Archivio per la categoria ‘Economia’

Elezioni, Il Giornale: Nicola Rossi e flat tax

Nicola Rossi ha presentato il suo progetto sulla modifica strutturale del sistema fiscale italiano nel Giugno 2017, entro l’Istituto Bruno Leoni  IBL, di cui fra l’altro è presidente. Un progetto articolato che parte dall’aspetto mediaticamente di maggiore presa, ma che ribalta il sistema. Abolite le tax espenditures (le 400 leggine che ritoccano al ribasso le tasse ora a l’una o l’altra categoria).

Ha fatto convegni, scritto libri, presentazioni, discussioni fra economisti su ilsole24ore (fra le altre). Il tema, o meglio lo slogan, è stato ripreso dai nostri politici (categoria attribuita dai voti, non dalle qualità proprie, quindi sostanzialmente propalatori di immagini, demagogia a buon mercato). Lo ha fatto nei giorni scorsi ilgiornale (VEDI)con una simil intervista.

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PD e il debito pubblico: cosa dobbiamo aspettarci

Un’intervista che riguarda il debito pubblico fatta da ilsole24ore ai segretari dei partiti in corsa l’abbiamo trovata relativa a Renzi, pubblicata il giorno 10. Ci piacerebbe avere altrettanto dagli altri; che finora non l’hanno affrontata come argomento specifico. Vedremo di compiere, con tutti i nostri limiti, un’analisi di quanto ci sia da aspettarsi da un eventuale governo PD.

L’intervista ha un respiro non localistico (VEDI), affronta temi come la gestione dell’Europa, ma anche quello che lui definisce “austerità”, termine evocativo di sacrifici, che viene bene archiviare prima delle elezioni. Lasciamo le terminologie che sanno di strumentale e demagogico e veniamo alla questione che più interessa e coinvolge. Anche noi ma soprattutto l’Italia: il debito pubblico.

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Movimento Cinque Stelle: il programma e la sfida da cogliere

Riceviamo osservazioni da un lettore, e amico, carissimo. Ci sottopone aspetti del programma M5S. “Qualche spunto (e non mi sembra necessario aggiungere altro)”. Si tratta degli aspetti che, per chi ce li sottopone, sono visti come problematici. In parte la stesura sarà anche forzata da esigenze di sintesi; dobbiamo per onestà verso noi stessi e i nostri lettori presentarli e coglierne i limiti; ciò che consideriamo errori. Anche seri.

Non che siano solo questi gli aspetti su cui verrebbe da discutere; praticamente su tutto ci sarebbe da limare, puntualizzare e precisare. Correggere o espungere (mettere fuori). Questi tuttavia bastano per una prima analisi, che non ha intento elettorale, a favore o contro. Ci muove ciò che riteniamo l’interesse del Paese.

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Concorrenza, liberalizzazione e crescita del mercato

L’Europa è in facimento: in parte opera un percorso di avvicinamento delle regole e delle economie; solo in parte però. Gli stati nazionali pesano ancora, e parecchio. Pesano soprattutto i due centrali Francia e Germania: le rispettive economie sono fortemente condizionate dallo stato, da uno stato che ha una efficiena rispettabile, anche quando è monopolista.

Questione e conseguenza di storia: di stati nazionali ben strutturati  e autorevoli, su cui la politica elettiva incide con misura e spesso è subordinata. Questa riflessione viene dalla vicenda Italo. L’Europa nei suoi principi di Stato Unito d’Europa, ha proceduto a emanare una serie di liberalizzazioni, dellestrutture nazionali. Fra queste le ferrovie: separando la gestione delle infrastrutture dai mezzi di trasporto.

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Elezioni: ancora sulle tasse. Le bufale sui “ricchi” e i pericoli che corre il lavoro in Italia

Parleremo di una questione che, come è solito nel nostro modo di operare, consideriamo rilevante ma passa sotto silenzio o quasi nel sistema dei media, soprattutto nel bailamme dei ludi cartacei e televisivi di questa fase elettorale. La questione è relativa alla legge fallimentare, che in Italia ancora oggi è quella del 1942… Sì, proprio la guerra che stavamo drammaticamente perdendo, pochi mesi prima dell’uscita di Mussolini.

Questa legge, dopo svariati tentativi mai giunti a termine, è stata totalmente rifatta, rivista in modo profondo, dal parlamento. Approvata l’11 Ottobre 2017 ma, come i lettori sapranno, perché la legge entri in vigore sono necessari i regolamenti attuativi emanati dal Governo; nel caso dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando. VEDI su ilsole24ore una descrizione della nuova legge e dei suoi contenuti.

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Elezioni: i regali, la flat tax, polemica che mette a nudo progressisti del gambero

Istruttivo questo periodo elettorale, dove la questione delle tasse come fardello che frena imprese, investimenti, lavoro, sviluppo, comincia a trovare ascolti crescenti, entra a far parte dei problemi da affrontare. Non si tratta della riduzione delle tasse in senso stretto, bensì il collegamento di questa con il taglio alla spesa pubblica: qui cominciano i problemi peri  nostri venditori di salsicce demogagiche.

Nicola Rossi, un economista cresciuto in ambiente “progressista” (ha fatto parte del pensatoio governativo D’Alema), da cui si è presto distaccato per approfondire i temi propri dell’economia e dell’esigenze del paese. Divenut o espressione di peso del Istituto Bruno Leoni, ha coordinato, con esperti e docenti, il gruppo che ha esposto nel Giugno 2017 la proposta di flat tax.

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Ecomomia e elezioni. Questioni di peso nel valutare la scelta da fare

LA FLAT TAX, ovvero la proposta IBL (Istituto Bruno Leoni) di Nicola Rossi. Al centro di una serie di integrazioni, proposte, critiche e repliche: un think tank economico di serietà e competenza indiscutibile, è riuscita a porre la questione della riduzione del peso fiscale e del debito  al centro del dibattito elettorale, nonostante la difficoltà propria del tema. Nonostante la semplificazione dei politici a vendere la sola riduzione delle imposte, rimanendo sul generico o addirittura evitando di affrontare la conseguenza in riduzione di spesa.

A sostenere l’immaginario affascinante della proposta è intervenuto  Trump con un taglio secco delle imposte che ha generato in tempo reale un rovescio dei comportamenti di aziende e investitori: la crescita di produzione, occupazione e stipendi. Questa può essere la strada giusta, applicabile in Italia? In questo modo è troppo semplice, forse anche negli USA. In Italia sarebbe impraticabile a causa di un debito pubblico che andrebbe alle stelle.

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Flat tax e campagna elettorale: nodi che vengono al pettine

Trump viene descritto dai media in termini non certo propri a uno statista di spessore (a essere diplomatici). Però è un imprenditore e ha naso per cogliere il nocciolo delle questioni. In modo semplicistico anche, ma coglie gli elementi essenziali che un imprenditore ha sotto gli occhi da sempre, tutti i giorni. I costi che colpiscono l’impresa: in questo periodo le tasse.

Il tema delle tasse è sempre stato al cuore di ogni analisi di economisti e analisti del fare impresa. Sopportato da sempre in un secolo che ha visto la società affluente, l’economia crescere ininterrotta (nel mondo occidendale soprattutto). In questo contesto le tasse viste dai governanti come una variabile resa sopportabile da una domanda in crescita.

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Le imprese si confrontano e si incontrano a Buccinasco: per il Bene Comune

Qualcosa che ormai non è più marginale, che comincia a contare, a fare gruppo, finalmente si intravede nel rapporto fra imprese e politica. Quando si parla dell’Italia e del dopoguerra,  si sente il bisogno di una storia nel rapporto imprese/politica. Una storia che si deve conoscere e far conoscere di più, ma non è questa l’occasione per parlarne.

Il Circolo delle Imprese è iniziativa che viene dalla provincia lombarda. Il tessuto intenso di piccole e medie imprese, si muove con la dinamicità e la voglia di fare che le contraddisingue. La coscienza del proprio ruolo, la voglia di far conoscere in positivo la funzione dell’impresa come struttura autonoma (VEDI).

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Elezioni e problemi del paese. Il silenzio tombale sul fare impresa

Fare impresa è attività nobile. Vale per l’intendimento in sé di assumersi l’impegno di essere autore e responsabile della sua attività. Con l’obiettivo del successo, col suo impego e a suo rischio. In democrazia l’imprenditore è un Cittadino come gli altri, con un carico e una responsabilità maggiore.

Il suo successo genera benessere per la società oltre che per se medesimo. I benefici che ne trae, sono ulteriori e marginali rispetto al rischio. Affermazione che dovrebbe essere ovvia ma che fatica a passare, a far parte del sentire comune nella nostra società. Anche di questi tempi, quando più che mai lo stato e la società dovrebbe compiere ogni sforzo perché le attività benemerite del fare impresa dovrebbero essere riconosciute.

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Fine anno in fibrillazione per il debito pubblico Europa: e finora nessuno ne parla!

Ieri 29 Dicembre è stato l’ultimo giorno 2017 per la Borsa italiana: oltre alla chiusura del fine settimana san Silvestro è Domenica. Si prevede la riapertura il 02 Gennaio del nuovo anno, è sarà davvero curioso vedere che succederà. Le quotazioni delle borse  in Europa non sono andate molto bene, però entro dinamiche non fuori misura.

I mercati stanno registrando in questo periodo l’inizio degli effetti della riduzione delle tasse negli USA, voluta fermamente da Trump. Nella buona sostanza l’effetto è una specie di svalutazione competitiva del dollaro sulle altre monete, soprattutto sull’euro.  Che infatti in pochi giorni è risalito del 4%, da 1,16 dollari alla chiusura odierna che supera i 1,20.

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Lo Stato, le Tasse, le Imprese, la Globalizzazione e casa nostra

Il tema a casa nostra, in Italia, non fa parte della campagna elettorale: il debito pubblico e come affrontarlo è un tabù. A chiunque metta gli occhi sui numeri  viene avanti la cifra spaventosa di 2,300 miliardi contro n il che nel 2017 fatica a raggiungere  1.600 l’anno. La spesa pubblica continua a superare le entrate, sempre nel 2017 si lotta per rispettare i limiti richiesti dall’Europa. non sforare oltre 2,4miliardi.

Qualcuno che ne parla c’è: qualche imbecille (la gravità della situazione non ci fa venire un sinonimo che possa attenuare l’attributo) che straparla di battere i pugni a Bruxelles, ritiene così di “farsi rispettare”, mentre Bakitalia spende 70 miiardi l’anno di interessi. Pretendono il rispetto dall’Europa, gli imbecilli. Questo è il loro unico argomento in merito al problemone dell’Italia. Questa descrizione non è nuova, in queste pagine; giova ripeterla.

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Sprechi e efficienza: sanità e programmi elettorali

Un giorno sì e l’altro pure non manca il politico candidato che illustra l’efficienza del sistema sanità all’italiana, ripetendo il ritornello che, in rapporto al totale della spesa pubblica, l’Italia è il paese che investe una quota  percentuale minore, mentre viene considerato il più generoso nel coprire i servizi sanitari; il cosiddetto SSN (servizio sanitario nazionale).

per l’Italia sale al 7%, dice il rapporto. Il Ssn è un “datore di lavoro” di massimo peso nella Penisola, tanto che nel 2015 gli occupati nel comparto sono stati 1.796.000. Ma a questo dato ufficiale i ricercatori stimano di dover aggiungere 3-400mila lavoratorori “‘neri o grigi’ che si annidano soprattutto nell’area della cura alla persona”. Tutto compreso, dunque, nel settore lavora quasi un occupato su dieci nel Paese.

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Boschi, Commissione parlamentare, sistema romano, banche, fondazioni

Francamente sono stufo: non ne posso più di tutta questa pantomima della Commissione Casini sulle banche. Credo di non essere il solo, proprio non se ne può più. Una colossale presa in giro pre elettorale che deve essere chiarita. Il sistema dei media che sta al gioco e partecipa al teatrino delle marionette, seguendo i fili che tira il sistema romano.

Non si scopre solo ora che le Commissioni parlamentari sono una sorta di camera caritatis nella quale i partiti, le segreterie, i politici, reciprocamente si condizionano, perché tutti qualche scheletro nell’armadio lo hanno.  Quando lasciare le cose alla magistratura comporta qualche rischio, la soluzione sono le commissioni parlamentari. Che storicamente, sono servite a soffocare la ricerca della verità: non ce n’è una che in settant’anni abbia portato a qualcosa.

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Di Maio: un apprendista rispetto al ruolo. Ci prova

Stiamo parlando di un potenziale Presidente del Consiglio, candidato al ruolo per M5S che affronta una prova forse al di sopra delle sue possibilità attuali. Certamente anche partendo da fondamenta politiche economiche del suo movimento, che sono generiche e migliorabili, parecchio purtroppo. Qualora ne fossero forniti, per l’Italia sarebbe un Nuovo Rinascimento, e Dio solo sa quanto bisogno ne avremmo.

Devono correre, ma anche riuscire a selezionare un gruppo dirigente robusto, fatto di centinaia di persone, oltre che di ministri, soprattutto quelli di peso (Esteri, Interni, Economia, e diversi altri). l’esperienza di Roma, ma anche quella di Torino dovrebbe loro insegnare qualcosa. Preparare una squadra competente, nutrita, credibile è fondamentale per lariuscita, ma anche per la credibilità personale.

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