Archivio per la categoria ‘politica’

Quando si dice parlar chiaro del Sindaco: dal verbale trascritto

Le parole scritte hanno un peso e un senso neutro: manca il tono, la gestualità, il muoversi del capo, lo sguardo. Per non parlare delle pause, quasi mai trascritte. Nonostante ciò il discorso trascritto mantiene un suo fascino, per così dire neutrale.

Le parole scritte in questo modo diventano stabili, neutre, a formare un senso letterale e preciso degli intenti dell’oratore. Non si tratta più di un suono che transita, parola dopo parola, e passa, lasciando nella memoria un’incisione per così dire “debole”, che poi perde smalto, gradualmente impallidisce. Ecco perché abbiamo atteso il testo trascritto del Consiglio Straordinario sulla mozione di sfiducia del sindaco.

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Italia: un paese dal diritto come un pongo: l’esempio della “rivolta migranti” lo dimostra

I mezzi della guardia costiera nel mediterraneo sono impediti dal raccogliere migranti che non siano in condizione di serio pericolo per la loro vita. Cosa è successo allora fra la Vos Thalassa (che significa mare vostro; vostro, non nostro!) e la guardia costiera che comanda la Diciotti? Nulla di preciso, con i media che stanno facendo di tutto per confodere le acque. Fumo, imprecisioni, ipotesi incerte a nascondere I FATTI.

I fatti: intanto la nave, di cui si dice la proprietà olandese (Vroon). Ma è registrata a Genova come si vede dallo scafo, portavoce della Vroon è: Cristiano Vattuone, come tutti i 12 marittimi. Tutti italiani. Chi sia il capitano che ha chiesto soccorso alla Diciotti non lo abbiamo trovato sui media. La nave non è una ong, ufficialmente; sarebbe un mezzo di supporto a una piattaforma petrolifera  francese TOTAL  (che però “spesso è stata chiamata a soccorrere migranti nelle acque libiche”(Repubblica: 10 Luglio).

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PD a Buccinasco (sinistri compresi): un ripensamento per il bene del paese

Adesso è facile dare per finito il PD: quasi una moda, che viene naturale, quasi banale. Il discorso che riguarda il colosso post-comunista non è così semplice e facile. Un’analisi su dove stia andando può diventare un trattato, cercheremo di semplificare, senza animosità, anche se il comportamento della nostra attuale amministrazione ogni giorno trova motivi di conflitto; sembra quasi che lo cerchi, il conflitto.

In generale si può partire dalla fine  della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino. Quarant’anni fa: il mondo non è più diviso in due, soprattutto diventa superata la concezione ideologica del far politica: la messianica missione di redimere il mondo superando la divisione in classi, perde di scopo e di senso logico, perché la rivoluzione viene dai mercati, dalla globalizzazione.

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Quest’Europa delle nazioni dove mai andrà a finire?

Vi sono temi che ci vengono addosso, che avvertiamo pressanti e di primaria importanza, mentre non ne troviamo traccia o quasi nella pubblicistica italiana, ma anche europea, per quel che è dato conoscere. Uno di questi è il progetto Europa. Qualcuno si ricorda di Lisbona del 2.000 con il progetto fino al 2020? Qualcuno ci fa conoscere lo stato in cui siamo? cosa è superato, quanto c’è da cambiare, cosa è in programam per un riesame? Silenzio, silenzio: si procede day by day.

Le fasi di crisi fanno emergere sempre i lati deboli di ciascuno di noi: la paura del domani ci fa tirare i remi in barca, guardare con sospetto i vicini, sfruttarne le debolezze a proprio vantaggio. È sempre stato così, con gli occhi della storia è un deja vu, prevedibile. L’Europa però ha una storia di almeno sessant’anni  nella quale si è pianificato il superamento degli stati nazionali.

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Africa, i disperati della terra, l’Europa, la Chiesa

Riceviamo dal nostro lettore Cesare, copia di un articolo apparso su ilGiornale a firma Michele Brambilla, una penna storica che ha attraversato Corriere, Provincia, La Stampa, Libero, il Giornale, la Gazzetta di Parma. Sensibile ai temi religiosi, come del resto questo di cui ci racconta Cesare.

La questione che affronta Brambilla non è banale e le sue motivazioni le ha, sono concrete se rivolte all’interno del mondo cattolico. Sul tema d’oggi troviamo però l’esigenza di un tiro da alzare, per colpire la politica; a cominciare dall’Europa. La Chiesa ha fatto e altro compie “in situ”; lo fa da secoli ed è meritorio. Ciò che oggi si richiede è qualcosa di più, molto di più.

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Milano solidale e Salvini: qualcosa non torna

Che Salvini faccia uso di qualsiasi motivazione dal risultato che spera per sé positivo nelle elezioni comunali d’oggi  (o anche nelle europee, che lui segretamente spera anche nazionali, nel Giugno 2019), può essere assodato, dato per pacifico. Intanto una riflessione va fatta: perché questi temi basic trovano attenzione e riscontri nei sondaggi?

Il suo agire rende evidente quanto è stato trascurato o tralasciato dai governi precedenti. La casta partitocratica ha giocato per sé la politica e fatto uso di elemosine per attrarre consenso, lasciando una serie di problemi irrisolti; peggio si potrebbe dire: mercanteggiando un poco di deficit in più in cambio di una politica Europea acquiescente a Bruxelles, Berlino, Parigi.

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Macron, l’état c’est moi, moi (la France) surtout? I francesi lo sveglino

Le condizioni della Libia dalla fine di Gheddafi, 2011, con l’intervento della NATO (entro cui la Francia del presidente Sarkozy ha svolto un ruolo prevaricante), evidentemente coltivando interessi molto terreni (anzi sotterranei, ad esser più precisi, petroliferi), vede la Francia come istituzione maggiormente responsabile. La Francia aspira a “condividere” o forse anche a sostituirsi all’Italia, sulla gestione del petrolio libico.

La Francia ha supportato e tuttora fa da spalla al generale libico  che occupa la Cirenaica: l’area che ha riserve petrolifere imponenti. Lo sostiene contro la Comunità internazionale, che riconosce il Presidente insediato a Tripoli. Contribuisce così a tenere divisa la Libia. Non riesce a cavare un ragno dal buco, non riesce a trovare un accordo con L’Italia (l’ENI in questo caso); Si arrabatta per ottenere risultati e lo fa in tutti i modi. Capita  che siano approssimativi.

Nei paesi sub sahariani, quelli ex francesi (Costa d’Avorio, Senegal, Mali, Niger, Burkina Faso, Camerun, oltre la Tunisia), e altri vicini, nella zona, sono i luoghi di provenienza dei “migranti”. Da li sono organizzati parti rilevanti dei tragitti che attraversano il Sahara, arrivano al meridione della Libia e qui vengono gestiti dalle organizzazioni tribali che lucrano sull’invio. Altri ne vengono dal Corno d’Africa (Sud Sudan, Somalia, ecc.).

Per controllare i flussi bisogna fare i conti con questi “capitribù”. Senza nulla di ufficiale, i governi italiani con questo sistema trattano (pagano o tacitamente acconsentono a quantità predefinite). Nulla di ufficiale, ma sostanzialmente condizionato in una partita nella quale i “migranti” sono la merce, mentre compravendono gli altri: capitribù, Italia/ENI e potentati libici (per la parte che contano). va avanti così da anni.

Quando cambia il governo a Roma, ci sono coloro che devono trattare il rinnovo delle condizioni. Non vi sarà nulla di scritto e ufficiale; il non scritto ma fattuale, però è ciò che conta. In questa situazione, con il “Governo del cambiamento” a Roma, qualcuno dei “furbi” servizi segreti francesi, è possibile che abbia attivato il ministero, fino all’Eliseo (a Macron) perché si sostituisse la Francia nella funzione di “garante” dei flussi di “migranti”.

Al punto che, a crisi non ancora risolta a Roma, a Parigi sono stati ricevuti una decina (o più) di capitribù libici. Incontri senza comunicati ufficiali sostanziali; di cui non si capisce l’utilità, se non per l’interesse delle aree petrolifere (che però non sono le tribù a controllare, ma i militari). Ecco che, trascorsa una settimana, dopo la stasi elettorale, dalla Libia partono i “migranti” a migliaia. Forse c’è chi spera che poi il nuovo governo italiano digerirà, (e Parigi avrà ottenuto un punto di vantaggio?). Ipotesi, solo ipotesi che mettono in fila tempi e reazioni.

Se a Parigi qualcuno deve aver rilasciato assicurazioni di via libera al traffico di “migranti”, dopo lo stop di Salvini si trova in imbarazzo e deve in qualche modo far vedere che non è un millantatore. . Se questo è lo scenario (e grosso modo ci siamo, non siamo lontani), ecco che chi si è impegnato deve far vedere che conta, che c’è. Sarà un caso ma ecco che arriva la dichiarazione sproloquiante dell’Eliseo, del portavoce di Macron.

Allora ci siamo… possiamo venire al punto. Posto che Macron non può rimangiarsi le promesse che deve aver lasciato intendere in modo forse eccessivo, ricevendo ufficialmente all’Eliseo “personalità” libiche extra statuali, al di fuori e al di sotto del decente. La concezione della Francia come stato assoluto che risale a Louis XIV: lo stato sono io, nel terzo millennio fa ridere. Sta facendo male a se stesso (poco male), alla Francia (questo è già più rilevante), ma anche all’Europa (ciò è gravissimo).

C’è una lezione che si può derivare da questa faccenduola da apprendista stregone fuori posto: noi italiani dobbiamo in Europa rifiutare qualsiasi accordo spartitorio sull’accoglienza. L’Europa deve dotarsi di un sistema diffuso e efficiente di formazione e selezione dei nuovi europei di domani: in Africa. Fare in modo che arrivino preparati per lavori e competenze, per cultura e conoscenze linguistiche, tali da dar loro concrete possibilità di inserimento futuro.

Bisogna investire, magari anche di più rispetto all’oggi, ma utilmente si può farlo solo così. Non siamo più nel colonialismo delle cannoniere, dello sfruttamento schiavistico similare, di poveri ultimi della terra che magari sono sfruttabili economicamente, ma non potranno mai essere inseriti e far parte dell’Europa di domani. I francesi stanno vivendo adesso il problema degli ex tunisini e algerini emarginati e resi estranei, tenuti fuori dall’Europa entro la quale lavorano.

Che proprio loro, con i problemi che hanno in casa, proseguano con questi metodi sbagliati, che tanti danni stanno lasciando, è sorprendente. Ma al peggio non c’è limite… non ce n’è mai. Ci sbaglieremo, ma Macron con l’uscita di ieri, ha giocato molto del suo status, in Europa ma anche in Francia. Gli resta finora il vantaggio di non avere alternative. Che l’Europa (e i nostri nuovi) imparino la lezione.

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Italia Germania: ragioni e torti. Ma anche una lezione per casa nostra

Passati dieci giorni dal Contratto di Governo, si può cominciare a compiere una riflessione su quanto succeduto e sulle reazioni internazionali che ne sono venute. Come nostra capacità, abilità, o  se si vuole deduzioni logiche ma prive di riscontri, cercheremo di darne una nostra lettura.

Partiamo dalla stesura del Contratto, che avrà coinvolto un insieme limitato di persone, ma pur sempre consistente (facciamo un centinaio) fra protagonisti, suggeritori, fino a trascrittori e passacarte. L’Italia non è un paese secondario. La sua importanza globale è riconosciuta dal PIL e dal debito pubblico. La guerra fredda è finita ma i servizi segreti sono sempre indispensabili.

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Primo Giugno 2018: il nuovo al potere? Un po’ e un po’

Un refrain che si ripete senza interruzione: “i populisti”, “il primo governo dei populisti in Europa”. Sembra ci sia del vero a guardare l’elenco dei personaggi al Governo. Ma anche per i due partiti che compongono la maggioranza: M5S e Lega (non più Lega Nord): per uno è la prima volta davvero.

Ma anche per la Lega è una prima volta, a suo modo. Ha partecipato nella maggioranza quasi sempre entro la sfera di Forza Italia. Qualche ministro, qualche delega, maggiori spazi in regioni del Nord: dividere e condividere il potere con la partitocrazia che adesso viene messa fuori. Con il 17% ha quasi metà degli incarichi, in una condizione complessiva che è paritetica (con M5S), almeno quale visibilità politica.

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USA e chiusura dei mercati: la globalizzazione rallenta. Il Governo ha problemi nuovi

Le scelte di dazi all’import che la amministrazione americana ha appena approvato, sono una cosa da vedere con l’attenzione che merita.  Non si tratta di qualcosa di poco conto. Un cambiamento epocale che vede ciò che da sempre è stata la locomotiva dell’economia globale, invertire la marcia ponendosi alla guida del ritorno ai mercati nazionali, alle chiusure, alla difesa della produzione nazionale.

Lo fa perché sotto un certo profilo non ce la fa più: l’indebitamento del sistema USA ha superato il 100% dell’enorme PIL mentre la bilancia commerciale continua in un trend negativo che cresce. Il concetto nazionalistico “America first” ha una sua ragion d’essere: qualcosa bisogna pure che facciano a Washington per trovare un rimedio.

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Italia: l’argomento su cui parlare davvero, con il quale misurarsi

Un’ efficace e sintetica lezione di Andrea Dalseno, che invitiamo a leggere, si dovrebbe dire  studiare e studiare bene. a ficcarcelo in testa. In economia non esistono scorciatoie, i debiti si pagano e non c’è niente da fare: i fallimenti li fanno anche gli Stati. Si: anche gli Stati falliscono. L’Italia è un grande paese e tutto il mondo ha interesse a che non avvenga il tracollo.

Solo degl istupidi insipenti possono però pensare che l’attenzione dei mercati a proteggere l’Italia oltre che aiutare a superare lo scoglio in questa fase tempestosa, possa tradursi in un botto: “azzeriamo il debito” e ricominciamo. Non può essere e non sarà così, chi lo lascia intendere oltre che un fanfarone è anche un delinquente. Di più se è pure un politico e propone cose del genere (o le lascia intendere).

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Cambiare l’euro: da Europa stabile a svalutazione più ampia

Si può riprendere la dichiarazione di Savona pubblicata ieri in un commento, ma non è neppure necessario. Per spiegare cosa c’è in ballo basta tornare ai fondamentali. Investire facendo debito oggi non è compatibile con le norme su cui l’euro è nato. Regola che il nostro Parlamento ha messo nella Costituzione.

URRO: Una moneta stabile, che programma come svalutazione annua un 2,5% massimo. Oltre tutto sono anni che la svalutazione euro non riesce a raggiungere il 2,5%, il che ha effetti su una condizione che vede criticità e recessione in paesi periferici, i quali non riescono a controllare i propri bilanci, dovrebbero mantenerli entro i termini, oppure rientrare gradualmente se sono troppo indebitati (come l’Italia).

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Il nuovo che avanza: uomini nuovi che devono fare esperienza e l’Italia malata, seriamente

Europa, Euro, Germania, Italia: si sentono e leggono pareri che nulla hanno a che vedere con la realtà. Succede perché questi pareri vengono definiti “politici” dando così al termine la più sonora patente di  castroneria economica. Parole in libertà, con argomenti parzialissimi e ipotesi di soluzione prossime all’imbecillità (i minibond emessi solo dall’Italia per pagare i suoi debiti verso imprese e altri creditori nazionali,  di un “economista” della Lega, possibile ministro, ne è un esempio di questi giorni).

Detta in termini semplici: l’Italia dal dopoguerra ha fatto uso sistematico della svalutazione competitiva e la sua economia si è continuata a reggere sullo stampare moneta per poi ridurre il cambio con i paesi importatori dei prodotti italiani. Le imprese hanno imparato a gestire il sistema, la politica a considerare la spesa pubblica un pozzo senza fondo, che poi la svalutazione riduceva. Così fino alla nascita dell’Euro.

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Contratto di Governo per il Cambiamento: l’Italia è la prima

Lunedì un passaggio cruciale: il mandato del Presidente Mattarella a un Presidente del Consiglio incaricato. Può essere un nome proposto dai sottoscrittori del Contratto; se ne parla meno, ma può anche essere un nome diverso con un incarico limitato a un percorso elettorale entro pochi mesi. Quale che sia la scelta, gli effetti sulla politica europea (e non solo) saranno molto forti.

L’eventuale nuovo passaggio elettorale è probabile che generi un risultato ancora più forte delle forze anti-sistema (la Lega con il percorso compiuto si pone come alternativa, anche lei, al far politica delegata) che da un decennio almeno, in tutto l’Occidente e non solo, si è incapaci di affrontare. Sta mostrando la corda il far politica del secolo scorso. Le analisi di questa situazione si sprecano; poche lucide, a noi pare.

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Tajani parla a nome dei partiti vecchi: finalmente, e dice cose sagge

Leggendo l’intervista di Domenica su ilsole24ore (VEDI), il giorno prima che il nostro Presidente prenda una decisione sul Governo, arriva l’elenco delle priorità, che sono indispensabili; con un ritardo drammatico, su temi mai affrontati durante la lunga campagna elettorale;  neppure dopo le elezioni. Intervista da leggere… e su cui riflettere, che si affianca a una dichiarazione secca di Monti: il nostro spread resta basso grazie agli acquisti della BCE sulle nostre emissioni del debito pubblico.

Già, perché, altro argomento di cui nessuno dei pensatori in radio o tv,  nessuno parla; commentatori o politici. In pochi anni l’Italia ha venduto alla BCE 330miliardi (trecentotrentamiliardi) di nostri bond. Grazie all’Europa e al QE (quantitative easing) lo spread è narcotizzato; pronto a ripartire alla grande. Perdio, vogliamo guardarla in faccia la condizione miseranda e pericolosa in cui siamo? Vogliamo smetterla di parlare a vanvera promettendo elemosine miliardarie da distribuire a pioggia, avando cassa vuota e un debito stratosferico?

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