Archivio del 17 dicembre 2017

Wasting review elettorale: responsabili i media e la scuola

Una riflessione dell’ottimo Carlo Lettieri  ci viene proposta su IBL. Stimolante, per una verità che denuda le parti meno nobili, le vergogne del far democrazia di questo periodo non glorioso. La lucida disanima delle ragioni di coloro che “vivono di politica” e puntano alla rielezione, per modifiche al bilancio che si propongono spese, per categorie o territori.

Dice Lettieri: sono i Cittadini che le vogliono queste cose; non si può dargli torto. Un metodo del rito elettorale fatto di spese nuove che si è protratto per troppo tempo e ha generato la montagna di debito pubblico. Che prosegue tuttora come un secolo fa, ininterrotto. Una tragica e sbagliata politica che ripete un rito oggi dannoso, che danneggia le nuove generazioni e rischia di mandarci a fondo.

La responsabilità è quindi dei Cittadini? Non ci sentiamo di condividere del tutto, c’è dell’altro. Il “popolo sovrano” come lo chiamano gli imbonitori, è stato tenuto sistematicamente analfabeta di economia e di democrazia: portato a badare al ritono immediato nella propria tasca. Settant’anni fa la scarpa destra, la sinistra dopo l’elezione di Lauro, adesso i 20, quindici, dieci, perfino i cinque euro per ogni voto; il piccolo beneficio che viene da una modifica di legge, ecc.

Colpevoli, volutamente colpevoli i nostri governanti che così hanno gestito l’istruzione, che così sostanzialmente impongono l’agire dei media. Giornalisti e direttori ridotti a esecutori, scribacchini, missirizzi (quegli omettini di legno che si piegano secondo il pollice di chi li regge in mano), megafoni di dichiarazioni insulse e interessate. Dei lacchè, sostanzialmente. Una democrazia che, se non avviene un ribaltone, sta avviandosi al viale del tramonto.

MANOVRA SPENDING REVIEW AL CONTRARIO

Il dietrofront politico, in vista delle elezioni

(Carlo lettieri 12 Dicembre 2017) Circa seimila emendamenti: è questa la massa di correzioni alla manovra che è stata presentata dai parlamentari. Per fortuna, nei prossimi giorni vi sarà una scrematura e poi dal 19 dicembre s’inizierà a esaminare il testo in aula. Tra le proposte volte a correggere la legge di bilancio vi è davvero di tutto e di più: dalla proroga degli studi di settori all’anticipo della web tax, alla riduzione dei contratti a termine.
A prevalere, a ogni modo, sono soprattutto le misure volte a favorire questo o quel territorio e questa o quella categoria. Le elezioni sono alle porte e quanti vivono “di politica” cercano di rafforzare i propri legami con elettori e gruppi di pressione.

Purtroppo, il calcolo particolare di breve termine (la rielezione) si trova in palese conflitto con l’interesse generale di lungo termine. Mentre bisognerebbe ingegnarsi a ridurre le spese, limitare l’area d’intervento dello Stato e – insomma – realizzare in Parlamento quello che il governo avrebbe dovuto fare se avesse seguito le indicazioni dei vari consulenti che avevano immaginato tagli al bilancio pubblico (da Carlo Cottarelli a Roberto Perotti, solo per fare due nomi).

In questi giorni deputati e senatori si sono lanciati in una sorta di spending review al contrario: suggerendo ogni genere di nuovo intervento e ulteriore regalia. Tra gli emendamenti si rinviene ogni genere di proposta: il prolungamento del bonus bebè fino al terzo anno di vita così come l’ampliamento della lista dei lavori usuranti, fino a una serie di misure specifiche per tanti piccoli centri. Non manca neppure la domanda di introdurre la detraibilità delle spese sostenute per pannolini e omogeneizzati. E anche indennità peri pescatori quando l’attività è sospesa, proposte per ripristinare nella precedente versione le province e molto altro.

Di fronte a queste richieste clientelari, è normale puntare il dito contro gli uomini di partito, ma in verità la situazione è ben peggiore. Questi politici assai inquieti (timorosi di non essere rieletti) si comportano in tal modo perché sanno che i loro elettori vogliono questo. I calcoli elettorali dei parlamentari di maggioranza e di opposizione pesano, senza dubbio, ma egualmente è necessario capire che larga parte della società chiede agli eletti di agire in tale maniera.


Non è del tutto vero che ogni società ha la classe politica che si merita. Chi entra in un seggio con una scheda ha in mano ben poco: le decisioni più rilevanti sono state già assunte prima e il cittadino viene quasi chiamato a ratificare un ordine di potere predefinito. Come disse un grande politologo siciliano più di un secolo fa, Gaetano Mosca, non siamo noi che eleggiamo i politici, ma sono loro che si fanno eleggere. Spesso i votanti scelgono il meno peggio e turandosi il naso.
Eppure bisogna ammettere che la maggior parte delle richieste indirizzate dai cittadini ai rappresentanti ignora che questo Stato elefantiaco ha prodotto un debito fuori controllo e una tassazione elevatissima, causando in tal modo bassi redditi, disoccupazione, servizi spesso scadenti e un generale clima di rassegnazione. In definitiva, davvero pochi sono senza colpe (Da La Provincia, 11 dicembre 2017)

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