Archivio per la categoria ‘politica’

Cittadinanza onoraria a Nino Di Matteo. Meritata e dovuta. I media zitti. La nostra amministrazione pure

Sono giorni che è in corso la requisitoria, a Palermo, del PM Nino Di Matteo, oggi nostro concittadino (anche) sia pure ancora da formalizzare dopo l’approvazione unanime in Consiglio Comunale, il 06 Dicembre.  Un imbarazzante quasi coincidenza perché è di pochi giorni dopo l’inizio del processo sulla trattativa Stato/mafia.

Ricordiamo in altri tempi e condizioni, una proposta di cittadinanza onoraria a Roberto Saviano, che l’allora Giunta Cereda ritenne di non accordare, motivandolo fra l’altro con un’assenza di un regolamento, considerato indispensabile perché il Consiglio potesse trattare e discuterne. Il regolamento per la concessione  della cittadinanza onoraria venne in seguito deliberato e approvato.

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Le imprese si confrontano e si incontrano a Buccinasco: per il Bene Comune

Qualcosa che ormai non è più marginale, che comincia a contare, a fare gruppo, finalmente si intravede nel rapporto fra imprese e politica. Quando si parla dell’Italia e del dopoguerra,  si sente il bisogno di una storia nel rapporto imprese/politica. Una storia che si deve conoscere e far conoscere di più, ma non è questa l’occasione per parlarne.

Il Circolo delle Imprese è iniziativa che viene dalla provincia lombarda. Il tessuto intenso di piccole e medie imprese, si muove con la dinamicità e la voglia di fare che le contraddisingue. La coscienza del proprio ruolo, la voglia di far conoscere in positivo la funzione dell’impresa come struttura autonoma (VEDI).

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Elezioni e Democrazia nel terzo millennio: dove potrà andare?

La Democrazia del secolo scorso non funziona nel terzo millennio. Per i nostri lettori non è una novità, ma questa constatazione che non si può contestare fatica a entrare nel comune sentire dei molti. Certo estranea alle questioni che dibatte il sistema dei partiti in competizione elettorale: i partiti sono interessati a conservarlo questo modo del fare democrazia che assegna il potere mediante il voto/delega.

Intervenire sui principi della Democrazia è questione di enorme rilievo. Non lo fanno i partiti, che mirano a conservare la delega, disponibili (neanche troppo) a considerare le forme con cui si applica (maggioritario, presidenziale in forma più o meno forte), ecc. ma stiamo vivendo una situazione che le motivazioni del voto/delega dell’Ottocento sono ogni giorno più deboli: analfabetismo diffuso e macchinosità nel raccogliere tempestivamente e agilmente la volontà dei Cittadini, adesso non ci sono più, ormai da decenni.

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Sprechi e efficienza: sanità e programmi elettorali

Un giorno sì e l’altro pure non manca il politico candidato che illustra l’efficienza del sistema sanità all’italiana, ripetendo il ritornello che, in rapporto al totale della spesa pubblica, l’Italia è il paese che investe una quota  percentuale minore, mentre viene considerato il più generoso nel coprire i servizi sanitari; il cosiddetto SSN (servizio sanitario nazionale).

per l’Italia sale al 7%, dice il rapporto. Il Ssn è un “datore di lavoro” di massimo peso nella Penisola, tanto che nel 2015 gli occupati nel comparto sono stati 1.796.000. Ma a questo dato ufficiale i ricercatori stimano di dover aggiungere 3-400mila lavoratorori “‘neri o grigi’ che si annidano soprattutto nell’area della cura alla persona”. Tutto compreso, dunque, nel settore lavora quasi un occupato su dieci nel Paese.

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Boschi, Commissione parlamentare, sistema romano, banche, fondazioni

Francamente sono stufo: non ne posso più di tutta questa pantomima della Commissione Casini sulle banche. Credo di non essere il solo, proprio non se ne può più. Una colossale presa in giro pre elettorale che deve essere chiarita. Il sistema dei media che sta al gioco e partecipa al teatrino delle marionette, seguendo i fili che tira il sistema romano.

Non si scopre solo ora che le Commissioni parlamentari sono una sorta di camera caritatis nella quale i partiti, le segreterie, i politici, reciprocamente si condizionano, perché tutti qualche scheletro nell’armadio lo hanno.  Quando lasciare le cose alla magistratura comporta qualche rischio, la soluzione sono le commissioni parlamentari. Che storicamente, sono servite a soffocare la ricerca della verità: non ce n’è una che in settant’anni abbia portato a qualcosa.

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Di Maio: un apprendista rispetto al ruolo. Ci prova

Stiamo parlando di un potenziale Presidente del Consiglio, candidato al ruolo per M5S che affronta una prova forse al di sopra delle sue possibilità attuali. Certamente anche partendo da fondamenta politiche economiche del suo movimento, che sono generiche e migliorabili, parecchio purtroppo. Qualora ne fossero forniti, per l’Italia sarebbe un Nuovo Rinascimento, e Dio solo sa quanto bisogno ne avremmo.

Devono correre, ma anche riuscire a selezionare un gruppo dirigente robusto, fatto di centinaia di persone, oltre che di ministri, soprattutto quelli di peso (Esteri, Interni, Economia, e diversi altri). l’esperienza di Roma, ma anche quella di Torino dovrebbe loro insegnare qualcosa. Preparare una squadra competente, nutrita, credibile è fondamentale per lariuscita, ma anche per la credibilità personale.

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M5S, Di Maio e il Governo: non ci si può proporre così

Vediamo, dalle notizie “internazionali” del candidato M5S Di Maio, il resoconto di un incontro avvenuto a Roma, Ambasciata di Norvegia, presenti anche i pari grado di Danimarca, Svezia, Finlandia e a rappresentanti di paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania). Se è veritiero quanto resoconta Huffingtonpost (VEDI), per il futuro dell’Italia c’è da preoccuparsi. Seriamente.

Si legga l’articolo, che è illuminante riguardo a ciò che sostiene il probabile primo incaricato di formare il nuovo governo dopo le elezioni. L’interesse dei paesi rappresentanti nell’incontro è legittimo: cosa si propone di fare M5S qualora fosse al governo? Il riassunto di Huffingtonpost, essenziale, dice tutto:

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Wasting review elettorale: responsabili i media e la scuola

Una riflessione dell’ottimo Carlo Lettieri  ci viene proposta su IBL. Stimolante, per una verità che denuda le parti meno nobili, le vergogne del far democrazia di questo periodo non glorioso. La lucida disanima delle ragioni di coloro che “vivono di politica” e puntano alla rielezione, per modifiche al bilancio che si propongono spese, per categorie o territori.

Dice Lettieri: sono i Cittadini che le vogliono queste cose; non si può dargli torto. Un metodo del rito elettorale fatto di spese nuove che si è protratto per troppo tempo e ha generato la montagna di debito pubblico. Che prosegue tuttora come un secolo fa, ininterrotto. Una tragica e sbagliata politica che ripete un rito oggi dannoso, che danneggia le nuove generazioni e rischia di mandarci a fondo.

La responsabilità è quindi dei Cittadini? Non ci sentiamo di condividere del tutto, c’è dell’altro. Il “popolo sovrano” come lo chiamano gli imbonitori, è stato tenuto sistematicamente analfabeta di economia e di democrazia: portato a badare al ritono immediato nella propria tasca. Settant’anni fa la scarpa destra, la sinistra dopo l’elezione di Lauro, adesso i 20, quindici, dieci, perfino i cinque euro per ogni voto; il piccolo beneficio che viene da una modifica di legge, ecc.

Colpevoli, volutamente colpevoli i nostri governanti che così hanno gestito l’istruzione, che così sostanzialmente impongono l’agire dei media. Giornalisti e direttori ridotti a esecutori, scribacchini, missirizzi (quegli omettini di legno che si piegano secondo il pollice di chi li regge in mano), megafoni di dichiarazioni insulse e interessate. Dei lacchè, sostanzialmente. Una democrazia che, se non avviene un ribaltone, sta avviandosi al viale del tramonto.

MANOVRA SPENDING REVIEW AL CONTRARIO

Il dietrofront politico, in vista delle elezioni

(Carlo lettieri 12 Dicembre 2017) Circa seimila emendamenti: è questa la massa di correzioni alla manovra che è stata presentata dai parlamentari. Per fortuna, nei prossimi giorni vi sarà una scrematura e poi dal 19 dicembre s’inizierà a esaminare il testo in aula. Tra le proposte volte a correggere la legge di bilancio vi è davvero di tutto e di più: dalla proroga degli studi di settori all’anticipo della web tax, alla riduzione dei contratti a termine.
A prevalere, a ogni modo, sono soprattutto le misure volte a favorire questo o quel territorio e questa o quella categoria. Le elezioni sono alle porte e quanti vivono “di politica” cercano di rafforzare i propri legami con elettori e gruppi di pressione.

Purtroppo, il calcolo particolare di breve termine (la rielezione) si trova in palese conflitto con l’interesse generale di lungo termine. Mentre bisognerebbe ingegnarsi a ridurre le spese, limitare l’area d’intervento dello Stato e – insomma – realizzare in Parlamento quello che il governo avrebbe dovuto fare se avesse seguito le indicazioni dei vari consulenti che avevano immaginato tagli al bilancio pubblico (da Carlo Cottarelli a Roberto Perotti, solo per fare due nomi).

In questi giorni deputati e senatori si sono lanciati in una sorta di spending review al contrario: suggerendo ogni genere di nuovo intervento e ulteriore regalia. Tra gli emendamenti si rinviene ogni genere di proposta: il prolungamento del bonus bebè fino al terzo anno di vita così come l’ampliamento della lista dei lavori usuranti, fino a una serie di misure specifiche per tanti piccoli centri. Non manca neppure la domanda di introdurre la detraibilità delle spese sostenute per pannolini e omogeneizzati. E anche indennità peri pescatori quando l’attività è sospesa, proposte per ripristinare nella precedente versione le province e molto altro.

Di fronte a queste richieste clientelari, è normale puntare il dito contro gli uomini di partito, ma in verità la situazione è ben peggiore. Questi politici assai inquieti (timorosi di non essere rieletti) si comportano in tal modo perché sanno che i loro elettori vogliono questo. I calcoli elettorali dei parlamentari di maggioranza e di opposizione pesano, senza dubbio, ma egualmente è necessario capire che larga parte della società chiede agli eletti di agire in tale maniera.


Non è del tutto vero che ogni società ha la classe politica che si merita. Chi entra in un seggio con una scheda ha in mano ben poco: le decisioni più rilevanti sono state già assunte prima e il cittadino viene quasi chiamato a ratificare un ordine di potere predefinito. Come disse un grande politologo siciliano più di un secolo fa, Gaetano Mosca, non siamo noi che eleggiamo i politici, ma sono loro che si fanno eleggere. Spesso i votanti scelgono il meno peggio e turandosi il naso.
Eppure bisogna ammettere che la maggior parte delle richieste indirizzate dai cittadini ai rappresentanti ignora che questo Stato elefantiaco ha prodotto un debito fuori controllo e una tassazione elevatissima, causando in tal modo bassi redditi, disoccupazione, servizi spesso scadenti e un generale clima di rassegnazione. In definitiva, davvero pochi sono senza colpe (Da La Provincia, 11 dicembre 2017)

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Elezioni e le cose da fare: dal FMI il PRO-MEMORIA PER PARTITI E CANDIDATI

La campagna elettorale per le nuove elezioni è partita e si sta sviluppando. Non a Buccinasco però, almeno entro la maggioranza non sembra esserci il problema; o meglio, si ritiene per ora stare alla finestra, non sapendo bene cosa scegliere fra le ipotesi di “sinistra progressista”, per ora due.  Si preferisce il basso profilo sperando che alla fine qualcuno trovi un tema “elettorale”.

Tema elettorale: la traduzione della locuzione in buona sostanza si può chiarire così: un argomento che accalappi il consenso di elettori idealmente vicini… ovvero metta in difficoltà i competitors (meglio, se ciò avviene con un unico tema). Un agire comune a tutti in Italia, senza che il sistema dei media riesca a farli parlare, sui temi veri per il paese. I media sembrano abituati a fare da diffusori di temi e argomenti che sono i candidati a porre. Un mondo alla rovescia.

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Antiriciclaggio, Europa, Governo, Buccinasco e… DIA

Da Luglio si sono susseguite una serie di decisioni aventi effetto di legge che riguardano corruzione e  riciclaggio. Tutte che anno ricadute sull’amministrazione del nostro comune (da cui finora non è emersa alcuna decisione al riguardo, nonostante l’Assessore antimafia). Cominciamo con la prima, che riguarda l’applicazione di una normativa europea sulle obbligazioni e controlli cui sono tenuti banche e una serie di soggetti, fra cui i sono stati inseriti i comuni che superano i 15mila abitanti (VEDI) il comunicato del Consiglio dei Ministri).

…  è stata ampliata la platea dei soggetti qualificati come ‘persone politicamente esposte’ nei confronti delle quali devono essere effettuati controlli più approfonditi:……….. rientrano nella nozione anche i sindaci dei comuni con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti e i vertici delle società da questi partecipate.

Buccinasco soggetto sensibile quindi. In concreto però cosa cambia e di che si tratta? Una spiegazione dettagliata la fornisce un sito specialistico per professionisti (VEDI). la questione in termini sostanziali la descrive anche ilfattoquotidiano.  Riepiloghiamola: il Italia è operante una norma che ha obbligato alla fornitura di tutti i dati sensibili per operazioni finanziarie in una banca dati nazionale: Archivio Unico Informatico.

Questa struttura fortemente voluta dalle strutture antimafia, consente agli addetti al controllo, di avere un esito immediato a ricerche su persone sotto indagine avendo tutte le operazioni in linea (banche, intermediari e professionisti vari). Ci siamo così dotati di un sistema dati unico e centrale, con evidenti vantaggi in tempestività e completezza delle ricerche, dagli effetti dissuasivi evidenti.

Con la norma europea gli obblighi di raccolta dati sono rimasti invariati; le sanzioni sono addirittura aumentate. Tuttavia l’obbligo del conferimento al big data è venuto meno, diventa facoltativo. L’effetto sostanziale è il venir meno di un’efficienza e tempestività investigativa, che adesso dovrà svolgersi presso centinaia di migliaia di professionisti… con l’efficienza che va a farsi benedire.

Che iL’archivio unico sia un effetto facilitante per transazioni a rischio riciclaggio e corruzione, è evidente.  Adottare una legge europea, unificante, su un tema così delicato e caldissimo, ma venendo meno  l’uso certo d’un sistema dati totale è un danno.  Riduce i trasferimenti di danaro entro i vari paesi dell’Unione ma è un vantaggio per chi ricicla, chi delinque; la corruzione. Se ne rende conto anche il governo che nello spiegare gli effetti della legge così si giustifica:

gli atti di recepimento di direttive dell’Unione europea non possono prevedere l’introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse (…)

Qualcosa di simile a: “siamo costretti ad applicarla così”. Il che è argomento ben povero: la condizione di un big data totale non sarà oggi possibile in tutti e 29 gli stati europei, ma è solo una questione di tempo.  Qualche anno, e potremmo essere tutti alla pari. Perché la norma europea allora non ha previsto l’obbligazione accordando tempi tecnici compatibili per tutti? Perché l’Italia non si è avvalsa della sua efficienza sostenendone l’utilità?

Domande che fanno male: abbiamo in Italia strutture composte di professionisti e magistrati di tutto valore, che portano risultati importanti. Togliere loro lo strumento così faticosamente, testardamente ottenuto, genera sconforto.

Anziché premiare e insistere su un percorso virtuoso, si genera un senso di sfiducia: i rapporti “multi tasking” fra politica, pubblici funzionari e anti-stato  è pervasivo….  I professionisti dell’antimafia di mestiere di casa nostra  vadano qui a rovistare e protestare pubblicamente, anziché limitarsi alle manifestazioni pubbliche che hanno l’effetto di un “fare ammuina”.

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Democrazia del Novecento in crisi: il mondo sta cambiando. Deve farlo anche la politica

La comunicazione partitica del mondo occidentale sono ormai dieci anni che è ridotta a ripetere argomenti storici, che in altri tempi sono stati essenziali, di cui non si puiò disconoscere il valore: la democrazia parlamentare, il ricambio di partiti attraverso il suffragio universale, la libertà di stampa, d’opinione e di pensiero. Argomenti che stanno diventando frusti, inutili se non controproducenti; forse si sta cominciando a capire qualcosa.

Il nocciolo a nostro parere sta nella fine della secolare crescita economica dell’Occidente, praticamente  ininterrotta. Adesso la globalizzazione ha spostato i centri di sviluppo economico. Il globo sta ancora crecendo nell’idustria, nell’economia, nel benessere. Sta avvenendo però in modo diverso, nei  paesi nuovi. Ne beneficiano tutti, ma meno, molto meno, il vecchio Occidente.

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Antimafia di parata; operatività concreta e qualche scheletro

Presentata da Alberto Schiavone per M5S  la proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Antonino Di Matteo.  Magistrato a Palermo con processi di peso di cui è stato giudice e PM (Falcone Borsellino e altri). in particolare, uno dei processi riguarda la trattativa Stato-mafia, nei quali si è scontrato con politici di grande peso, fra cui perfino Giorgio Napolitano.

Magistrato bandiera della associazione Agende Rosse (Cittadini palermitani e non solo, che sostengono la quasi provata trattativa Stato-mafia: l’agenda rossa è quella scomparsa dall’auto di Borsellino). Ecco una recente intervista a Di Matteo (VEDI). In Consiglio eravamo attenti sull’atteggiamento del PD e della maggioranza.

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Sicilia: vincono i moderati. Quello che non va

Vincono i moderati in Sicilia. Maggioranza assoluta nel Consiglio regionale. Nell’inconcludente succedersi delle amministrazioni cui abbiamo assistito, è difficile stabilire se sperare o rassegnarsi. La lunga tradizione di autonomia spreca risorse: si fa davvero fatica a individuare l’avvio di un percorso virtuoso, che consenta di risalire la china.

Più probabile che abbia ragione qualche siciliano doc, che auspica lo scioglimento della gestione regionale portando i libri in tribunale. Forse questo dovrebbe fare un Presidente, un Consiglio regionale, che si trovi fra le mani una situazione indebitata a miliardate di euro; l’incomprimibilità di spese di mantenimento perché vi sarebbe il crollo sociale dell’isola; quindi l’esigenza di fare un punto e a capo, ripartendo da zero.

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Lombardia e Veneto: VOTO per un domani migliore del Paese

L’articolo di Mingardi alla vigilia del voto è un contributo meditato e attento, che parte dalla storia per capire, dalla sua evoluzione rispetto agli altri paesi europei, cercando di individuare scogli e limiti. Uno è senz’altro condivisibile: la campagna eletorale in tono minore (probabile effetto della ben più grave crisi catalana che contrappone Barcelona e Madrid.

Non vi e cenno invece alla soluzione possibile dei trasferimenti fra le regioni più produttive e quelle che devono essere aiutate. La necessità di un supporto è fuori discussione: bisogna intervenire. Ciò che è altrettanto pacifico è l’inefficienza, gli sprechi, le distorsioni intervenute nell’Italia repubblicana da un flusso che, partito dalle regioni del Nord, è passato per Roma che si è incaricata di erogare le nostre tasse.

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Abolita la divisione dei poteri in Italia, il sistema romano fa quadrato

Che l’Italia sia un paese democratico è sempre più dubbio. Nelle varie classifiche internazionali siamo nella parte bassa dei paesi, spesso superati anche da stati africani o terzomondisti. Il debito pubblico, la crescita economica, la disoccupazione, l’efficienza, la corruzione, l’istruzione, la trasparenza,  l’evasione delle tasse e via elencando.

Queste classifiche tendono a mettere in evidenza quanto ci sarebbe da fare come Paese, come insieme di pubblico e privato. Imprese, P.A. Cittadini ecc. Se si va a scavare, è quasi inevitabile che il fulcro e il motore rotto che blocca il Paese veda al centro il sistema politico, che semplifichiamo in “romano”. Aiuta a rendere l’idea, perché da stato centralista, la delega divenuta potere delle segreterie dei partiti è il cancro da cui ci si deve liberare, pena la sopravvivenza.

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