Archivio del 29 aprile 2017

M5S nazionale e Buccinasco, affinità e discrasie

Le elezioni locali sono un’occasione per analisi e confronti. Tutti abbiamo bisogno di crescere, quando  ci si deve confrontare su un progetto di comunità. Il discorso nel caso dei cosiddetti “grillini” (termine che non ci piace perché ha un sapore sminuente) riguarda ciò che a noi sembra un eccesso di  affinità fra le scelte nazionali e locali. Comprensibile una ricerca di identità per una forza politica nuova, che ancora non ha cinque anni.

L’uniformità in questa fase, nelle intenzioni,  vorrebbe lasciare un senso di robustezza. Tuttavia porta con sé un senso di dirigismo, del tipo che ben abbiamo conosciuto nel dopoguerra, allora chiamato “centralismo democratico”. Di democratico ha avuto ben poco: la linea la dava il “migliore”, Palmiro Togliatti. Se da li ti discostavi, attentavi la forza del partito e venivi tranquillamente emarginato. Spesso anche con processi mediatici e accuse di personalismo, spirito borghese che rifiuta l’identità con il Partito (chiaramente tutt’uno con il “migliore”).

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