Archivio per la categoria ‘Internazionale’

Europa: europei confederati o nemici in casa?

Oggi è una ricorrenza dell’Europa “Stati Uniti”, come pensata dai fondatori. Occasione per vedere il terreno percorso, gli avanzamenti avvenuti nel processo di questi primi sessant’anni (speriamo che lo siano, primi). Il positivo di un percorso che, nonostante tutto, ci fa sentire più di casa noi europei. In casa ciascuno nel nostro paese, entro una compagine più allargata  nell’Unione.

In questo periodo quanto abbiamo messo in cascina del processo d’unione non è fra le cose che si apprezzano, si tende a dare per scontato (se ne sta accorgendo il Regno Unito quanto è complesso e costoso tornare indietro).  Prevale nelle riflessioni l’analisi del molto non fatto, che resta da fare: il che è cosa buona, guardare avanti ha il significato di credere nell’istituzione.

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Palestina e Israele: venuta è l’ora d’agire

La scelta di Obama va vista in chiave di contrasto al nuovo presidente Trump. L’effetto però mette a nudo sett’antanni di equivoco che riguardano lo stato d’Israele e la Palestina, come definiti dall’ONU nel 1947-49. Confini che sono gli unici che richiamano alla legge, al diritto. Disattesi, inaccettati da Israele e dai Palestinesi, ma anche da tutti i popoli arabi.

Era d’uso dire, già decenni addietro, che Israele è un avamposto d’Occidente di 3 milioni, circondato da  400 milioni di arabi, tutti compatti a ritenere Israele un pezzetto di terra da liberare, gettando a mare gli invasori. Non è proprio così, ma nenache molto distante da così. Se a Yalta si fosse affrontato il tema, è probabile che Israele fosse collocato in un land tedesco (la Baviera o la Sassonia, o qualcosa d’altro).

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Globalizzazione della rete: effetti rivoluzionari sull’economia

Viviamo in un mondo che sta correndo come mai è stato in passato. C’è voluto un secolo per passare dall’economia basata sulla produzione agricola, al mondo industriale che ha trasformato la società da contadini analfabeti più o meno servi della gleba a lavoratori nell’industria, con un tendenziale sviluppo dei servizi e occupazione pubblica.

Lo sviluppo di internet e la sua evoluzione in rete diffusa che contatta tutti in tutto il globo è operante da pochi anni. Gli effetti di questa era delle reti sull’economia sono stati ventilati, si cominciano a studiare, sembriamo ancora lontati dal punto di arrivo. Si comincia a percepire che i rapporti economici con la rete cambiano la struttura stessa del fare mercato. Le vendite via internet stanno ormai superando la metà del commercio negli stati che hanno reti sviluppate (Cina compresa, per capirci). Leggi il resto di questo articolo »

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Stato, democrazia e libertà: pro e contro

in URSS,mentre imperava la dittatura del proletariato (sedicente), le due o tre generazioni che si sono succedute, hanno  assorbito e fatto proprio  un comportamento gregario, nel senso di gregge composto da pecore eguali, che nulla di diverso dovevano avere o pensare di raggiungere. Placidamente addormentati nel tran tran di una vita monotona, nella quale il comportamento che si distingueva era visto con attenzione sospetta.

Questo modo di vivere privo di aspettative, che poneva in fondo al proprio sacco le capacità individuali perché “distinguenti”, quindi potenziale incrinatura dell’uniformità, ha avuto una funzione da bambagia; una rilassante pozione di camomilla quotidiana. Assenza di problemi, assenza di aspettative e variabili, quasi tutti in uniforme; tutti con le stesse cose, le stesse quantità, le scarpe una volta l’anno. Dava sonnolenta sicurezza. Leggi il resto di questo articolo »

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Debiti pubblici degli stati: allarme arancione (globale)

Non siamo ancora all’allarme rosso, ma ci si sta avviando senza rallentamenti. Stiamo parlando della globalizzazione: l’economia globale è sempre meno controllabile dal Fondo Monetario Internazionale; le crisi finanziarie (dei sistemi bancari) nell’ultimo decennio hanno portato all’esplosione dei debiti degli stati (debiti sovrani) sia per salvare i sistemi  che per sostenere la crescita globale, evitando la recessione.

Non solo, anche le economie emergenti hanno fatto esplodere il debito pubblico per sostenere la crescita industriale. Il crollo greco salvato dall’eurozona, cui quest’anno fa seguito quello di Portorico, stanno facendo riflettere: tutti, su un ripetersi del fenomeno. Il debito pubblico globale (la somma dei debiti sovrani) è fuori controllo e nessuno è in grado di individuare un piano di ridimensionamento: l’economia mondiale dovrebbe crescere almeno del  5% l’anno per 10 anni, mentre vi sono segnali di stasi prolungata, di tipo giapponese. Leggi il resto di questo articolo »

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Terrorismo, paesi e i numeri delle vittime

Una interessante analisi ci viene proposta dalla news di SCM (VEDI) che, per il portato metodologico di prendere le misure in economia, adotta il medesimo criterio su un fenomeno socio-politico come il terrorismo di questo periodo.

Superare l’effetto emotivo, una abluzione di acqua fredda che contribuisca alla lucidità mentale fa sempre bene. Mettere in fila i numeri e guardare su base storica è elemento che ci aiuta a capire. Comprendere i termini del problema, non risolvere. Tuttavia le soluzioni sono proponibili con maggiore sicurezza se prima le situazioni da esaminare sono state studiate e chiarite. Leggi il resto di questo articolo »

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Europa: Nordeuropa, Mitteleuropa, Sudeuropa: non ci siamo, così non può andare

La maledizione dell’Europa viene dalla sua storia, gli stati nazionali omogenei (per reame, lingua e religione)  che hanno diviso e marcato la differenza, hanno costruito il senso del paese in modo diffuso, fanno parte del modo di pensare, ciascuno il proprio: inglesi, francesi, tedeschi , olandesi,  spagnoli, portoghesi,ecc. Queste distinzioni, che sono un valore, possono anche diventare un freno, addirittura il limite se si deve costruire una struttura sovranazionale del terzo millennio.

I fondatori dell’embrione d’Europa: la CECA, con una prima limitata cessione di sovranità, nel 1951, con la guerra mondiale appena terminata, probabilmente avevano una coesione dei primi sei paesi partecipanti più forte di quanto oggi è sentito con l’enorme sviluppo a 29 paesi. Sessantadue anni sono un niente nella storia. I secoli precedenti che ci hanno visti divisi pesano molto di più di quanto oggi il nostro insieme richiederebbe per corrispondere a ciò che oggi ci chiede il mega paese: l’Europa. Leggi il resto di questo articolo »

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Liberazione: chi ci è stato di fianco e di guida fra i non italiani?

Nella ricorrenza di quest’anno, vogliamo ricordare i dimenticati. I combattenti che dalla parte degli alleati hanno dato il loro sangue, hanno perso la vita, insieme agli italiani del ricostruito esercito italiano di Badoglio, agli italiani andati alla macchia da partigiani. Dei nostri si parla ogni anno, in modo che appare quasi esclusivo; come se gli altri fossero un di più, oppure una ovvietà di schieramento.

Anche questi hanno costruito la nostra liberazione: feriti, mutilati, caduti sul territorio italiano per la guerra di liberazione, ma di eserciti alleati. Tutti. E’ bene che lo si ricordi nella festa di Liberazione. Città Ideale ricorda in particolare i più dimenticati: non gli inglesi, i francesi del Nord Africa, gli americani, australiani e altri. Tutti onorevoli, a tutti va la nostra gratitudine perenne. Oggi vogliamo in particolare ricordare quelli che ci sembrano meno ricordati. Leggi il resto di questo articolo »

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L’Italia e l’euro (o la lira): nostri problemi restano

Andrea D. sul tema affrontato nel nostro articolo: il referendum sull’euro, ha posto uno dei suoi frequenti indovinati contributi, che è opportuno leggere, su cui vale la pena meditare ancora. Città Ideale ha ricevuto, poco dopo la pubblicazione dell’articolo, un contributo dal M5S, dall’Europa, a suo modo interessante per capire come si muovono a Bruxelles (VEDI).

La questione però non è affrontata nelle sue dinamiche politiche europee e italiane: siamo in pratica tutti d’accordo che la situazione attuale è alla lunga insostenibile e rischia il tracollo. Andrea D. ne affronta gli aspetti italiani, con efficacia. La questione però non è italiana (solo italiana). Siamo in una gabbia da cui si deve uscire, senza trucchi, senza scorciatoie (che non vi sono). Diventa indispensabile una politica che raddrizzi le regole europee facendone un decalogo che tutti devono applicare (italiani per primi ma anche gli altri). Leggi il resto di questo articolo »

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Euro lira ed Europa: il che fare

Il Movimento Cinque Stelle ha in corso una raccolta di firme per un referendum sull’euro, per un ritorno alle monete nazionali. Non condividiamo, ma un referendum è sempre atto di democrazia diretta, da rispettare. È il caso, data l’importanza, perché sul tema vi siano approfondimenti: lo schema euro sì, euro no, è troppo semplificato, meritevole analisi.

La situazione attuale dell’euro: non è soddisfacente. Lasciare la condizione dell’Europa nello stato attuale è penalizzante per l’Italia (e non solo). Vantaggioso per la Germania che beneficia di un mercato unico da 500milioni di abitanti e costringe i paesi deboli o male amministrati a ridurre la loro capacità di investimento, nel tempo li trasforma in paesi di consumo, sempre meno di produzione. Leggi il resto di questo articolo »

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Globalizzazione e il che fare: rimbocchiamoci le maniche

La globalizzazione è un tema non sufficientemente trattato nei media, sembriamo una delle statuine giapponesi sedute che si guardano l’ombellico. Oggi il mondo sta girando, cambiando vorticosamente e noi sembriamo troppo schiacciati sulle questioni del quotidiano, su problemini di casa (tutti problemini mentre quello di gran lunga più grosso: lo stratosferico debito pubblico, viene accantonato). Pure le conseguenze della globalizzazione ci riguardano da vicino.

Rinaldo Sorgenti della globalizzazione coglie un fattore di potenziale grande sviluppo, e lo esemplifica con efficacia. I paesi avanzati stanno passando dalla crescita alla stabilizzazione e lo fanno a fatica. Per ora si indebitano sempre più. L’occupazione fatica a reggere perché i produttori ad alta intensità occupazionale sono destinati a diventarlo gli emergenti, dato il costo ridotto del lavoro.

Hanno però una grandissima opportunità i paesi avanzati: realizzare le infrastrutture, le grandi opere di base che fanno crescere le economie più povere, che permettono loro di diventare produttori. C’è un mare di investimenti, di occupazioni di lavoro e progettazioni da compiere. I capitali ci sono ed oggi sono ancora impiegati in speculazioni finanziarie. Fino a quando arriverà l’ennesima mega bolla e scoppierà il sistema d’oggi.(titolo della redazione, ndr). Leggi il resto di questo articolo »

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Globalizzazione: auspica i miglioramenti e aspettati il peggio

La riflessione sulla inadeguatezza dell’umanità rispetto al correre della globalizzazione. Il rimanere indietro, con un fossato che tende a allargarsi fra i movimenti trasversali di culture e lingue dalle quali si è meno isolati, più conviventi. Qui su Città Ideale abbiamo cercato di mettere a fuoco la distanza culturale fra le urgenze del mondo che cambia e comportamenti, fedi, usi e costumi preservabili, ma soggetti al  confronto con gli altri, i “diversi”.

La reazione di difesa e chiusura rispetto al “contagio” o l’aggressione verso l’altro per prevalere. Pure il mondo non potrà non percorrere questo processo. Non sarà una cosa semplice ne facile: sarà anzi una crisi evolutiva di lungo periodo. Ce lo ricorda Andrea con un contributo importante: vero. sono le criticità con le quali confrontarsi comunque. Il richiamo di Città Ideale vuole descrivere il processo in essere e quanto distanti siamo ancora oggi nell’adeguarsi. Leggi il resto di questo articolo »

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Globalizzazione: l’Uomo è impreparato e le tragedie proseguono

La globalizzazione nella quale siamo immersi, che sta procedendo a tappe forzate, ci rende ogni giorno più coscienti di vivere entro una specie di corte lombarda, di cascina della bassa, ove ci si conosce tutti e si è interdipendenti l’un l’altro. Una convivenza che ci obbligava a capirci, a far la tara su ciò che non si condivide, qualche lite per questioni da poco. Allora si andava senza scossoni.

La società umana, sulle conseguenze della globalizzazione è impreparata. Intanto sono ancora pochi coloro che ne hanno coscienza. I paesi più avanzati, con più cultura, con la multi etnicità che tende a crescere, possiedono strumenti più adatti al cambiamento, ma ancora in modo parziale, con rallentamenti; non mancano anche passi indietro. Leggi il resto di questo articolo »

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Grecia (e Italia); ciò che non si dice

La Grecia non è l’Italia. Perché non è un paese capace di generare ricchezza sufficiente a finanziare lo stato sociale. Manca di una adeguata base industriale: quindi non le è possibile procedere come dovrebbe fare l’Italia: tagliare il costo dello Stato per rivitalizzare la capacità competitiva e ripartire. La Grecia è destinata a rimanere un paese in bilico; se non arrivano investimenti decennali che dovrebbero venire dall’Europa (o da altri). Tuttavia la situazione in cui si trovano i paesi è molto simile.

In Grecia si aveva uno stato “ipertrofico” – i dipendenti pubblici sono moltissimi in rapporto alla popolazione che lavora – e si ha una base fiscale insufficiente per fornire i servizi sociali richiesti in un Paese democratico e ricco. La Grecia all’interno spendeva molto più di quanto incassasse – spesa pubblica meno entrate fiscali – e all’esterno spendeva più di quanto incassasse – importazioni meno esportazioni. I capitali in arrivo dall’estero in sottoscrizione del debito pubblico hanno finanziato per quasi un decennio sia il deficit pubblico sia il deficit commerciale. I capitali arrivavano nella supposizione che non si aveva un rischio valutario, dal momento che la drachma era stata sostituita dall’euro. Leggi il resto di questo articolo »

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Shoah: la storia e il presente

L’Europa e il genocidio: i cinque o sei milioni di morti con l’unica colpa di essere di religione ebraica (la componente etnica dopo 2mila anni di diaspora crediamo pesi meno). Siamo colpevoli: tutti anche se certamente meno dei tedeschi nazisti, ma la vicenda ci tocca dentro. Un monito che dobbiamo reiterare perché a questi percorsi non si torni. Noi italiani non poco, perché in quegli anni essere ebreo è stato una colpa, dalle conseguenze pesantissime.

Dobbiamo ricordare la shoah come fatto orrendo ma anche come nostro mea culpa. Un dovere per noi e gli europei di domani riflessione e ricordo  nobile, fatto concentrandosi sulla vicenda storica. Vi possono essere modi più dinamici del solo ricordo, ancorando la vicenda alle molte situazioni che ancora oggi sono assimilabili, sparse per il mondo, anche nel Medio Oriente. Leggi il resto di questo articolo »

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