Archivio per la categoria ‘Economia’

Fine anno in fibrillazione per il debito pubblico Europa: e finora nessuno ne parla!

Ieri 29 Dicembre è stato l’ultimo giorno 2017 per la Borsa italiana: oltre alla chiusura del fine settimana san Silvestro è Domenica. Si prevede la riapertura il 02 Gennaio del nuovo anno, è sarà davvero curioso vedere che succederà. Le quotazioni delle borse  in Europa non sono andate molto bene, però entro dinamiche non fuori misura.

I mercati stanno registrando in questo periodo l’inizio degli effetti della riduzione delle tasse negli USA, voluta fermamente da Trump. Nella buona sostanza l’effetto è una specie di svalutazione competitiva del dollaro sulle altre monete, soprattutto sull’euro.  Che infatti in pochi giorni è risalito del 4%, da 1,16 dollari alla chiusura odierna che supera i 1,20.

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Lo Stato, le Tasse, le Imprese, la Globalizzazione e casa nostra

Il tema a casa nostra, in Italia, non fa parte della campagna elettorale: il debito pubblico e come affrontarlo è un tabù. A chiunque metta gli occhi sui numeri  viene avanti la cifra spaventosa di 2,300 miliardi contro n il che nel 2017 fatica a raggiungere  1.600 l’anno. La spesa pubblica continua a superare le entrate, sempre nel 2017 si lotta per rispettare i limiti richiesti dall’Europa. non sforare oltre 2,4miliardi.

Qualcuno che ne parla c’è: qualche imbecille (la gravità della situazione non ci fa venire un sinonimo che possa attenuare l’attributo) che straparla di battere i pugni a Bruxelles, ritiene così di “farsi rispettare”, mentre Bakitalia spende 70 miiardi l’anno di interessi. Pretendono il rispetto dall’Europa, gli imbecilli. Questo è il loro unico argomento in merito al problemone dell’Italia. Questa descrizione non è nuova, in queste pagine; giova ripeterla.

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Sprechi e efficienza: sanità e programmi elettorali

Un giorno sì e l’altro pure non manca il politico candidato che illustra l’efficienza del sistema sanità all’italiana, ripetendo il ritornello che, in rapporto al totale della spesa pubblica, l’Italia è il paese che investe una quota  percentuale minore, mentre viene considerato il più generoso nel coprire i servizi sanitari; il cosiddetto SSN (servizio sanitario nazionale).

per l’Italia sale al 7%, dice il rapporto. Il Ssn è un “datore di lavoro” di massimo peso nella Penisola, tanto che nel 2015 gli occupati nel comparto sono stati 1.796.000. Ma a questo dato ufficiale i ricercatori stimano di dover aggiungere 3-400mila lavoratorori “‘neri o grigi’ che si annidano soprattutto nell’area della cura alla persona”. Tutto compreso, dunque, nel settore lavora quasi un occupato su dieci nel Paese.

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Boschi, Commissione parlamentare, sistema romano, banche, fondazioni

Francamente sono stufo: non ne posso più di tutta questa pantomima della Commissione Casini sulle banche. Credo di non essere il solo, proprio non se ne può più. Una colossale presa in giro pre elettorale che deve essere chiarita. Il sistema dei media che sta al gioco e partecipa al teatrino delle marionette, seguendo i fili che tira il sistema romano.

Non si scopre solo ora che le Commissioni parlamentari sono una sorta di camera caritatis nella quale i partiti, le segreterie, i politici, reciprocamente si condizionano, perché tutti qualche scheletro nell’armadio lo hanno.  Quando lasciare le cose alla magistratura comporta qualche rischio, la soluzione sono le commissioni parlamentari. Che storicamente, sono servite a soffocare la ricerca della verità: non ce n’è una che in settant’anni abbia portato a qualcosa.

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Di Maio: un apprendista rispetto al ruolo. Ci prova

Stiamo parlando di un potenziale Presidente del Consiglio, candidato al ruolo per M5S che affronta una prova forse al di sopra delle sue possibilità attuali. Certamente anche partendo da fondamenta politiche economiche del suo movimento, che sono generiche e migliorabili, parecchio purtroppo. Qualora ne fossero forniti, per l’Italia sarebbe un Nuovo Rinascimento, e Dio solo sa quanto bisogno ne avremmo.

Devono correre, ma anche riuscire a selezionare un gruppo dirigente robusto, fatto di centinaia di persone, oltre che di ministri, soprattutto quelli di peso (Esteri, Interni, Economia, e diversi altri). l’esperienza di Roma, ma anche quella di Torino dovrebbe loro insegnare qualcosa. Preparare una squadra competente, nutrita, credibile è fondamentale per lariuscita, ma anche per la credibilità personale.

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Wasting review elettorale: responsabili i media e la scuola

Una riflessione dell’ottimo Carlo Lettieri  ci viene proposta su IBL. Stimolante, per una verità che denuda le parti meno nobili, le vergogne del far democrazia di questo periodo non glorioso. La lucida disanima delle ragioni di coloro che “vivono di politica” e puntano alla rielezione, per modifiche al bilancio che si propongono spese, per categorie o territori.

Dice Lettieri: sono i Cittadini che le vogliono queste cose; non si può dargli torto. Un metodo del rito elettorale fatto di spese nuove che si è protratto per troppo tempo e ha generato la montagna di debito pubblico. Che prosegue tuttora come un secolo fa, ininterrotto. Una tragica e sbagliata politica che ripete un rito oggi dannoso, che danneggia le nuove generazioni e rischia di mandarci a fondo.

La responsabilità è quindi dei Cittadini? Non ci sentiamo di condividere del tutto, c’è dell’altro. Il “popolo sovrano” come lo chiamano gli imbonitori, è stato tenuto sistematicamente analfabeta di economia e di democrazia: portato a badare al ritono immediato nella propria tasca. Settant’anni fa la scarpa destra, la sinistra dopo l’elezione di Lauro, adesso i 20, quindici, dieci, perfino i cinque euro per ogni voto; il piccolo beneficio che viene da una modifica di legge, ecc.

Colpevoli, volutamente colpevoli i nostri governanti che così hanno gestito l’istruzione, che così sostanzialmente impongono l’agire dei media. Giornalisti e direttori ridotti a esecutori, scribacchini, missirizzi (quegli omettini di legno che si piegano secondo il pollice di chi li regge in mano), megafoni di dichiarazioni insulse e interessate. Dei lacchè, sostanzialmente. Una democrazia che, se non avviene un ribaltone, sta avviandosi al viale del tramonto.

MANOVRA SPENDING REVIEW AL CONTRARIO

Il dietrofront politico, in vista delle elezioni

(Carlo lettieri 12 Dicembre 2017) Circa seimila emendamenti: è questa la massa di correzioni alla manovra che è stata presentata dai parlamentari. Per fortuna, nei prossimi giorni vi sarà una scrematura e poi dal 19 dicembre s’inizierà a esaminare il testo in aula. Tra le proposte volte a correggere la legge di bilancio vi è davvero di tutto e di più: dalla proroga degli studi di settori all’anticipo della web tax, alla riduzione dei contratti a termine.
A prevalere, a ogni modo, sono soprattutto le misure volte a favorire questo o quel territorio e questa o quella categoria. Le elezioni sono alle porte e quanti vivono “di politica” cercano di rafforzare i propri legami con elettori e gruppi di pressione.

Purtroppo, il calcolo particolare di breve termine (la rielezione) si trova in palese conflitto con l’interesse generale di lungo termine. Mentre bisognerebbe ingegnarsi a ridurre le spese, limitare l’area d’intervento dello Stato e – insomma – realizzare in Parlamento quello che il governo avrebbe dovuto fare se avesse seguito le indicazioni dei vari consulenti che avevano immaginato tagli al bilancio pubblico (da Carlo Cottarelli a Roberto Perotti, solo per fare due nomi).

In questi giorni deputati e senatori si sono lanciati in una sorta di spending review al contrario: suggerendo ogni genere di nuovo intervento e ulteriore regalia. Tra gli emendamenti si rinviene ogni genere di proposta: il prolungamento del bonus bebè fino al terzo anno di vita così come l’ampliamento della lista dei lavori usuranti, fino a una serie di misure specifiche per tanti piccoli centri. Non manca neppure la domanda di introdurre la detraibilità delle spese sostenute per pannolini e omogeneizzati. E anche indennità peri pescatori quando l’attività è sospesa, proposte per ripristinare nella precedente versione le province e molto altro.

Di fronte a queste richieste clientelari, è normale puntare il dito contro gli uomini di partito, ma in verità la situazione è ben peggiore. Questi politici assai inquieti (timorosi di non essere rieletti) si comportano in tal modo perché sanno che i loro elettori vogliono questo. I calcoli elettorali dei parlamentari di maggioranza e di opposizione pesano, senza dubbio, ma egualmente è necessario capire che larga parte della società chiede agli eletti di agire in tale maniera.


Non è del tutto vero che ogni società ha la classe politica che si merita. Chi entra in un seggio con una scheda ha in mano ben poco: le decisioni più rilevanti sono state già assunte prima e il cittadino viene quasi chiamato a ratificare un ordine di potere predefinito. Come disse un grande politologo siciliano più di un secolo fa, Gaetano Mosca, non siamo noi che eleggiamo i politici, ma sono loro che si fanno eleggere. Spesso i votanti scelgono il meno peggio e turandosi il naso.
Eppure bisogna ammettere che la maggior parte delle richieste indirizzate dai cittadini ai rappresentanti ignora che questo Stato elefantiaco ha prodotto un debito fuori controllo e una tassazione elevatissima, causando in tal modo bassi redditi, disoccupazione, servizi spesso scadenti e un generale clima di rassegnazione. In definitiva, davvero pochi sono senza colpe (Da La Provincia, 11 dicembre 2017)

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Elezioni e le cose da fare: dal FMI il PRO-MEMORIA PER PARTITI E CANDIDATI

La campagna elettorale per le nuove elezioni è partita e si sta sviluppando. Non a Buccinasco però, almeno entro la maggioranza non sembra esserci il problema; o meglio, si ritiene per ora stare alla finestra, non sapendo bene cosa scegliere fra le ipotesi di “sinistra progressista”, per ora due.  Si preferisce il basso profilo sperando che alla fine qualcuno trovi un tema “elettorale”.

Tema elettorale: la traduzione della locuzione in buona sostanza si può chiarire così: un argomento che accalappi il consenso di elettori idealmente vicini… ovvero metta in difficoltà i competitors (meglio, se ciò avviene con un unico tema). Un agire comune a tutti in Italia, senza che il sistema dei media riesca a farli parlare, sui temi veri per il paese. I media sembrano abituati a fare da diffusori di temi e argomenti che sono i candidati a porre. Un mondo alla rovescia.

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A Buccinasco il Viaggiator Goloso: qualche considerazione e storia

L’apertura di un punto vendita della moderna distribuzione non è una gran notizia. Nel caso però, crediamo che valga la pena una riflessione e una conoscenza, viste le caratteristiche del brand, insegna che comprende un gruppo di 180 punti vendita che fanno capo a Finiper di Marco Brunelli. A sua volta fotocopia imprenditoriale di un altro grande della distribuzione organizzata privata: Esselunga di Bernardo Caprotti.

Fermiamoci oggi all’ultima linea di prodotti nata entro il gruppo: Viaggiator Goloso. Una scelta nella proposta distribuita che si inserisce nella filiera nata ormai trent’anni fa con il marchio Slow Food, aggiornatasi e sviluppata con Eataly di Facchinetti, quella più nominata per il suo respiro internazionale, quest’ultima che viaggia a braccetto con il mondo Lega coop.

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Promuovere le imprese che vengono a Buccinasco… siamo ai primi passi

Della proposta presentata in Consiglio, davvero senza precedenti a Buccinasco: prima volta dopo la crisi del 2007. Le imprese fino ad allora venivano da sole.  In seguito perché le subentrate gestioni stataliste non si sono dimostrate favorevoli, o non si sono accorte che la crisi richiede un cambio di marcia.

Imprese e capannoni che hanno chiuso; i  posti di lavoro decrescono, aumentano disoccupati, locali o dal capoluogo. La risposta è stata l’elemosina, o al massimo investendo oltre 100mila euro l’anno  su uno sportello lavoro che si aggiunge ai numerosi altri, gratuiti, che sono sul territorio.

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Buccinasco: dopo sei anni la sinistra scopre l’impresa

È successo ieri sera a Buccinasco. Un Consiglio a suo modo storico. Che a Buccinasco l’amministrazione di sinistra finalmente si accorge che esitono le imprese, i commerci, gli artigiani. Che la crisi ha pesantemente fatto pagare la loro sopravvivenza.  Ci si accorge che da noi  si è visto fin troppe volte un passaggio di gestione verso personaggi dal facile e misterioso arricchimento.

Tutto questo nell’indifferenza, nel lasciar fare alle cose come andavano, probabilmente non mancando l’interna muta soddisfazione per le difficoltà, le chiusure, i capannoni vuoti: fare impresa vista come nemico del quale godere se è in difficoltà… Tutto questo, se è stato, da ieri ha visto un cambiamento di attenzione. Anziché aumentare la platea degli assistiti senzalavoro distribuendo elemosine (che feriscono la dignità), ecco che la tendenza s’inverte.

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l’Europa “espressione geografica” e Milano

Il termine Italia espressione geografica è fatto risalire a Klemens von Metternick, conte plenipotenziario a Vienna, ove il dopo Napoleone ridisegnò l’Europa. Quanto all’Italia è alle ipotesi di possibili semplificazioni nei diversi staterelli, uscì la frase che avrebbe pronunciato L’Italia non è un paese, ma una semplice espressione geografica.

Frase che si può dire oggi dell’Europa nel terzo millennio. Divisa in staterelli: mentre la globalizzazione avanza, incapaci di trovare una sintesi, ciascuno alla ricerca del proprio tornaconto a danno degli altri. Stretegie, economie e futuro sono su scala come minimo continentale e l’Europa continua nell’immagine di 29 galletti in un pollaio mentre la vita è nel mondo che sta fuori.

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Gestione all’italiana del risparmio: i cambiamenti di cui poco si conosce

Se ne parla poco dei P.I.R.  (Piani Individuali di Risparmio). In pratica con una legge del 2017 è possibile per ogni individuo investire fino a 150mila euro esentasse se il 70% dell’investimento viene fatto in aziende che operano in Italia per la durata minima di 5 anni (moltiplicabile per ogni familiare). VEDI la descrizione de ilsole24ore, che ci sembra puntuale.

Finalmente qualcuno a Roma è riuscito a vincere le fortissime resistenze verso una normativa che agevolasse l’investimento in aziende italiane da parte dei risparmiatori. Non c’è mai stata da noi, mentre  in tutti i paesi più avanzati (USA e Regno Unito su tutti) sono operanti da anni e questo fenomeno porta a investimenti del risparmio privato per migliaia di miliardi, a generare lavoro e ricchezza nel paese.

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Mercato e salario minimo. In Svizzera si informa!

La Svizzera non è in Europa; un peccato, perché non avrebbe poco da insegnare in termini di democrazia applicata, cominciando dai referendum. Il Canton Ticino ha votato un anno fa è passato un referendum che si propone un salario minimo al di sotto del quale le aziende non possono andare. Motivo di questo referendum sono i frontalieri che vengono retribuiti meno degli svizzeri e “portano via il lavoro” ai ticinesi.

Il lavoro sta riducendosi in tutti i paesi occidentali. La motivazione è comprensibile: Confindustria chiede che non sia possibile alle aziende di trasporto italiane di trasferirsi in Polonia o Romania per poi assumere autisti al costo molto minore, previsto in queti paesi, con effetti pesanti anche sul piano delle entrate fiscali, facendo concorrenza alle società di trasporto italiane.

Ciò che ci colpisce di questo articolo che IBL ci fa conoscere, riguarda la cultura economica e la chiarezza con cui gli effetti del salario minimo sono descritti sul più diffuso quotidiano del Ticino. In modo trasparente viene descritta ogni conseguenza che può derivare dalla sua applicazione. Considerando con equilibrio i pro e i contro. Una lezione di giornalismo, di cultura economica diffusa. Lontano anni luce dalle beghe potici o sociali che appaiono sulla nostra stampa… Buona lettura.

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Sindacato statalista che fa danni al paese e a chi lavora

IBL, l’Istituto Bruno Leoni è una fondazione che ha per scopo la diffusione e conoscenza dell’economia basata sul merito e sulla competizione. Ciò che una sintesi politica definisce come liberalismo, parola che dovrebbe avere un valore positivo, ma spesso nei media italiani interpretata come potere sfrenato a chi fa impresa, implicitamente a danno e sfruttamento di chi vive di lavoro dipendente.

Ovvio che così non è, che il mercato non monopolistico, competitivo, gestito con poche regole ma queste ferre per tutti, che premia chi meglio riesce, chi merita,  genera una maggiore capacità di produrre ricchezza, la crescita dell’economia, delle occasioni di lavoro. Le riflessioni che vengono da IBL sono un distillato di buon senso, che merita la lettura.

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Quattro cosette che un sindaco demerito dimentica (o forse no)

Antefatti: UNO in piena campagna elettorale il “demerito”, in un evento presso i sinti, se ne uscì accusando BucciRinasco come congrega di delinquenti , qualcuno lo ricorderà. DUE dopo l’evento sul viale alberato Di Vittorio, è stato sentito parlare con altri su simili espressioni, nei confronti di un esponente di BucciRinasco. Richiesto di spiegazioni, ha cambiato discorso. La notizia gira sui social e, evidentemente, ha ritenuto di “giustificare” i termini utilizzati nelle due occasioni.

Sempre il medesimo poco dopo esce con una sua  “considerazione” che di fatto ha il senso di  un attacco violento all’imprenditore, quasi a giustificare il suo comportamento poco civile. Un modo trasversale di “suonare la tromba” senza aprire la bocca. Qui riprenderemo la questione, senza fare nome, per raccontare le cose (i fatti, non le interpretazioni dei medesimi).

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