Archivio per la categoria ‘politica’

Giochi elettorali neri come la pece… che ci pensino bene…

No è!  chi ha in mente il colpo basso con un’inchiesta contro la lega, promossa dalla magistratura lombarda, ci rifletta bene. Sono tre giorni che il vicedirettore di Huffingtonpost lascia come articolo di testa un argomentare da depistaggi e servizi, da gente bene informata (si-fa-per-dire poiché è un segreto di pulcinella)nel quale si citano frasi virgolettate che lasciano intendere, messe però con la forza e i nomi propri di informative che spuntano da chi sa (o dalla magistratura, o entrambe).

Angelo De Sanctis 10 05 19 Huffingtonpost ASSOCIATED PRESS Giancarlo Giorgetti è uno che non parla mai a caso, anche se dice solo una minima parte di ciò che pensa: “Quando la Lega sale nei consensi e nei sondaggi, arrivano sempre delle cose strane per cui bisogna interrompere quel percorso”. Il riferimento, neanche tanto velato, è all’inchiesta lombarda che ha travolto un pezzo di centrodestra e nella quale è indagato il governatore Attilio Fontana. Adesso, raccontano i ben informati, il timore è che l’inchiesta si allarghi, sviluppandosi su altro filone, che finora non è ancora emerso: la sanità.

Da giorni si rincorrono le voci nei Palazzi della politica lombarda, e non solo, di “sviluppi”, che andrebbero a toccare il cuore del sistema di potere leghista, frutto di un lungo lavoro di indagine. E da giorni, il leader della Lega, così lo descrive chi ha parlato con lui, è “terrorizzato” che, in un qualche modo, possa finire coinvolto il suo assessore alla Sanità Giulio Gallera, e soprattutto Giulia Martinelli, la sua ex compagna e attuale capo della segreteria del presidente Fontana, considerata al Pirellone la vera “governatrice ombra”. Per ora non è indagata e figura nelle carte come una delle figure che si sarebbe opposta alle pressioni del presunto corruttore, Gioacchino Caianiello. Però, nel Palazzo, si ricorrono voci e sinistri interrogativi sul “che cos’altro potrà uscire” in queste inchieste frutto di un capillare lavoro di intercettazioni di una buona fetta del centrodestra lombardo. Come ai tempi di Tangentopoli, ora che parecchi imprenditori (siamo arrivati a tre) hanno iniziato a collaborare con i giudici, in Regione Lombardia la domanda che rimbalza negli assessorati e in Consiglio è “chi sarà il prossimo’”.

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L’Italia moderata: stare al largo dalla politica di mestiere

Cominciamo con un puntino da mettere sulle “i”: tutti i cinquanta gestori d’impresa che in un modo o nell’altro sono parte del sistema ‘ndrangheta-rifiuti-movimento terra, sono tutto tranne che imprenditori. Secondo la scala che ne fa la mafia, sono tutti dei quaquaraqua. Sono dei nessuno incapaci di gestire in proprio un’attività confrontandosi sul mercato, riuscendo a crescere per efficacia, e organizzazione.

Agiscono assenzienti se non da prestanome. La loro capacità la misurano piegati a angolo retto alle volontà che stanno sopra. Venuta è l’ora che PM e magistrati la smettano di far uso del termine imprenditori quando  parlano di queste strutture vicarie. Che siano individuali, società di comodo, coop  fasulle, ecc. Aziende che non valgono un fico secco: che nessuno compra. Questi serventi generano difficoltà al mercato regolare, alle imprese pulite. Queste  rifiutano compensi  extra per favori extra. Gestioni di questo tipo crollano al primo soffio di vento (e vanno in default con debiti astronomici verso imposte e versamenti contributivi; lasciando impagati mesate di stipendi).

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Ucraina e la democrazia del Novecento. Cosa c’è che non va?

Bella domanda. Vi sono nella storia avvenimenti che segnano una cesura, un punto di non ritorno fra un periodo, una fase storia, un’epoca, e ciò che viene dopo. È da credere che con l’elezione plebiscitaria di un personaggio nuovo, manifestamente esterno al mondo che in senso lato potremmo definire politico. Un personaggio che avrà certo qualità comunicative efficaci, che non ha un partito o movimento che lo sostenga; neppure un deputato che a lui si richiami questo punto di non ritorno sia stato raggiunto. Tre su quattro  degli ucraini andati a votare, al ballottaggio.

Volodymyr Zelensky. Persona tutta da scoprire, dalle relazioni discutibili con magnati ex URSS, ecc. ecc. Tutte queste cosette sono secondarie rispetto al fatto, che è uno solo: il sistema precedente dei partiti è fallito e i cittadini hanno scelto il “nuovo”, persona di spettacolo ma nessuna esperienza politica. L’unica qualità “l’inesperienza politica” che ha fatto la differenza con quasi il 75% di preferenze.

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Corsico i moderati e la lezione che ne viene per Buccinasco

Il sindaco Filippo Errante, portatore di una lista civica entro la coalizione che,  per la prima volta dal dopoguerra, è riuscita a passare al governo a Corsico, dopo tre anni di una gestione complessivamente positiva, h dovuto dichiarare forfait e rassegnare le dimissioni.

Il PD e i gruppi più o meno legati alla sinistra hanno cercato di compiere di tutto per rendere la vita difficile alla nuova coalizione. Non riuscendoci, nonostante saltafossi di tutti i tipi, la mobilitazione di apparati nazionali più o meno sinistri (compreso la commissione antimafia venuta a Milano per una “fiera dello stocco”, con la presidente Rosy Bindi, per sentire Errante).

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Leggi sull’eleggibilità dei Parlamentari: arriva un emendamento proprio sbagliato

Troviamo la notizia su un giornale on line fra i più importanti in Italia: Huffingtonpost (VEDI). Ricapitoliamo la vicenda di questa legge, promossa da M5S e senz’altro indiscutibile, tale da meglio qualificare il Parlamento che la approva e i Parlamentari futuri che frequenteranno  Camera o Senato. In pratica la legge si ripromette di escludere dall’eleggibilità Cittadini con precedenti reati particolarmente gravi.

Questa legge, presentata congiuntamente da M5S e Lega, si trova ora in discussione alla commissione bicamerale, con argomento,  attribuitogli un titolo d’effetto:  Codice Antimafia. La non candidabilità alle elezioni di condannati per reati ai sensi del 416bis (antimafia), cui è stato aggiunto anche un limite, diciamo così quantitativo: non sono candidabili cittadini che hanno subito condanne in reati diversi che, sommati, superano i 4 anni complessivi.

Normativa che reputiamo giusta, che fa apprezzare il Parlamento che la introduce. Anzi, sarebbe ancora meglio se il limite di 4 anni cumulati fosse più basso. A fare leggi dello stato è giusto che siedano persone dai precedenti non propri per un legislatore. La legge va bene e semmai sarebbe bene essere più stringenti; giova ripeterlo.

Mercoledì notte nella commissione che discuteva della legge cosa è successo? Due componenti  della maggioranza (uno Lega, l’altro M5S). hanno presentato un emendamento che accoglie come parlamentari eleggibili Cittadini che nelle condanne che formano il cumulo a 4 anni, reati quali:

“ n. 205 (legge Mancino – misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa); artt. 604-bis (propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa)”.

Ripetiamo: Cittadini condannati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione RAZZIALE, ETNICA, RELIGIOSA! Certo, entriamo in un’area nella quale s’incide sulla libertà di pensiero, ma dai contenuti particolarmente odiosi. Antitetici rispetto al vivere democratico. È evidente che l’aver subito condanne (condanne passate al vaglio dei tribunali) per reati di questo genere rende la persona colpita non compatibile con una funzione legislativa che su quelle materie può e deve scegliere, decidendo di volta in volta.

Si potrà dire che finora questo sbarramento non è stato proposto e il Parlamento non ha avuto di questi limiti (e degli altri, che nella proposta di legge vengono richiamati). Vero…  ma realizzare una normativa che tratta le caratteristiche compatibili per poi azzerare questo tipo di reati, è perfino peggio! Si determina una sorta si legittimità a produrre leggi razziste, etniche, religiose.

Pensiamo sia meglio considerare questo emendamento, come un errore compiuto (causato dalla fretta, dall’ora notturna o che altro). Sui principi che definiscono i diritti dell’Uomo garantiti dalla carta dell’ONU e ripresi nella nostra Costituzione.  Non credo possa essere consentito a manifestazioni di pensiero e idee di questo genere, partecipare alla formulazione delle leggi. Confidiamo che si metta rimedio a una decisione davvero poco felice.

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Logistica globalizzata e via della seta. Stanno sbagliando in molti

La globalizzazione prosegue, a ritmi altalenanti perché il passaggio è fra i più complessi mai affrontati dall’Uomo nei suoi due milioni di anni da che calca il pianeta. Globalizzazione: inesorabile come l’acqua che scende: può solo scendere perché non si è mai vista l’acqua tornare indietro. Fra le infrastrutture globali necessarie per rendere il nostro minuscolo pianeta un tutt’uno organico, si rende necessaria una logistica adeguata agli scambi intensi che il globo integrato di sicuro porterà.

Del sistema logistico globale chi sembra essersene accorto prima di altri è la Cina.  Sarebbe molto meglio che della logistica globle si occupasse un ente generale (ONU, o qualcosa del genere). Questo però è vero anche per i programmi generalisti di PC, per il web, per 5G, per i sistemi integrati di finanza. Finora le soluzioni appropriate al mondo che sta cambiando non hanno trovato strumenti  di gestione globali..; chi è arrivato prima ha vinto tutto il piatto.

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Sistema romano: è connaturato alla gestione pubblica, non solo a Roma

La vicenda che coinvolge il presidente dl Consiglio Comunale di Roma non è tragica. Si limita a fotografare un sistema romano che, promosso nella Roma da 150 anni capitale, ha avuto modo, generazione dopo generazione, di coltivare e far prosperare una classe collaterale alla politica ma formalmente “privata”, fatta d’imprese.

Già dallo scandalo della Banca Romana (Crispi e Giolitti a fine Ottocento), si manifestò l’esistenza di una “coppa olio motore” contenente tutto l’olio necessario a far muovere gli ingranaggi perché l’albero motore scorresse senza incepparti, con il minimo di rumore e visibilità. Vediamo di descrivere per grandi linee la sostanza di questo sistema romano (che solo romano non è ma qui è organico).

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NO AL RAZZISMO? Ong, ONLUS, coop manifestano chiedendo spesa pubblica

A Milano piazza duomo piena o quasi. In genere, quando è davvero piena si valutano 50mila; ieri presentava spazi liberi. Gli organizzatori parlano di 200mila adesioni. Comunque un’adesione robusta delle strutture che fanno parte della cinghia di trasmissione del PD: mondo coop, sindacato, coop sociali (che vivono di servizi pagati con la cassa pubblica). Insomma il mondo parapolitico che vive sostenuto dallo Stato, i nostri soldi, il nostro debito.

Intendiamoci: le attività in questione non sono tutte da buttare. L’attività sociale è componente rilevante  di una gestione politica in qualsiasi stato. In genere si adotta il termine “welfare”: risorse pubbliche destinate ad attenuare le criticità sociali, addolcire le curve in discesa dei soggetti deboli. Generano anche consumi, quindi a loro modo PIL.

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Democrazia del terzo millennio, partitocrazia e social web: novità e problemi

I lettori ricorderanno le primavere dei gelsomini nei paesi arabi e Nord africani. Una richiesta di partecipazione, democrazia e apertura che dal 2010 (suicidio di un dimostrante a Tunisi, che si è dato fuoco), durata per due tre anni. Tutte “democrazie” arabe di tipo presidenziale, non proprio rispondenti alla democrazia intesa in senso occidentale.

Un sintomo serio, comunque, di uno stato di crisi della democrazia delegata, emerso qualche anno prima rispetto ai paesi occidentali, che man mano stanno venendo fuori. Anche da noi. Questioni globali: la globalizzazione con i problemi che si sta portando dietro; la fine della società affluente dalla crescita economica continua durata un secolo.

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Lombardia e Formigoni: l’uomo e la sua politica

Formigoni uomo, fin da giovane,  è stato organico e personaggio di spicco nel mondo Cielle , allora ancora denominato Gioventù Studentesca. Partecipe della Democrazia Cristiana nella sua area non “popolare”, ha sempre fatto politica, con successi continui. Per molti anni h rappresentato un punto di forza, una sicurezza del futuro.

Non sono mancati momenti di rilievo quasi assoluto. Venne visto e indicato come possibile continuatore di un Berlusconi, non poco imbarazzato per vicende estranee alla politica. Percorso che non ha avuto futuro, fors’anche per limiti propri. Comunque Formigoni rimane una personalità politica forte,  soprattutto con un percorso politico lombardo durato 18 anni come Governatore della Regione.

Nel suo far politica ha avuto peso il sostegno economico alle scuole parificate: la Regione ha indubbiamente supportato il costo delle famiglie, mediante contributi, riducendo in tal modo la doppia imposizione cui erano e sono soggette: finanziare la scuola pubblica come tutti e in più pagarsi per intero la scuola parificata che formalmente avrebbe parità di diritti e condizioni.

Ciò che ha lasciato il segno più di altro è il sistema sanità lombardo: garantire la libertà di scelta accordando l’esercizio alla sanità privata, a parità di condizioni, ha sostanzialmente eliminato il monopolio della sanità pubblica. La parità di condizioni del sistema ha spinto a migliorarsi: tutti, privato e pubblico. Ne è risultata efficienza e qualità superiore, riconosciuta in Italia (e non solo).

Del sistema sanità lombardo cresciuto nei due decenni, Formigoni non sarà l’unico fautore, ma certamente ne è stato il convinto assertore e promotore. Ciò che oggi rimane di Formigoni come immagine, sul piano della sua attività politica, il sistema sanità lombardo è da ricondurre a lui. Va riconosciuto.

Formigoni è stato anche il politico di area Cielle che del sistema Cielle ha mutuato e praticato i metodi della sussidiarietà, non sempre lineare. Inoltre, nell’occupazione dei posti pubblici, nel sostegno a iniziative diverse mediante canali preferenziali,  ha facilitato risorse e favori. Come sempre questo modo d’agire ha generato una struttura “fedele” ma, proprio per questo, uno spoil system debole.  Struttura che ha prestato il fianco a debolezze.  Non sempre capace, non sempre all’altezza.

La gestione politica Cielle si è così dimostrata il lato debole di Formigoni. Sarà lui direttamente come sostengono le sentenze e le condanne, oppure (ed è da ritenere più verosimile) iniziative fuori controllo delle strutture a lui facenti capo (e da lui selezionate).  Limiti che si sono nel tempo rivelati il suo tallone d’Achille. In politica, le debolezze tue sono il vantaggio dei tuoi avversari e puoi esserne travolto.

Certo tuttavia che Cielle non può ridursi alle scelte nella regione Lombardia e nel sistema Formigoni entro cui si sono sviluppate. Con del buono ma anche con i limiti che stanno portando all’epilogo una stagione politica personale che poteva aspirare a ben altro. Cielle resta struttura ben più forte e solida; forse oggi meno ricca in risorse, ma per questo forse ancora più forte e convinta di ieri.

La capacità di manifestare la fede praticandola, la coerente adesione alle iniziative e alle pratiche pubbliche che fanno della fede cristiana il vivere quotidiano. L’insieme manifesta  tuttora la forza sociale del movimento creato da Don Giussani, che proprio in questi giorni viene ricordato perché ricorre il compimento della sua vita terrena.

Questi appunti essenziali, certo affrettati, meritevoli di maggiore riflessione, vengono dalla necessità di mettere i puntini sulle “i”. Fare di tutta l’erba un fascio, indicare l’antagonista politico come il male assoluto, è sbagliato e non serve a nulla. Anzi aiuta a continuare a sbagliare nelle valutazioni. Porta a  leggere il passato prossimo con la solita torta tagliata in due, tutto il buono di qui, tutto il nero di là.

Sembra a noi di vivere un periodo oscuro, fatto di divisione permanente quanto di scarsa capacità di analisi, di mediocri risorse culturali. Di convinzioni basate sull’emotività del momento vissute come verità indiscussa. L’incertezza del futuro economico, che è reale,  si appiattisce sull’esigenza pressante di una “verità” posticcia sostenuta come l’unica che ci possa dare un futuro. Dovremmo imparare a guardare con occhi bene aperti e mente libera… saremmo una Comunità migliore.

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Terzo settore, sistema coop, cadute e rinascite come l’araba fenice

Ogni anno il terzo settore (associazioni, coop sociali, fondazioni e altro) comprende oltre 20mila realtà, che danno lavoro a 812mila persone in Italia. Queste strutture costano allo Stato (ai Cittadini) circa 7 miliardi l’anno, oltre l’introito di 1,7 miliardi dal 5permille (dati Corrieredellasera anno 2016). Beninteso non è solo un costo, ma un supporto che può rivelarsi indispensabile per la tenuta sociale dl paese. Si deve tenerlo presente, pur considerando ciò che scriveremo dopo.

Oltre a questi introiti vi sono poi raccolte diverse compiute da ciascuna azienda; vi sono ancora tipi di servizi per i quali viene conseguito un introito più o meno parziale. Tutte attività senza fini di lucro (almeno ufficialmente). Un mondo che gira con cifre variabili; consistenti. Attività benemerite accanto a un numero crescente di iniziative para politiche che hanno come scopo complementare la raccolta di consenso locale (gli stra-benedetti o maledetti voti elettorali).

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L’Umanità, l’Etica, il Prossimo e la loro gestione politica

Ci viene inviato un riepilogo di posizioni che hanno al centro l’uomo e le sue criticità, i deboli, gli ultimi. La conseguente richiesta implicita di partecipazione, di attenzione, di umanità… In chiave evangelica l’amore che al prossimo è dovuto. Come si fa a non essere toccati e coinvolti da questi appelli?

La gestione dei politici, di coloro che pro tempore hanno il compito nell’ inizio di terzo millennio che stiamo vivendo,  di affrontare problemi di questo spessore epocale, sono spesso forzati pro o contro le proposte che ciascuno sostiene. Ne viene facilmente un sapore che sa di diverso, di razza, di ripulsa: che naturalmente è spesso una forzatura; tuttavia riesce a muovere comportamenti e convinzioni, condizionandoli.

La nostra convinzione: il tema politico deve trovare indirizzi globali condivisi, che portino a soluzioni soprattutto (non totalmente) interne alla terra d’origine. C’è molto da elaborare per riuscire a separare la congerie di interessi dei diversi stati dall’azione che l’Umanità tutta è chiamata a affrontare. Superare le profonde carenze dell’oggi.

Molto è cresciuto negli ultimi decenni: le morti per fame, i milioni di sottonutriti si riducono, ma moltissimo resta da fare. L’urgenza è massima. Ecco allora che le riflessioni inviateci trovano la loro importanza e attualità. Dobbiamo farle nostre e operare perché diventino sempre più di molti, di tutti. Per questo lo pubblichiamo (titolo della redazione)

L’Uomo e gli Ultimi: lezioni da non dimenticare

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Gli impegni assunti e divenuti legge dello stato vanno eseguiti

Il tema delle spese strategiche rivolte alle generazioni future prende. Bisogna che se ne parli anche se il Governo del Cambiamento in queste settimane non è nella condizione giusta per arrivare a un compromesso che accontenti tutti: le lezioni si avvicinano e nessuno è disposto a scelte che potrebbero avere conseguenze nel consenso. Il tema è di un’importanza vitale mentre le conoscenze in materia di economia sono poco diffuse. Dobbiamo fare uno sforzo di conoscenza perché l’interesse del Paese, delle future generazioni, lo richiede. Ce lo impone

(Andrea Dalseno 15 Febbraio 2019) Piccola premessa: non sono contrario per principio (alle analisi costi/benefici, ndr), anzi, le analisi costi/benefici sono doverose, benché quando si tratta di fare previsioni di lunghissimo periodo (30 anni o più) la cosa diventi più che altro un esercizio accademico.  Il problema, però, è che le analisi costi/benefici vanno fatte, prima, non dopo aver firmato gli accordi! E vanno fatte cum granum salis non come il ministro Toninelli, che di lavoro faceva l’assicuratore!, che sceglie come referente uno che nel 2017 scriveva (tradotto al volo dall’originale in inglese):

Il solito ricorso al principio di precauzione nel caso del progetto HSR non è nemmeno necessario. Dati economici, considerazioni energetiche, questioni legali, impatto ambientale, potenziale impatto sull’ambiente, esperienze negative di altri progetti suggeriscono che il treno ad alta velocità Torino-Lione non è una priorità reale per l’Italia e l’Europa e la sua costruzione dovrebbe essere immediatamente interrotta. (VEDI)

…. e gli permette di scegliersi i collaboratori, tutta gente che in un modo o nell’altro aveva collaborato con lui in passato (tranne uno che, non a caso, non ha firmato la relazione, è giunto a considerazioni opposte e non è stato messo in condizione di mettere ufficialmente nero su bianco quel che pensava!). Ci si poteva forse attendere un esito diverso? Ovviamente no, e infatti l’esito era ampiamente previsto (VEDI). Nello specifico, sulla relazione ci sono diversi aspetti, dal punto di vista economico, che non mi tornano:

1) A quanto pare considerare tra i costi le minori accise non sembra prassi consolidata e, in ogni caso, non si capisce perché, allora, non considerare tra i ricavi le maggiori tasse e contributi sociali versati in caso l’opera si facesse.

2) La valutazione andrebbe fatta sulla spesa sostenuta dall’Italia non sulla spesa complessiva. Degli altri, che potrebbero avere “interessi” diversi, non ci si deve preoccupare. Faccio un esempio pratico: supponiamo di lanciare una moneta, non truccata, e di scommettere un euro a lancio. Se viene croce si perde, se viene testa si vincono 1,5 euro. E’ conveniente? No! Si spendono, mediamente, due euro per averne indietro 1,5; il valore atteso è negativo! Però, se qualcuno ci proponesse di mettere 70 centesimi (e noi solo 30) e di dividere in caso di vittoria, la nostra posizione cambierebbe radicalmente: dovremmo mettere 60 centesimi per vincerne 75! Positivo, si fa! Il progetto globale non cambia, ma per noi diventa conveniente! Perché qualcuno dovrebbe metterci dei soldi? Forse perché ha obbiettivi diversi, un progetto più ampio del quale noi siamo solo un tassello, e via discorrendo.

3) Cosa succede in caso di ripensamento? Quanti e quali costi vanno sostenuti? Quali penali? Pare che l’accordo sottoscritto nel 2013 metta a rischio per 5 anni i fondi europei! Quali le ripercussioni su altri potenziali progetti, come, ad esempio, il porto di Trieste (che si trova sulla direttrice del corridoio 5 e che, senza, potrebbe non avere senso)? Si badi bene: se devo spendere 100 (e non 350 perché 250 li mettono soggetti diversi e non mi interessano) per completare l’opera e 50 qualora non la facessi, il calcolo costi benefici non va più fatto su 100 (e non, ripeto, su 350), ma su 50! Dovrei, cioè, spendere 50 per completare un’opera che mi darà un beneficio di X (piuttosto che spendere 50 per non avere niente!).

Per inciso, la somma dei costi, diretti e indiretti (perdita di benefici, dei fondi europei, stop ad altri progetti, danni, penali) potrebbe, da sola, essere un multiplo del costo necessario per finire l’opera, non una frazione. Ecco perché le analisi vanno fatte prima e non dopo!

I grillini, che in campagna elettorale hanno sparato una stupidaggine dietro l’altra e se le sono dovute rimangiare quasi tutte, ormai si aggrappano con le unghie e coi denti alla loro ultima bandiera, NO-TAV, costi quel che costi! Come si vede, non sempre il cambiamento è positivo, si può finire dalla padella nella brace quando si votano persone incompetenti (se non in malafede).

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Investimenti e spese correnti: la TAV è un esempio macro

Ho una casa su un crinale, che è collegata alla via carrozzabile sottostante da una scalinata (60 gradini). Per i normali andirivieni da casa al paese il percorso pedonale è sufficiente. Diventa meno efficace se devo portare pesi (merci). Se l’andirivieni casa paese diventa troppo frequente perché la famiglia è aumentata e adesso sono venuti nuovi vicini, che lavorano a 50 km.

Si comincia con un progetto di strada che si innesta sulla via del paese. Il costo diventa consistente; facciamo 100 al metro fra fondo, strutture di sostegno laterali, e quanto altro. Siamo a 15.000 per 150 mt. La strada è conveniente rispetto alla situazione attuale? Costo zero, con la scalinata attuale. 15mila solo per la realizzazione della strada, più le manutenzioni nel tempo, e quanto altro.

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M5S: ciò che può essere migliorabile è molto, ma c’è anche del buono

Avere l’animo libero, impegnarsi a valutare le questioni che si presentano, cercando di evitare i pregiudizi, è faticoso da assumere come usuale procedere. Discorso che vale in generale, diventa più difficile essere compresi  quando si parla delle scelte politiche, nazionali o locali.

Quando si parla di politica siamo malati, colpiti da un virus che ci è stato somministrato per settant’anni. I partiti ideologici ci hanno somministrato la politica come divisione, cercando di convincerci che il modo di pensare è fatto dai buoni e bravi che hanno sempre ragione (ogni partito che parla), gli altri il male assoluto che hanno sempre torto.

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