Archivio per la categoria ‘politica’

CPI Centri per l’Impiego. Due miliardi per assumere ma i risultati?

Sulla perplessità che viene dalla gestione pubblica del collocamento già altre volte ne abbiamo accennato. Una delle spese previste dal Governo del Cambiamento è intesa a rafforzare i Centri per l’Impiego, mettendoci 2 miliardi (l’anno? Sembra probabile). Nel sottolineare la genericità della proposta, e soprattutto i dubbi di una sua realizzazione efficace, ci è di aiuto oggi ilsole24ore (VEDI).

Uno dei motivi di questa spesa riguarda il rendere efficiente il sistema di proposta di lavoro ai percettori del “reddito di cittadinanza”. Prima perplessità: i CPI nel 2017 hanno trovato lavoro al 3% dei nuovi occupati il 97% lo ottiene per altre vie. Personali ma in forma consistente attraverso le agenzie di somministrazione (lavoro interinale).

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Casaleggio mette le mani avanti? Forse. Si sta accorgendo dei rischi?

Andrea Dalseno ci dice la sua sull’uscita sorprendente di Davide Casaleggio. Che non gl’ispira fiducia: può essere comprensibile. Tuttavia va detto che il figlio del fondatore del sistema Rousseau, non ha interessi diretti da difendere legati alla pubblica amministrazione. Appare comprensibile che possa rendersi conto di un percorso che, da imprenditore, possa finire su un binario morto, o peggio, con uno scontro.

Certo che il suo allarme arriva a partita orma prossima alla chiusura e Calsaleggio si trova clamorosamente smentito dai suoi burattinai, che esaltano e addirittura fanno festa perché riescono a spendere 41 miliardi in più facendo debito. La riflessione di Andrea che ne segue è condivisibile, un’utile lezione di economia di mercato. Di quanto ce ne sia bisogno nel nostro povero Paese possiamo immaginare. Grazie per le riflessioni e gli spunti, che interamente condividiamo.

Spese correnti o investimenti improduttivi sono solo l’anticamera del fallimento!

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Italia, il Lavoro e il Paese: lo stato dell’arte e il dovere di chi governa

“Sono un imprenditore e so che ci sono momenti in cui bisogna investire per poter crescere, altrimenti si viene spazzati via. Credo che l’Italia si trovi in questa situazione. È importante capire cosa succederà e implementare misure di prevenzione e sviluppo”

Parole di Davide Casaleggio che rimbalzano da un’intervista su ilcorrieredellasera. Hanno  del sorprendente se si va indietro di qualche anno e con la mente si torna alle prime elaborazioni del padre Gianroberto unito a  Beppe Grillo.  Erano gli anni in cui si teorizzava la “decrescita felice”, il rifiuto dell’economia competitiva e aggressiva, che corre verso un’infinita crescita.

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Imbecilli a posti di responsabilità? Capita che siano utili perché descrivono realtà

Che un funzionario dello Stato di nomina politica, affermi diktat palesemente fuori da leggi e normative costituzionali, che lo faccia (in modo voluto o accidentale) così palesemente come una registrazione ufficiosa, anzi di fatto ufficiale, lo pone nella condizione di essere posto nella categoria degli imbecilli (termine d’origine latina, frequente l’uso nel francese imbecile) che ci piace nella definizione che ne dà il Devoto Oli:

Imbecille (agg. Sm e f): Persona dalla limitata capacità di discernimento e di buon senso o dal comportamento stolido.

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Buccinasco: gestione condivisa aperta a tutti, o burrone a separare maggioranza e minoranza?

Una riflessione che qui in Città Ideale è stata affrontata altre volte. La riprendiamo perché il tema ci sembra importante per Buccinasco e la nostra Comunità, come metodo che deve trovare la più larga adesione possibile. Dal dopoguerra il far politica si è caratterizzato per aspetti divisivi prevalenti, che adesso sono ampiamente superati e devono essere accantonati.

Uno, quasi naturale dopo la conclusione drammatica della guerra civile, è stato l’anti-fascismo assurto a ideologia propria e specifica, allo scopo di spaccare, di tener fuori la parte perdente della guerra civile. L’anti-fascismo è un non senso, a pensarci bene. Se il fascismo è l’ideologia dello statalismo accentratore, totalitario (il totalitarismo è termine italiano poi esteso a significare le ideologie che pongono lo Stato sopra ogni cosa pubblica o privata, cui tutto è soggetto). In sequenza il totalitarismo si è manifestato nel Comunismo, Fascismo e Nazismo (nazionalsocialismo).

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Il bilancio Italia 2019: il Governo del Cambiamento; quali le decisioni ?

Siamo a Settembre: venute le decisioni da prendere sul bilancio Italia. Vista la sequenza in accelerazione delle dichiarazioni generali su ciò che si vuole, su chi è il nemico, su quello che si rifiuta, fino al parossismo che coinvolge il paese e l’Europa, adesso si deve parlare davvero di cosa è prioritario fare. Non possiamo esimerci, perché si stanno avvicinando le sentenze.

Prima ancora dell’Europa e della commissione che deve ratificare il bilancio 2019 dello Stato, cominceranno le agenzie di rating… questione di ore. Il nostro è un Paese grande; rimane fra le prime sette o otto economie del mondo. Nel contesto complessivo  dell’economia mondiale, un giudizio di criticità sull’Italia e sul debito italiano, la sua sostenibilità, può generare riflessi a catena di cui non tutto è controllabile. Non si è sicuri di dove si andrà a parare.

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Statalismo che ritorna: è questo il Governo del Cambiamento?

La combinazione giallo-verde si compone di provenienze ideali distinte. In prevalenza sostenuta da pulsioni e principi dell’impresa (piccola soprattutto poiché l’Italia è fatta così, ma non solo piccola, soprattutto nelle regioni industrializzate), nella  quale più si ritrova l’area che si richiama alla Lega.

Di spinte soprattutto dirigistiche, dalla diffusa sfiducia e scarsa considerazione verso l’iniziativa privata, qui si trova il nuovo che si identifica in M5S. Ne abbiamo avuto espressioni ripetute, violente addirittura, in relazione alla tragedia del ponte Morandi di Genova, ma non solo. I contratti internazionali sulle infrastrutture, nella loro generalità vengono visti con diffidenza.

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Giallo Verdi dall’Italia all’Europa? scenario che può sembrare fantapolitico ma purtroppo realistico

Si è capito quasi da subito che l’intento del Governo del Cambiamento, nelle intenzioni dei promotori non era per subito. Quasi dall’inizio, dal giuramento dei ministri al Quirinale, il piano comunicativo non cambiava. È proseguita da tutte le nuove truppe la politica elettorale fatta di denunce e critiche verso i partiti sconfitti, soprattutto verso l’Europa.

Di Maio e Salvini si rimpallano gli stessi temi, con qualche differenza, sostanziamente marginale. Ogni discussione interna viene vista per i problemiche si ritengono individuati, mantenendoli nella padella a soffriggere, perché tali restino, i problemi come descritti. La cucina non prepara i piatti, le soluzioni da offrire al paese; cura il mantenimento, tenendo il fuoco allegro a sufficenza perché sia caldo e occupi la parte prevalente del “dibattito politico”.

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Genova, Europa liberale con peso leggero dello Stato, si fa marcia indietro?

Sono almeno vent’anni che l’Europa (con le sue decisioni assunte insieme), ha un indirizzo  di de-statalizzazione, di trasposizione delle attività e servizi per lo più statali, a società di mercato, contendibili, che agiscono in condizioni di libera competizione.

Un percorso contrastato nei singoli paesi, non solo l’Italia. Un poco tutti in Europa hanno rallentato a interpretato in modo “aggiustato” i principi. Noi in Italia abbiamo perfino fatto uso di un referendum per evitare competizioni fra concessionari privati (acqua). E qui arriviamo  al punto. La privatizzazione della gestione autostrade, frutto dei principi di mercato che riducano il peso dello stato, supportati dalla competitività di un sistema misto pubblico privato.

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Europa, la Francia, la sua politica coloniale

La Francia, paese europeo ma a modo suo. La Francia. Quella che ha promosso l’attacco a Gheddafi, su cui gli americani, dimostrandosi fallibili anche qui come in Iraq, hanno dato l’appoggio NATO. La Francia: quella che, ancora vive di un colonialismo di fatto,  ha attivamente promosso la spartizione della Libia dando credibilità a un generale suo vassallo sostanziale, per partecipare al banchetto del petrolio libico. La Francia, la medesima che continua a far parte della Comunità europea.

Insieme ad altri 26 stati membri la Francia è partner e tra i fondatori dell’Europa. La politica francese al riguardo ha, in diverse occasioni, anteposto i suoi interessi rispetto all’Europa. Insomma la sua visione dell’Europa si può far risalire a De Gaulle, col suo concetto “Europa delle patrie”. Visioni diverse della storia, che nel vecchio continente sono dure a morire.

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Politica: la funzione di controllo in Italia si pratica poco e male

Chi amministra la cosa pubblica, sia il sindaco del comune di Rocca Cannuccia di 100 abitanti, come il ministero per le opere pubbliche dal budget miliardario, esercita una delega sull’impiego dei fondi che il sistema di tassazione mette a disposizione. Potere pressoché assoluto, nella durata di cinque anni del suo mandato.

La gestione della spesa, per una serie di meccanismi che si sono evoluti nei decenni , ha reso la gestione del potere sempre più ampia, anche grazie a impostazioni che rendono la decsione formale di difficile accertamento. La catena di comando richiede una serie di passaggi spesso tortuosi, da un ufficio a un ente, per cui la firma sulla spesa è solo l’ultimo tassello che la spesa permette:  inizia l’avvio di un’opera.

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Bilancio Italia e l’ Europa: trasferire le colpe a Europa e mercati è puerile

È risaputo da tutti: l’Europa sta in mezzo al guado, funziona poco, spesso prevalgono interessi nazionali, politicamente ferma, senza un piano politico verso l’integrazione  e la semplificazione di leggi e normative.  L’Europa è così, si muove al rallentatore, anzi è bloccata.

Attenzione però: l’Europa è sicuramente una struttura collegiale che decide spesso all’unanimità, oppure a maggioranza. Qualsiasi governo può proporre iniziative, progetti, modifiche strutturali, senza limitazioni, può essere proposta, in contatti confronti e discussioni con gli altri paesi.  Dipende dalle adesioni che si raccolgono.

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Investimenti di stato, infrastrutture e sviluppo. Le priorità le stabilisce l’economia

Il Governo del Cambiamento finora non sta governando, ma solo preparandosialle elezioni. Finora la politica è soprattutto immagine. Slogan peraccattivarsi il “popolo sovrano”. In altri termini esche buttate perché vi sia chi abbocchi. Per ora al governo si sostituisce la proclamazione dell’uno o dell’altro della combinazione siamo agli slogan: la ricerca di consenso in questo modo non è di interesse per il paese.

Non staremo qui a descrivere le dichiarazioni dell’uno o dell’altro (spesso contrastanti). Meglio non entrare in polemiche sui singoli tempi e la loro  vacuità. Proviamo a fornire qualche strumento di   analisi economica sulla natura delle scelte, che in questa fase riguardano le grandi opere pubbliche, gli investimenti in corso.

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Democrazia del terzo millennio. La delega ok ma il controllo?

Fin dal Settecento il problema di un sistema democratico basato sulla delega ai rappresentanti scelti dai Cittadini ha approfondito e discusso il contenuto della delega. La democrazia diretta (che comprende anche il controllo dei Cittadini sugli eletti) è stata messa in soffitta. L’esempio svizzero, che prevede il referendum per ogni incremento di spesa e per gl’investimenti, è rimasto un esempio chiuso in mezzo all’Europa.

Per quasi due secoli è andata bene così. Gli eletti strutturati in partiti hanno colto presto il contenuto di “potere” che c’è nella delega con un voto solo, ogni cinque anni. I referendum sono stati regolati escludendo le voci di spesa (ma va?). Quindi la delega è diventata potere di spendere senza contropotere significativo. I partiti sono diventati i proprietari del bilancio dello stato.

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Lo SPRAR… a Buccinasco si realizza il programma… anche se non verranno soldi ?

Adesso è partita la gara per il programma di integrazione che riguarda migranti della cui natura non conosciamo nulla, almeno finora, con un progetto che si chiama SPRAR . La sigla ce la spiega dopo il Documento Unico di Programmazione allegato al bilancio preventivo triennale. Si tratta di un programma di spesa deciso dal Ministero Interni (precedente, Minniti), con il quale si finanziano i comuni perché questi “migranti ospiti” si integrino.

Il Ministero Interni si trova a gestire somme che vengono dai singoli stati europei che non rispettano le quote del tratato di Dublino. Questo trattato stabilisce che ogni stato europeo si obbliga a accogliere un numero definito. Se non lo fa, paga una sanzione, la quale va a finire al “paese di prima accoglienza”, che questi Cittadini è obbligata a tenerseli. Un compenso forfait per i costi che l’Italia è costretta a tenersi.

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