Archivio per la categoria ‘Lavoro’

Vogliamo smetterla con le coop fasulle? Quelle che dovrebbero essere controllate da Coop & C.

Questa faccenda è uno scandalo normativo e sociale gravissimo, intollerabile, operante da tempo immemore. L’indignazione vien dalla lettura del: possiamo definirlo porcaio? In cui vivono e vegetano cosiddette cooperative di lavoro, braccia e gambe, per operazioni in sé marginali ma dalla componente di costo rilevante, trattandosi soprattutto di manodopera (VEDI: ilsole24ore).

Cosa succede? L’uso della forma coop è funzionale perché vi sono una serie di minori costi, perché non si applica lo Statuto dei Lavoratori, perché nei decenni si è lasciata proliferare un fare impresa sconcio, basato su “coop di lavoro” messe su con soci finti fasulli o anche con persone inesistenti, inventate. Queste propongono costi molto bassi, impossibili, per subappalti.

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Creare lavoro nuovo o assumere personale pubblico per fare ciò che già c’è?

Il tema di questo post è un nome nuovo: AFOL Metropolitana. Il nome è nuovo: per il resto siamo a a uffici pubblici una volta chiamati Uffici di Collocamento; più recentemente Centro per L’impiego ed ora AFOL. Il nome è nuovo, appiccicato su una struttura vecchia di settant’anni.

Nata in un’epoca nella quale avere un punto di riferimento era funzionale perché la comunicazione fra i diversi soggetti era molto più parziale o episodica. Aiutava a trovare lavoro in un paese che tava esplodendo, dalla crescita a due cifre. Situazione tramontata da decenni. Del tutto superata quando, buon’ultima in tutt’Europa, l’Italia ha introdotto le agenzie private di collocamento. Gli Uffici di Collocamento sono arrivati a occupare 85mila dipendenti (avevano l’esclusiva, essendo vietata ai privati la mediazione su lavoro). Eppure dal collocamento passavano in pochissimi, quasi nessuno.

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LAVORO, ISTRUZIONE, FORMAZIONE CHE CAMBIA: FACCIAMO TROPPO POCO….

Mancavano ancora pezzi del paese, quando il ministro Francesco De Sanctis nel 1848, presentò al Parlamento piemontese  il primo sistema d’istruzione italiano, dalla elementare su su fino ai licei (uno per regione),poi  l’università. Aveva 31 anni!  Paese che allora era composto per il 90% d’analfabeti. In cui era indispensabile  far crscere le conoscenze di base che permettessero all’Italia nascente di dotarsi delle strutture minime per crescere, fare impresa. Insomma diventare un paese manifatturiero moderno.

Da lì è venuto il sistema d’istruzione italiano: che nel tempo ha subito trasformazioni. Come spesso accade quasi sempe inadeguate al tempi a venire di cui si percepivano cambiamenti, esigenze di rinnovamento. Sempre presente, col freno a mano tirato, di quello divenuto il sistema d’istruzione. Una classe docente  conservativa che in qualche modo l’ha avuta vinta, ogni volta. Raccontare i passaggi essenziali richiederebbe un saggio e questo articoletto è sicuramente inadeguato.

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IL LAVORO DI DOMANI: CI SARÀ ANCORA ?

Il nostro articolo, sulle domande che ci pone il nostro sodale informatico (VEDI), ha generato osservazioni sul tema da parte di Andra Dalseno.  Come sempre le sue considerazioni sono stimolanti e meritano attenzione, cominciamo con la lettura.

(Andrea Dalseno 15 Marzo 2019) Sul tema del LAVORO nel futuro, non sono così pessimista.  Si dicevano le stesse cose con la prima rivoluzione informatica: i computer avrebbero distrutto i posti di lavoro esistenti e le macchine si sarebbero sostituite all’uomo. Non è stato così!  Molti dei lavori esistenti sono spariti per effetto dell’automazione, ma tanti altri se ne sono creati con un saldo finale positivo. Lo stesso si può dire per la seconda rivoluzione informatica con l’avvento preponderante di Internet.

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Governo del Cambiamento, gestito nel nulla della decrescita infelice

Prendiamo ancora una breve e efficace   riflessione che viene da personalità di spessore nel loro trattare. In questo caso Alberto orioli è l’esperto per l’area Lavoro de ilsole24ore. Possiamo dire di conocerlo per le letture che sul tema negli anni si sono succeduti. Qui esamina non tanto il lavoro quanto l’effetto diffusivo di un’erogazione che si incorcia con la retribuzione del lavoro.

L’effetto che ne viene è davvero la rinuncia delle nuove generazioni a prendere nele mani i loro talenti per realizzare se stessi. Li aspetta una vita da nulla facenti, seduti sulla panchina fuori dlla piazzetta di un piccolo comune, parlando annoiati con loro simili, aspettando che venga sera, che tramonti il sole. Da una società che invita al confronto, che impone il mettersi in discussione, costruire se stessi in una vita che cambia, alla decrescita come sistema: davvero cambieremo, diventando un paese infelice.

REDDITO DI CITTADINANZA?
CARITÀ DI STATO SU VASTA SCALA

(Alberto Orioli 11 Marzo 2019 ilsole24ore) Giorno dopo giorno si disvela il vero volto del reddito di cittadinanza: una carità di Stato su vasta scala. Che la lotta alla povertà debba essere priorità dell’agenda politica è sacrosanto. Ma il congegno dell’assegno di cui ora si discute al Senato assomma in sé scopi diversi e rischia di creare un fortissimo squilibrio all’interno dello stesso mercato del lavoro.

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LAVORO: cambiamento epocale in corso: nessuno o quasi sembra accorgersene

Ci è di aiuto su questa riflessione, un’analoga esternazione di persona che negli anni abbiamo avuto modo di ben conoscere.  Abbiamo collaborato per anni in un’azienda nella quale la razionalizzazione informatica era, già un decennio fa, esigenza strategica vitale. Quant’acqua sia passata sotto i ponti in questo tempo è impressionante. Ciò che oggi è d’uso, ieri era invenzione, un avanzamento.

Questo nostro sodale, chiamiamolo pure collega, ci fa conoscere una sua esperienza e ci trasferise la domanda delle domande che viene dal un suo conoscente, un “semplice”:

STA ARRIVANDO 5G. Ormai ci siamo, tra non molto avremo 5G.  Tutto il nostro mondo sarà in rete, senza bisogno di fili, agganciato a onde elettromagnetiche. Terra, mare, cielo, città, paesi, case, mezzi di trasporto, robot casalinghi e robot aziendali, saranno in comunicazione costante e, tramite algoritmi estremamente complessi, ma quasi infallibili, si comporteranno in modo tale da far sì che ogni cosa funzioni nel migliore dei modi. Niente più ingorghi nel traffico, niente più incidenti, o comunque ridotti al minimo, case gestite al meglio, sia sotto il profilo del consumo energetico che su ordine, pulizia, approvvigionamenti, persone controllate h24 per quel che riguarda la salute, ecc., Insomma sarà un mondo perfetto, il paradiso terrestre.
Con l’entusiasmo di uno che ha passato la vita nel mondo dell’informatica, dai primordi ad oggi, lo spiegavo ieri ad un amico che con queste cose ha poca dimestichezza. Alla fine mi ha chiesto: “Ma gli uomini cosa faranno?” Ho pensato un attimo, poi ho risposto: “Non lo so, ora chiedo in giro.” Qualcuno mi aiuta?

Il LAVORO! Qual la conseguenza su quella cosa che chiamiamo LAVORO? Ma cos’è il lavoro? Il risultato di una struttura industriale, che produce valori: cose, oggetti o loro componenti. Iniziato a metà settecento come manifattura, con strumenti elementari, man mano evoluti. Cresciuto così per un paio di secoli. Con un produttività cresciuta da strumenti sempre più complessi, che fino a ieri hanno generato produttività (maggior risultato con meno lavoro).

Quest’epoca ha generato ciò che oggi si intende per LAVORO:  1. Una prestazione; 2. Una retribuzione; 3. Il compenso economico;  4. La continuità e la durata nel tempo.  5. Termine dell’attività e pensionamento retribuito. Questo meccanismo ha trasformato in positivo la società umana. La crescita ininterrotta per tre secoli della distribuita, diffusa ricchezza nel mondo occidentale.  Un equilibrio che si è mantenuto entro un processo evolutivo tutto sommato tenuto sotto controllo.

Poi sono intervenuti l’automazione, il controllo e lo sviluppo della medesima attraverso la miniaturizzazione sempre più spinta. Il lavoro autoprodotto dalle macchine guidate da programmi e algoritmi complessi. Fino ad arrivare al 5G, un punto di arrivo, momentaneo, cui seguiranno applicativi crescenti. Sistema che interviene su tutto, la conoscenza totale in real time proseguirà.

La produzione manifatturiera con queste “conquiste”  che fine farà? Progressivamente, lentamente ma inesorabilmente la manifattura richiederà meno intervento umano, meno LAVORO. Il lavoro come competenze e forza fisica andrà a ridursi in relazione meccanica con la semplicità. Progressivamente il LAVORO disponibile sarà quantitativamente minore e sempre più complesso, ricco di contenuti, di competenze.

Questo cambiamento è inesorabile: non facciamoci illusioni, non avrà senso, non si potrà tornare indietro. Ecco che nell’arco di un paio di decenni la dignità, l’autonomia raggiunta dagli individui fino al compimento del secolo manifatturiero, dovrà essere socialmente sostituita da un modo nuovo e diverso di concepire la società umana.

Ciò che in generale oggi si può affermare sia nel futuro prossimo, il LAVORO sarà basato su questi nuovi principi: 1. Una base culturale robusta e flessibile, a largo spettro; 2. La competenza specialistica; 3. L’intensità nel lavoro di gruppo; 4. Flessibilità territoriale (andare dove la richiesta c’è); 5. La durata nel tempo prolungata, senza fine. 6. Quantità complessiva in drastica riduzione.

Il LAVORO di massa, fatto di competenze oggi relativamente semplici e diffuse saranno sempre più di nicchia e ridotte. La tendenza prevedibile andrà verso la crescita delle complessità per una domanda in tendenziale riduzione complessiva. Per contro diventeranno ipertrofiche le strutture di approfondimento, di ricerca, di innovazione.

Lo sappiano i padri, riflettano i giovani di mezzo, la generazione sfortunata che deve reinventarsi, spesso ricominciare da capo. Non stiamo parlando di un futuro lontano ma di un divenire che sta procedendo già oggi e rischia di sommergere coloro che non se ne rendono conto o che stanno fermi. Il Governo del Cambiamento che propone ancora la “decrescita felice”, sussidi e posti pubblici (che lo stato non potrà mantenere nel tempo), sembra l’esempio del distacco fra l’analisi della realtà e il che fare; ciò che sarebbe necessario.

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Lavoro Interinale e “navigator”: soldi buttati per creare difficoltà alle aziende sane

Che il Governo del Cambiamento si distingua rispetto al passato per un atteggiamento di contrasto, ostativo, nei confronti elle aziende private, capita di coglierlo di tanto in tanto. Non è il caso di ripeterne gli elenchi. Ci soffermeremo su uno dei temi che vedono il Ministro per il Lavoro (che adesso si chiama dello Sviluppo) caratterizzarsi per il pregiudizio verso le imprese interinali: le Agenzie per il Lavoro.

Il ministro ne sa poco o nulla; il che non è una colpa. Semmai dimostra l’incapacità del settore specifico, l’associazione delle Agenzie per il Lavoro di compiere un’informazione adeguata ai referenti istituzionali e alle imprese. Resta però il fatto che il Ministro per lo Sviluppo ha sul tema specifico inanellato una serie di dichiarazioni e proposte incongrue, tutte con lo scopo di creare difficoltà alle imprese interinali, viste come la causa del lavoro a termine, mentre ne sono solo quelli ne registrano le tendenze.

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Navigator: cosa non si inventa per fare occupati pubblici. Spreco e incompetenza

Poco dopo il Governo del Cambiamento, M5S si era impegnata a supportare il Reddito di Cittadinanza assumendo 10mila e più nuovi dipendenti nei Centri per l’Impiego (più conosciuti come uffici di collocamento). Poi il susseguirsi di ritocchi  imposti da esigenze di bilancio si sono ridotti i numeri, anche con il cambio di funzione. Così sono nati i ”navigator” nell’ultimo scorcio dell’anno.

Cosa sono e cosa devono fare i “navigator”? ancora non si sa bene, anche se è già varata la legge e prossima l’indizione di un concorso/selezione. Troviamo questa definizione che ci sembra più convincente (VEDI e VEDI anche):

In generale il Navigator si occuperà di selezionare delle offerte di lavoro per i percettori del Reddito di Cittadinanza che gli verranno assegnati (dai Centri per l’Impiego? Ndr). Il suo lavoro consisterà anche nel monitorare il comportamento  tenuto dai beneficiari. Dovrà stilare dei rapporti precisi e puntuali che permetteranno al Ministero del Lavoro di identificare eventuali abusi.

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Supporto al lavoro, formazione, avviamento: è richiesto buon senso

Prima di tutto, va ricordato il principio base di economia in un paese: il lavoro, le occasioni di impiego, a termine o senza termine, sono generate dall’andamento dell’economia di quel periodo. Se il sistema delle imprese è competitivo, la domanda interna (in Italia soprattutto estera) in aumento, le imprese assumono e i posti di lavoro si trovano. L’unico modo per incrementare il lavoro è far marciare le imprese.

Come? Creando un ambiente favorevole per le imprese, agevolando le esportazioni, finanziando progetti di infrastrutture (in Italia ma anche all’estero), semplificando normative e burocrazie varie, riducendo tempi e  sovraccosti di adempimenti diversi. Promuovendo i prodotti nazionali, e tutelandoli, smontando servizi e attività pubbliche (qualcuna anche privata) che frenano il mercato e lo sviluppo. Insomma portando avanti una politica industriale che venga incontro al mercato.

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Il reddito da non lavoro è questione dirimente entro i Governo del Cambiamento?

Ieri è venuta fuori, su ilsole24ore, una presa di posizione di Salvini, che praticando, con sorpresa e conoscenze giuslavoriste e d’economia, suggerisce una scelta di buon senso  (VEDI).  ecco come viene sintetizzata la proposta della lega sul reddito di Cittadinanza:

Spostare il baricentro del reddito di cittadinanza dai centri per l’impiego alle imprese. Nella trattativa ancora aperta all’interno della maggioranza per la messa a punto del nuovo strumento di politica attiva e di lotta alla povertà, la Lega rilancia: «Dobbiamo coinvolgere di più il mondo produttivo ed evitare che il sussidio si possa tramutare in una misura assistenziale», incalza il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, consigliere economico del vice premier, Matteo Salvini. La proposta, spiega Siri, «è di erogare il reddito di cittadinanza direttamente all’azienda che si occuperà di formare e riqualificare il disoccupato. Sostanzialmente, l’impresa agirà da “sostituto d’imposta”, versando l’equivalente all’interessato. Che, al termine del periodo di formazione-lavoro, potrà essere assunto dalla stessa impresa, oppure mettersi sul mercato con un bagaglio di competenze aggiornato».

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Il Governo del Cambiamento? Scelte dirigistiche che frenano lo sviluppo

Secondo un sistema di cui questo Governo del Cambiamento sta abusando, la legge sul lavoro è stata chiamata Legge Dignità. Ha inteso in questo modo dare alla normativa del lavoro regole che diano serenità al contratto. Il lavoro a termine è visto in questo contesto come una ridotta dignità contrattuale, secondo un principio che assegna sicurezza e continuità al rapporto.

Certo: il lavoro indeterminato dà maggiore serenità. Se poi l’azienda deve ridurre il personale (cosa che fa sempre e solo per non morire, la sopravvivenza degli altri rapporti di lavoro), la norma pone limiti (cause da lavoro) e sovracosti (sei mesi di stipendio), la scelta del lavoro indeterminato sarà prudente. In questo modo il lavoro indeterminato tende a ridursi oltre ciò che il l’impresa oggi già deve praticare.

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CPI (Centri per l’Impiego). Siamo ancora in mezzo al guado

La vicenda dei Centri per l’Impiego è sempre su scenari vicini all’incomprensibile. Ne abbiamo sentite di tutti i colori sui CPI: di certo c’è nel DEF l’investimento per un miliardo. Che Di Maio ha detto che intende utilizzare per assumere personale (oggi 8.000). Poi, aggiustamento dopo aggiustamento si è arrivati a caricare il CPI di compiti collegati alle procedure e ai controlli per erogare il “reddito di cittadinanza”.

Questioni di una complessità unica, su cui sono state emanate norme (di cui i media non parlano, probabilmente perché nel guazzabuglio ricostruire in termini descrittivi le norme è quasi impossibile). VEDI l’analitica descrizione che ne fa un sito tecnico. Naturalmente come i CPI in tempo reale diventino tecnici capaci di appkicare queste norme non lo spiega nessuno: assumeranno 30 o 40mila nuovi impiegati?

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Statalismo e sindacalismo pubblico: le basi che orientano Di Maio fanno male al Paese

Vice premier e maggior esponente del gruppo politico più rappresentato in parlamento Luigi Di Maio, si esercita in duetti con il suo pari carica Matteo Salvini, in una serie quotidiana di dichiarazioni che dovrebbero chiamarsi “politiche”, che tali non sono. Sono messaggi di natura elettorale volte a consolidare, irrobustire il consenso.

Riprendendo e facendo il conto delle dichiarazioni effettuate da entrambi, o solo da Di Maio, sarebbe un florilegio di dichiarazioni superate, fuori luogo, sbagliate, perfino ridicole. La comunicazione oggi si mangia tutto in poche ore e continuamente, a ondate-cavalloni, continua e rinnova. Non c’è più il tempo per rileggere e rimeditare.

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CPI Centri per l’Impiego. Due miliardi per assumere ma i risultati?

Sulla perplessità che viene dalla gestione pubblica del collocamento già altre volte ne abbiamo accennato. Una delle spese previste dal Governo del Cambiamento è intesa a rafforzare i Centri per l’Impiego, mettendoci 2 miliardi (l’anno? Sembra probabile). Nel sottolineare la genericità della proposta, e soprattutto i dubbi di una sua realizzazione efficace, ci è di aiuto oggi ilsole24ore (VEDI).

Uno dei motivi di questa spesa riguarda il rendere efficiente il sistema di proposta di lavoro ai percettori del “reddito di cittadinanza”. Prima perplessità: i CPI nel 2017 hanno trovato lavoro al 3% dei nuovi occupati il 97% lo ottiene per altre vie. Personali ma in forma consistente attraverso le agenzie di somministrazione (lavoro interinale).

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CGIL: dopo sessant’anni si scopre che la socialdemocrazia tedesca aveva ragione?

Mercoledi 3 Ottobre, un’intervista al candidato segretario della CGIL che (molto probabilmente) sostituirà la Camusso, fa scoprire che finalmente nel fortino dei comunisti più di sinistra e fieri indefessi avversari dell’impresa privata (ma anche pubblica, quando nn sono dentro loro), con l’esclusione del sistema coop di cui sono entrambi ruote dentate una sull’altra, forse hanno ragione in Germania (VEDI). Molto interessante ma sfuggito ai media e ai social network. Guardate cosa dice (ma l’intervista è tutta da leggere):

Vincenzo Colla… potrebbe diventare il prossimo segretario della  è confederazione…. L’idea che ispira la sua azione.. è che il conflitto sindacale vada spostato a monte, che il lavoro oggi in un’epoca di velocissimi cambiamenti  non si possa difedere a valle quando tutte le decisioni sono già state prese. “Non dobbiamo avere pura dell’innovazione, dobbiamo avere l’ambizione di governarla stringendo un patto con le imprese. Se restiamo fermi ad aspettarla ci tocca solo gestire i processi di espulsione. Invece noi vogliamo discutere di politica industriale. Abbiamo le competenze per farlo.”

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