Archivio per la categoria ‘Economia’

Elezioni e le cose da fare: dal FMI il PRO-MEMORIA PER PARTITI E CANDIDATI

La campagna elettorale per le nuove elezioni è partita e si sta sviluppando. Non a Buccinasco però, almeno entro la maggioranza non sembra esserci il problema; o meglio, si ritiene per ora stare alla finestra, non sapendo bene cosa scegliere fra le ipotesi di “sinistra progressista”, per ora due.  Si preferisce il basso profilo sperando che alla fine qualcuno trovi un tema “elettorale”.

Tema elettorale: la traduzione della locuzione in buona sostanza si può chiarire così: un argomento che accalappi il consenso di elettori idealmente vicini… ovvero metta in difficoltà i competitors (meglio, se ciò avviene con un unico tema). Un agire comune a tutti in Italia, senza che il sistema dei media riesca a farli parlare, sui temi veri per il paese. I media sembrano abituati a fare da diffusori di temi e argomenti che sono i candidati a porre. Un mondo alla rovescia.

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A Buccinasco il Viaggiator Goloso: qualche considerazione e storia

L’apertura di un punto vendita della moderna distribuzione non è una gran notizia. Nel caso però, crediamo che valga la pena una riflessione e una conoscenza, viste le caratteristiche del brand, insegna che comprende un gruppo di 180 punti vendita che fanno capo a Finiper di Marco Brunelli. A sua volta fotocopia imprenditoriale di un altro grande della distribuzione organizzata privata: Esselunga di Bernardo Caprotti.

Fermiamoci oggi all’ultima linea di prodotti nata entro il gruppo: Viaggiator Goloso. Una scelta nella proposta distribuita che si inserisce nella filiera nata ormai trent’anni fa con il marchio Slow Food, aggiornatasi e sviluppata con Eataly di Facchinetti, quella più nominata per il suo respiro internazionale, quest’ultima che viaggia a braccetto con il mondo Lega coop.

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Promuovere le imprese che vengono a Buccinasco… siamo ai primi passi

Della proposta presentata in Consiglio, davvero senza precedenti a Buccinasco: prima volta dopo la crisi del 2007. Le imprese fino ad allora venivano da sole.  In seguito perché le subentrate gestioni stataliste non si sono dimostrate favorevoli, o non si sono accorte che la crisi richiede un cambio di marcia.

Imprese e capannoni che hanno chiuso; i  posti di lavoro decrescono, aumentano disoccupati, locali o dal capoluogo. La risposta è stata l’elemosina, o al massimo investendo oltre 100mila euro l’anno  su uno sportello lavoro che si aggiunge ai numerosi altri, gratuiti, che sono sul territorio.

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Buccinasco: dopo sei anni la sinistra scopre l’impresa

È successo ieri sera a Buccinasco. Un Consiglio a suo modo storico. Che a Buccinasco l’amministrazione di sinistra finalmente si accorge che esitono le imprese, i commerci, gli artigiani. Che la crisi ha pesantemente fatto pagare la loro sopravvivenza.  Ci si accorge che da noi  si è visto fin troppe volte un passaggio di gestione verso personaggi dal facile e misterioso arricchimento.

Tutto questo nell’indifferenza, nel lasciar fare alle cose come andavano, probabilmente non mancando l’interna muta soddisfazione per le difficoltà, le chiusure, i capannoni vuoti: fare impresa vista come nemico del quale godere se è in difficoltà… Tutto questo, se è stato, da ieri ha visto un cambiamento di attenzione. Anziché aumentare la platea degli assistiti senzalavoro distribuendo elemosine (che feriscono la dignità), ecco che la tendenza s’inverte.

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l’Europa “espressione geografica” e Milano

Il termine Italia espressione geografica è fatto risalire a Klemens von Metternick, conte plenipotenziario a Vienna, ove il dopo Napoleone ridisegnò l’Europa. Quanto all’Italia è alle ipotesi di possibili semplificazioni nei diversi staterelli, uscì la frase che avrebbe pronunciato L’Italia non è un paese, ma una semplice espressione geografica.

Frase che si può dire oggi dell’Europa nel terzo millennio. Divisa in staterelli: mentre la globalizzazione avanza, incapaci di trovare una sintesi, ciascuno alla ricerca del proprio tornaconto a danno degli altri. Stretegie, economie e futuro sono su scala come minimo continentale e l’Europa continua nell’immagine di 29 galletti in un pollaio mentre la vita è nel mondo che sta fuori.

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Gestione all’italiana del risparmio: i cambiamenti di cui poco si conosce

Se ne parla poco dei P.I.R.  (Piani Individuali di Risparmio). In pratica con una legge del 2017 è possibile per ogni individuo investire fino a 150mila euro esentasse se il 70% dell’investimento viene fatto in aziende che operano in Italia per la durata minima di 5 anni (moltiplicabile per ogni familiare). VEDI la descrizione de ilsole24ore, che ci sembra puntuale.

Finalmente qualcuno a Roma è riuscito a vincere le fortissime resistenze verso una normativa che agevolasse l’investimento in aziende italiane da parte dei risparmiatori. Non c’è mai stata da noi, mentre  in tutti i paesi più avanzati (USA e Regno Unito su tutti) sono operanti da anni e questo fenomeno porta a investimenti del risparmio privato per migliaia di miliardi, a generare lavoro e ricchezza nel paese.

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Mercato e salario minimo. In Svizzera si informa!

La Svizzera non è in Europa; un peccato, perché non avrebbe poco da insegnare in termini di democrazia applicata, cominciando dai referendum. Il Canton Ticino ha votato un anno fa è passato un referendum che si propone un salario minimo al di sotto del quale le aziende non possono andare. Motivo di questo referendum sono i frontalieri che vengono retribuiti meno degli svizzeri e “portano via il lavoro” ai ticinesi.

Il lavoro sta riducendosi in tutti i paesi occidentali. La motivazione è comprensibile: Confindustria chiede che non sia possibile alle aziende di trasporto italiane di trasferirsi in Polonia o Romania per poi assumere autisti al costo molto minore, previsto in queti paesi, con effetti pesanti anche sul piano delle entrate fiscali, facendo concorrenza alle società di trasporto italiane.

Ciò che ci colpisce di questo articolo che IBL ci fa conoscere, riguarda la cultura economica e la chiarezza con cui gli effetti del salario minimo sono descritti sul più diffuso quotidiano del Ticino. In modo trasparente viene descritta ogni conseguenza che può derivare dalla sua applicazione. Considerando con equilibrio i pro e i contro. Una lezione di giornalismo, di cultura economica diffusa. Lontano anni luce dalle beghe potici o sociali che appaiono sulla nostra stampa… Buona lettura.

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Sindacato statalista che fa danni al paese e a chi lavora

IBL, l’Istituto Bruno Leoni è una fondazione che ha per scopo la diffusione e conoscenza dell’economia basata sul merito e sulla competizione. Ciò che una sintesi politica definisce come liberalismo, parola che dovrebbe avere un valore positivo, ma spesso nei media italiani interpretata come potere sfrenato a chi fa impresa, implicitamente a danno e sfruttamento di chi vive di lavoro dipendente.

Ovvio che così non è, che il mercato non monopolistico, competitivo, gestito con poche regole ma queste ferre per tutti, che premia chi meglio riesce, chi merita,  genera una maggiore capacità di produrre ricchezza, la crescita dell’economia, delle occasioni di lavoro. Le riflessioni che vengono da IBL sono un distillato di buon senso, che merita la lettura.

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Quattro cosette che un sindaco demerito dimentica (o forse no)

Antefatti: UNO in piena campagna elettorale il “demerito”, in un evento presso i sinti, se ne uscì accusando BucciRinasco come congrega di delinquenti , qualcuno lo ricorderà. DUE dopo l’evento sul viale alberato Di Vittorio, è stato sentito parlare con altri su simili espressioni, nei confronti di un esponente di BucciRinasco. Richiesto di spiegazioni, ha cambiato discorso. La notizia gira sui social e, evidentemente, ha ritenuto di “giustificare” i termini utilizzati nelle due occasioni.

Sempre il medesimo poco dopo esce con una sua  “considerazione” che di fatto ha il senso di  un attacco violento all’imprenditore, quasi a giustificare il suo comportamento poco civile. Un modo trasversale di “suonare la tromba” senza aprire la bocca. Qui riprenderemo la questione, senza fare nome, per raccontare le cose (i fatti, non le interpretazioni dei medesimi).

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Acqua statale, disastro pubblico. Qual’è la situazione? Pagheremo noi

Sta piovendo e subito la notizia della scarsità d’acqua sparisce dai media. Tutto risolto? Macché! Tutto rimane fermo e gravemente precario, con sanzioni UE pesanti per i ritardi, gli avvisi lasciati perdere, le fognature da sistemare, le perdite d’acqua, metà paese con l’acqua razionata per tutta l’estate e via così… Conseguenza dell’infausto referendum di cui hanno la responsabilità i sindacati e i partiti che l’hanno promosso.

Ricordiamoli i partiti dell’abrogazione, perché non sia dimenticato il loro errore, il danno arrecato al sistema idrico del paese. Facile sostenere l’acqua gratis pubblica (che nel significato dei promotori non vuol dire di tutti ma intende dello Stato, delle società pubbliche gestite dai partiti). Sostenere la gestione pubblica significa promettere agli elettori costi bassi essendo le tariffe amministrate, lasciando deperire gli impianti, sempre più un colabrodo invece di mandare l’acqua ai rubinetti. Eccoli i responsabili del 2011:

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‘ndrangheta dei colletti bianchi e P.A. :il contrasto si può fare!

Naturale che la soluzione in tasca non c’è bella e confezionata. Nonostante il problema della malavita organizzata basata sull’uso spregiudicato della finanza (fuori legge, naturalmente) possa farsi risalire agli anni ottanta.  Affari e finanza anche internazionale, posta in essere senza un diretto impegno personale, valendosi di professionisti, parenti o amici più o meno prossimi, imprese acquistate o pilotate; di imprenditori  condizionati, sottoposti. Su tutti e sempre o quasi, il supporto di pezzi dello stato e della politica. Locale e non.

Investigatori e giudici si sono trovati spesso davanti a regole poco logiche, a buchi normativi per cui anche davanti a vicende esplicite, sono stati costretti a fermarsi, a ritirarsi in buon ordine, a non condannare. Le normative avanzate nella gestione d’impresa in Italia sono arrivate con grande ritardo e spesso depotenziate: facciamo l’esempio della 231, la legge che introduce la responsabilità penale delle società, emanata nel 2001, non poco illanguidita.

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Globalizzazione e l’Europa … siamo fermi e perdiamo terreno

Il mondo, la globalizzazione prosegue e le geografie dei mercati ne sono profondamente coinvolte. Ma anche le grandi aziende cambiano, anche settori economici e sistemi legati alle reti, oltre alla finanza, cambiano: si vedono proiettate su basi davvero globali. Non absta, perché la situazione non è solo economia e dei mercati (che pure sono rilevanti), anche la geopolitica e il peso militare tendono a diventare globali.

Pensiamo alla Cina, ad esempio: oggi il secondo centro per importanza economica, politica e militare. Cresciuta ininterrottamente ha assunto un peso e una veste di rilievo sopravvanzando la Russia. Il peso economico e l’avanzata scientifica, la collocano in condizioni impensabili. Il mondo è diventato trilaterale: USA, Cina, Russia. Le due ultime fra loro più consonanti.

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La ‘ndrangheta degli affari: vediamo come funziona

Il tema che affrontiamo è certamente relativo a Buccinasco, perché questo è il nostro luogo, quindi l’interesse è acceso dall’attenzione che merita, la vicinanza e gli effetti che ciò può avere con la gestione della cosa pubblica. L’obiettivo che ci proponiamo è il mettere a punto un insieme di azioni che possano contrastare, ridurre, possibilmente eliminare  i problemi che andremo a descrivere.

La ‘ndrangheta al Nord, ormai da anni ha lasciato le attività storiche del Sud. Nel Sud, occupare il paese condizionando i Cittadini con varie vessazioni e avvertimenti che intimoriscono, ha una funzione consolidata: trattare con la politica per lo scambio voti-affari (pubblici in questo caso) o favori economici che generano reddito. Abbiamo raccolto tre descrizioni recenti, che rendono l’idea: VEDI1, VEDI2, VEDI3) Leggi il resto di questo articolo »

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Globalizzazione e monopolio: rischi che si stanno facendo seri

Torniamo sul monopolio: pubblico o privato, ripetiamo la stessa valenza negativa, nell’uno come nell’altro,  genera problemi seri che portano invitabilmente a stasi e inefficienza poiché viene a mancare la meritocrazia insista in un mercato ove agiscono dei competitor.  Il tema vale per qualsiasi dimensione: a Buccinasco se l’appalto del verde come quello dei rifiuti viene assegnato a un unico operatore, così pure a livello globale. Le dimensioni generano danni diversi, ma gli effetti sono identici: inefficienza.

Prendiamo in considerazione una vicenda di questi giorni, venuta a maturare in Europa: una proposta di fusione Monsanto- Bayer (acquirente l’azienda tedesca per un importo di 66 miliardi di euro o dollari (non cambia di molto). Il settore è la cosiddetta agro-chimica: la chimica dedicata all’agricoltura (sebbene Bayer  abbia posizioni di peso praticamente in tutta la chimica fine a cominciare dal farmaceutico).

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Mercati, statalismo, monopoli, globalizzazione: proviamo a capire?

Un limite funzionale dell’economia di mercato c’è e da sempre viene  riconosciuto nella tendenza naturale (ove non regolata) verso una crescita del più forte che mira a occupare tutto il mercato nella sua area di attività. Una tendenza naturale che viene dalla condizione competitiva di un mercato lasciato libero. Perché è un limite questa propensione ad essere monopolista? La risposta sta nel voler liberarsi di una competizione, nel preferire evitare altri operatori che, inevitabilmente, portano a misurarsi su qualità e efficienza (i prezzi).

Il monopolio. La condizione che si viene a creare quando un prodotto, un servizio,  in un determinato territorio, non ha competitor, è fonte di inefficienza, di diseconomicità, di minore ricerca e sviluppo. Il monopolista che fino a ieri doveva confrontarsi con altri competitors, quindi impegnato, forzato, ad essere efficiente, a migliorarsi per rimanere sul mercato a condizioni di equilibrio economico, eliminato questo condizionamento, si siede.

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