Archivio per la categoria ‘Lavoro’

Assunzioni indeterminate a fine mandato: grave errore e costi salati

Il personale del nostro municipio nel bilancio preventivo ha superato il costo  di 4 milioni. Senza dar conto dell’insieme dei servizi che sono stati esternalizzati nel periodo e per ciò stesso posti al di fuori del costo del personale (la biblioteca, oggi gestita da una cooperativa; lo sportello lavoro, che prevede l’affido a un ente esterno; gli esempi non soli, ora sottomano).

Senza che in questo importo siano (come dovrebbe) considerati i compensi agli amministratori eletti (la Giunta). Oltre alle spese per “consulenze” esterne spesso motivate da insussistenza interna di competenze adeguate. Il lavoro non è fatto solo di dipendenti diretti ma di un insieme che comprende professionisti e tutti i servizi affidati all’esterno. Il bilancio questo valore di spesa non appare in  contesto omogeneo; diventa difficile parificarlo un anno con l’altro.

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Sportello comunale lavoro: spese elettorali o che altro?

Questa amministrazione continua a impiegare le risorse dei Cittadini versate con le tasse, per impieghi nominalmente  “sociali”: che vuol dire di nessuna utilità per la Comunità complessivamente intesa, rivolte a cittiadini in ocndizione di criticità di qualsiasi natura, in questo caso il lavoro. Tutto regolare? Non proprio, per diverse ragioni che proveremo a chiarire.

Lo Sportello Lavoro è reparto fantasma entro il comune di Buccinasco (e entro quasi tutti i comuni italiani) fino alla comparsa del mandato Maiorano. Perché la funzione è svolta da una serie di istituzioni pubbliche e private (le aziende interinali, quelle specializzate in ricerca e selezione, i cacciatori di teste, le strutture on line che hanno diverse specializzazioni in modo da poter indirizzare, ecc.

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Voucher e normativa: correttivi senza presa in giro

Intanto su questi referendum della CGIL a Città Ideale pare manchi qualche criterio logico nell’applicazione: è evidente che un referendum più favorevole a chi lavora trovi il consenso della grande maggioranza dei votanti: un successo facile quindi per chi lo propone. In senso largo però i votanti che di lavoro vivono si trovano in un potenziale conflitto d’interessi. Nella sostanza certe materie non dovrebbero essere trattabili con lo strumento del referendum, oppure qualcosa nei meccanismi dovrebbe tenerne conto.

In questi giorni si parla dell’art. 18: il principio che stabiliva il diritto al lavoro a prescindere dalla condizione dell’impresa. Impresa pubblica o privata costretta a tenersi il dipendente anche se per le più diverse ragioni, la sua presenza in azienda si rivelava un danno, un costo non sostenibile.  Un’imposizione esterna, superiore, che poneva all’azienda perdita di autorevolezza, rendendola debole.

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Referendum della CGIL e il contenuto dei quesiti TRE

Qui siamo alla terza assurdità. In questo caso Ichino affronta la questione su un piano di tecnica giuslavoristica. La descrizione che ne da è molto meno comprensibile, soprattutto a chi non mastica la materia. Il problema sul piano funzionale noi lo riteniamo diverso. I controlli sui sistemi cooperativi e sulle attività collaterali a questi, sono carenti nella normativa.

Il controllo è stato delegato alle confederazioni che controllano le rispettive coop che alle confederazioni s’iscrivono. Evidente ciò che deriva: le confederazioni (aree bianca, rossa e verde) hanno interesse a proteggere le proprie coop iscritte e fanno controlli, quando li fanno, all’acqua di rose. Ne vengono frequenti dissesti di coop che non pagano dipendenti, che non versano contributi e falliscono.

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Referendum della CGIL e il contenuto dei quesiti DUE

Continuiamo con l’analisi di Ichino che affronta la questione dei voucher. L’assurdità di annullare il voucher è  fuori discussione. Si tornerebbe a milioni di ore lavorate in nero, con un danno serio per l’INPS che con i voucher incassa centinai di milioni; fosse annullato verrebbero meno. Ichino non si addentra neppure nel merito, ponendo una questione preliminare, che taglia la testa al toro. Da leggere la efficace e semplice proposizione che esprime.(VEDI)

Voucher Buoni-lavoro

Il quesito mira all’abrogazione dei tre articoli del decreto legilativo  n.81/2015  che contengono la disciplina del lavoro accessorio. Questa forma di rapporto di lavoro (per esempio: lo sgombero di una cantina, la raccolta delle olive nell’arco di pochi giorni, una serie di ripetizioni private) non richiede gli adempimenti formali propri del lavoro ordinario: con i buoni, o voucher, acquistati alle poste, in banca o anche in tabaccheria, l’obbligo contributivo previdenziale viene assolto automaticamente.

A questo proposito, credo che tutti, anche i promotori del referendum, sarebbero pacificamente d’accordo su ciascuna di queste due affermazioni: A) “I buoni-lavoro svolgono una funzione positiva se fanno emergere il lavoro nero, assicurando maggiore trasparenza e protezione per la persona coinvolta”; B) “I buoni-lavoro producono un effetto negativo se consentono la trasformazione di lavoro regolare in lavoro accessorio col conseguente abbassamento dello standard di trattamento della persona coinvolta”.

Se concordiamo su entrambe le affermazioni, la questione non si può risolvere a colpi di nuove norme o abrogazioni. Il problema sta solo nello stabilire quale parte dei 115 milioni di voucher da 10 euro utilizzati durante l’ultimo anno rientra nel caso A, e quale nel caso B. Lo si può stabilire soltanto con le necessarie rilevazioni sul campo. Compiuto questo accertamento, discutere sul che fare in modo pragmatico sarà molto più facile e più producente. (Pietro Ichino – lavoce.info – 22 Dicembre 2016)

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Referendum della CGIL e il contenuto dei quesiti UNO

Pietro Ichino è tecnico conosciuto (e deprecato fra i progressisti del gambero); non richiede presentazioni. Ha da poco esposto su lavoce.info una sua analisi dei quesiti sul lavoro (se così si possono chiamare) che riguardano tre distinte questioni: l’art. 18, i voucher, la responsabilità solidale dell’appaltante sulle retribuzioni dell’appaltatore.

Distintamente li pubblicheremo perché, come è d’uso negli ambienti sindacali, si chiarisca e capisca il contenuto. Da anteporre a quest’analisi il fatto che la corte costituzionale dovrà esprimersi sulla corrispondenza dei quesiti alla legge e ai principi informatori del referendum. Un’altra cosa assurda che dopo l’impegnativa e costosa raccolta delle firme arriva il parere di legittimità sui quesiti. Quanto meno i nostri lettori riteniamo utile possano avvalersi dei pareri che il professor Ichino esprime.

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Voucher in uso al comune di Buccinasco: sia su scherzi a parte?

Che nel Municipio le competenze specifiche sulla contrattualistica e la gestione del personale, non è che le competnze siano di livello eccelso, lo sapevamo già. Città Ideale  se n’è occupata fin da quando il vaucher è stato scoperto nel 2015. Nel bilancio preventivo erano stanziati 150mila euro (VEDI).

Dove siano finiti i 150mila euro, dopo che avevamo avvertito dell’uso improprio dei voucher per un lavoro presso aziende, non ne sappiamo. Era stato instaurato un metodo statalista e burocratico per l’uso occasionale e di breve periodo, addirittura istituendo graduatorie: il lavoro come diretto anziché come merito per l’impegno e volontà di fare,  la capacità di corrispondere ai compiti richiesti. Una cosa quasi comica su un presupposto che dovrebbe  essere serio (VEDI).

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Buccinasco, elezioni vicine: iniziativa a spanna e cattiva comunicazione

Basta il titolo a dimostrare: il nostro titolo si giustifica dal titolo di un comunicato dell’ufficio stampa: “un contributo economico contro la povertà”. Dichiarazione fasulla e non rispondente alla legge, tanto più che il comunicato è carente e oscuro. Poi qualcosa si riesce a capire da un allegato, ma il comunicato non può dar luogo ad affermazioni  sbagliate.

UNO: non si tratta di un contributo del Municipio, ma di un finanziamento europeo, Legge da Aprile 2016. Il comune ne prende atto con modalità incompleta, comunque non chiara rispetto alle normative. DUE: i costi per il comune, per noi, sono salati: costruire una serie di attività di supporto in formazione e avviamento al lavoro. Costi che toccano a noi (ma questo il comunicato non lo dice).

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Gli obiettivi di una sana amministrazione: prevenire le crisi

Viene naturale essere didattici, prendere una bacchetta (virtuale), andare alla lavagna e spiegare  a coloro che rivestono l’incarico di amministratori nella nostra Buccinasco cosa si deve fare; a coloro che fra poco si apprestano a proporsi come tali. Amministrare significa letteralmente impiegare le risorse che la Comunità mette a disposizione pagando le tasse.

Prima ancora di un programma, un’amministrazione, in questo lunghissimo periodo di stasi produttiva ed economica dovrebbe, deve porsi un indirizzo di fondo: fare di tutto per promuovere le attività imprenditoriali nella cittadina. Fra questo anche le coop, ma soprattutto il fare impresa libera, quella che genera ricchezza e posti di lavoro.

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Il lavoro indeterminato: disinformazione sistematica e polemiche che nascondono la realtà

Una volta, decenni fa (prima della TV e le radio ancora poche), quando si intendeva dare autorevolezza a una affermazione era d’uso sentire: “è scritto sul giornale”, “l’ha detto il Corriere”, ecc. Il testo scritto aveva un piedestallo di credibilità diffuso. Non che fosse ben riposta, ma insomma, c’era misura e forse un po’ di cultura diffusa a impedire affermazioni che denunciano l’ignoranza crassa di chi scrive, titola e parla sui media.

Il presupposto di tutti i media (quelli ascoltati o letti, e non sono pochi) è che il lavoro dipenda dalle leggi: in vigore o fatte. Per poi trasferire sul governo che queste leggi ha fatto la responsabilità della “precarietà” del lavoro. Con tutto quel che segue quale presupposto irreale: gli imprenditori  che aspirano a lavori sempre più “precari” allo scopo di “sfruttare” i dipendenti, vittime del sistema capitalista.

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Caporalato e riforme deboli: arriva l’ennesima

Finita la stagione intensa del raccolto, ecco che partiti e sindacati si illustrano presentando una legge “severa” che prevede condanne penali e via illustrando sui giornali. Questo è il rendiconto su repubblica (VEDI a firma di Cristina Nadotti) e su ilfattoquotidiano (VEDI), Già approvata al senato, adesso  alla camera è stata approvata all’unanimità, anche M5S.

Ne abbiamo già parlato e ne parleremo ancora. A nostro parere i casi sono pochi: chi propone la legge, che la stende, coloro che in parlamento ne discutono non sanno di che stanno parlando, oppure chi la propone sa benissimo cosa vuol ottenere perché la legge sia inefficiente e gli altri vivono sulla luna. Brutale, ma il caporalato va avanti così da sempre…. e nessuna legge l’ha mai fermato.

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Come realizzare un’economia statalista con il sistema Coop

Le cooperative sono nate e sviluppate in Europa dall’ultimo quarto di secolo dell’Ottocento. Siamo in un periodo di crescita trionfante dell’industrializzazione. Il capitalismo sta modificando profondamente la società umana: una economia contadina viene progressivamente posta in secondo piano nella produzione della ricchezza nazionale; collettiva e individuale. In Italia succederà più tardi (qualche decennio), ma il percorso è tracciato.

La combinazione della nuova classe di lavoratori (i proletari), e del capitale cumulato, che subentra all’economia contadina. Anche  questa comunque ne è parte: la “nuova classe”  comulando microcapitali, consente proposte associative di difesa e “riscatto”: nell’edilizia, nel piccolo commercio, nel risparmio, nei servizi semplici. Matrice  solidaristica, che bene si muove entro il processo economico: aiuta e fa crescere  società e benessere.

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Sistema coop e lo sconcio con il caporalato (e non solo)

Ogni sera riceve una mail o un sms da una coop milanese e da quel momento sa che domani dovrà essere a Pordenone, il giorno dopo a Udine, Sondrio, Genova, Roma, Bari.  Angelo passa la pistola col codice a barre  su una merce contrassegnata  e il display gli restituisce i numeri  di pezzi da verificare. Conta se ci sono tutti, per centinaia e migliaia di oggetti, per ore, per tutto il giorno, senza fermarsi….

“…noi siamo macchine pagate 800, 1000 euro mese”. I contratti sono fittizi,  il danaro lo ricevi in contante dal caporale e le ore lavorate sono almeno il doppio di quelle pagate…  Non ci sono malattie, ferie pagate, motivi validi per assentarsi; sei rimborsato 50 cent al km se usi un mezzo tuo…. È il pianeta delle coop di intermediazione di manodopera, che vincono appalti nell’alberghiero, pulizie, sanità, …logistica, facchinaggio, trasporti. (pag 105-106)

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Caporalato, come il sistema fa finta e lascia le cose come stanno

Argomento affrontato recentemente, dopo l’ennesima manifestazione sindacale contro il caporalato, di facciata e lontana da qualsiasi ipotesi di contrasto concreto (VEDI, consigliamo la rilettura, è importante). Si deve parlarne perché c’è del nuovo, perché tutto resti come prima.

Il Senato ha approvato una legge che “inasprisce le pene”. Anche un somaro, un imbecille prima di fare una legge del genere si pone la domanda: cos’è che non fa funzionare la legge attuale? Dopo, solo dopo, si può avere motivo per inasprimenti. Non servono a nulla le “novità” approvate dal Senato:  nessuno dei nostri  strapagati (coi nostri soldi) senatori che abbia fatto notare l’incongruità? Leggi il resto di questo articolo »

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Sindacati e sistema sfruttamento del Sud. Si accorgono del caporalato?

Città Ideale ha una memoria storica sulla materia. Con il termine caporalato si intende un meccanismo di questo tipo: “caporale” è un personaggio  che trae autorevolezza da rapporti con potenti del luogo (fra questi, sempre la politica locale; quindi l’antistato o entrambi. Segue l’impresa agricola che valuta la credibilità del caporale anche su questi aspetti).

Questa riconosciuta credibilità nei paesi consente di raccogliere richieste di lavoro. Fa uso di pullman e autisti, che raccolgono e consegnano sul campo i lavoranti. L’impresa paga il caporale un tot pattuito (in base a numero e ore). Il caporale retribuisce i lavoranti. Spesso avviene senza contratti, in nero come si dice. Oppure regolarizzando il minimo di giornate necessario (150 giorni). Necessario per aver diritto al sussidio mensile versato dall’INPS  (disoccupazione stagionale agricola). Leggi il resto di questo articolo »

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