Archivio per la categoria ‘Economia’

L’America nouvelle vague; la direzione è tutt’altro che chiara

Occorre innanzitutto stabilire la legittimità dell’attuale presidenza USA. La Democrazia ha un limite intrinseco: chi viene eletto non necessariamente possiede gli strumenti e le conoscenze per svolgere il suo ruolo. Forse questo limite può essere una forza. Forse; se i candidati fossero sottoposti a esami preventivi, il rischio del conservatorismo può emergere. Potrebbe derivarne l’incapacità nell’affrontare i cambiamenti.

Resta comunque un limite, l’”homo novus” al potere: non sempre si può rivelare capace, non sempre i tempi richiesti dalla crisi, che ha generato l’ascesa, possono essere compatibili con l’urgenza del decidere, del prendere il percorso giusto. Proviamo a vedere qualcosa di questo periodo, che dal Pantheon di Washington fa emergere problemi da risolvere e conseguenze da rettificare.

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Il mondo corre. In Italia c’è chi vuole che resti fermo o arretri

Cominciamo col far riflettere la nostra classe politica che tutto controlla quale sostanziale monopolista,anche l’informazione, sui sistemi che adottano il real time diffuso (la conoscenza in tempo reale delle domande e delle offerte, superando distanze e strumenti vari). Sistemi che stanno cambiando il mondo. Il mondo ma non l’Italia, che al riguardo è chiusa peggio di una medievale cintura di castità.

Le origini possono vedersi già con il sistema di posta elettronica: tutti possono inviare contenuti scritti a tutti o a ciascuno che ha interesse, superando il monopolio postale. Uno sconvolgimento iniziale che ha richiesto adattamenti. Ha avuto assestamenti e ulteriori sviluppi con gli smart phone che veicolano immagini, film ecc. Abbiamo personalmente assistito nei giorni scorsi a una videotelefonata da Spagna in  Australia, mediante WhatsApp: a costo zero.

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Le conseguenze del no all’euro: ripetiamolo a beneficio di noi cittadini

Città Ideale è convinta sostenitrice dell’Istituto Bruno Leoni, fondazione benemerita che informa di economia e mercato. Di tendenza liberale, diremmo del tipo Luigi Einaudi (a Torino opera altra fondazione dai medesimi intenti). Nel nostro sistema dei media ottengono ascolto così tenue, che possono considerarsi iscritte in una sorta di Indice delle Idee Proibite.

Riteniamo giusto, doveroso, riprendere l’editoriale del 7 Febbraio, che porta quale titolo la prima parte del nostro. Quante delle fesserie qui puntualmente elencate vengono vomitate dai media, espressioni di esponenti politici, demagoghi che raccontano panzane senza senso. Senza che direttori, esperti, economisti, riportino la questione ai corretti fondamenti dell’economia.

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Imposta Unica Comunale: serve a finanziare Città Metropolitana e Provincia

Una legge europea obbliga gli stati membri a rendere autonoma la capacità amministrativa degli enti locali. In Italia si arrivò addirittura, con una approvazione che superò il 75% dei voti, a inserire il principio in Costituzione (ART.119) ECCO IL COMMA UNO:

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

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Globalizzazione cosa succede e le conseguenze possibili

Il processo della globalizzazione ha almeno trent’anni di vita. Fin dall’inizio si è fondato su un accordo di fatto (ma ci saranno senz’altro anche contratti e accordi formali) che ha avuto quali protagonisti gli USA, allora economia leader e la Cina, che stava appena uscendo dallo statalismo totale, per aprirsi al mercato.

Coloro che hanno progettato il processo verso mercati sempre più integrati, hanno avuto cura di conservare il controllo dell’evoluzione nelle loro mani. Soprattutto la Cina, che aveva bisogno di tenere i comandi di tutta l’Asia (Giappone escluso, che se ne va da solo). Gli americani hanno seguito in termini più liberali, convinti che la crescita diffusa avrebbe fatto solo bene agli USA e all’economia mondiale.

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MPS, l’occupazione dei partiti, i nostri soldi. La verità da conoscere

Che MPS sia un buco nero della finanza partitica in Italia è cosa che Città Ideale (non sola naturalmente) sostiene da almeno quattro anni (si può vedere cercando MPS). Uno degli elementi macroscopici del dissesto riguarda l’acquisto di Antonveneta (2007), stabilito con 7miliardi in contanti, aumentati a 9 sembrerebbe su richiesta di MPS.

Due miliardi finiti in una banca di Londra e poi rientrati con un’operazione di condono sui rientri di capitali all’estero (2008). Bilancio aggiustato con finti crediti basati su operazioni giapponesi poi saltate, ecc. (il lettore interessato si legga l’articolo di Repubblica del 13 Gennaio 2013 (VEDI quattro anni fa). Interessante per le ipotesi di destinazione partitica diffusa dei due miliardi…

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Italia, Trump, Referendum e… debito pubblico (anzi nostro)

I media continuano a seguire l’andamento dei mercati, a spiegare il movimento delle borse in base all’azienda Alfa, o alla crisi del settore Beta. All’elezione negli USA, al referendum in Italia. Tutto giustifica tutto, ma del nostro problema non si parla: la causa e le conseguenze del nostro problema non sono cercate, non sono esaminate, non se ne descrive origine e conseguenze.

Cominciamo con una cifretta da poco, trattandosi di spese dello Stato: diciamo 210 milioni di nostre tasse. Poca cosa, senz’altro nel bilancio di uno stato come l’Italia. Questa cifretta i nostri lettori l’hanno mai sentita? È probabile che no, oppure che, se sentita, sarà sfuggita fra le mille cosette che ogni giorno di inondano i media.

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Le insopportabili stupidaggini di politici e dicitori ignoranti

Non saremo i soli che, al sentire gli slogan dei “politici” di tutti i tipi e sottocorrenti, anche dei nuovi arrivati, che sproloquiano sintesi non solo irragionevoli, ma profondamente errate. Deteniamo il non invidiabile primato di essere il paese, fra gli Occidentali,  più analfabeta in economia. Proviamo a fare un elenco delle frasi ripetute all’infinito.  All’infinito false. Hanno il solo obiettivo di rincorrere il consenso di Cittadini, analfabeti economici.

LAVORO PER I DISOCCUPATI PER I GIOVANI, PER IL SUD

Il lavoro non viene con la slitta di Babbo Natale: basta volerlo perché arrivi. Il lavoro è risultato di una politica che incentivi il fare impresa, che lo sostenga, con agevolazioni fiscali e nei contributi. Cosa possibile solo riducendo la spesa pubblica. Se non si riduce la spesa pubblica non potrà esserci ripresa, rilancio dell’economia e del lavoro. Ci vuole impegno costante, di diversi anni.

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L’ECONOMIA A SCUOLA: UN AIUTO PER L’ITALIA

Città Ideale riceve questo invito: si tratta di un voto da esprimere in favore dell’Istituto Bruno Leoni che realizza, senza spese per scuole o studenti, corsi di formazione in economia. “700 studenti ne hanno già avuto beneficio. Città Ideale aderisce e invita tutti, a sostenere questa meritevole iniziativa (VEDI anche IBL economia nelle scuole).

VOTA E FAI VOTARE PER IBL SU ilmiodono.it

Anche nel 2016 è possibile sostenere le idee per il libero mercato

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La Democrazia del Novecento nel terzo millennio non funziona

Per carità, il Popolo si è pronunciato e la volontà del Popolo Sovrano va rispettata. In Italia non ci sarà più nessun politico che si imbarcherà in proposte di modifica in senso presidenzialista. La partitocrazia che si è appropriata della delega e gestisce consociativamente la spesa pubblica, da questo referendum esce  solidissima.

Rimane il dramma della condizione in cui si trova il paese. Con il suo debito pubblico e l’incapacità strutturale della partitocrazia a intervenire sulle riforme di struttura (appunto) di cui il Paese ha una urgenza drammatica. La nostra Italia, bellissima e sfortunata, continuerà  a vivacchiare sull’orlo dell’abisso, finché i creditori internazionali del debito pubblico lo consentiranno.

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Globalizzazione: si corre troppo oppure è l’Occidente che fatica?

Globalizzazione in sintesi significa andare verso un mondo libero da limitazioni nel commercio: un ambiente che tende a uniformare le produzioni, le normative,  le procedure contrattuali, probabilmente anche una lingua unica degli scambi. Dar vita a un’area di libero mercato globale. Una direzione intrapresa da anni, che oggi si incrocia con problemi forse prevedibili, ma sicuramente finora non valutati appieno nelle conseguenze.

Che il mondo stia andando in questa direzione crediamo sia incontestabile e non può essere frenato più di tanto. Le complessità che ne derivano sono numerose: limitiamo ora  l’analisi all’Occidente. Le criticità che derivano riguardano il trasferimento dell’attività produttiva verso i paesi che devono crescere, partono da tenori di vità prossimi alla povertà e sono competitivi sul costo del lavoro.

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Italia, debito pubblico e finanza internazionale: proviamo a capire per decidere

Stiamo a ridosso di un referendum che avrà un esito, il quale dal giorno dopo non dovrebbe avere effetti sulla nostra situazione, quale che sia il risultato. Così in genere si pensa, e sembrerebbe una affermazione di buon senso. Invece non lo è. Nelle condizioni in cui siamo messi è inevitabile che vi siano riflessi internazionali, tanto più pressanti quanto maggiore è il nostro debito collocato all’estero.

Il nostro debito pubblico è conservato parecchio in Italia, in prevalenza presso banche e altre istituzioni pubbliche; un 10% circa presso privati. Solo in Europa siamo sui 3/ 400 miliardi fra banche europee e BCE. Poi ci sono i fondi sovrani più o meno arabo/petroliferi, i mercati orientali e USA. Una robusta rappresentanza dell’economia mondiale che sull’Italia ha scommesso.

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La crisi dell’Occidente e l’antipolitica: un oceano in cui nuotare

Riflessione che muove dalle imminenti elezioni negli Stati Uniti. Probabilmente non passerà Trump, ma non sarà questo a far considerare superato il movimento sociale antipolitico di strati sempre più ampi di popolazione che vedono ridursi o peggio si convincono che per loro il “futuro radioso” non ci sarà più, sta finendo. senza che sia loro dal governo indicata un’alternativa in cui credere.

Il suffragio universale e la forma partito, per come sono andati a compiersi  sembrano aver terminato la loro funzione. In un tema del genere la sintesi è certamente un limite, costretti dagli spazi si deve andare all’essenziale, al nocciolo della questione. Parliamo fin dal titolo di tutto l’Occidente, a partire dagli Stati Uniti dove nel 1786 è rinata la forma Repubblica, che si è sviluppata nel mondo.

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Bilancio Italia, spesa pubblica o sostegno a iniziative private?

C’è un chiodo fisso nella politica italiana di questo periodo: la spesa pubblica come stimolo alla crescita. Viene alla mente questa “sindrome” statalista anche sui dibattiti che seguono il terremoto. I media sono acquiescenti e sollecitano spesa pubblica, lasciando intendere che la ricostruzione debba farla lo stato per poi regalare il costruito ai colpiti dalla sventura.

Ricordiamo allora l’esempio del Friuli, di cui si parla bene ma non si ricorda mai “come” la spesa lì è stata efficiente: veloce, condivisa e risparmiosa. Accettando la proposta dei comuni, vennero mandati sul territorio tecnici a stimare, proprietà per proprietà, l’entità del danno; quindi in base ai fondi disponibili si fece la ripartizione fra i danneggiati, rilasciando loro un certificato, che consentì di avere anticipazioni dalle banche.

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Sanità e carenza organizzativa: si vive male e si perdono miliardi

Succede un evento disdicevole; una contrarietà. Può capitare per ogni dove, anche in Germania, Finlandia  o Svezia; paesi che per l’efficienza della struttura pubblica vengono sovente indicati ad esempio. Andremo a raccontare quanto è successo a una Cittadina di Buccinasco, per spiegare la differenza fra una contrarietà episodica e la disorganizzazione fatta sistema.

La cittadina d’esempio ha necessità di una visita specialistica, per questo fa uso del SSN. In Lombardia da tempo vi è la possibilità di gestire il rapporto telefonico o on line, cosa che funziona, abbastanza: una telefonata o un click e si è prenotati. Arriva il giorno e va nel luogo accreditato  indicato dalla Regione. Fila per pagare. Quindi si va allo studio dello specialista.

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