Archivio del 15 febbraio 2019

Gli impegni assunti e divenuti legge dello stato vanno eseguiti

Il tema delle spese strategiche rivolte alle generazioni future prende. Bisogna che se ne parli anche se il Governo del Cambiamento in queste settimane non è nella condizione giusta per arrivare a un compromesso che accontenti tutti: le lezioni si avvicinano e nessuno è disposto a scelte che potrebbero avere conseguenze nel consenso. Il tema è di un’importanza vitale mentre le conoscenze in materia di economia sono poco diffuse. Dobbiamo fare uno sforzo di conoscenza perché l’interesse del Paese, delle future generazioni, lo richiede. Ce lo impone

(Andrea Dalseno 15 Febbraio 2019) Piccola premessa: non sono contrario per principio (alle analisi costi/benefici, ndr), anzi, le analisi costi/benefici sono doverose, benché quando si tratta di fare previsioni di lunghissimo periodo (30 anni o più) la cosa diventi più che altro un esercizio accademico.  Il problema, però, è che le analisi costi/benefici vanno fatte, prima, non dopo aver firmato gli accordi! E vanno fatte cum granum salis non come il ministro Toninelli, che di lavoro faceva l’assicuratore!, che sceglie come referente uno che nel 2017 scriveva (tradotto al volo dall’originale in inglese):

Il solito ricorso al principio di precauzione nel caso del progetto HSR non è nemmeno necessario. Dati economici, considerazioni energetiche, questioni legali, impatto ambientale, potenziale impatto sull’ambiente, esperienze negative di altri progetti suggeriscono che il treno ad alta velocità Torino-Lione non è una priorità reale per l’Italia e l’Europa e la sua costruzione dovrebbe essere immediatamente interrotta. (VEDI)

…. e gli permette di scegliersi i collaboratori, tutta gente che in un modo o nell’altro aveva collaborato con lui in passato (tranne uno che, non a caso, non ha firmato la relazione, è giunto a considerazioni opposte e non è stato messo in condizione di mettere ufficialmente nero su bianco quel che pensava!). Ci si poteva forse attendere un esito diverso? Ovviamente no, e infatti l’esito era ampiamente previsto (VEDI). Nello specifico, sulla relazione ci sono diversi aspetti, dal punto di vista economico, che non mi tornano:

1) A quanto pare considerare tra i costi le minori accise non sembra prassi consolidata e, in ogni caso, non si capisce perché, allora, non considerare tra i ricavi le maggiori tasse e contributi sociali versati in caso l’opera si facesse.

2) La valutazione andrebbe fatta sulla spesa sostenuta dall’Italia non sulla spesa complessiva. Degli altri, che potrebbero avere “interessi” diversi, non ci si deve preoccupare. Faccio un esempio pratico: supponiamo di lanciare una moneta, non truccata, e di scommettere un euro a lancio. Se viene croce si perde, se viene testa si vincono 1,5 euro. E’ conveniente? No! Si spendono, mediamente, due euro per averne indietro 1,5; il valore atteso è negativo! Però, se qualcuno ci proponesse di mettere 70 centesimi (e noi solo 30) e di dividere in caso di vittoria, la nostra posizione cambierebbe radicalmente: dovremmo mettere 60 centesimi per vincerne 75! Positivo, si fa! Il progetto globale non cambia, ma per noi diventa conveniente! Perché qualcuno dovrebbe metterci dei soldi? Forse perché ha obbiettivi diversi, un progetto più ampio del quale noi siamo solo un tassello, e via discorrendo.

3) Cosa succede in caso di ripensamento? Quanti e quali costi vanno sostenuti? Quali penali? Pare che l’accordo sottoscritto nel 2013 metta a rischio per 5 anni i fondi europei! Quali le ripercussioni su altri potenziali progetti, come, ad esempio, il porto di Trieste (che si trova sulla direttrice del corridoio 5 e che, senza, potrebbe non avere senso)? Si badi bene: se devo spendere 100 (e non 350 perché 250 li mettono soggetti diversi e non mi interessano) per completare l’opera e 50 qualora non la facessi, il calcolo costi benefici non va più fatto su 100 (e non, ripeto, su 350), ma su 50! Dovrei, cioè, spendere 50 per completare un’opera che mi darà un beneficio di X (piuttosto che spendere 50 per non avere niente!).

Per inciso, la somma dei costi, diretti e indiretti (perdita di benefici, dei fondi europei, stop ad altri progetti, danni, penali) potrebbe, da sola, essere un multiplo del costo necessario per finire l’opera, non una frazione. Ecco perché le analisi vanno fatte prima e non dopo!

I grillini, che in campagna elettorale hanno sparato una stupidaggine dietro l’altra e se le sono dovute rimangiare quasi tutte, ormai si aggrappano con le unghie e coi denti alla loro ultima bandiera, NO-TAV, costi quel che costi! Come si vede, non sempre il cambiamento è positivo, si può finire dalla padella nella brace quando si votano persone incompetenti (se non in malafede).

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