Archivio per la categoria ‘politica’

Genova, Europa liberale con peso leggero dello Stato, si fa marcia indietro?

Sono almeno vent’anni che l’Europa (con le sue decisioni assunte insieme), ha un indirizzo  di de-statalizzazione, di trasposizione delle attività e servizi per lo più statali, a società di mercato, contendibili, che agiscono in condizioni di libera competizione.

Un percorso contrastato nei singoli paesi, non solo l’Italia. Un poco tutti in Europa hanno rallentato a interpretato in modo “aggiustato” i principi. Noi in Italia abbiamo perfino fatto uso di un referendum per evitare competizioni fra concessionari privati (acqua). E qui arriviamo  al punto. La privatizzazione della gestione autostrade, frutto dei principi di mercato che riducano il peso dello stato, supportati dalla competitività di un sistema misto pubblico privato.

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Europa, la Francia, la sua politica coloniale

La Francia, paese europeo ma a modo suo. La Francia. Quella che ha promosso l’attacco a Gheddafi, su cui gli americani, dimostrandosi fallibili anche qui come in Iraq, hanno dato l’appoggio NATO. La Francia: quella che, ancora vive di un colonialismo di fatto,  ha attivamente promosso la spartizione della Libia dando credibilità a un generale suo vassallo sostanziale, per partecipare al banchetto del petrolio libico. La Francia, la medesima che continua a far parte della Comunità europea.

Insieme ad altri 26 stati membri la Francia è partner e tra i fondatori dell’Europa. La politica francese al riguardo ha, in diverse occasioni, anteposto i suoi interessi rispetto all’Europa. Insomma la sua visione dell’Europa si può far risalire a De Gaulle, col suo concetto “Europa delle patrie”. Visioni diverse della storia, che nel vecchio continente sono dure a morire.

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Politica: la funzione di controllo in Italia si pratica poco e male

Chi amministra la cosa pubblica, sia il sindaco del comune di Rocca Cannuccia di 100 abitanti, come il ministero per le opere pubbliche dal budget miliardario, esercita una delega sull’impiego dei fondi che il sistema di tassazione mette a disposizione. Potere pressoché assoluto, nella durata di cinque anni del suo mandato.

La gestione della spesa, per una serie di meccanismi che si sono evoluti nei decenni , ha reso la gestione del potere sempre più ampia, anche grazie a impostazioni che rendono la decsione formale di difficile accertamento. La catena di comando richiede una serie di passaggi spesso tortuosi, da un ufficio a un ente, per cui la firma sulla spesa è solo l’ultimo tassello che la spesa permette:  inizia l’avvio di un’opera.

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Bilancio Italia e l’ Europa: trasferire le colpe a Europa e mercati è puerile

È risaputo da tutti: l’Europa sta in mezzo al guado, funziona poco, spesso prevalgono interessi nazionali, politicamente ferma, senza un piano politico verso l’integrazione  e la semplificazione di leggi e normative.  L’Europa è così, si muove al rallentatore, anzi è bloccata.

Attenzione però: l’Europa è sicuramente una struttura collegiale che decide spesso all’unanimità, oppure a maggioranza. Qualsiasi governo può proporre iniziative, progetti, modifiche strutturali, senza limitazioni, può essere proposta, in contatti confronti e discussioni con gli altri paesi.  Dipende dalle adesioni che si raccolgono.

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Investimenti di stato, infrastrutture e sviluppo. Le priorità le stabilisce l’economia

Il Governo del Cambiamento finora non sta governando, ma solo preparandosialle elezioni. Finora la politica è soprattutto immagine. Slogan peraccattivarsi il “popolo sovrano”. In altri termini esche buttate perché vi sia chi abbocchi. Per ora al governo si sostituisce la proclamazione dell’uno o dell’altro della combinazione siamo agli slogan: la ricerca di consenso in questo modo non è di interesse per il paese.

Non staremo qui a descrivere le dichiarazioni dell’uno o dell’altro (spesso contrastanti). Meglio non entrare in polemiche sui singoli tempi e la loro  vacuità. Proviamo a fornire qualche strumento di   analisi economica sulla natura delle scelte, che in questa fase riguardano le grandi opere pubbliche, gli investimenti in corso.

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Democrazia del terzo millennio. La delega ok ma il controllo?

Fin dal Settecento il problema di un sistema democratico basato sulla delega ai rappresentanti scelti dai Cittadini ha approfondito e discusso il contenuto della delega. La democrazia diretta (che comprende anche il controllo dei Cittadini sugli eletti) è stata messa in soffitta. L’esempio svizzero, che prevede il referendum per ogni incremento di spesa e per gl’investimenti, è rimasto un esempio chiuso in mezzo all’Europa.

Per quasi due secoli è andata bene così. Gli eletti strutturati in partiti hanno colto presto il contenuto di “potere” che c’è nella delega con un voto solo, ogni cinque anni. I referendum sono stati regolati escludendo le voci di spesa (ma va?). Quindi la delega è diventata potere di spendere senza contropotere significativo. I partiti sono diventati i proprietari del bilancio dello stato.

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Lo SPRAR… a Buccinasco si realizza il programma… anche se non verranno soldi ?

Adesso è partita la gara per il programma di integrazione che riguarda migranti della cui natura non conosciamo nulla, almeno finora, con un progetto che si chiama SPRAR . La sigla ce la spiega dopo il Documento Unico di Programmazione allegato al bilancio preventivo triennale. Si tratta di un programma di spesa deciso dal Ministero Interni (precedente, Minniti), con il quale si finanziano i comuni perché questi “migranti ospiti” si integrino.

Il Ministero Interni si trova a gestire somme che vengono dai singoli stati europei che non rispettano le quote del tratato di Dublino. Questo trattato stabilisce che ogni stato europeo si obbliga a accogliere un numero definito. Se non lo fa, paga una sanzione, la quale va a finire al “paese di prima accoglienza”, che questi Cittadini è obbligata a tenerseli. Un compenso forfait per i costi che l’Italia è costretta a tenersi.

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Quando si dice parlar chiaro del Sindaco: dal verbale trascritto

Le parole scritte hanno un peso e un senso neutro: manca il tono, la gestualità, il muoversi del capo, lo sguardo. Per non parlare delle pause, quasi mai trascritte. Nonostante ciò il discorso trascritto mantiene un suo fascino, per così dire neutrale.

Le parole scritte in questo modo diventano stabili, neutre, a formare un senso letterale e preciso degli intenti dell’oratore. Non si tratta più di un suono che transita, parola dopo parola, e passa, lasciando nella memoria un’incisione per così dire “debole”, che poi perde smalto, gradualmente impallidisce. Ecco perché abbiamo atteso il testo trascritto del Consiglio Straordinario sulla mozione di sfiducia del sindaco.

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Italia: un paese dal diritto come un pongo: l’esempio della “rivolta migranti” lo dimostra

I mezzi della guardia costiera nel mediterraneo sono impediti dal raccogliere migranti che non siano in condizione di serio pericolo per la loro vita. Cosa è successo allora fra la Vos Thalassa (che significa mare vostro; vostro, non nostro!) e la guardia costiera che comanda la Diciotti? Nulla di preciso, con i media che stanno facendo di tutto per confodere le acque. Fumo, imprecisioni, ipotesi incerte a nascondere I FATTI.

I fatti: intanto la nave, di cui si dice la proprietà olandese (Vroon). Ma è registrata a Genova come si vede dallo scafo, portavoce della Vroon è: Cristiano Vattuone, come tutti i 12 marittimi. Tutti italiani. Chi sia il capitano che ha chiesto soccorso alla Diciotti non lo abbiamo trovato sui media. La nave non è una ong, ufficialmente; sarebbe un mezzo di supporto a una piattaforma petrolifera  francese TOTAL  (che però “spesso è stata chiamata a soccorrere migranti nelle acque libiche”(Repubblica: 10 Luglio).

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PD a Buccinasco (sinistri compresi): un ripensamento per il bene del paese

Adesso è facile dare per finito il PD: quasi una moda, che viene naturale, quasi banale. Il discorso che riguarda il colosso post-comunista non è così semplice e facile. Un’analisi su dove stia andando può diventare un trattato, cercheremo di semplificare, senza animosità, anche se il comportamento della nostra attuale amministrazione ogni giorno trova motivi di conflitto; sembra quasi che lo cerchi, il conflitto.

In generale si può partire dalla fine  della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino. Quarant’anni fa: il mondo non è più diviso in due, soprattutto diventa superata la concezione ideologica del far politica: la messianica missione di redimere il mondo superando la divisione in classi, perde di scopo e di senso logico, perché la rivoluzione viene dai mercati, dalla globalizzazione.

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Quest’Europa delle nazioni dove mai andrà a finire?

Vi sono temi che ci vengono addosso, che avvertiamo pressanti e di primaria importanza, mentre non ne troviamo traccia o quasi nella pubblicistica italiana, ma anche europea, per quel che è dato conoscere. Uno di questi è il progetto Europa. Qualcuno si ricorda di Lisbona del 2.000 con il progetto fino al 2020? Qualcuno ci fa conoscere lo stato in cui siamo? cosa è superato, quanto c’è da cambiare, cosa è in programam per un riesame? Silenzio, silenzio: si procede day by day.

Le fasi di crisi fanno emergere sempre i lati deboli di ciascuno di noi: la paura del domani ci fa tirare i remi in barca, guardare con sospetto i vicini, sfruttarne le debolezze a proprio vantaggio. È sempre stato così, con gli occhi della storia è un deja vu, prevedibile. L’Europa però ha una storia di almeno sessant’anni  nella quale si è pianificato il superamento degli stati nazionali.

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Africa, i disperati della terra, l’Europa, la Chiesa

Riceviamo dal nostro lettore Cesare, copia di un articolo apparso su ilGiornale a firma Michele Brambilla, una penna storica che ha attraversato Corriere, Provincia, La Stampa, Libero, il Giornale, la Gazzetta di Parma. Sensibile ai temi religiosi, come del resto questo di cui ci racconta Cesare.

La questione che affronta Brambilla non è banale e le sue motivazioni le ha, sono concrete se rivolte all’interno del mondo cattolico. Sul tema d’oggi troviamo però l’esigenza di un tiro da alzare, per colpire la politica; a cominciare dall’Europa. La Chiesa ha fatto e altro compie “in situ”; lo fa da secoli ed è meritorio. Ciò che oggi si richiede è qualcosa di più, molto di più.

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Milano solidale e Salvini: qualcosa non torna

Che Salvini faccia uso di qualsiasi motivazione dal risultato che spera per sé positivo nelle elezioni comunali d’oggi  (o anche nelle europee, che lui segretamente spera anche nazionali, nel Giugno 2019), può essere assodato, dato per pacifico. Intanto una riflessione va fatta: perché questi temi basic trovano attenzione e riscontri nei sondaggi?

Il suo agire rende evidente quanto è stato trascurato o tralasciato dai governi precedenti. La casta partitocratica ha giocato per sé la politica e fatto uso di elemosine per attrarre consenso, lasciando una serie di problemi irrisolti; peggio si potrebbe dire: mercanteggiando un poco di deficit in più in cambio di una politica Europea acquiescente a Bruxelles, Berlino, Parigi.

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Macron, l’état c’est moi, moi (la France) surtout? I francesi lo sveglino

Le condizioni della Libia dalla fine di Gheddafi, 2011, con l’intervento della NATO (entro cui la Francia del presidente Sarkozy ha svolto un ruolo prevaricante), evidentemente coltivando interessi molto terreni (anzi sotterranei, ad esser più precisi, petroliferi), vede la Francia come istituzione maggiormente responsabile. La Francia aspira a “condividere” o forse anche a sostituirsi all’Italia, sulla gestione del petrolio libico.

La Francia ha supportato e tuttora fa da spalla al generale libico  che occupa la Cirenaica: l’area che ha riserve petrolifere imponenti. Lo sostiene contro la Comunità internazionale, che riconosce il Presidente insediato a Tripoli. Contribuisce così a tenere divisa la Libia. Non riesce a cavare un ragno dal buco, non riesce a trovare un accordo con L’Italia (l’ENI in questo caso); Si arrabatta per ottenere risultati e lo fa in tutti i modi. Capita  che siano approssimativi.

Nei paesi sub sahariani, quelli ex francesi (Costa d’Avorio, Senegal, Mali, Niger, Burkina Faso, Camerun, oltre la Tunisia), e altri vicini, nella zona, sono i luoghi di provenienza dei “migranti”. Da li sono organizzati parti rilevanti dei tragitti che attraversano il Sahara, arrivano al meridione della Libia e qui vengono gestiti dalle organizzazioni tribali che lucrano sull’invio. Altri ne vengono dal Corno d’Africa (Sud Sudan, Somalia, ecc.).

Per controllare i flussi bisogna fare i conti con questi “capitribù”. Senza nulla di ufficiale, i governi italiani con questo sistema trattano (pagano o tacitamente acconsentono a quantità predefinite). Nulla di ufficiale, ma sostanzialmente condizionato in una partita nella quale i “migranti” sono la merce, mentre compravendono gli altri: capitribù, Italia/ENI e potentati libici (per la parte che contano). va avanti così da anni.

Quando cambia il governo a Roma, ci sono coloro che devono trattare il rinnovo delle condizioni. Non vi sarà nulla di scritto e ufficiale; il non scritto ma fattuale, però è ciò che conta. In questa situazione, con il “Governo del cambiamento” a Roma, qualcuno dei “furbi” servizi segreti francesi, è possibile che abbia attivato il ministero, fino all’Eliseo (a Macron) perché si sostituisse la Francia nella funzione di “garante” dei flussi di “migranti”.

Al punto che, a crisi non ancora risolta a Roma, a Parigi sono stati ricevuti una decina (o più) di capitribù libici. Incontri senza comunicati ufficiali sostanziali; di cui non si capisce l’utilità, se non per l’interesse delle aree petrolifere (che però non sono le tribù a controllare, ma i militari). Ecco che, trascorsa una settimana, dopo la stasi elettorale, dalla Libia partono i “migranti” a migliaia. Forse c’è chi spera che poi il nuovo governo italiano digerirà, (e Parigi avrà ottenuto un punto di vantaggio?). Ipotesi, solo ipotesi che mettono in fila tempi e reazioni.

Se a Parigi qualcuno deve aver rilasciato assicurazioni di via libera al traffico di “migranti”, dopo lo stop di Salvini si trova in imbarazzo e deve in qualche modo far vedere che non è un millantatore. . Se questo è lo scenario (e grosso modo ci siamo, non siamo lontani), ecco che chi si è impegnato deve far vedere che conta, che c’è. Sarà un caso ma ecco che arriva la dichiarazione sproloquiante dell’Eliseo, del portavoce di Macron.

Allora ci siamo… possiamo venire al punto. Posto che Macron non può rimangiarsi le promesse che deve aver lasciato intendere in modo forse eccessivo, ricevendo ufficialmente all’Eliseo “personalità” libiche extra statuali, al di fuori e al di sotto del decente. La concezione della Francia come stato assoluto che risale a Louis XIV: lo stato sono io, nel terzo millennio fa ridere. Sta facendo male a se stesso (poco male), alla Francia (questo è già più rilevante), ma anche all’Europa (ciò è gravissimo).

C’è una lezione che si può derivare da questa faccenduola da apprendista stregone fuori posto: noi italiani dobbiamo in Europa rifiutare qualsiasi accordo spartitorio sull’accoglienza. L’Europa deve dotarsi di un sistema diffuso e efficiente di formazione e selezione dei nuovi europei di domani: in Africa. Fare in modo che arrivino preparati per lavori e competenze, per cultura e conoscenze linguistiche, tali da dar loro concrete possibilità di inserimento futuro.

Bisogna investire, magari anche di più rispetto all’oggi, ma utilmente si può farlo solo così. Non siamo più nel colonialismo delle cannoniere, dello sfruttamento schiavistico similare, di poveri ultimi della terra che magari sono sfruttabili economicamente, ma non potranno mai essere inseriti e far parte dell’Europa di domani. I francesi stanno vivendo adesso il problema degli ex tunisini e algerini emarginati e resi estranei, tenuti fuori dall’Europa entro la quale lavorano.

Che proprio loro, con i problemi che hanno in casa, proseguano con questi metodi sbagliati, che tanti danni stanno lasciando, è sorprendente. Ma al peggio non c’è limite… non ce n’è mai. Ci sbaglieremo, ma Macron con l’uscita di ieri, ha giocato molto del suo status, in Europa ma anche in Francia. Gli resta finora il vantaggio di non avere alternative. Che l’Europa (e i nostri nuovi) imparino la lezione.

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Italia Germania: ragioni e torti. Ma anche una lezione per casa nostra

Passati dieci giorni dal Contratto di Governo, si può cominciare a compiere una riflessione su quanto succeduto e sulle reazioni internazionali che ne sono venute. Come nostra capacità, abilità, o  se si vuole deduzioni logiche ma prive di riscontri, cercheremo di darne una nostra lettura.

Partiamo dalla stesura del Contratto, che avrà coinvolto un insieme limitato di persone, ma pur sempre consistente (facciamo un centinaio) fra protagonisti, suggeritori, fino a trascrittori e passacarte. L’Italia non è un paese secondario. La sua importanza globale è riconosciuta dal PIL e dal debito pubblico. La guerra fredda è finita ma i servizi segreti sono sempre indispensabili.

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