Archivio per la categoria ‘politica’

Italia: l’argomento su cui parlare davvero, con il quale misurarsi

Un’ efficace e sintetica lezione di Andrea Dalseno, che invitiamo a leggere, si dovrebbe dire  studiare e studiare bene. a ficcarcelo in testa. In economia non esistono scorciatoie, i debiti si pagano e non c’è niente da fare: i fallimenti li fanno anche gli Stati. Si: anche gli Stati falliscono. L’Italia è un grande paese e tutto il mondo ha interesse a che non avvenga il tracollo.

Solo degl istupidi insipenti possono però pensare che l’attenzione dei mercati a proteggere l’Italia oltre che aiutare a superare lo scoglio in questa fase tempestosa, possa tradursi in un botto: “azzeriamo il debito” e ricominciamo. Non può essere e non sarà così, chi lo lascia intendere oltre che un fanfarone è anche un delinquente. Di più se è pure un politico e propone cose del genere (o le lascia intendere).

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Cambiare l’euro: da Europa stabile a svalutazione più ampia

Si può riprendere la dichiarazione di Savona pubblicata ieri in un commento, ma non è neppure necessario. Per spiegare cosa c’è in ballo basta tornare ai fondamentali. Investire facendo debito oggi non è compatibile con le norme su cui l’euro è nato. Regola che il nostro Parlamento ha messo nella Costituzione.

URRO: Una moneta stabile, che programma come svalutazione annua un 2,5% massimo. Oltre tutto sono anni che la svalutazione euro non riesce a raggiungere il 2,5%, il che ha effetti su una condizione che vede criticità e recessione in paesi periferici, i quali non riescono a controllare i propri bilanci, dovrebbero mantenerli entro i termini, oppure rientrare gradualmente se sono troppo indebitati (come l’Italia).

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Il nuovo che avanza: uomini nuovi che devono fare esperienza e l’Italia malata, seriamente

Europa, Euro, Germania, Italia: si sentono e leggono pareri che nulla hanno a che vedere con la realtà. Succede perché questi pareri vengono definiti “politici” dando così al termine la più sonora patente di  castroneria economica. Parole in libertà, con argomenti parzialissimi e ipotesi di soluzione prossime all’imbecillità (i minibond emessi solo dall’Italia per pagare i suoi debiti verso imprese e altri creditori nazionali,  di un “economista” della Lega, possibile ministro, ne è un esempio di questi giorni).

Detta in termini semplici: l’Italia dal dopoguerra ha fatto uso sistematico della svalutazione competitiva e la sua economia si è continuata a reggere sullo stampare moneta per poi ridurre il cambio con i paesi importatori dei prodotti italiani. Le imprese hanno imparato a gestire il sistema, la politica a considerare la spesa pubblica un pozzo senza fondo, che poi la svalutazione riduceva. Così fino alla nascita dell’Euro.

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Contratto di Governo per il Cambiamento: l’Italia è la prima

Lunedì un passaggio cruciale: il mandato del Presidente Mattarella a un Presidente del Consiglio incaricato. Può essere un nome proposto dai sottoscrittori del Contratto; se ne parla meno, ma può anche essere un nome diverso con un incarico limitato a un percorso elettorale entro pochi mesi. Quale che sia la scelta, gli effetti sulla politica europea (e non solo) saranno molto forti.

L’eventuale nuovo passaggio elettorale è probabile che generi un risultato ancora più forte delle forze anti-sistema (la Lega con il percorso compiuto si pone come alternativa, anche lei, al far politica delegata) che da un decennio almeno, in tutto l’Occidente e non solo, si è incapaci di affrontare. Sta mostrando la corda il far politica del secolo scorso. Le analisi di questa situazione si sprecano; poche lucide, a noi pare.

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Tajani parla a nome dei partiti vecchi: finalmente, e dice cose sagge

Leggendo l’intervista di Domenica su ilsole24ore (VEDI), il giorno prima che il nostro Presidente prenda una decisione sul Governo, arriva l’elenco delle priorità, che sono indispensabili; con un ritardo drammatico, su temi mai affrontati durante la lunga campagna elettorale;  neppure dopo le elezioni. Intervista da leggere… e su cui riflettere, che si affianca a una dichiarazione secca di Monti: il nostro spread resta basso grazie agli acquisti della BCE sulle nostre emissioni del debito pubblico.

Già, perché, altro argomento di cui nessuno dei pensatori in radio o tv,  nessuno parla; commentatori o politici. In pochi anni l’Italia ha venduto alla BCE 330miliardi (trecentotrentamiliardi) di nostri bond. Grazie all’Europa e al QE (quantitative easing) lo spread è narcotizzato; pronto a ripartire alla grande. Perdio, vogliamo guardarla in faccia la condizione miseranda e pericolosa in cui siamo? Vogliamo smetterla di parlare a vanvera promettendo elemosine miliardarie da distribuire a pioggia, avando cassa vuota e un debito stratosferico?

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Cosa c’è che non va, anche in ciò che dovrebbe essere il nuovo che viene

Succede ed è una replica. Ci viene in mente l’ex sindaco di Roma (Marino) il quale fa uso del bancomat comunale per andare una o due volte, con amici,  cena non istituzionale. Chissà quante altre volte è successo a più o meno piccoli, medi o grandi pubblici rappresentanti.

Andando al passato ci ricordiamo di una scenetta tutta partenopea di  Pomicino, un ministro all’epoca (o qualcosa del genere), il quale pretende di avere su frequenze riservate, con una sua compagnia di amici e sodali vari, di assistere in diretta a una partita di calcio, entro la sede RAi di Napoli. Con relativa reazione di funzionari che fanno diventare pubblica la smargiassata.

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M5S o partitocrazia? Non serve parteggiare … smettiamola di spendere sopra le nostre possibilità

Andrea Dalseno con un suo commento, come al solito diretto e ficcante, sul tema di come fare oggi nella politica nazionale, cerca di trovare le ragioni dei vari “protagonisti”. A noi le varie posizioni del momento proprio non interessano. Stando a questi pedestri livelli, il Paese non ne verrà fuori. Continuerà a spendere più di quanto produce, e rischia di andare a fondo.

Qualsiasi coalizione che veda M5S con il vecchio sistema è destinata a non cambiare niente. Continuerà  il contrasto d’interessi partitici, Quelli del Paese (gli interessi) vengono messi da parte.  M5S è un tentativo di alternativa che ha molti limiti, anche pesanti. Ma finora è fuori dal potere di Governo. Resti  fuori e  vada a governare quando i Cittadini gli avranno accordato la maggioranza. Se si omologa è un suicidio (con chiunque vada).

Da solo farà bene o male? Probabili errori, turbolenze sui mercati, montagne russe peggiori di oggi. Ma saranno costretti a misurarsi con i problemi del Paese: ridurre il costo annuale d’interessi del debito pubblico trasferendo i costi minori in investimenti. Oggi da questo tema non sono vicini (non  ne colgono l’urgenza estrema). Non è il caso di illudersi, per ora.

L’alternativa di un Governo dei partiti che non ne inglobi la grande maggioranza  la trovo incapace di affrontare il problema: devono esserci tutti o quasi. Possono farlo? Possono modificare i percorsi finora perseguiti di  spesa  per costruire futuro consenso? Un terno al lotto; ma è l’unica via. Anche qui con rischi di turbolenza non trascurabili. Ce la faranno? sarà un bene per il Paese. Se falliscono toccherà agli altri: è democrazia.

Per inciso, l’ipotesi di un ballottaggio che dia a una parte la maggioranza, non risolve il problema. Con l’altra metà in minoranza, una risistemazione comporta nel breve termine scelte che penalizzano il consenso. La minoranza va a nozze e raccoglie le proteste; quindi non si farà niente. Il Paese andrà avanti nel pantano, ogni giorno lentamente sprofondando.

Non vedo altre vie utili, altre ipotesi praticabili. Se arrivassimo al disastro, poi chissà cosa potrà succedere. Entrare in una contesa fra questi  protagonisti d’oggi proprio non interessa. Pensiamo al Paese e alle ipotesi praticabili (altre e diverse possono esserci; io non ne vedo).

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Il tempo e le decisioni del far politica

Premessa doverosa: il far democrazia ha i suoi limiti, anche seri. In questa fase non regge perfino la frase assolutoria: “per quanto malato e distorto nell’applicazione,  il metodo democratico della delega agli eletti è il meno peggio.” Siamo in un lungo periodo di stagnazione che, con le sue modeste variazioni, dovremo digerire ancora e conviverci. Soprattutto le nuove generazioni pagheranno gli eccessi di spesa da noi compiuti. Nostro dovere d’oggi è ridurre il debito, destinare ciò che oggi versiamo in interessi agli investimenti, per crescere nell’economia, nel lavoro.

La democrazia delegata ha finito l’elisir della crescita ininterrotta: dell’economia, dei consumi, del lavoro. Le promesse che i vari aspiranti e mestieranti partitici da sempre fanno, diventano sempre più demagogiche. Non possono dire agli elettori: per tre anni faccio tirare la cinghia a tutti,  lacrime e sangue perché dobbiamo smetterla di consumare il futuro di figli e nipoti. Nessuno lo fa, ma è logico: chi lo facesse verrebbe visto come un Savonarola, dalla credibilità zero, dopo le decennali promesse di salsicce.

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Festa della Liberazione: proviamo a liberarci davvero dalla divisione

Ormai è prossimo il 25 Aprile; c’è da aspettarsi la solita divisione. I cosiddetti antifascisti, che si considerano unici depositari della nuova Italia, quindi in possesso del diritto naturale di rappresentare la Festa della Liberazione: bandiere rosse, l’ANPI  e  partiti “progressisti”, insieme alla CGIL. Chi non è della loro partita è fuori, deve starne fuori. Pugni chiusi in alto, Bella ciao e Bandiera Rossa i canti ricorrenti; qualche volta anche l’inno nazionale.

Sono 73 anni che va avanti così. Queste occupazioni del 25 Aprile potevano trovare comprensione e perfino legittimità nell’immediato del tempo, con il buio dietro l’angolo, il Paese senza meta giunto nudo alla fine. Fine d’una guerra nata dalla vergogna maramalda lo stesso giorno in cui il governo di Francia lasciava Parigi. Il tentativo vigliacco di prendersi Mentone, Nizza e Savoia, sulle disgrazie dei cugini. Per non parlare dell’avventura in Russia….

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Antimafia davvero, non le parate… quanto la trattativa Stato/anti-stato pesa ancora sulla politica ?

Parliamo della proposta di cittadinanza onoraria al PM Di Matteo, quello che più di altri ha pervicacemente voluto, quasi imposto, la prosecuzione delle indagini, il rinvio a giudizio e ora la sentenza. A quanto ci viene ventilato, il magistrato avrebbe declinato l’offerta. La cittadinanza onoraria di Buccinasco non la ritiene gradita (sembrerebbe). Auguriamoci che la notizia poi venga smentita, ma il tempo sta passando e ciò non depone a favore.

Sarebbe uno dei tanti infortuni in cui incappa questa amministrazione: non è possibile raccogliere una proposta e farla diventare operante senza aver prima condiviso con il Cittadino onorario il suo consenso. Oltre al fatto che, non è certo per pavidità che il magistrato non accoglierebbe l’invito, non è il tipo.  Probabilmente dipende da cronache relative alle ammintrazioni susseguite che non sono proprio convincenti. Vi è anche la componente “politica”, che targa il magistrato dando al suo operato un carattere partitico (di parte).

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Macro-politica nell’Occidente: capire la crisi, soprattutto le necessità di cambiamento

Un’altra riflessione da massimi sistemi, che può sembrare distante dai nostri interessi. Fin dal nome questo blog riguarda Buccinasco, ne siamo coscienti. Quando però su temi di fondo si avvertono distacco o silenzi, crediamo utile, viene da dire doveroso intervenire. La crisi della democrazia nell’Occidente: parliamone.

Tutti i commenti su media e dai politici sono focalizzati sulla crisi della Democrazia, sui partiti storici, i governi, le maggioranze: stanno perdendo appeal, credibilità. I Cittadini allora vanno alla ricerca di nuove formazioni. L’Europa in particolare come istituzione si trova, ed è facile bersaglio per le colpe di ciò che non va, particolarmente debole e poco credibile rispetto a spinte nazionalistiche e euroscettiche che crescono.

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Casaleggio, Rousseau, e M5S… e la Democrazia: qualcosa ancora non torna

Che la Casaleggio Associati sia il motore, il perno su cui si è sviluppato M5S è palese e nelle cose. Farne una distinzione chiamandosi fuori dalla politica M5S come ha fatto Davide Casaleggio in una intervita su ilsole24ore (VEDI, la lettura vale la pena), è troppo facile definirlo una boutade: ecco cosa ha detto

Sia la Casaleggio Associati che l’associazione Gianroberto Casaleggio non hanno nulla a che fare con la politica. Sono entità, come ribadito più volte, totalmente estranee al M5S. Il mio impegno nell’associazione Rousseau è gratuito e non ha nulla a che vedere né con l’azienda che presiedo né con l’associazione in nome di mio padre, che ha uno scopo preciso: trovare spunti di dibattito e idee per capire il futuro. Una cosa che accomuna l’associazione Gianroberto Casaleggio e l’associazione Rousseau è che non hanno fini di lucro.

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Globalizzazione in crisi? Certo, in Occidente ma non solo

Da qualche mese, diciamo pure dalla gestione Trump, per semplificare: giornalisti specializzati, economisti diversi , insomma il mondo dei media, sta suonando un piffero: la globalizzazione è in crisi e bisogna correggere. O addirittura tornare indietro. Un movimento così rivoluzionario come la globalizzazione, in mezzo secolo sviluppatosi al galoppo, diciamo dopo la caduta del muro di Berlino, è un miracolo senza precedenti che sia avvenuto senza guerre.

Un evento che riguarda tutto il globo, tutti i paesi in tutti i continenti, è impossibile senza che nel suo percorso non richieda aggiustamenti. Che nel procedere si presentino esigenze di correzione è inevitabile; obbligato. Quindi ben venga un ripensamento circa una serie di aspetti, ma anche, in particolare,  circa  i tempi  di avanzamento.

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M5S e l’economia pubblica: si comincia ed è bene prestare attenzione

Succede che il candidato in pectore (come un cardinale, dato il ruolo atteso) per il MEF, ministero economia e finanza per il M5S. professor Andrea Roventini, docente alla normale di Pisa, pubblica sul blog (VEDI) un piano d’azione chiarissimo e determinato su un tema economico di grande, enorme rilievo. L’aspetto relativo ai nominati nelle aziende pubbliche.

Si tratta di 60 aziende che cubano 120miliardi di fatturato; come dice l’economista (di area Keynesiana viene qualificato, il che non entusiasma, nel terzo millennio). Chissà se l’economista si rende conto di star trattando del nocciolo (le noyau dur, in francese) dell’intrico di potere reale che sta sopra, di fianco, e tutto comprende del potere reale: l’occupazione dello Stato divenuto cosa loro.

Non si dovrà avere paura di riconfermare i manager che hanno ben operato e di congedare quelli che hanno deluso. Tutto ciò dovrà avvenire nella massima trasparenza, evitando logiche politiche spartitorie che possano promuovere manager appartenenti a circoli di potere, che affondano le radici nella Prima e Seconda Repubblica, e cercano di riciclarsi anche oggi, o fornire una comoda poltrona agli amici degli amici, o un buen retiro per i soggetti (es. capi di gabinetto, consiglieri di stato, direttori generali, etc.) non più graditi e privi delle competenze necessarie.

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Democrazia del terzo millennio: l’esempio svizzero di democrazia diretta

Sembra un paradosso il titolo di una riflessione di Carlo Lottieri su iltempo, ripresa da IBL (VEDI). La riflessione invece porta a considerare in modo critico, nel terzo millennio, lo stato nazionale centralistico. In particolare riguardo al concetto del vivere democratico, a tutte le criticità, gl’intoppi l’incapacità di rappresentare e fare da stanza di compensazione fra le categorie (o le classi, come si può dire).

Fatto sta che, il trascorrere dei secoli, sta portando in auge una centralità del localismo in una struttura statuale leggera, che molto corrisponde al consenso e alla tenuta sociale anche in una fase come quella che sta attrversando l’Occidente. Siamo ai primi passi di un’analisi sulla Democrazia del terzo millennio, ma il pensiero di Carlo Lettieri sembra cogliere nel segno, indica un percorso.

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