Archivio di agosto 2017

Migranti e integrazione: lo jus soli ma anche la scuola

Non ricordiamo il politico di maggioranza, ma ieri in un TG ha, sorridendo, questi dichiarato che prima delle elezioni l’attribuzione della cittadinanza a chi ha avuto la ventura di nascere in Italia, sarà legge. Perché, ha sostenuto, è una questione di civiltà. Civiltà legata alle elezioni: cioè a far diventare elettori tutti i nati in Italia, indipendentemente dalle origini (questo viene chiamato jus soli).

Quanto la questione etica funzioni, uno straccio di piano di integrazione reale,  gli obiettivi indispensabili che i nuovi italiani devono raggiungere per essere italiani davvero, davvero eguali a noi, il politico fantarone che sbandiera l’etica non lo dice (e non viene mai detto, mai sostenuto).

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PD e ‘ndrangheta: proprio non ci siamo

Questo mese d’Agosto ha visto il sindaco più volte messo in mezzo su questioni legate alla ‘ndrangheta. Ne abbiamo più volte parlato, argomentando limiti, ma anche veri e propri errori, del suo agire. In particolare continuiamo a porre in mezzo il problema attuale della ‘ndrangheta di questo periodo: la gestione finanziaria.

Con una immagine forse efficace ma non proprio centrata, sui media viene definita la “mafia dei colletti bianchi”: non più la brutale e diretta raccolta delle risorse intimorendo e dominando i Cittadini. Queste cose non si fanno più, soprattutto al Nord. Qui l’economia non è quella di Platì… qui vi è l’esigenza di trasformare danaro raccolto in modo illecito, rendendolo pulito.

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Il DASPO Urbano esiste: basta farlo funzionare.

Il decreto legge è operante dal Febbraio di quest’anno. Il sindaco ha la possibilità di avvalersene ogni volta che il decreto ha individuato un comportamento inurbano.  DASPO, qualche lettore lo ricorderà, significa Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. Per queste fattispecie la legge oepra dal 1989… il decreto la rende operante anche per i sindaci (ordinanza) di fronte a comportamenti che per vari motivi esulano dal vivere civile.

Riportiamo un comunicato ANSA che illustra le fattispecie. In diversi casi sindaci sono già intervenuti ed è bene che questo nuovo potere sia applicato dal sindaco, quando il caso non è più spordico ma tende a diventare potenziale degrado. Esempi ne potremmo fare diversi. Leggiamoci il comunicato ANSA

Daspo urbano e norme contro ‘movida selvaggia’: ecco le misure

Dl Minniti: chi sporca le città le ripulisca. Multe per accattonaggio

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La ‘ndrangheta scrive al Sindaco: qualche riflessione

La notizia non è ordinaria: che un noto personaggio ancora oggi inquadrabile in ciò che noi, qui, definiamo anti-stato, faccia scrivere al sindaco dai suoi legali è cosa che non accade tutti i giorni. Forse non ha precedenti, almeno di quelli noti.  Non conosciamo il testo, che il sindaco cita solo con un paio di frasi; lo ha esaminato per noi e ci da la sua valutazione. Non è trasparenza, anche se nel caso potrebbe accampare esigenze di riservatezza (che vengono dopo, in casi come questo).

Una lettera di un legale al Comune, quindi a tutti i Cittadini, sia pure intestata al sindaco quale rappresentante, sarebbe bene  fosse resa pubblica. Averne parlato è senza dubbio cosa positiva; fosse rimasta nel cassetto sarebbe stato grave (VEDI il comunicato sul sito).  In mancanza di elementi non possiamo che rifarci sui fatti conosciuti.

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Mercati, statalismo, monopoli, globalizzazione: proviamo a capire?

Un limite funzionale dell’economia di mercato c’è e da sempre viene  riconosciuto nella tendenza naturale (ove non regolata) verso una crescita del più forte che mira a occupare tutto il mercato nella sua area di attività. Una tendenza naturale che viene dalla condizione competitiva di un mercato lasciato libero. Perché è un limite questa propensione ad essere monopolista? La risposta sta nel voler liberarsi di una competizione, nel preferire evitare altri operatori che, inevitabilmente, portano a misurarsi su qualità e efficienza (i prezzi).

Il monopolio. La condizione che si viene a creare quando un prodotto, un servizio,  in un determinato territorio, non ha competitor, è fonte di inefficienza, di diseconomicità, di minore ricerca e sviluppo. Il monopolista che fino a ieri doveva confrontarsi con altri competitors, quindi impegnato, forzato, ad essere efficiente, a migliorarsi per rimanere sul mercato a condizioni di equilibrio economico, eliminato questo condizionamento, si siede.

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NEET, Buona Scuola e i problemi del nostro futuro: ne parla il Ministro a Rimini

Naturale che il Ministro dell’istruzione in carica sostenga la legge chiamata Buona Scuola a suo tempo. Ne difende gli indirizzi in un’intervista a ilsussidiario.net (VEDI), il giorno successivo nel convegno di CL a Rimini (VEDI ilfattoquotidiano). L’aspetto notabile, in positivo, è la considerazione sui “neet” (acronimo inglese che significa: giovani che non studiano, non lavorano e non lo cercano), di cui in Europa abbiamo il record per il maggior numero percentuale (VEDI ilsole24ore).

Insomma la Buona Scuola è finora bloccata da veti sindacali e dalla contrarietà della grandemaggioranza dei docenti. Un blocco sociale conservativo dell’esistente, che rifiuta maggiori poteri al dirigente scolastico e la possibilità di assumere. Il sistema per cui i concorsi sono nazionali, con l’assegnazione fatta a punteggi, su cui nessuno può farci niente. I premi ai docenti spalmati a pioggia su tutti.

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Casa in proprietà: sorprese dai paesi OCSE fra proprietà e affitto

La casa propria è un must… chi non aspira a averla sembra una rarità, almeno in Italia. Poi le ricerche statistiche sempre più approfondite ci fanno conoscere fra diversi e diverse abitudini e valori. Riguardo al tema della casa si muovono valori e decisioni che hanno non poche influenze su questioni da macro economia, nazionale e non solo.

La casa d’abitazione  in proprietà diffusa è parte rilevante del patrimonio in mani private. Fa parte della ricchezza familiare. Sotto questo aspetto un paese nel quale il 78% delle abitazioni private sono in proprietà di chi ci vive starebbe a dimostrare una ricchezza diffusa rispetto a altri nei quali è più diffusa la locazione rispetto alla proprietà.

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Premialità antimafia con bonus sull’edificabilità… lo farà anche Buccinasco?

Antimafia  a Buccinasco: la gestione Pruiti si può dire che è nata all’insegna di Buccinasco platì del Nord. L’immagine di un paese controllato dall’anti-stato, che può tutto e decide tutto o quasi.  Un termine sbadierato senza criterio, per ribadirlo ancora dopo il 2007.

Terminata “Buccinasco più” sostenere un radicamento pervasivo della ‘ndrangheta richiede due alternative condizioni: ignoranza assoluta dei fatti oppure strumentale agitazione di un condizione per assegnarsi un ruolo rispettabile, avendo poco o nulla da proporre, nessun progetto per Buccinasco che non sia lo statu quo. Cominciamo col conoscerla la realtà di Platì (wikipedia):

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Solitudine, terza età e povertà: un mix che denota anche miseria sociale

Probabilmente è l’età e l’aver vissuto da ragazzo, in prima persona, la vita nella famiglia patriarcale contadina, ancora presente in modo diffuso negli anni Quaranta in un paese che aveva un PIL nel quale i prodotti agricoli erano la dimensione prevalente.  Descriviamola la famiglia d’allora nel Friuli, quella materna, di mia madre.

La casa colonica della famiglia era un complesso su due piani, con vasti ambienti comuni al piano terreno. Nel piano superiore erano presenti le camere degli adulti, maritati o meno, nelle quali vivevano anche i figli, fino alla pubertà. Poi questi andavano in un ambiente comune, mi sembra di ricordare maschi e femmine separati. Il piano sovrastante era adibito a solaio, ambienti per l’allevamento dei bachi da seta, le scorte e quanto altro.

Il centro della vita era al pian terreno ove vivevano i genitori (i miei nonni), con i figli (8, fra cui 4 espatriati in Francia), le rispettive mogli con i loro figli (miei cugini). Un complesso di 4 o cinque famiglie, un totale di almeno una ventina di persone. Tutti impegnati nella gestione agricola tranne l’ultimo zio, che aveva studiato e poi lasciato la casa colonica familiare.

Le parentele delle singole famiglie erano annegate nella struttura patriarcale allargata, col nonno che faceva davvero il patriarca. Bonario, comprensivo, per come lo ricordo, ma certamente autorevole: se a decidere era chiamato lui, ciò che stabiliva era legge per tutti. Le donne, almeno in Friuli, avevano una condizione pressoché di parità: il “fogolar” al centro della sala con sedie e sgabelli tutt’intorno, mangiando con la scodella in mano, nel mio ricordo ha un senso di equilibrio nei rapporti.

In una famiglia patriarcale (sempre stata così nei secoli addietro), la solitudine con l’avanzare dell’età o a causa di malesseri, handicap o minorazioni, non aveva ragion d’essere. Si viveva tutto insieme: un collettivo pratico nel quale si era partecipi, ciascuno col suo ruolo riconosciuto.

Questo tipo di organizzazione familiare è venuto meno, sostituito da tante celle familiari singole. Naturale che i rapporti parentali si conservano e mantengono, ma non è proprio la stessa cosa. La vita nel suo ridotto collettivo, fermo a due o tre persone nella stragrande maggioranza dei casi, tende a prevalere. Anche sui parenti che hanno loro casa e  vivono la medesima situazione.

Questi ricordi vengono alla mente leggendo un’analisi Eurostat (l’ISTAT dell’Europa) che mette a fuoco i meccanismi sociali correlati alla solitudine (VEDI ilsole24ore). L’Italia rispetto all’Europa, da questi dati, sembra avere un ambiene sociale meno coinvolgente, con maggiori stati di solitudine. Dalle coseguenze prevedibili anche legate all’età ma non solo. Fra le più serie la depressione.

Degno d’attenzione il rapporto fra titolo di studio e solitudine: più si hanno interessi culturali, meno ci si sente soli. Sembra ovvio, ma è bene che si sappia (e che ci si attrezzi). L’origine della solitudine tuttavia ci sembra avere origine e dipendere non poco dalla vita famigliare moderna. Asciutta rispetto alla famiglia patriarcale che non c’è più; anche qui c’è materiale per sociologi ( ma pure per ciascuno di noi e per tutti).

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Italia, il bilancio economico, l’Europa e il che fare. L’economia in pillole

Questi richiami di Alberto Mingardi hanno il senso di un condensato dal carattere semplice e istruttivo. Qualcosa come lezioncine di economia su cui è sempre utile tornare. Sorprendono per la loro efficacia e ci rimandano  ai fondamentali: i principi sempiterni del dare e dell’avere. Lo spendere in base a quanto entra, evitare di far debiti se non destinati a investimenti. Pianificare il rientro dei debiti per ridurre gli interessi passivi, e… via così.

Alberto Mingardi, presentando un volumetto di economia riprende il termine “austerità”, che insieme a probità, metodo, coerenza, fanno venire alla mente un troppo citato Berlinguer, con il suo discorso del 30 Gennaio 1977 al “convegno degli intellettuali e… assemblea degli operai comunisti” (VEDI). Siamo andati a rileggerlo…. Politica di austerità e rigore  ma..

Contro il fare impresa…. Son passati 40 anni ma: quale distanza dall’economia e dall’etica intesa come valore dell’uomo. Imbevuto di analisi ideologica e da guerra fredda, contro i poteri forti del capitale, le potenze coloniali, ecc. Può essere che quella paccottiglia fosse indispensabile per far digerire un discorso programmatico di governo lanciato alla DC di Moro (il PC aveva ottenuto il massimo di voti della sua storia). Tutto finì nel nulla (non era possibile in quei tempi che si potesse costruire un accordo, con quei presupposti ideologici poi…

Non temete l’austerità, se è “buona” fa bene a tutti

Tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi

Alberto Mingardi . L’austerità non piace a nessuno. Se cerchiamo un punto di contatto fra populisti e establishment, nell’Italia di oggi, lo troviamo soltanto nel rifiuto dei vincoli di finanza pubblica cui ci costringe l’appartenenza al club europeo. Poco importa se l’articolo 81, che ci obbligherebbe all’equilibrio di bilancio, sta nella nostra Costituzione.

Poco importa se le clausole di salvaguardia, che prevedono futuri aumenti di imposte per compensare mancati tagli di spesa, stanno nelle nostre leggi di stabilità. Una volta l’Europa ci obbligava a «compiti a casa» che comunque avremmo dovuto fare. Ora, da Matteo Renzi a Renato Brunetta tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi
Veronica De Romanis tenta un’operazione verità con un libro brillante, dal titolo inequivocabile: L’austerità fa bene (Marsilio, pp. 160, € 16). Meglio che di «austerità», spiega, sarebbe parlare di «trasparenza circa l’utilizzo delle risorse pubbliche (cioè dei contribuenti), rispetto degli impegni presi in sede internazionale e salvaguardia delle future generazioni».
L’ultimo punto è quello cruciale. I nemici dell’austerità sostengono che per tornare a crescere servano maggiori spese pubbliche. Per non finanziarle attraverso più tasse bisogna fare debito: che equivale a più imposte future. Il guaio, dovremmo averlo imparato nel 2011, è che il futuro prima o poi arriva.
De Romanis costruisce il suo argomento a partire da una considerazione di Mario Draghi, che a sua volta sintetizzava il lavoro di economisti quali Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. A parità di effetti sul bilancio pubblico, il consolidamento fiscale che agisce principalmente sugli aumenti di imposte deprime l’economia, quello che agisce sulle riduzioni di spesa libera risorse. «I Paesi che negli ultimi cinque anni hanno messo in atto politiche di austerità “buona” nel biennio 2015-2016 crescono: l’Inghilterra supera il 2%, la Spagna il 3%, l’Irlanda il 15%». L’Irlanda ha ridotto il disavanzo pubblico di quasi il doppio circa 12 punti percentuali di quanto abbia dovuto fare la Grecia. Gli esiti sono stati diversi.
Questione di tagli e di tasse ma non solo. La linea che separa i Paesi dell’austerità buona da quelli dell’austerità cattiva è fatta anche di istituzioni, leggi elettorali, cultura politica. In Italia l’idea della «responsabilità» è così universalmente avversata che a porre ordine nelle finanze chiamiamo periodicamente dei «tecnici». Secondo De Romanis, la necessità di fronteggiare gli elettori potrebbe spingere il politico a fare austerità buona, ovvero tagliare le spese oggi per ridurre le tasse domani. Il tecnico non ha questo problema e guarda solamente ai saldi. La cattiva politica produce cattiva tecnocrazia (da Lastampa 17 agosto 2017).

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Basta delega ai partiti: un sistema on line per la consultazione sistematica dei Cittadini, oggi si può

La democrazia delegata sviluppatasi centocinquant’anni fa, è sostanzialmente rimasta invariata. I cambiamenti  sono dei primi decenni: il suffragio universale:  abolisce il voto per censo. Se non pagavi tasse non votavi. Principio logico e funzionale.

Visto che la delega riguarda chi amministra i denari delle tasse versate dai Cittadini. Se non partecipi economicamente alla vita dello stato, per quale ragione puoi eleggere chi amministra soldi non tuoi? L’unica ragione che ha portato al voto i nulla tenenti privi di reddito è la matrice sociale dei movimenti di allora. I rappresentanti dei derelitti è la sinistra (allora chiamata socialismo).

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Democrazia, burocrazia e “statalismo dei partiti”

L’argomento in questo blog è stato più volte descritto in vari aspetti: l’occupzionee dello Stato da parte dei partiti, appropriatisi della delega ottenuta col voto. Oggi troviamo con piacere Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, anche editorialista de lastampa, che riflette su origini, funzioni ma soprattutto danni, che provoca l’apparato dello stato facendo uso della burocrazia come sistema di controllo dell’economia del paese (per conto dei mandanti partitici, appunto).

Mingardi vede un condizionamento reciproco (partiti-burocrazia), il che nella sostanza corrisponde. I partiti dovrebbero però essere esterni e estranei alla gestione dello stato. Che in queste condizioni è debole, debolissimo, un insieme evanescente che copre la proprietà  sostanziale esercitata dalle segreterie dei partiti. Riflessione comunque efficace che merita attenta lettura (VEDI anche IBL).

L’UFFICIO COMPLICAZIONI DELLO STATO

Quanto più complesso è l’ordito di norme che governa un Paese
tanto maggiore è il potere arbitrario di chi lo gestisce

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Migranti, ONG e tornaconto: un poco di chiarezza

Con almeno cinque anni di ritardo, dopo esserci  presi i sorrisi di sufficienza dell’Europa (insieme a contributi per la gestione del ponte navale Libia-Sicilia). Dopo la spinta della provocazione di Macron, che ci ha costretti a trovare una soluzione superando per una volta i condizionamenti del mondo para pubblico fatto di coop, ONG e ONLUS (non tutti, ma neppure pochi), finalmente i soldi li abbiamo assicurati ai boss libici. Questo si fa ma non si dice…

“dare soldi – vedere cammello”: non ci voleva molto, è ovvio. Aver fatto finta di non capire, abbiamo subìto in Italia (e per converso in Europa) un flusso di poveracci senz’arte ne parte, destinati a non essere integrati, a non far parte del nostro futuro, a finire in ghetti o aree circoscritte non troppo dissimili da lager recintati. Fatto l’accordo con la Libia, la pacchia sta finendo.

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Licata/AG: Nicolò Licata ne parla in uno sfogo

Le considerazioni del candidato Sindaco dei moderati, che comprende tutta l’area del centro destra (tranne piccole schegge che hanno remato contro), sono un’espressione personale e interessante che merita attenzione. Anche perché il contenuto è stato strumentalizzato in modo poco decente su fb, dove si sono infilati subito politici di mestiere, riuscendo perfino a adombrare questioni antimafia (VEDI; merita la lettura). Di questa deriva parleremo poi; adesso ci interessa il contenuto di Licata su Licata.

Uno sfogo (lo chiama così) a un giornalista da lui stimato, che può definirsi un grido d’amore alla sua terra: “amara terra mia – amara e bella” viene alla mente (Modugno Bonaccorti). Fa un elenco delle cose che non vanno, che non sono fatte, lasciate andare. Il bilancio del comune che descrive molto critico. Molto, quasi  il tutto che non va, mentre il rispetto del PGT nelle costruzioni è da sempre lettera morta, con migliaia di abitazioni non accatastate.

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AMSA approvata dai Cittadini. Lo dice una ricerca di….AMSA

L’inizio d’Agosto abbiamo avuto un sole impossibile, con le inevitabili conseguenze per tutti. Anche AMSA ne sarà stata colpita, magari anche il municipio. Il 2 Agosto un comunicato del comune ci racconta  una Buccinasco sconosciuta (VEDI). Saremmo tutti contenti di vivere nel paese del Bengodi (riguardo alla gestione rifiuti), ma la storia è un’altra.

La stessa Amsa nel mese di luglio ha condotto un’indagine di customer satisfaction, in collaborazione con Ipsos Loyalty, rivolta agli utenti della nostra città. Sono state realizzate 131 interviste nel periodo tra il 29 giugno e il 14 luglio, con un campione composto sia da persone che all’interno della famiglia si occupano direttamente della gestione dei rifiuti sia da persone che non se ne occupano.

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