha ridotto il disavanzo pubblico di quasi il doppio circa 12 punti percentuali di quanto abbia dovuto fare la Grecia. Gli esiti sono stati diversi.
Questione di tagli e di tasse ma non solo. La linea che separa i Paesi dell’austerità buona da quelli dell’austerità cattiva è fatta anche di istituzioni, leggi elettorali, cultura politica. In Italia l’idea della «responsabilità» è così universalmente avversata che a porre ordine nelle finanze chiamiamo periodicamente dei «tecnici». Secondo De Romanis, la necessità di fronteggiare gli elettori potrebbe spingere il politico a fare austerità buona, ovvero tagliare le spese oggi per ridurre le tasse domani. Il tecnico non ha questo problema e guarda solamente ai saldi. La cattiva politica produce cattiva tecnocrazia (da Lastampa 17 agosto 2017).

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Buccinasco Italia e Pubblica amministrazione: le funzioni malate

Questa riflessione ci viene da un’analisi dell’Albo Pretorio on line e dalla sue caratteristiche d’oggi, parecchio inferiori rispetto alla impostazione precedente all’insediamento dell’amministrazione Maiorano. Queste “variazioni” sono tutte peggiorative in termini di completezza, certezza dell’esposizione e dei contenuti. Ne parleremo in un’apposito articolo, perché la descrizione aiuta a comprendere la posizione dell’attuale gestione rispetto ai termini di trasparenza e partecipazione (promessi e disattesi).

In senso ancor più generale, qui intendiamo spiegare di come la P.A. si può organizzare se si propone l’obiettivo della irresponsabilità (della politica e, per conseguenza, di tutta la P.A.). Riflettendo su Buccinasco sui criteri organizzativi che vengono adottati ci aiuta a comprendere i contenuti sistematici. I meccanismi che dovrebbero responsabilizzare i singoli su ogni aspetto dell’amministrare quasi annualmente emanati, da ogni governo da che l’Italia è repubblica. Possiamo dire che le volontà di bene amministrare non dovrebbe mancare. Leggi il resto di questo articolo »

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PARTITOCRAZIA FATTA SISTEMA: LA DEMOCRAZIA CANCEROGENA

Il Partito: come detentore del potere, insieme agli altri a fare sistema che tutto occupa, spartisce, sostanzialmente condivide, riequilibrando i dettagli in funzione delle fortune elettorali. Dopo di queste si aggiorna la ripartizone. Lo dice Enrico Berlinguer nel 1981, con analisi e contenuti che non sono un’intervista qualsiasi ma una stesura preparata e ben ponderata.

“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal Governo . Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali.

“Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti». (Enrico Berlinguer 29 07 1981)

Bruciano queste denunce, d’allora. Espresse da un conoscitore diretto del sistema, della politica materiale, reale. Non quella farlocca ufficiale e conosciuta: ma quella che non si fa in parlamento, di cui i giornali non parlano. Quella che non è più “politica”, che ne rappresenta il cancro profondo che la corrode e la riduce a semplice mercimonio finalizzato a ciò che è il “ritorno” per i partecipanti. Leggi il resto di questo articolo »

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PARTITOCRAZIA FATTA SISTEMA – TENIAMOLO PRESENTE, SEMPRE

Ricordare le cose che ci hanno colpito quando sono venute, che hanno, fra le altre, contribuito a formare il nostro modo di vedere la Società, la Comunità la vita per come deve essere vissuta, valori che fanno parte di noi stessi, richiede che nel tempo si ritorni a leggere, a reimmergersi nei momenti che  sentiamo parte del nostro essere. Ci consente di capirne i limiti e anche di aggiornare e aggiornarci dando nuova vita a ciò che permane e mettendo da parte quanto il tempo si è incaricato di considerare transeunte, superato. Pensiamo di fare cosa utile riproponendo ai lettori queste riflessioni d’allora.

“I partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. (Enrico Berlinguer 29 07 1981) Leggi il resto di questo articolo »

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