Archivio del 17 settembre 2017

Lavoro: contrattazione nazionale e crescita del Paese

Come sempre in economia, le spinte dirigistiche che impongono al mercato obiettivi che sono estranei all’efficienza, all’ottimizzazione dell’insieme mercato, si traducono in condizionamenti pesanti che frenano le legittime aspettative di crscita e si traducono in penalizzazioni per tutti. soprattutto dei meno fortunati. In chi parte svantaggiato.

Naturale che liberare dalla contrattazione nazionale l’area privata, poi farebbe emergere l’illogico privilegio dei dipendenti pubblici che, lavorino  Bolzano o a Scoglitti, percepiscono lo stesso stipendio nazionale, mentre il costo della vita è marcatamente diverso. I sindacati sono portati ad opporsi perché se la lor ofunzione rappresentativa nei contratti appare solo a livello aziendale, il peso e la funzione osciale rimangono ma il condizionamento politico si riduce.

Si prospetta da sempre uno scoglio forte da superare, ma che almeno si assumano la responsabilità, loro sindacati, della funzione di freno, di palla al piede che assumono tenendo ferma soprattutto la parte del paese meno fortunata che ne avrebbe bisogno. Leggiamo la bella riflessione di Lottieri

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