Archivio per la categoria ‘Economia’

La finanza della Chiesa, papa Francesco e il problema da risolvere

La finanza è argomento che riguarda tutte le iniziative umane che abbiano un minimo di organizzazione, che coinvolgano persone, siano rivolte ai mercati o a iniziative sociali, oppure a finalità nobili come la Chiesa cattolica, il Vaticano. Ci da poco capitato di assistere a una presentazione sul tema e crediamo vi sia da riflettere, senza scandalismi. Soprattutto rispettando l’istituzione, limitando il tema alla gestione finanziaria delle cospicue disponibilità versate da fedeli, fondazioni, enti o anche risorse pubbliche dallo Stato.

L’insieme Chiesa cattolica ha struttura globale; quasi in ognuno dei paesi riconosciuti dall’ONU ha una sua presenza locale.Questa in forme diverse ha un collegamento con il Vaticano (oppure è autonoma finanziariamente; o ancora è mista: in parte gestione locale autonoma, in parte collegata o integrata con IOR, che ha finzione di banca centrale della Chiesa). Struttura complessa che genera una montagna di supporti e benefici alle condizioni più critiche di tutto il mondo: amore al prossimo, ai deboli, agli ultimi; e messaggio di fede.

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Economia, debito pubblico e Italia: flat tax una proposta di cui non si parla

IBL, il benemerito Istituto Bruno Leoni, ha compiuto uno studio tecnico economico, approfondito, su una potesi di applicazione del principio della flat tax.  L’autore Nicola Rossi, presidente di IBL, docente a Roma Tor Vergata, economista di vaglia, deputato nell’Ulivo, dal 2011 ha tolto il disturbo e si è iscritto al gruppo misto. Quali i contrasti non è il caso di approfondire, ma non si va lontano se si pensa alla mancata revisione della spesa, al taglio del deficit.

IBL è un’istituzione privata, nota per la sua visione libera del mercato:  sempre nel 2011 Rossi ne diventa presidente. Adesso ha coordinato uno studio sulla flat tax, che è stato pubblicato Domenica scorsa su ilsole24ore (VEDI), ove si troveranno gli altri allegati. Come al solito ne parlano pochi giornali, la discussione è fra tecnici mentre i media tv sono assurdamente silenti (salvo errore, ma non abbiamo notato la presenza sull’argomento). Proviamo a sintetizzare la questione. Leggi il resto di questo articolo »

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Paese super indebitato e deficit che continua: diventiamo più poveri…

Proprio ieri qualcuno nel governo si è messo a leggere i conti del nostro Paese, sostenendo che negli ultimi tre anni le spese si sono ridotte di 30 miliardi di euro. Fosse uno studente di economia (anche solo alle superiori, come ragioneria) verrebbe bocciato. Il bilancio si misura sul totale entrate e uscite: se le spese superano le tasse, è deficit: si spende di più di quanto entra. Punto è basta.

Abbiamo un debito pubblico 75 volte superiore a 30 miliardi. Dovessimo tagliare davvero 10 milioni l’anno ogni anno per 30 miliardi ci metteremmo 60 anni (se ci aiuta una svalutazione del “% l’anno) per portarlo al “fisiologico” 60%.

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Ritorna il voucher: si rinnova la canea dell’ignoranza ideologizzata

Un agire esclusivamente ideologico che sta uccidendo il paese. I sindacati che sarebbero da mandare davvero a vangare (professione da cui provenne Di Vittorio, che non a caso fu uno straordinario rappresentante dei lavoratori), invece di fare politica, essere pervasivi fino alle cose più banali, portando le aziende in tribunale per un nonnulla quasi sempre strumentale.

Come nell’abolizione del voucher (strumento che opera in ogni Paese d’Europa; impiegato ben di più che da noi, con entrate robuste per gli enti e il nero ridotto, grazie a controlli sistematici). No! Da noi il costosissimo sistema pubblico è incapace di mettere in atto un sistema di controlli con un minimo di efficienza. Sembra quasi una strizzata d’occhio ai sindacati che così propongono l’abolizione.  Oggi , con un nome diverso, sono reintrodotti poco e male. Ce lo spiega IBL, che lo valuta così:

…..  la reintroduzione dei voucher, abrogati per evitare il referendum che si sarebbe dovuto tenere a fine giugno e ora di nuovo introdotti con più ampi limiti. …..  il metodo seguito dal governo è stato quello di lanciare il sasso e nascondere la mano, venendo incontro alle esigenze del mercato del lavoro ma evitando il costoso conflitto, in termini politici, con i sindacati.

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Alitalia a assistenzialismo statalista: tutti a casa!

L’articolo uno della costituzione scrive che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. Definizione esaltante e ambigua, perché il lavoro non si trova sotto il cavolo, ma è frutto di impresa, pubblica o privata. Lavoro che si mantiene sul presupposto che l’impresa alla fine di ogni anno abbia più entrate che uscite; più ricavi che costi.

Ce lo spiega un articolo de ilsole24ore (VEDI) che fa un’analisi rassegnata e ciononostante lucida, oggettiva. Sono ormai vent’anni che Alitalia mangia soldi (nostre tasse o nostro nuovo debito), senza alcuna prospettiva minima di ripresa. Il mercato dei voli nel frattempo ha proseguito in cambiamenti che i manager non hanno potuto o voluto praticare.

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Monopolio statale e inefficienza. Il sistema Roma difende i suoi pascoli

Il monopolio statale, come ben sanno i lettori di Città Ideale, genera una gestione autoreferenziale, che si approva da sola, perché vengono a mancare nel mercato fornitori con i quali competere. Inefficienza che non si percepisce chiaramente, perché i bilanci sono sempre in utile, in equilibrio. I costi del servizio o fornitura prestati trovano il loro compenso nei “prezzi amministrati”.

In pratica coloro che sono pro tempore alla gestione dello Stato stabiliscono il “prezzo politicamente equo”, “per sensibilità verso le categorie sociali svantaggiate”. Di fatto i prezzi sono così pilotati e generano sovracosti per le imprese, maggiori oneri per i Cittadini (quasi sempre comprendono anche  “gli svantaggiati”, che però sono un bacino elettorale e vivono in una riserva).

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La realtà dell’acqua pubblica: disastro e sprechi di stato

Un referendum che molti ricorderanno alcuni anni fa, ha stabilito che la gestione dell’acqua sia statale, sia monopolistica. I prezzi siano definiti in base a criteri “politici” (sinonimo di anti economici). Slogan del tipo l’acqua è un diritto, l’acqua è di tutti, e via stupidando, con la loro semplificazione hanno avuto successo, hanno convinto i Cittadini di concetti che con la gestione idrica nulla hanno a che vedere.

In questo modo l’Italia, economia di mercato per modo di dire, ha una gestione idrica statalizzata. Che il gestore sia un ente locale, un consorzio, una società di forma privata, nulla cambia: sempre mano statale è. Ne consegue che la gestione idrica deve sottostare a criteri statali e politici. Cominciando dal costo per metro cubo. L’Italia è il paese europeo dove l’acqua costa meno, spesso molto meno.

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Corruzione, lobby e traffico d’influenze illecite

Riguardo al “traffico d’influenze illecite” i lettori avranno già sentito il termine in questi giorni per una vicenda che ha diversi aspetti curiosi: l’appalto in questione è di dimensioni assurde: oltre due miliardi. L’ente che lo aggiudica è CONSIP, struttura che dipende direttamente dal MISE (ministero dell’economia). L’appalto non è ancora partito (non è stato aggiudicato). Fra le persone che di questo reato vengono indagate vi è Tiziano Renzi, padre dell’ex Presidente del Consiglio.

I media sono tutti centrati sull’ultimo aspetto indicato; non abbiamo notato qualcuno che abbia spiegato, il reato dandone motivazioni e storia.  Ci proverà Città Ideale, cercando di inquadrare la questione. Come al solito in Italia siamo in ritardo, messi davvero male rispetto alle norme che ci sono sollecitate dall’Unione Europea, già dal 1999 (ormai vent’anni fa). La questione riguarda la normativa legata alla lobby.

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Statalismo e monopolio stanno inchiodando l’Italia

La notizia è di quelle che non bucano la parete di gomma virtuale per andare sui media: andando contro una direttiva europea riguardo ai diritti d’autore, è stato confermato il monopolio SIAE.  Monopolio è sinonimo d’inefficienza, di maggiori costi, di servizio burocratico, spesso pessimo. Questo caso ne è una conferma.

Riportiamo quindi l’esempio che ce ne dà, ormai quotidianamente purtroppo, l’Istituto Bruno Leoni  di cui riportiamo l’editoriale. Liberalismo significa poche regole ma di valore assoluto. Monopolio e coalizioni dei pochi per condizionare il mercato, portano al contrario dell’efficienza, a rendite di posizione. L’opposto del liberalismo. Affermazione di una concezione dirigista, statalista del paese.

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L’America nouvelle vague; la direzione è tutt’altro che chiara

Occorre innanzitutto stabilire la legittimità dell’attuale presidenza USA. La Democrazia ha un limite intrinseco: chi viene eletto non necessariamente possiede gli strumenti e le conoscenze per svolgere il suo ruolo. Forse questo limite può essere una forza. Forse; se i candidati fossero sottoposti a esami preventivi, il rischio del conservatorismo può emergere. Potrebbe derivarne l’incapacità nell’affrontare i cambiamenti.

Resta comunque un limite, l’”homo novus” al potere: non sempre si può rivelare capace, non sempre i tempi richiesti dalla crisi, che ha generato l’ascesa, possono essere compatibili con l’urgenza del decidere, del prendere il percorso giusto. Proviamo a vedere qualcosa di questo periodo, che dal Pantheon di Washington fa emergere problemi da risolvere e conseguenze da rettificare.

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Il mondo corre. In Italia c’è chi vuole che resti fermo o arretri

Cominciamo col far riflettere la nostra classe politica che tutto controlla quale sostanziale monopolista,anche l’informazione, sui sistemi che adottano il real time diffuso (la conoscenza in tempo reale delle domande e delle offerte, superando distanze e strumenti vari). Sistemi che stanno cambiando il mondo. Il mondo ma non l’Italia, che al riguardo è chiusa peggio di una medievale cintura di castità.

Le origini possono vedersi già con il sistema di posta elettronica: tutti possono inviare contenuti scritti a tutti o a ciascuno che ha interesse, superando il monopolio postale. Uno sconvolgimento iniziale che ha richiesto adattamenti. Ha avuto assestamenti e ulteriori sviluppi con gli smart phone che veicolano immagini, film ecc. Abbiamo personalmente assistito nei giorni scorsi a una videotelefonata da Spagna in  Australia, mediante WhatsApp: a costo zero.

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Le conseguenze del no all’euro: ripetiamolo a beneficio di noi cittadini

Città Ideale è convinta sostenitrice dell’Istituto Bruno Leoni, fondazione benemerita che informa di economia e mercato. Di tendenza liberale, diremmo del tipo Luigi Einaudi (a Torino opera altra fondazione dai medesimi intenti). Nel nostro sistema dei media ottengono ascolto così tenue, che possono considerarsi iscritte in una sorta di Indice delle Idee Proibite.

Riteniamo giusto, doveroso, riprendere l’editoriale del 7 Febbraio, che porta quale titolo la prima parte del nostro. Quante delle fesserie qui puntualmente elencate vengono vomitate dai media, espressioni di esponenti politici, demagoghi che raccontano panzane senza senso. Senza che direttori, esperti, economisti, riportino la questione ai corretti fondamenti dell’economia.

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Imposta Unica Comunale: serve a finanziare Città Metropolitana e Provincia

Una legge europea obbliga gli stati membri a rendere autonoma la capacità amministrativa degli enti locali. In Italia si arrivò addirittura, con una approvazione che superò il 75% dei voti, a inserire il principio in Costituzione (ART.119) ECCO IL COMMA UNO:

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

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Globalizzazione cosa succede e le conseguenze possibili

Il processo della globalizzazione ha almeno trent’anni di vita. Fin dall’inizio si è fondato su un accordo di fatto (ma ci saranno senz’altro anche contratti e accordi formali) che ha avuto quali protagonisti gli USA, allora economia leader e la Cina, che stava appena uscendo dallo statalismo totale, per aprirsi al mercato.

Coloro che hanno progettato il processo verso mercati sempre più integrati, hanno avuto cura di conservare il controllo dell’evoluzione nelle loro mani. Soprattutto la Cina, che aveva bisogno di tenere i comandi di tutta l’Asia (Giappone escluso, che se ne va da solo). Gli americani hanno seguito in termini più liberali, convinti che la crescita diffusa avrebbe fatto solo bene agli USA e all’economia mondiale.

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MPS, l’occupazione dei partiti, i nostri soldi. La verità da conoscere

Che MPS sia un buco nero della finanza partitica in Italia è cosa che Città Ideale (non sola naturalmente) sostiene da almeno quattro anni (si può vedere cercando MPS). Uno degli elementi macroscopici del dissesto riguarda l’acquisto di Antonveneta (2007), stabilito con 7miliardi in contanti, aumentati a 9 sembrerebbe su richiesta di MPS.

Due miliardi finiti in una banca di Londra e poi rientrati con un’operazione di condono sui rientri di capitali all’estero (2008). Bilancio aggiustato con finti crediti basati su operazioni giapponesi poi saltate, ecc. (il lettore interessato si legga l’articolo di Repubblica del 13 Gennaio 2013 (VEDI quattro anni fa). Interessante per le ipotesi di destinazione partitica diffusa dei due miliardi…

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