Archivio per la categoria ‘Economia’

Statalismo e sindacalismo pubblico: le basi che orientano Di Maio fanno male al Paese

Vice premier e maggior esponente del gruppo politico più rappresentato in parlamento Luigi Di Maio, si esercita in duetti con il suo pari carica Matteo Salvini, in una serie quotidiana di dichiarazioni che dovrebbero chiamarsi “politiche”, che tali non sono. Sono messaggi di natura elettorale volte a consolidare, irrobustire il consenso.

Riprendendo e facendo il conto delle dichiarazioni effettuate da entrambi, o solo da Di Maio, sarebbe un florilegio di dichiarazioni superate, fuori luogo, sbagliate, perfino ridicole. La comunicazione oggi si mangia tutto in poche ore e continuamente, a ondate-cavalloni, continua e rinnova. Non c’è più il tempo per rileggere e rimeditare.

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CGIL: dopo sessant’anni si scopre che la socialdemocrazia tedesca aveva ragione?

Mercoledi 3 Ottobre, un’intervista al candidato segretario della CGIL che (molto probabilmente) sostituirà la Camusso, fa scoprire che finalmente nel fortino dei comunisti più di sinistra e fieri indefessi avversari dell’impresa privata (ma anche pubblica, quando nn sono dentro loro), con l’esclusione del sistema coop di cui sono entrambi ruote dentate una sull’altra, forse hanno ragione in Germania (VEDI). Molto interessante ma sfuggito ai media e ai social network. Guardate cosa dice (ma l’intervista è tutta da leggere):

Vincenzo Colla… potrebbe diventare il prossimo segretario della  è confederazione…. L’idea che ispira la sua azione.. è che il conflitto sindacale vada spostato a monte, che il lavoro oggi in un’epoca di velocissimi cambiamenti  non si possa difedere a valle quando tutte le decisioni sono già state prese. “Non dobbiamo avere pura dell’innovazione, dobbiamo avere l’ambizione di governarla stringendo un patto con le imprese. Se restiamo fermi ad aspettarla ci tocca solo gestire i processi di espulsione. Invece noi vogliamo discutere di politica industriale. Abbiamo le competenze per farlo.”

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INPS pensioni e Fornero: sembrerà paradossale ma i conti le danno ragione

Il sistema pensioni sviluppatosi in cent’anni in tutto l’Occidente è una realtà che si può dividere in due categorie (che poi sono ripartibili in altre sottospecie). Economicamente abbiamo fondi dei dipendenti gestiti dai medesimi o loro organizzazioni (per azienda o per categorie produttive omogenee). In alternativa fondi gestiti da un unico ente statale cui vengono conferiti  i versamenti dei dipendenti, ente pubblico, che amministra queste risorse in base a leggi dello stato.

Chiaro che nel secondo caso,  il controllo sfugge e il potere politico può far uso della montagna di risorse per redistribuzioni che favoriscono questa o quella categoria, che danno facilitazioni, anticipazioni di pensioni, e quanto altro, copertura di maggiori costi rispetto alle trattenute (dipendenti pubblici), ecc. Il totale di ciò che oggi spende l’INPS è di 350 miliardi a 18 milioni di pensionati.

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Lo Stato che controlla la Borsa ? al Paese non va bene

Il Governo del Cambiamento è un cantiere aperto: sei mesi sono pochi per realizzare il Cambiamento, ma arrivano segnali che non vanno nella direzione giusta. L’Italia è già un paese ove la presenza dello Stato nell’economia è molto  alta: il grosso delle grandi imprese è controllato dallo Stato.

Ci sono state “liberalizzazioni”, compiute  mettendo sul mercato quote ampie, anche la maggioranza, ma diffuse in modo da consentire di mantenere il controllo. Permangono quote ripartite in aziende pubbliche prossime al 40 o anche al 30%, aziende che sono finite nelle borse valori, compravendute in tutto il mondo.

Basta vedere le aziende a controllo pubblico che sono in pancia a CDP (Cassa Depositi e Prestiti, che significa Ministero Economia, cioè lo Stato): qualche nome ENI, Fintecna, Poste, Snam, Fincantieri, Saipem Finmeccanica, ENEL, ecc., mettiamoci anche TIM, l’elenco sarebbe lunghissimo.

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Statalismo che ritorna: è questo il Governo del Cambiamento?

La combinazione giallo-verde si compone di provenienze ideali distinte. In prevalenza sostenuta da pulsioni e principi dell’impresa (piccola soprattutto poiché l’Italia è fatta così, ma non solo piccola, soprattutto nelle regioni industrializzate), nella  quale più si ritrova l’area che si richiama alla Lega.

Di spinte soprattutto dirigistiche, dalla diffusa sfiducia e scarsa considerazione verso l’iniziativa privata, qui si trova il nuovo che si identifica in M5S. Ne abbiamo avuto espressioni ripetute, violente addirittura, in relazione alla tragedia del ponte Morandi di Genova, ma non solo. I contratti internazionali sulle infrastrutture, nella loro generalità vengono visti con diffidenza.

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Giallo Verdi dall’Italia all’Europa? scenario che può sembrare fantapolitico ma purtroppo realistico

Si è capito quasi da subito che l’intento del Governo del Cambiamento, nelle intenzioni dei promotori non era per subito. Quasi dall’inizio, dal giuramento dei ministri al Quirinale, il piano comunicativo non cambiava. È proseguita da tutte le nuove truppe la politica elettorale fatta di denunce e critiche verso i partiti sconfitti, soprattutto verso l’Europa.

Di Maio e Salvini si rimpallano gli stessi temi, con qualche differenza, sostanziamente marginale. Ogni discussione interna viene vista per i problemiche si ritengono individuati, mantenendoli nella padella a soffriggere, perché tali restino, i problemi come descritti. La cucina non prepara i piatti, le soluzioni da offrire al paese; cura il mantenimento, tenendo il fuoco allegro a sufficenza perché sia caldo e occupi la parte prevalente del “dibattito politico”.

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Bilancio Italia e l’ Europa: trasferire le colpe a Europa e mercati è puerile

È risaputo da tutti: l’Europa sta in mezzo al guado, funziona poco, spesso prevalgono interessi nazionali, politicamente ferma, senza un piano politico verso l’integrazione  e la semplificazione di leggi e normative.  L’Europa è così, si muove al rallentatore, anzi è bloccata.

Attenzione però: l’Europa è sicuramente una struttura collegiale che decide spesso all’unanimità, oppure a maggioranza. Qualsiasi governo può proporre iniziative, progetti, modifiche strutturali, senza limitazioni, può essere proposta, in contatti confronti e discussioni con gli altri paesi.  Dipende dalle adesioni che si raccolgono.

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Referendum acqua: qualcuno si ricorda l’acqua gratis per tutti?

Città Ideale, conti alla mano, ha sostenuto la gestione degli acquedotti affidata a aziende diverse, permanendo l’acqua di proprietà pubblica. Siamo nel 2011. La gestione è proseguita pubblica, con qualche appalto monopolistico per lo più a aziende municipalizzata. Economia statalizzata autentica, di stampo sovietico.

Il sindaco Pruiti, allora solo consigliere, sostenne il mantenimento della statalizzazione. Propaganda sballata e fasulla, basata sull’acqua gratis, quando i costi non sono dell’acqua ma del mantenimento e aggiornamento degli impianti di distribuzione. Sono passati 7 anni e paghiamo ogni anno all’Europa 700 milioni di sanzioni perché siamo fuori regola con sprechi e sistemi fognari (ma il referendum ha detto che va bene così).

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Un manager italiano che se ne va: vogliamo parlarne davvero?

In Italia (forse non solo da noi) c’è la stucchevole corsa agli aneddoti personali (più o meno) che magnificano una persona pubblica quando subisce conseguenze fisiche serie per la sua professione e poi magari passa a miglior vita. Tutto il buonismo che c’è in noi esplode; i giornali hanno da sempre una cartella, significativamente chiamata “coccodrillo”, nella quale sono pronti gli articoli al riguardo qualora succedesse un evento da giustificare i peana commemorativi.

Vengono alla mente uomini di spettacolo che ultimamente ci hanno lasciato; notizia buona per trasmissioni e articoli “coccodrillo” che durano settimane. Questo modo concorde e ostinato nel farne un indimenticabile personaggio, ecc. ecc., occasione per passerelle e ricordi non si sa quanto davvero personali e sentiti e quanto rivolti a un presentarsi per lasciare nel pubblico buona memoria di sé, per fare audience, sono quasi sempre insopportabili.

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Alitalia: ipotesi del governo nuovo che ripetono cose stravecchie

Non staremo a rifare la storia, scritta e sentita un’infinità di volte. Una montagna di miliardi di tasse per mantenere in vita una struttura saltata per aria da vent’anni, con tutta l’occupazione, strapagata quando ha dovuto ridurre gli occupati da 20mila agli attuali 11.600. Pesantemente condizionata  da un impasto romano di sindacati e politica; con scelte estranee in una corretta amministrazione.

Oggi è commissariata (vive di nostri soldi), non ha un progetto di sopravvivenza serio. Unica soluzione seriamente prospettabile  per finire i costi e ripartire, è la vendita a strutture globali del sistema trasporti (Alitalia ha per quel treno da sempre e non può certo inventarsi il progetto adesso). Si salverebbe buona parte degli occupati, e potrebbe svilupparsi in chiave nuova e globale.

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Mercati globali: aperti o chiuderli? M5S rischia di commettere errori gravi

Che il “nuovo che avanza” nei politici manchi di spessore sul piano della macroeconomia e per analizzare le posizioni su cui assumere decisioni, è cosa pacifica. Il sistema Democratico del terzo millennio è quello del secolo scorso e il voto universale uguale per tutti, genera di questi risultati. Mettere mano  a un sistema di rappresenzanze meno ideologico, più razionale, fa parte dei compiti di questa fase. A meno che non si voglia semplificare drasticamente e tornare allo stato totalitario.

Gli eletti hanno oggi il compito di governare: non è in discussione. La ragione vorrebbe che coloro che sono alla guida del treno Italia senza essere macchinisti, chiedessero, s’informassero, magari studiassero e/o delegassero a persone competenti di propria fiducia. Se partono per la tangente e vanno all’infinito, succedono disastri.

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Non possumus: il Contratto di Governo sta arrivando al dunque

Non possiamo certo essere accusati di avere dei pregiudizi nei confronti del nuovo che avanza e oggi governa (non del tutto composto di nuovi per altro, vista la Lega). La coalizione bifronte guarda a cose e indirizzi diversi. Salvini che agita il Ministero degli interni come una clava non lasciando passare l’occasione per rappresentare il nuovo, mentre Di Maio, che ha scelto infelicemente il Ministero del Lavoro e Sviluppo, inchiodato nelle decisioni dalle casse vuote, dal debito del Tesoro.

Non possumus è locuzione latina e curiale che fin dagli inizi del cristianesimo ha testimoniato la fede: risposta a chi chiedeva loro di non predicare il Vangelo, di non manifestarla la fede. Impedimento al silenzio che si fa risalire addirittura a Pietro e Giovanni apostoli. Il termine,  che ha un suo fascino essenziale e assoluto ad un tempo, come spesso avviene nella lingua latina, oggi ne facciamo uso in un significato diverso.

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Marx dall’Ideologia all’analisi economica: dimenticato dai sinistri, ricordato dai liberali

Sono passati duecento anni  da quando nacque (Treviri 5 Maggio 1818). Anniversario passato inosservato ai politici. Sorprende in particolare il silenzio di coloro (dai socialdemocratici europei ai comunisti di Est ed Ovest e olltre) che ne conservano la figura barbuta nei quadri e nelle bandiere (oppure che l’hanno prudentemente e forse provvisoriamente tolta, in attesa di tempi migliori).

Pure Marx ha segnato questi duecento anni: si dovrebbe parlarne, se non altro per sintetizzare ciò che è stato applicato del suo pensiero come “analisi di un fallimento”. La sua filosofia il mondo lo ha per lo più peggiorato. Tuttavia, nonostante tutte le sue sviste, Marx rimane una figura monumentale” (lo scrive l’Economist, la principale rivista globale di economia, casualmente oggi controllata dalla famiglia Agnelli).

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Italia Germania: ragioni e torti. Ma anche una lezione per casa nostra

Passati dieci giorni dal Contratto di Governo, si può cominciare a compiere una riflessione su quanto succeduto e sulle reazioni internazionali che ne sono venute. Come nostra capacità, abilità, o  se si vuole deduzioni logiche ma prive di riscontri, cercheremo di darne una nostra lettura.

Partiamo dalla stesura del Contratto, che avrà coinvolto un insieme limitato di persone, ma pur sempre consistente (facciamo un centinaio) fra protagonisti, suggeritori, fino a trascrittori e passacarte. L’Italia non è un paese secondario. La sua importanza globale è riconosciuta dal PIL e dal debito pubblico. La guerra fredda è finita ma i servizi segreti sono sempre indispensabili.

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Primo Giugno 2018: il nuovo al potere? Un po’ e un po’

Un refrain che si ripete senza interruzione: “i populisti”, “il primo governo dei populisti in Europa”. Sembra ci sia del vero a guardare l’elenco dei personaggi al Governo. Ma anche per i due partiti che compongono la maggioranza: M5S e Lega (non più Lega Nord): per uno è la prima volta davvero.

Ma anche per la Lega è una prima volta, a suo modo. Ha partecipato nella maggioranza quasi sempre entro la sfera di Forza Italia. Qualche ministro, qualche delega, maggiori spazi in regioni del Nord: dividere e condividere il potere con la partitocrazia che adesso viene messa fuori. Con il 17% ha quasi metà degli incarichi, in una condizione complessiva che è paritetica (con M5S), almeno quale visibilità politica.

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