Archivio per la categoria ‘Internazionale’

Governo del Cambiamento; Italia, l’Europa: cosa ci toccherà?

Cosa succederà nei prossimi giorni nessuno può saperlo. Situazione così ingarbugliata nella quale tutto è possibile. Davvero non semplice ciò che potrebbe trovarsi davanti il nostro presidente Mattarella. Non faremo il tifo per nessuno; cercheremo di individuare quale sarebbe l’interesse del paese, della nostra Italia. Stato fra i fondatori e ispiratori dell’Europa. Nel 1951, con la CECA Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Partiamo con la domanda che riteniamo vitale: il governo dell’Italia rimane a far parte dell’UE o deve lavorare per uscirne? Secondo i tre numeri illustrati ieri, è evidente che la risposta non può che essere fermamente positiva. Non solo ma diventare occasione perché l’azione dell’Italia sia incentivante, contribuire alla integrazione e al rafforzamento delle strutture europee.

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Chi ha interesse a far guerra all’Europa?

L’attuale gestione di Washington sta spingendo in ogni modo il confronto con gli stati in termini economici (chiamate sanzioni). La guerra, adesso più che mai, si fa con le sanzioni, anche forzando i paesi alleati ad adeguarvisi. Un modo di agire meno sanguinario e disastroso: ciò che conta sono i risultati. Spinta che viene dalla crisi che colpisce l’Occidente a causa della globalizzazione, con la crescita delle nuove aree economico produttive.

Gli USA stanno cercando di risolvere i problemi loro (sostanzialmente il cronico deficit commerciale). Nel riequilibrio badano poco alle conseguenze che derivano sul mercato globale. In questo contesto variegato, è in crescita e sembra diventare primario l’obiettivo Europa. Anche trovandosi compagni di strada inusuali, come la Russia di Putin, che ha subito nei due decenni scorsi la spinta europea verso l’Est, fino all’Ucraina.

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4 Luglio 1776: nascono gli Stati Uniti d’America. Riguarda anche noi

Struttura già colonia inglese dal 1606 con capitale amministrativa Philadelfia, dopo 170 anni (15 anni prima della rivoluzione Francese in Europa: 1789) assunse autonomia di stato federale quelli che oggi sono gli USA. Furono 13 stati, tutti della fascia atlantica, a costituirsi in stato federato. In due giorni, stesero e approvarono la Dichiarazione di Indipendenza, stesura definitiva il 4 luglio.

Per la prima volta nella storia: una colonia si rese indipendente mediante una guerra di liberazione. Una cosa diversa dalla Rivoluzione Francese avvenuta 15 anni dopo: qui per la prima volta un paese abolì la Monarchia, Nobiltà, e terzo stato, rendendo tutti di eguali diritti. Due cose diverse anche se i principi e contenuti della nella carta dei Diritti dell’Uomo molto è dovuto alla formulazione d’oltre atlantico.

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Liberalismo obsoleto? Putin interpreta a modo suo la crisi dell’Occidente

Sorprende che le dichiarazioni del Presidente Putin a Financial Time, uscite in concomitanza con il G20 a Osaka, nei media italiani siano state di fatto oscurate. La notizia non sono le motivazioni e il contenuto dell’intervista, ma è la locuzione “liberalismo obsoleto”. Questo basta ai nostri media.

Putin ha spiegato nell’intervista come ritenga il liberalismo ormai obsoleto: “La forza ideologica che ha fatto da motore all’occidente dal Novecento ad oggi si è spenta avendo esaurito il suo scopo mentre vaste fette di cittadini hanno iniziato a ribellarsi contro l’immigrazione, i confini aperti e il multiculturalismo”.

In sostanza, Putin ha marchiato la decisione della cancelliera Angela Merkel di ammettere più di 1 milione di rifugiati in Germania, principalmente dalla Siria devastata dalla guerra, come un “errore cardinale”. Ma ha elogiato Donald Trump per aver cercato di fermare il flusso di migranti e droghe dal Messico.

“L’idea dei liberali – spiega il capo del Cremlino – presuppone che non ci sia niente da fare: i migranti possono uccidere, rapinare e violentare nell’impunità, dato che si devono proteggere i loro diritti come migranti”.

Secondo Putin, “ogni crimine deve avere la sua punizione. L’idea liberale è diventata obsoleta. È entrata in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione”.

L’anti-liberalismo di Putin è il cavallo di battaglia comune per i leader anti-establishment: dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, all’ungherese Viktor Orban fino a Matteo Salvini in Italia.

“I liberali non possono semplicemente dettare nulla a nessuno come hanno invece cercato di fare negli ultimi decenni”, ha detto Putin.

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il G20 e l’Europa: perché da noi quasi nessuno ne parla?

La questione su cui gli stati europei sono impegnati in questo periodo è la sponda Sud e la prima accoglienza dei migranti dall’Africa.  Con tutto quello che c’è in ballo attorno alla globalizzazione, un G20 che ha componenti delicatissime e strategiche sugli ampliamenti futuri, stanno pensando ad altro come fossero in vacanza, a un gioco di società.

Due parole sul G20 e lo strisciante neo protezionismo di matrice USA (che ha fatto e fa tuttora da cassaforte commerciale per gli scambi globali e non può continuare all’infinito, se ciò comporta loro un deficit annuo di 400 miliardi). L’Europa (terza economia mondiale con i suoi 28 paesi, viene dopo USA e Cina per dimensioni economiche. Germania, Francia, Regno Unito e Italia sono nei primi sette (G7).

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Salvini e il babbo Natale: uscita inutile e infelice

Il Cittadino Salvini deve ricordarsi qualche volta che oltre l’incarico istituzionale assegnatogli per meriti elettorali, è anche un normale Cittadino, eguale a tutti gli altri italiani. Potrà trattare i suoi interlocutori istituzionali europei come meglio crede, negli incontri diretti a tu per tu, ma la cosa deve finire lì.Le dichiarazioni pubbliche non devono recare imbarazzi né indisporre i Cittadini italiani per un agire che considerano improprio.

Nel suo ruolo lui rappresenta i Cittadini italiani. Li RAPPRESENTA tutti, coloro che lo hanno votato ma anche gli altri. Rappresenta il Paese nel suo insieme.  Rappresentare altri comporta un agire piano, diplomatico, accorto. Se così non è, rischia di generare figure non positive che riguardano il Paese e tutti i Cittadini. Se ne rende conto? Non sappiamo ma le ripetute sparate fino a quella di ieri sulla risaputa e attesa letterina di Natale.

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Elezioni USA di midterm e la crisi della Democrazia nell’Occidente

Fra qualche mese ci saranno le elezioni europee e la situazione si ripeterà. Per ora si deve prendere atto che sono venuti meno i sistemi che per un secolo hanno  consentito alla Democrazia Occidentale di reggere e ottenere consenso sufficiente. La questione è globale, riguarda pressoché  tutti i paesi dell’OCSE (che comprendono anche il Giappone).

Aver perso la camera e mantenuto il Senato per 5 seggi non inganni. Le elezioni USA confermano una crisi davvero imponente della vecchia politica. Per la prima volta il partito Repubblicano è sostanzialmente svanito; è diventato un partito personale incarnato nel presidente Trump. Un segnale che è poco considerato dai media. Se a ciò si aggiunge che la quasi totalità del sistema mediatico USA non è riuscita a scalfire più di tanto l’elettorato di Trump; se i votanti sono stati massicci (114milioni contro gli 83 del 2014!), qualcosa di profondo è cambiato.

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Ancora Europa: quanti problemi. Dove è possibile andare?

Viste le premesse storiche e del periodo in cui stiamo vivendo, che rendono non solo utile ma che ci obbligano a costruire una realtà comune continentale “Europa”, entro la quale preservare i valori originari di ogni stato precedente ma soprattutto in questa fase consentire al continente di esprimere verso il mondo globalizzato l’enorme potenziale apporto che porti a una Terra dalle minori disparità con il massimo dei vantaggi possibili per tutti.

Ci sembra giusto mettere a fuoco gli elementi che oggi l’Europa ancora non esprime o peggio, sembra restia a intraprendere. L’Europa è un’enorme costruzione tuttora non compiuta, un progetto molto grande che diversi degli stati aderenti preferiscono oggi in sosta. La crisi che viene dalla globalizzazione, che riguarda tutto l’Occidente genera incertezze e riduce le disponibilità a cambiamenti che possano tornare di danno al proprio stato. Insomma si tirano i remi in barca.

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Europa del terzo millennio: facciamo un poco di storia

Oggi l’Europa va nel mondo globalizzato come la culla dell’industrializzazione, l’Eden dove è nata la Scienza modernamente intesa, la chimica, la meccanica, lo sfruttamento sistematico delle miniere, la ferrovia, il telaio meccanico, la produzione industrialedi serie  con l’abbattimento dei costi, l’incremento fino ad allora impensabile di prodotti e macchine, l’istruzione sistematica richiesta dalla industrializzazione, la democrazia.

Tutto vero, sostanzialmente reale e ben poco contestabile. L’Europa è l’Eden del secolo scorso (e del precedente). L’Europa però è, è stata anche altro: l’inferno sulla Terra.  Di cui l’uomo è stato capace come mai prima.  55  milioni di morti fra civili e militari nella seconda guerra mondiale, cui sono da aggiungere altri 17 milioni nella prima guerra.

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Il Governo del Cambiamento: proposte per un’Europa che cambia?

La notizia non ha avuto sui giornali italiani l’attenzione che a nostro parere doveva meritare. Il Ministro in carica per gli Affari Europei, Paolo Savona, ha predisposto e fatto circolare a livello ministeriale, a quanto sembra, un documento sul tema specifico che riguarda il suo incarico: l’Europa e la politica europea; le sue istituzioni; come affrontare questi temi e le problematiche globali sul piano economico, per lo sviluppo in Europa.

Se c’è una cosa su cui il governo italiano è carente, fuori da ogni dubbio, è proprio la proposta programmatica di Europa che si vuole propugnare, quale la direzione che l’Europa deve percorrere secondo l’Italia. Proposta da studiare, su cui confrontarsi all’interno, magari anche chiedendo contributi e coinvolgendo tutto il parlamento, anche con sessioni pubbliche.

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Europa: stiamo dentro o ce ne andiamo?

La risposta logica dovrebbe essere “remain”, se non altro alla luce di quanto l’esperienza di questi tempi ci ha dimostrato.  Ci sono di guida i paesi in crisi che hanno dovuto tirare la cinghia per sistemare l’assetto interno e poter crescere: la Spagna, il Portogallo,  e buon ultima la Grecia.

È bene ricordare che in Grecia, essendo il governo contrario alle proposte delle istituzioni finanziarie,  sottoposero a referendum l’accettazione. Vincendolo, il referendum. Poi, conti alla mano, convenne al medesimo governo, non dar seguito al referendum, mandare a casa il ministro dell’economia e accettare il pesante fardello della rimessa in ordine dei conti di casa.

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Palestina è Israele? Percorso incompiuto, da risolvere

Siamo abituati a considerare il territorio che storicamente è stato chiamato Palestina (lo storico greco Erodoto nel quinto secolo A.C.), all’incirca come da noi inteso, l’area a Ovest del Giordano dal Libano all’Egitto. Per gli ebrei, in quel passato, l’equivalente di Palestina corrispondeva al Sud dell’attuale Israele, mentre la Bibbia, vede Eretz Yisrael, la terra d’Israele nella parte superiore.

Questa è storia (cui si richiamano i contendenti odierni). Israele come patria per gli ebrei è spuntata nel corso della prima guerra mondiale la dichiarazione del ministro degli esteri inglese Artur Balfour al banchiere Rothschild nella quale  riconosce la possibilità di un’area nella quale gli ebrei dispersi in altri stati potessero qui trovare una Comunità (non uno stato propriamente detto). Eravamo nell’epoca del colonialismo delle cannoniere….

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Migranti, ONG e tornaconto: un poco di chiarezza

Con almeno cinque anni di ritardo, dopo esserci  presi i sorrisi di sufficienza dell’Europa (insieme a contributi per la gestione del ponte navale Libia-Sicilia). Dopo la spinta della provocazione di Macron, che ci ha costretti a trovare una soluzione superando per una volta i condizionamenti del mondo para pubblico fatto di coop, ONG e ONLUS (non tutti, ma neppure pochi), finalmente i soldi li abbiamo assicurati ai boss libici. Questo si fa ma non si dice…

“dare soldi – vedere cammello”: non ci voleva molto, è ovvio. Aver fatto finta di non capire, abbiamo subìto in Italia (e per converso in Europa) un flusso di poveracci senz’arte ne parte, destinati a non essere integrati, a non far parte del nostro futuro, a finire in ghetti o aree circoscritte non troppo dissimili da lager recintati. Fatto l’accordo con la Libia, la pacchia sta finendo.

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Jus soli, migranti e pasticci romani

Cerchiamo di mettere in fila le questioni, per capire l’ingarbugliato insieme che si accavalla e si finisce per assumere posizioni politiche quasi tutte insulse. Che a ridosso delle elezioni amministrative il governo sia riuscito a mettere in discussione in parlamento la legge dello Jus soli (che nasce in Italia è italiano immediatamente e in ogni caso), dimostra che le idee sono più che confuse. Possibile che non ci si sia resi conto di un argomento stupido fatto per dividere e mettere in crisi il PD?

Primo L’Italia (come la totalità dei paesi avanzati) nell’arco di pochi decenni è destinata a ridursi di un 15/20 milioni di abitanti, il rimanente per lo più pensionati. Quindi la necessità di accogliere stranieri non si può negare. Qualsiasi argomento diverso è sbagliato e debole. Non vi sono alternative; il problema è come.  Lo jus soli non è la soluzione, al massimo può “aiutare”.

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Evtushenko non c’è più: memoria mia (ma non solo)

Era il 1961… Guerra fredda che lasciava i primi segni di scongelamento (allora si usava il termine di disgelo). Un giovane Poeta russo di 28 anni, in Italia allora quasi sconosciuto, scriveva una poesia sorprendente per un mondo chiusissimo, nonostante Krusciov. “Babi Yar”, questo il titolo e il luogo.  In Ukraina, non distante da Kiev allora e nella seconda guerra mondiale parte dell’URSS. Eccone qualche stralcio:

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