Archivio per la categoria ‘Lavoro’

Ciclofficina: 100mila euro nel nulla. Adesso non sanno cosa farne e spenderanno ancora

Verranno nuove spese? È probabile e saranno sempre spese che servono a dare lavoro alla “popolazione Sinta”. La delibera di Giunta di questi giorni risale alle origini (2010, Giunta Cereda), come ci racconta la solita prolissa delibera di Giunta (n. 172 del 04 10 2017, pubblicata il 06: VEDI). Viene richiamato in questa delibera un provvedimento del 27 02 2010 (sempre gestione Cereda), relativo a (testuale):

progetto esecutivo relativo ai lavori urgenti di completamento presso il  campo Sinti finanziato interamente dalla Prefettura di Milano

Provvedimento che, dice la delibera (con un salto logico che ci sembra confuso), a seguito del finanziamento viene assunto in gestione dal Provveditorato Opere Pubbliche, con la denominazione  modificata in: “Lavori urgenti di completamento presso il Campo Sinti in Comune di Buccinasco – realizzazione Ciclofficina”.

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Stipendi comunali: produttività a pioggia e pretese sindacali

Mentre a Buccinasco è in programma una delibera che modifica la gestione del personale comunale che attribuisce alla Giunta di poter fare ciò che vuole, ma di questone parleranno in Consiglio fra poco, nel vicino comune di Trezzano (sempre targato PD) sembra avviata una vertenza sindacale sulla questione del  “fondo di produttività”: quella cosa che nella pubblica amministrazione è distribuita secondo criteri discrezionali ripartendole in funzione delle categorie, un poco a tutti (VEDI).

L’articolo è chiaro e descrive passaggi diversi, grazie alla lettera del sindaco. In pratica il Comune ha assunto 11 nuovi dipendenti (che sono una fonte di consenso nuovo, di voti). Naturale che così  la “produttività” (probabilmente misurata in base alla pianta organica, che forse risale a quando non c’erano ancora i PC), si riduce; la base spalmabile diventa minore.

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Lavoro: contrattazione nazionale e crescita del Paese

Come sempre in economia, le spinte dirigistiche che impongono al mercato obiettivi che sono estranei all’efficienza, all’ottimizzazione dell’insieme mercato, si traducono in condizionamenti pesanti che frenano le legittime aspettative di crscita e si traducono in penalizzazioni per tutti. soprattutto dei meno fortunati. In chi parte svantaggiato.

Naturale che liberare dalla contrattazione nazionale l’area privata, poi farebbe emergere l’illogico privilegio dei dipendenti pubblici che, lavorino  Bolzano o a Scoglitti, percepiscono lo stesso stipendio nazionale, mentre il costo della vita è marcatamente diverso. I sindacati sono portati ad opporsi perché se la lor ofunzione rappresentativa nei contratti appare solo a livello aziendale, il peso e la funzione osciale rimangono ma il condizionamento politico si riduce.

Si prospetta da sempre uno scoglio forte da superare, ma che almeno si assumano la responsabilità, loro sindacati, della funzione di freno, di palla al piede che assumono tenendo ferma soprattutto la parte del paese meno fortunata che ne avrebbe bisogno. Leggiamo la bella riflessione di Lottieri

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Il Sud, il lavoro e la contrattazione nazionale

La questione non viene discussa dai media, per lo meno da quelli più diffusi e popolari. Siccome il tema è di rilevanza primaria (sia per l’origine: FMI il Fondo Monetario Internazionale che per gli effetti che si propone: il rilancio dell’economia in Italia, soprattutto nel Sud), ci sembra giusto sottoporlo.

Prendiamo lo spunto da una riflessione autorevole: Carlo Lottieri, docente in sociologia, filosofia e politica, fra i fondatori di IBL. La pubblicazione avviene in Tempi, settimanale di prestigio dichiaratamente espressione di Comunione e Liberazione.

Il tema riguarda la contrattazione nazionale dei contratti di lavoro, e delle conseguenze negative, che fanno perdurare lo svantaggio e penalizzano il Sud e le diverse aree di minor occupazione nel nostro paese. Lo pubblicheremo in due tempi, perché la lettura sia più agevole.

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Ritorna il voucher: si rinnova la canea dell’ignoranza ideologizzata

Un agire esclusivamente ideologico che sta uccidendo il paese. I sindacati che sarebbero da mandare davvero a vangare (professione da cui provenne Di Vittorio, che non a caso fu uno straordinario rappresentante dei lavoratori), invece di fare politica, essere pervasivi fino alle cose più banali, portando le aziende in tribunale per un nonnulla quasi sempre strumentale.

Come nell’abolizione del voucher (strumento che opera in ogni Paese d’Europa; impiegato ben di più che da noi, con entrate robuste per gli enti e il nero ridotto, grazie a controlli sistematici). No! Da noi il costosissimo sistema pubblico è incapace di mettere in atto un sistema di controlli con un minimo di efficienza. Sembra quasi una strizzata d’occhio ai sindacati che così propongono l’abolizione.  Oggi , con un nome diverso, sono reintrodotti poco e male. Ce lo spiega IBL, che lo valuta così:

…..  la reintroduzione dei voucher, abrogati per evitare il referendum che si sarebbe dovuto tenere a fine giugno e ora di nuovo introdotti con più ampi limiti. …..  il metodo seguito dal governo è stato quello di lanciare il sasso e nascondere la mano, venendo incontro alle esigenze del mercato del lavoro ma evitando il costoso conflitto, in termini politici, con i sindacati.

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Impiego di nostri soldi sbagliato: le giustificazioni confermano

Fra le spese improprie della compagine in uscita (che intende riproporsi, nonostante il disastro nel quale lascia Buccinasco) una delle tante riguarda lo sportello lavoro. Ne abbiamo già parlato, con motivazioni che a noi paiono indubitabili. In sostanza sono stati impiegati importi da centinaia di migliaia di euro, in quattro anni, per svolgere un compito che sul territorio è già svolto da istituzioni e operatori diversi.Fra questi anche i comuni del milanese che si coordinano garantendo una presenza (questi però costano, anche se molto, molto meno).

Interessano i numeri che dal comune vengono sbandierati? Per niente. Prima di tutto perché l’attività svolta non ha nessun valore economico. Non c’è alternativa misurabile: chi può sostenere che i risultati (molto miseri del resto) non sarebbero intervenuti per i beneficati? Davvero pensano di avere il monopolio delle offerte per Buccinasco?

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VOUCHER: un miliardo e quattro di nero in più

Con un decreto urgente, il governo ha abolito il voucher. Lo ha fatto per evitare un referendum che sarebbe costato, che probabilmente non avrebbe raggiunto il quorum (50% degli aventi diritto, dimensione che sterilizza, rende spesso inutile la volontà die Cittadini), ma che avrebbe avuto un effetto di galvanizzazione della sinistra e neo sinistra, oltre che del sindacato CGIL.

Già, perché dei sindacati la CGIL è l’unica confederazione a aver gioito, che ha approvato la soluzione. Comprensibile perché ha raccolto le firme del referendum, ma micidiale errore economico per il paese. La CISL ha invece bocciato l’abolizione. Errore micidiale anche per i lavoratori. Tutti lavoratori i percettori di voucher, che adesso saranno trattati peggio, molto peggio sul piano dei diritti, della dignità personale, ridotti a lavorare in nero, senza regole.

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Lavoro nel terzo millennio e le elezioni a Buccinasco

Chi legge Città Ideale con sufficiente continuità avrà chiara l’immagine che ha per tema il lavoro in questi anni (e nei prossimi a venire). Una serie di temi, purtroppo poco trattati nei media, genera scarsa informazione e per conseguenza sviluppa tematiche esterne al nocciolo delle questioni. Diffusione di cui a Buccinasco si ha prova da come questo inizio di campagna elettorale li affronta.

Il lavoro lo fa la crescita dell’economia, delle attività complessive nel paese, che generano sviluppo, occcupazione e sviluppo. L’art.1 della costituzione che lo pone come diritto, non può generare lavoro di per sé. Quindi la politica, anche la politica locale: deve preoccuparsi e avere come obiettivo agire perché il lavoro aumenti a Buccinasco perché si riducano le condizioni di criticità che invece sono aumentate e aumentato ancora.

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Assunzioni indeterminate a fine mandato: grave errore e costi salati

Il personale del nostro municipio nel bilancio preventivo ha superato il costo  di 4 milioni. Senza dar conto dell’insieme dei servizi che sono stati esternalizzati nel periodo e per ciò stesso posti al di fuori del costo del personale (la biblioteca, oggi gestita da una cooperativa; lo sportello lavoro, che prevede l’affido a un ente esterno; gli esempi non soli, ora sottomano).

Senza che in questo importo siano (come dovrebbe) considerati i compensi agli amministratori eletti (la Giunta). Oltre alle spese per “consulenze” esterne spesso motivate da insussistenza interna di competenze adeguate. Il lavoro non è fatto solo di dipendenti diretti ma di un insieme che comprende professionisti e tutti i servizi affidati all’esterno. Il bilancio questo valore di spesa non appare in  contesto omogeneo; diventa difficile parificarlo un anno con l’altro.

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Sportello comunale lavoro: spese elettorali o che altro?

Questa amministrazione continua a impiegare le risorse dei Cittadini versate con le tasse, per impieghi nominalmente  “sociali”: che vuol dire di nessuna utilità per la Comunità complessivamente intesa, rivolte a cittiadini in ocndizione di criticità di qualsiasi natura, in questo caso il lavoro. Tutto regolare? Non proprio, per diverse ragioni che proveremo a chiarire.

Lo Sportello Lavoro è reparto fantasma entro il comune di Buccinasco (e entro quasi tutti i comuni italiani) fino alla comparsa del mandato Maiorano. Perché la funzione è svolta da una serie di istituzioni pubbliche e private (le aziende interinali, quelle specializzate in ricerca e selezione, i cacciatori di teste, le strutture on line che hanno diverse specializzazioni in modo da poter indirizzare, ecc.

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Voucher e normativa: correttivi senza presa in giro

Intanto su questi referendum della CGIL a Città Ideale pare manchi qualche criterio logico nell’applicazione: è evidente che un referendum più favorevole a chi lavora trovi il consenso della grande maggioranza dei votanti: un successo facile quindi per chi lo propone. In senso largo però i votanti che di lavoro vivono si trovano in un potenziale conflitto d’interessi. Nella sostanza certe materie non dovrebbero essere trattabili con lo strumento del referendum, oppure qualcosa nei meccanismi dovrebbe tenerne conto.

In questi giorni si parla dell’art. 18: il principio che stabiliva il diritto al lavoro a prescindere dalla condizione dell’impresa. Impresa pubblica o privata costretta a tenersi il dipendente anche se per le più diverse ragioni, la sua presenza in azienda si rivelava un danno, un costo non sostenibile.  Un’imposizione esterna, superiore, che poneva all’azienda perdita di autorevolezza, rendendola debole.

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Referendum della CGIL e il contenuto dei quesiti TRE

Qui siamo alla terza assurdità. In questo caso Ichino affronta la questione su un piano di tecnica giuslavoristica. La descrizione che ne da è molto meno comprensibile, soprattutto a chi non mastica la materia. Il problema sul piano funzionale noi lo riteniamo diverso. I controlli sui sistemi cooperativi e sulle attività collaterali a questi, sono carenti nella normativa.

Il controllo è stato delegato alle confederazioni che controllano le rispettive coop che alle confederazioni s’iscrivono. Evidente ciò che deriva: le confederazioni (aree bianca, rossa e verde) hanno interesse a proteggere le proprie coop iscritte e fanno controlli, quando li fanno, all’acqua di rose. Ne vengono frequenti dissesti di coop che non pagano dipendenti, che non versano contributi e falliscono.

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Referendum della CGIL e il contenuto dei quesiti DUE

Continuiamo con l’analisi di Ichino che affronta la questione dei voucher. L’assurdità di annullare il voucher è  fuori discussione. Si tornerebbe a milioni di ore lavorate in nero, con un danno serio per l’INPS che con i voucher incassa centinai di milioni; fosse annullato verrebbero meno. Ichino non si addentra neppure nel merito, ponendo una questione preliminare, che taglia la testa al toro. Da leggere la efficace e semplice proposizione che esprime.(VEDI)

Voucher Buoni-lavoro

Il quesito mira all’abrogazione dei tre articoli del decreto legilativo  n.81/2015  che contengono la disciplina del lavoro accessorio. Questa forma di rapporto di lavoro (per esempio: lo sgombero di una cantina, la raccolta delle olive nell’arco di pochi giorni, una serie di ripetizioni private) non richiede gli adempimenti formali propri del lavoro ordinario: con i buoni, o voucher, acquistati alle poste, in banca o anche in tabaccheria, l’obbligo contributivo previdenziale viene assolto automaticamente.

A questo proposito, credo che tutti, anche i promotori del referendum, sarebbero pacificamente d’accordo su ciascuna di queste due affermazioni: A) “I buoni-lavoro svolgono una funzione positiva se fanno emergere il lavoro nero, assicurando maggiore trasparenza e protezione per la persona coinvolta”; B) “I buoni-lavoro producono un effetto negativo se consentono la trasformazione di lavoro regolare in lavoro accessorio col conseguente abbassamento dello standard di trattamento della persona coinvolta”.

Se concordiamo su entrambe le affermazioni, la questione non si può risolvere a colpi di nuove norme o abrogazioni. Il problema sta solo nello stabilire quale parte dei 115 milioni di voucher da 10 euro utilizzati durante l’ultimo anno rientra nel caso A, e quale nel caso B. Lo si può stabilire soltanto con le necessarie rilevazioni sul campo. Compiuto questo accertamento, discutere sul che fare in modo pragmatico sarà molto più facile e più producente. (Pietro Ichino – lavoce.info – 22 Dicembre 2016)

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Referendum della CGIL e il contenuto dei quesiti UNO

Pietro Ichino è tecnico conosciuto (e deprecato fra i progressisti del gambero); non richiede presentazioni. Ha da poco esposto su lavoce.info una sua analisi dei quesiti sul lavoro (se così si possono chiamare) che riguardano tre distinte questioni: l’art. 18, i voucher, la responsabilità solidale dell’appaltante sulle retribuzioni dell’appaltatore.

Distintamente li pubblicheremo perché, come è d’uso negli ambienti sindacali, si chiarisca e capisca il contenuto. Da anteporre a quest’analisi il fatto che la corte costituzionale dovrà esprimersi sulla corrispondenza dei quesiti alla legge e ai principi informatori del referendum. Un’altra cosa assurda che dopo l’impegnativa e costosa raccolta delle firme arriva il parere di legittimità sui quesiti. Quanto meno i nostri lettori riteniamo utile possano avvalersi dei pareri che il professor Ichino esprime.

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Voucher in uso al comune di Buccinasco: sia su scherzi a parte?

Che nel Municipio le competenze specifiche sulla contrattualistica e la gestione del personale, non è che le competnze siano di livello eccelso, lo sapevamo già. Città Ideale  se n’è occupata fin da quando il vaucher è stato scoperto nel 2015. Nel bilancio preventivo erano stanziati 150mila euro (VEDI).

Dove siano finiti i 150mila euro, dopo che avevamo avvertito dell’uso improprio dei voucher per un lavoro presso aziende, non ne sappiamo. Era stato instaurato un metodo statalista e burocratico per l’uso occasionale e di breve periodo, addirittura istituendo graduatorie: il lavoro come diretto anziché come merito per l’impegno e volontà di fare,  la capacità di corrispondere ai compiti richiesti. Una cosa quasi comica su un presupposto che dovrebbe  essere serio (VEDI).

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