Archivio per la categoria ‘politica’

L’Umanità, l’Etica, il Prossimo e la loro gestione politica

Ci viene inviato un riepilogo di posizioni che hanno al centro l’uomo e le sue criticità, i deboli, gli ultimi. La conseguente richiesta implicita di partecipazione, di attenzione, di umanità… In chiave evangelica l’amore che al prossimo è dovuto. Come si fa a non essere toccati e coinvolti da questi appelli?

La gestione dei politici, di coloro che pro tempore hanno il compito nell’ inizio di terzo millennio che stiamo vivendo,  di affrontare problemi di questo spessore epocale, sono spesso forzati pro o contro le proposte che ciascuno sostiene. Ne viene facilmente un sapore che sa di diverso, di razza, di ripulsa: che naturalmente è spesso una forzatura; tuttavia riesce a muovere comportamenti e convinzioni, condizionandoli.

La nostra convinzione: il tema politico deve trovare indirizzi globali condivisi, che portino a soluzioni soprattutto (non totalmente) interne alla terra d’origine. C’è molto da elaborare per riuscire a separare la congerie di interessi dei diversi stati dall’azione che l’Umanità tutta è chiamata a affrontare. Superare le profonde carenze dell’oggi.

Molto è cresciuto negli ultimi decenni: le morti per fame, i milioni di sottonutriti si riducono, ma moltissimo resta da fare. L’urgenza è massima. Ecco allora che le riflessioni inviateci trovano la loro importanza e attualità. Dobbiamo farle nostre e operare perché diventino sempre più di molti, di tutti. Per questo lo pubblichiamo (titolo della redazione)

L’Uomo e gli Ultimi: lezioni da non dimenticare

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Gli impegni assunti e divenuti legge dello stato vanno eseguiti

Il tema delle spese strategiche rivolte alle generazioni future prende. Bisogna che se ne parli anche se il Governo del Cambiamento in queste settimane non è nella condizione giusta per arrivare a un compromesso che accontenti tutti: le lezioni si avvicinano e nessuno è disposto a scelte che potrebbero avere conseguenze nel consenso. Il tema è di un’importanza vitale mentre le conoscenze in materia di economia sono poco diffuse. Dobbiamo fare uno sforzo di conoscenza perché l’interesse del Paese, delle future generazioni, lo richiede. Ce lo impone

(Andrea Dalseno 15 Febbraio 2019) Piccola premessa: non sono contrario per principio (alle analisi costi/benefici, ndr), anzi, le analisi costi/benefici sono doverose, benché quando si tratta di fare previsioni di lunghissimo periodo (30 anni o più) la cosa diventi più che altro un esercizio accademico.  Il problema, però, è che le analisi costi/benefici vanno fatte, prima, non dopo aver firmato gli accordi! E vanno fatte cum granum salis non come il ministro Toninelli, che di lavoro faceva l’assicuratore!, che sceglie come referente uno che nel 2017 scriveva (tradotto al volo dall’originale in inglese):

Il solito ricorso al principio di precauzione nel caso del progetto HSR non è nemmeno necessario. Dati economici, considerazioni energetiche, questioni legali, impatto ambientale, potenziale impatto sull’ambiente, esperienze negative di altri progetti suggeriscono che il treno ad alta velocità Torino-Lione non è una priorità reale per l’Italia e l’Europa e la sua costruzione dovrebbe essere immediatamente interrotta. (VEDI)

…. e gli permette di scegliersi i collaboratori, tutta gente che in un modo o nell’altro aveva collaborato con lui in passato (tranne uno che, non a caso, non ha firmato la relazione, è giunto a considerazioni opposte e non è stato messo in condizione di mettere ufficialmente nero su bianco quel che pensava!). Ci si poteva forse attendere un esito diverso? Ovviamente no, e infatti l’esito era ampiamente previsto (VEDI). Nello specifico, sulla relazione ci sono diversi aspetti, dal punto di vista economico, che non mi tornano:

1) A quanto pare considerare tra i costi le minori accise non sembra prassi consolidata e, in ogni caso, non si capisce perché, allora, non considerare tra i ricavi le maggiori tasse e contributi sociali versati in caso l’opera si facesse.

2) La valutazione andrebbe fatta sulla spesa sostenuta dall’Italia non sulla spesa complessiva. Degli altri, che potrebbero avere “interessi” diversi, non ci si deve preoccupare. Faccio un esempio pratico: supponiamo di lanciare una moneta, non truccata, e di scommettere un euro a lancio. Se viene croce si perde, se viene testa si vincono 1,5 euro. E’ conveniente? No! Si spendono, mediamente, due euro per averne indietro 1,5; il valore atteso è negativo! Però, se qualcuno ci proponesse di mettere 70 centesimi (e noi solo 30) e di dividere in caso di vittoria, la nostra posizione cambierebbe radicalmente: dovremmo mettere 60 centesimi per vincerne 75! Positivo, si fa! Il progetto globale non cambia, ma per noi diventa conveniente! Perché qualcuno dovrebbe metterci dei soldi? Forse perché ha obbiettivi diversi, un progetto più ampio del quale noi siamo solo un tassello, e via discorrendo.

3) Cosa succede in caso di ripensamento? Quanti e quali costi vanno sostenuti? Quali penali? Pare che l’accordo sottoscritto nel 2013 metta a rischio per 5 anni i fondi europei! Quali le ripercussioni su altri potenziali progetti, come, ad esempio, il porto di Trieste (che si trova sulla direttrice del corridoio 5 e che, senza, potrebbe non avere senso)? Si badi bene: se devo spendere 100 (e non 350 perché 250 li mettono soggetti diversi e non mi interessano) per completare l’opera e 50 qualora non la facessi, il calcolo costi benefici non va più fatto su 100 (e non, ripeto, su 350), ma su 50! Dovrei, cioè, spendere 50 per completare un’opera che mi darà un beneficio di X (piuttosto che spendere 50 per non avere niente!).

Per inciso, la somma dei costi, diretti e indiretti (perdita di benefici, dei fondi europei, stop ad altri progetti, danni, penali) potrebbe, da sola, essere un multiplo del costo necessario per finire l’opera, non una frazione. Ecco perché le analisi vanno fatte prima e non dopo!

I grillini, che in campagna elettorale hanno sparato una stupidaggine dietro l’altra e se le sono dovute rimangiare quasi tutte, ormai si aggrappano con le unghie e coi denti alla loro ultima bandiera, NO-TAV, costi quel che costi! Come si vede, non sempre il cambiamento è positivo, si può finire dalla padella nella brace quando si votano persone incompetenti (se non in malafede).

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Investimenti e spese correnti: la TAV è un esempio macro

Ho una casa su un crinale, che è collegata alla via carrozzabile sottostante da una scalinata (60 gradini). Per i normali andirivieni da casa al paese il percorso pedonale è sufficiente. Diventa meno efficace se devo portare pesi (merci). Se l’andirivieni casa paese diventa troppo frequente perché la famiglia è aumentata e adesso sono venuti nuovi vicini, che lavorano a 50 km.

Si comincia con un progetto di strada che si innesta sulla via del paese. Il costo diventa consistente; facciamo 100 al metro fra fondo, strutture di sostegno laterali, e quanto altro. Siamo a 15.000 per 150 mt. La strada è conveniente rispetto alla situazione attuale? Costo zero, con la scalinata attuale. 15mila solo per la realizzazione della strada, più le manutenzioni nel tempo, e quanto altro.

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M5S: ciò che può essere migliorabile è molto, ma c’è anche del buono

Avere l’animo libero, impegnarsi a valutare le questioni che si presentano, cercando di evitare i pregiudizi, è faticoso da assumere come usuale procedere. Discorso che vale in generale, diventa più difficile essere compresi  quando si parla delle scelte politiche, nazionali o locali.

Quando si parla di politica siamo malati, colpiti da un virus che ci è stato somministrato per settant’anni. I partiti ideologici ci hanno somministrato la politica come divisione, cercando di convincerci che il modo di pensare è fatto dai buoni e bravi che hanno sempre ragione (ogni partito che parla), gli altri il male assoluto che hanno sempre torto.

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Francia e Europa: politica coloniale, e un poco di storia, utile per capire

In questi giorni l’Europa e la sua politica estera è tema dibattuto, a causa di una questione fatta emergere per merito del premier Conte: Francia e Germania hanno sottoscritto ad Aquisgrana una sorta di trattato, con il quale le parti dichiarano possibile la rinuncia della Francia quale Membro Permanente del Consiglio di Sicurezza ONU, sostituita dalla Germania.

Ora i membri permanenti all’ONU non hanno scadenza; il loro stato di membri permanenti  deriva dall’essere le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale. Perché si possa concretizzare l’ipotesi  di Francia e Germania di cui i media ci hanno informato,  è indispensabile una profonda revisione dello statuto su cui si regge l’ONU.

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Colonialismo, neocolonialismo, Francia Regno Unito e polemiche politiche

La globalizzazione comporta, o meglio dovrebbe portare a meglio conoscere e approfondire questioni globali che fino a ieri ci erano lontane. In Italia, ma possiamo dire in tutto il mondo occidentale, il tema del colonialismo è stto velocemente archiviato. Pensiamo all’Italia e alle sue colonie, oggi fra i più disastrati e scombinati paesi africani (Eritrea, Somalia e Libia, su tutti).

Non tutto il colonialismo è stato uguale, anche se ogni occupazione per tutti è nata dallo sviluppo degli approvvigionamenti di materie prime, allargamento dei mercati in epoche fortemente nazionaliste e difese daziarie delle produzioni nazionali. Su questa base vi sono state gestioni più efficaci, come il Regno Unito e l’Olanda (non che fossero prive della componente rapina). Altre molto meno, dalla veduta più corta, volte a sfruttare al massimo quanto andava bene per i colonialisti; chi ha visto nelle crescita possibile l’esigenza di un futuro autogestito, chi no.

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M5S e piattaforma Rousseau: il nuovo fatica e il futuro promette

Il Governo del Cambiamento, nella sua componente più nuova: il M5S. Quella che dovrebbe più e meglio segnare il cambio di passo rispetto alla fase ormai decrepita del far politica delegata, appropriatasi della delega, impegnata soprattutto ai ritorni  che vengono da un potere espropriato al popolo. M5S sta mettendo in mostra tutta la debolezza di un nuovo scarso se non vuoto di obiettivi e cultura di governo.

Provvedimenti e indirizzi d’azione che calcano soprattutto il vecchio frusto sistema del vecchio: la ricerca del consenso facendo uso dei soldi pubblici, aumento delle tasse e del debito. Un nuovo che non c’è, nei fatti. Contenuti politici che sembrano estratti da discorsi da bar, ove tutto è ridotto a slogan semplici, a verità banali.

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Accoglienza migranti buona o buonista? Le differenze ci sono: è bene conoscerle

Cominciamo con il tema dei rifugiati, migranti, profughi, naufraghi, esuli, o come altro si intende classificarli. In parole povere africani del Sud Sahara che in questi anni si sono sottoposti al viaggio della speranza. Ricordo un film del dopoguerra con italiani disperati che d’inverno passavano le Alpi per recarsi in Francia: materia per accorare spettatori con occhi lucidi e lacrime che spuntano.

La questione italiana possiamo sintetizzarla in due tempi: la fase dei governanti fessi, che barattano l’accoglienza  nel primo paese di sbarco, contro un finanziamento europeo per accoglienza e integrazione. Fase durata un decennio, dalle conseguenze drammatiche, di cui ci si è accorti poi, quando la frittata è scoppiata in tutta la sua gravità, raggiunti i 650mila “irregolari”.

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Governo del Cambiamento: M5S ritorna al trapassato remoto, ma anche passato prossimo

Può essere utile una riflessione sulle pulsioni emotive che portano  scelte politiche verso i “non partiti”, intesi come movimenti fuori dalle ideologie. I partiti storici sono nati e poi formati  su presupposti ideologici forti. Repubblicani, Liberali, Socialisti, Comunisti, Democristiani, ecc. Termini entro cui possiamo ancora oggi identificare un’idea di società, un modo di pensare, un obiettivo politico da realizzare.

Il crollo del socialismo reale ha provocato la caduta di tutto il castello ideologico costruito in due secoli. In poco tempo le ideologie si sono mostrate deboli, incerte e insicure; qualcosa di cui diffidare e stare alla larga. Cosa ha sostituito le ideologie nei nuovi movimenti che si sono costruiti come alternativa? Senza fare la storia (sarebbe interessante in questo contesto un’analisi del movimento personale Forza Italia), vediamo cosa ci troviamo oggi gli aspiranti,  i contendenti alla guida del paese.

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Perché chiamare Sicurezza un decreto che si propone di mettere ordine a un gravissimo pasticcio costruito nello scorso decennio?

Una delle pratiche mutuate da Renzi (Buona Scuola, ad esempio), quella di denominare con slogan accattivanti le decisioni del governo, viene riproposta e praticata in forma più sistematica dal nuovo governo, a cominciare dal Contratto per il Cambiamento. Sono seguiti il Reddito di Cittadinanza, l’assegno di Dignità, e via enumerando decreti dal contenuto non sempre pertinente rispetto al titolo attribuito al Governo.

Il vicepremier e Ministro dell’Interno Salvini ha definito il decreto relativo ai migranti che si trovano in Italia irregolarmente, “Decreto Sicurezza”. La questione che ha i maggiori effetti sulle normative vigenti (o, diciamo così, delle pratiche di fatto lasciate correre anche se non proprio corrispondenti ai principi fondanti dello Stato), riguarda l’introduzione di un divieto per i sindaci di poter rilasciare la residenza a migranti che non abbiano titolo per stare nel nostro paese.

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Costituzione e autonomia amministrativa: al Sud mette paura

Una questione nazionale che sta montando e di cui i media parlano poco o per nulla. La richiesta di applicare le norme di autonomia delle regioni previsto dalla Costituzione, così come per i comuni e le province (o ex).

Finita la Lega Nord alla Bossi e Maroni, che ha avuto fin dalle origini il motivo fondante dell’autonomia regionale, fino a prefigurare ipotesi di recessione, dopo ormai 20 anni dalla modifica costituzionale in senso autonomista, finalmente le regioni del Nord hanno trovato il percorso procedurale che consente di discutere con lo Stato in materia di autonomia.

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Auguri all’Italia col Governo del Cambiamento, perché cambi davvero

Il mondo intero sta entrando in un periodo problematico. Un periodo di stagnazione, se non di recessione, nel nostro Occidente è fra gli eventi prevedibili se non probabili. Proprio ieri un economista di vaglia ritiene che forse il 2019 la sfanghi… forse. La speranza di spostare un poco più in là l’orso dell’economia (che non è solo borsa o finanza, ma riguarda tutto, lavoro compreso.

Noi in Italia non ce ne siamo accorti del decennio felice che ha riguardato USA, Europa e tutto il globo, con una crescita annuale del 2%. Questo periodo è la dimostrazione di quanto siamo stati inetti in Italia. I nostri governanti sono stati molto al di sotto dei compiti che richiedeva il periodo, più volte sollecitato da Draghi: far uso del denaro facile immesso sul mercato, che non costava molto, per ridurre spese e investire sullo sviluppo.

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L’Europa che non funziona e su cui l’Italia non agisce

Il cambiamento lo stanno incastrando nelle beghe di casa nostra i governanti che lo dovrebbero  praticare. Pensano alle prossime elezioni, e l’Europa è argomento elettorale facile. Intanto in Europa chi è interessato al proprio paese si fa gli affari propri. Colpa dell’Europa o dei paesi fondatori messi fuori e inchiodati sul debito pubblico?

L’Europa è fatta di 28 Paesi, alcuni in qualche modo condizionabili dai due big Germania (reale) e Francia (molto meno), ma altri, e non sono pochi, certamente disponibili a un discorso di crescita condivisa, dalla politica unitaria che punti alla crescita continentale. Ma l’Italia una strategia per l’Europa ce l’ha? Senza temere smentite, si può dire no.

Italiaoggi (VEDI) ci fa conoscere un problema potenzialmente rilevante, che l’Europa spazza sotto il tappeto, riguardante soprattutto Deutsche bank: 26mila miliardi il fatturato, poco meno di 100mila dipendenti è una banca globale, ancorché non pubblica. Passato da 40 euro nel 2015 il titolo è ora di poco superiore a 7 euro. La valutazione Standard & Poor è BBB+.

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INPS: il bilancio “sociale” 2017… quante cose s’imparano!

Su questa relazione nei media di ieri (compresi radio e tv, per quelle che abbiamo ascoltato) non è apparso nulla, al bar sport si direbbe “una bella fava”. L’unica eccezione trovata è un succoso rendiconto in un articoletto di Italiaoggi (VEDI). giornale dedicato a professionisti, non certo conosciuto dal grande pubblico.

Eppure questi dati (alcuni ne riporteremo) meriterebbero di essere conosciuti da tutti, diffusi e stampati nella mente. Di chi lavora e versa, ma anche di funzionari e dipendenti INPS, delle imprese (ma queste anche se non precisa, la situazione l’hanno ben presente). I politici lo sanno già, ma loro sono interessati al consenso, ai voti.

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La crisi dell’Occidente e il momento della verità: un paragone fra Italia e Francia

In questi giorni le manifestazioni che stanno avvenendo in Francia spiegano molte cose, che cercheremo di spiegare. Intanto, cosa che passa sotto traccia sui media, la motivazione di fondo delle proteste deriva dalla manovra finanziaria sul bilancio 2019. Una di queste riguarda l’incremento sui carburanti che per il settore agricolo è rilevante; il che certamente ha mobilitato gli agricoltori, ma ciò è una delle cause, neanche la più rilevante.

Se si confrontano le linee d’azione di Italia e Francia, dei due governi, si possono individuare condizioni di partenza situazioni simili, parallele. Su tutto il costo della macchina pubblica: lo Stato, la spesa pubblica, pesa troppo rispetto alle entrate e il deficit è strutturale, da decenni. La Francia ha affrontato la crisi del 2007 con un debito pubblico molto inferiore rispetto all’Italia: ha potuto sostenere l’economia facendo debito in misura maggiore dell’Italia. Questo vantaggio ormai è finito, con il debito ormai prossimo al 1005 del PIL.

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