Non vendete il futuro dei vostri figli per un tozzo di pane oggi.

Creare lavoro nuovo o assumere personale pubblico per fare ciò che già c’è?

Il tema di questo post è un nome nuovo: AFOL Metropolitana. Il nome è nuovo: per il resto siamo a a uffici pubblici una volta chiamati Uffici di Collocamento; più recentemente Centro per L’impiego ed ora AFOL. Il nome è nuovo, appiccicato su una struttura vecchia di settant’anni.

Nata in un’epoca nella quale avere un punto di riferimento era funzionale perché la comunicazione fra i diversi soggetti era molto più parziale o episodica. Aiutava a trovare lavoro in un paese che tava esplodendo, dalla crescita a due cifre. Situazione tramontata da decenni. Del tutto superata quando, buon’ultima in tutt’Europa, l’Italia ha introdotto le agenzie private di collocamento. Gli Uffici di Collocamento sono arrivati a occupare 85mila dipendenti (avevano l’esclusiva, essendo vietata ai privati la mediazione su lavoro). Eppure dal collocamento passavano in pochissimi, quasi nessuno.

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L’Italia moderata: stare al largo dalla politica di mestiere

Cominciamo con un puntino da mettere sulle “i”: tutti i cinquanta gestori d’impresa che in un modo o nell’altro sono parte del sistema ‘ndrangheta-rifiuti-movimento terra, sono tutto tranne che imprenditori. Secondo la scala che ne fa la mafia, sono tutti dei quaquaraqua. Sono dei nessuno incapaci di gestire in proprio un’attività confrontandosi sul mercato, riuscendo a crescere per efficacia, e organizzazione.

Agiscono assenzienti se non da prestanome. La loro capacità la misurano piegati a angolo retto alle volontà che stanno sopra. Venuta è l’ora che PM e magistrati la smettano di far uso del termine imprenditori quando  parlano di queste strutture vicarie. Che siano individuali, società di comodo, coop  fasulle, ecc. Aziende che non valgono un fico secco: che nessuno compra. Questi serventi generano difficoltà al mercato regolare, alle imprese pulite. Queste  rifiutano compensi  extra per favori extra. Gestioni di questo tipo crollano al primo soffio di vento (e vanno in default con debiti astronomici verso imposte e versamenti contributivi; lasciando impagati mesate di stipendi).

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Palasport, i comuni che fanno investimenti: esempi da non seguire

I residui del socialismo statalista in Italia, ma anche in Europa , sono tuttora pervasivi e infettano l’economia di diversi paesi. In linea teorica non è detto che un ente pubblico non possa gestire un’attività economica, può perfino funzionare, in qualche caso particolare. Tuttavia la gestione social-comune di un’attività economica si porta un handicap da cui  non si può prescindere: per definizione un’attività pubblica non tollera la concorrenza, non si misura sul mercato (viene meno il confronto, prevale la decisione politica-sociale).

Il projet financing di un ventennio addietro sappiamo come spesso è finito, soprattutto su attività ludico sportive. Ne abbiamo un esempio proprio a Buccinasco con il nuoto. La manutenzione è meno che precaria e chi gestisce si trova in crisi serissima. Quando il comune dovesse riprendersi in mano le piscine, in municipio ci saranno da stanziare milioni.

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Buccinasco: sistema gestionale, se ci sei, batti un colpo (?)

L’ennesimo episodio di interventi e decisioni amministrative che lasciano basiti. Cosa che sanno di improvvisato, di rincorrere gli eventi man mano che capitano. Spesso hanno per luogo le scuole comunali. Una condizione a due teste. Una è la scuola, l’istruzione è gestione che compete al Ministero omonimo di Roma; da qui si dipana, attraverso una catena di comando, che passa per strutture statali locali, man mano più periferiche.

Tutto ciò che avviene all’interno della scuola comunale è struttura pubblica, statale, romana, ministeriale. Si confronta con il municipio per le sole questioni legate alla gestione dell’immobile.  Si, perché l’immobile in cui si fa scuola è di proprietà, responsabilità e gestione  comunale. Per definizione l’immobile e le sue condizioni  non ha a che vedere con l’istruzione, con la scuola. è una cosa che sta lì di cui il ministero dell’istruzione fa uso.

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LAVORO, ISTRUZIONE, FORMAZIONE CHE CAMBIA: FACCIAMO TROPPO POCO….

Mancavano ancora pezzi del paese, quando il ministro Francesco De Sanctis nel 1848, presentò al Parlamento piemontese  il primo sistema d’istruzione italiano, dalla elementare su su fino ai licei (uno per regione),poi  l’università. Aveva 31 anni!  Paese che allora era composto per il 90% d’analfabeti. In cui era indispensabile  far crscere le conoscenze di base che permettessero all’Italia nascente di dotarsi delle strutture minime per crescere, fare impresa. Insomma diventare un paese manifatturiero moderno.

Da lì è venuto il sistema d’istruzione italiano: che nel tempo ha subito trasformazioni. Come spesso accade quasi sempe inadeguate al tempi a venire di cui si percepivano cambiamenti, esigenze di rinnovamento. Sempre presente, col freno a mano tirato, di quello divenuto il sistema d’istruzione. Una classe docente  conservativa che in qualche modo l’ha avuta vinta, ogni volta. Raccontare i passaggi essenziali richiederebbe un saggio e questo articoletto è sicuramente inadeguato.

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Ha senso oggi l’antifascismo? Ce lo spiega il vicesindaco (??)

Il 25 Aprile è passato. La Festa della Liberazione ha dovuto ancora scontrarsi con la Guerra di Liberazione. Come sempre gli appelli al buon senso a ricomporre un’identità dell’Italia che abbia un senso, basata sui valori storici (antecedenti al fascismo), sono stati sopraffatti dai rumorosi paladini che solo in questo giorno trovano la loro ragion d’essere: l’anti fascismo fondamento dello stato che tuttora ha il dovere di garantire la separazione fra chi c’è e chi c’è fuori. Italiani “veri” e italiani indegni d’esserlo (?)

Stupidaggini, verrebbe da dire: come si fa a fondare la ragion d’essere di un paese sulla perenne identificazione, in casa, di un nemico, che continuamente si rinnova adeguandosi ai tempi, una sorta di virus coacervo dei mali di cui si compone l’umanità? Che sia operazione fasulla lo dimostra lo scritto di Arboit (prudentemente sul sito del PD: VEDI).

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Europa, Banche tedesche e italiane: perché non se ne parla?

Già in altre occasioni abbiamo più volte ripetuto che in Europa il nostro interlocutore siamo noi e solo noi. Con tutti i diriti di stato fondatore. Partecipiamo alle decisioni (senza il nostro consenso l’Europa non può decidere). Che i governi italiani abbiano trascurato questa condizione, in pratica lasciando gli altri a farsi gli affari loro, quando fosse così, è solo colpa nostra, dell’Italia e dei nostri governanti pro tempore.

Un documentato e succoso contributo di Nicola Porro ci descrive la situazione in essere relativa al sistema banche in Europa, in particolare a quelle tedesche. Non possiamo che concordare con il titolo posto dal giornalista. I nostri media hanno coscienza della situazione e del compito essenziale che ha nella formazione della cultura Europa in Italia? Sembra proprio di no, mentre inzuppano ogni estemporanea affermazioni dei nostri governanti su ogni minuzia, perfino banale o ancora peggio. Invece precise e interessanti le descrizioni di Porro sul sistema Berlino.

VIETATO PARLARE DEL FLOP TEDESCO

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Un esempio civico di come integrare i sinti: ci viene da Torino

I sinti a Buccinasco: il nostro sindaco li vuole integrare e per farlo ha meso in piedi una serie di iniziative che costano milioni (non allo stato ma tasse di noi Cittadini che vanno al comune (oppure a Roma che poi li ritorna al comune). Assistenza alla scolarizzazione, formazione per trovare loro un lavoro, sostegni e supporti economici diversi a singoi e famiglie, ecc. Per finire con il rifacimento integrale del campo sinti (che in comune si incaponiscono a chiamare Terradeo), sempre a nostre spese.

Pappa fatta e gratis, come è sempre stato, con gli aiuti diversi come sostegno al reddito, manutenzioni e rifacimenti di servizi, ecc. Le intenzioni dichiarate sono buone: far accettare le regole e il vivere civile a un’etnia nomade, cui a Buccinasco abbiamo regalato la residenza (come sia compatibile il nomadismo e la residenza stabile, non ce l’hanno ancora spiegato). In trent’anni la montagna di nostri soldi spesi in questa iniziativa che risultati ha dato? Neanche ce lo spiegano!

Presentiamo oggi al nostro esimio sindaco che si appresta a regalare 500mila euro per dare gratis la casetta ai sinti, un piano pluriennale che propone la città di Torino, come viene descritto su lastampa. Censimento, regole, controllo sui dati, sui redditi e la loro provenienza. Il patrimonio, ecc. Una base logica su coinvolgere e far ragionare l’etnia nomade che si compone di nostri concittadini. Chissà che magari si decida a cambiare strada…

Torino, scatta rivolta dei rom: “I soldi? Sono fatti nostri…”

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Il Consiglio Comunale di Buccinasco: sta diventando momento di verità

I riepiloghi colloquiali di Alberto Schiavone stanno nel tempo diventando ua raccolta che fotografa comportamenti, modi di dire, schemi e reazioni che si vorrebbero “politiche” e sono solo utilitaristiche. Nell’insieme tratteggiano persone nostri rappresentanti nella loro umanità semplice, più schietta, lineare.

Tolta la bardatura del mestiere, si rivela la modesta sostanza di quanto il Consiglio dovrebbe trattare, come pure i tic stilistici e le visibilità personalistiche più ricorrenti del tizio o caio che viene desritto. Gli argomenti insiti nei temi sono ben altra cosa  e dovrebbero meritare ben altra serietà e impegno. Ma sembra proprio che questo la maggioranza non voglia: la sintesi personalistica di Alberto Schiavone lo dimostra. Ai lettori la nomina del personaggio più “caratteristico” (non sarà facile, perchè i concorrenti sono troppi)

PERLE DEL CONSIGLIO COMUNALE 24 aprile 2019
(da leggere, ridere e condividere)

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Festa della Liberazione: un esempio da ciò che siamo usciti

Una guerra civile. Come altre numerose che ci sono state, come quella americana, o quella messicana… ecc. In Italia la guerra civile è durata relativamente poco (8 Settembre  1943- 25 Aprile 1945, fanno  594 giorni) ma come tutte ha lacerato il paese, i Cittadini, i protagonisti dell’una dell’altra parte, costretti in una realtà propria di una guerra civile: trovarsi in guerra con un nemico che parla la stessa lingua, con cui si condividono ambiente,  storia, conoscenze, amicizie, relazioni. Sentimenti al massacro.

Città Ideale ha da sempre sostenuto che il termine Liberazione ha un solo possibile significato utile: chiudere la pagina del libro per aprirne una nuova, nella quale siano tutti a identificarsi, come protagonisti legittimi tutti, a parità di diritti, per realizzare e condividere un paese nuovo, figlio di quell’esperienza, che però è parte di un libro chiuso. Questa volta raccontiamo una microvicenda, raccolta da Sergio Tau, entrata a far parte di un libro di memorie. Ci sembra proprio esemplare per descrivere da quale realtà si sia usciti; tutti si sia usciti.

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Ucraina e la democrazia del Novecento. Cosa c’è che non va?

Bella domanda. Vi sono nella storia avvenimenti che segnano una cesura, un punto di non ritorno fra un periodo, una fase storia, un’epoca, e ciò che viene dopo. È da credere che con l’elezione plebiscitaria di un personaggio nuovo, manifestamente esterno al mondo che in senso lato potremmo definire politico. Un personaggio che avrà certo qualità comunicative efficaci, che non ha un partito o movimento che lo sostenga; neppure un deputato che a lui si richiami questo punto di non ritorno sia stato raggiunto. Tre su quattro  degli ucraini andati a votare, al ballottaggio.

Volodymyr Zelensky. Persona tutta da scoprire, dalle relazioni discutibili con magnati ex URSS, ecc. ecc. Tutte queste cosette sono secondarie rispetto al fatto, che è uno solo: il sistema precedente dei partiti è fallito e i cittadini hanno scelto il “nuovo”, persona di spettacolo ma nessuna esperienza politica. L’unica qualità “l’inesperienza politica” che ha fatto la differenza con quasi il 75% di preferenze.

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Buccinasco: il PGT che si modifica e i massimi sistemi (posticci)

La città è il luogo dissipativo per eccellenza: dove si produce l’inquinamento, il principale luogo di trasformazione energetica, dove si concentra la massima artificialità, il prodotto storico del processo di trasformazione dell’ambiente. I sistemi urbani agiscono normalmente indipendentemente l’uno dagli altri, vanificando qualsiasi obiettivo d’aumento dell’efficienza della macchina urbana. (Linee guida – Indirizzi politici, pag 1, non firmato).

Documento (VEDI)ufficiale, che non reca l’autore. Ma l’abbiamo trovato in un uno scritto di nove anni fa del gruppo consiliare Uniti per Buccinasco – Verdi e Italia dei  valori (VEDI). Principi di economia globale dedicati all’architettura in chiave di equilibrio biologico  Ciò che vuol dirci l’autore: il vivere in città è uno spreco, disorganizzato, che consuma l’ambiente (in un rapporto d’area 10 volte più grande della città stessa): un insieme descritto come illogico, drammaticamente inefficiente.

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Buccinasco di domani: vogliamo un futuro degno dei Cittadini. Quello che si propone non lo è

I documenti del progetto di aggiornamento di un PGT le cui origini risalgono a Carbonera sindaco (2007): dodici anni fa) riteniamo si possano sintetizzare nei seguenti: (Linee Guida: VEDI, e Indirizzi politici VEDI). Il primo dato richiamato: l’origine del piano, divenuto operante nel 2013, dimostra l’inadeguatezza della scelta. Questo  il primo di altri diversi contributi sul tema.

Dal 2007, si può dire il giorno dopo, è successo un terremoto che ha cambiato l’economia e l’edilizia in particolare. Immaginiamo un PGT pensato allora che si “aggiorna” adesso, mantenendo le sue fondamenta in un periodo storico che sicuramente non tornerà. L’operazione si presenta quindi come una mano di vernice in un impianto vecchio e superato. Lo dicono perfino le linee guida messe giù negli indirizzi politici, che anzi aggiungono quali pecche all’origine “i vincoli ideologici e filosofici”… Se lo dicono loro…

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Buccinasco contro le mafie. A parole. E i fatti?

Una notizia di cronaca giunge oggi, quasi in contemporanea, a rompere le uova nel paniere sul programma di manifestazioni allargate che pubblicizzano l’impegno di questa amministrazione “contro le mafie”. Quanto ad eventi  Buccinasco non vuol essere seconda a nessuno; spende i nostri fondi (costituiti dalle tasse che versiamo).

Spese condivisibili quelle che  contrastano l’anti-stato. Importante però che queste risorse vengano impiegate in modo efficace e funzionale. Insomma che, come in ogni altra attività dell’amministrazione, i soldi siano spesi bene davvero, che diano il loro ritorno in risultati.

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Ricchi, ceto medio e flat tax: spieghiamo di che si tratta al Governo del Cambiamento

Chissà se qualcuno avrà spiegato a Di Maio cosa s’intente per flat tax (ma senz’altro si). Si tratta di una tassa fissa sul reddito annuale prodotto. Reddito che può essere molto alto o magari nullo in un determinato  anno.  Il termine “ricchi”, invece, non è strettamente economico: definisce una situazione patrimoniale fatta di beni diversi, mobili o immobili, che può essere anche dal valore molto alto. Non necessariamente genera reddito (con flat tax ha relazione potenziale, ma anche nulla) .

Un esempio classico è un immobile destinato a luogo di culto: valore a volte perfino inestimabile, ma redditi generati pochissimi o zero addirittura. Nel termine “ricchi”, tanto apprezzato da Di Maio che lo ripete a colazione e a pranzo, comprende chi fa impresa, magari con migliaia di dipendenti e con reddito conseguente. Se tasso oltremisura questo reddito posso generare un danno non tanto all’impresa e ai suoi azionisti, provoco la riduzione della capacità di rinnovamento e investimento, cala la possibilità di crescere, competere, assumere, generare ricchezza.

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