Archivio per la categoria ‘Economia’

Bilancio Italia e l’ Europa: trasferire le colpe a Europa e mercati è puerile

È risaputo da tutti: l’Europa sta in mezzo al guado, funziona poco, spesso prevalgono interessi nazionali, politicamente ferma, senza un piano politico verso l’integrazione  e la semplificazione di leggi e normative.  L’Europa è così, si muove al rallentatore, anzi è bloccata.

Attenzione però: l’Europa è sicuramente una struttura collegiale che decide spesso all’unanimità, oppure a maggioranza. Qualsiasi governo può proporre iniziative, progetti, modifiche strutturali, senza limitazioni, può essere proposta, in contatti confronti e discussioni con gli altri paesi.  Dipende dalle adesioni che si raccolgono.

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Referendum acqua: qualcuno si ricorda l’acqua gratis per tutti?

Città Ideale, conti alla mano, ha sostenuto la gestione degli acquedotti affidata a aziende diverse, permanendo l’acqua di proprietà pubblica. Siamo nel 2011. La gestione è proseguita pubblica, con qualche appalto monopolistico per lo più a aziende municipalizzata. Economia statalizzata autentica, di stampo sovietico.

Il sindaco Pruiti, allora solo consigliere, sostenne il mantenimento della statalizzazione. Propaganda sballata e fasulla, basata sull’acqua gratis, quando i costi non sono dell’acqua ma del mantenimento e aggiornamento degli impianti di distribuzione. Sono passati 7 anni e paghiamo ogni anno all’Europa 700 milioni di sanzioni perché siamo fuori regola con sprechi e sistemi fognari (ma il referendum ha detto che va bene così).

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Un manager italiano che se ne va: vogliamo parlarne davvero?

In Italia (forse non solo da noi) c’è la stucchevole corsa agli aneddoti personali (più o meno) che magnificano una persona pubblica quando subisce conseguenze fisiche serie per la sua professione e poi magari passa a miglior vita. Tutto il buonismo che c’è in noi esplode; i giornali hanno da sempre una cartella, significativamente chiamata “coccodrillo”, nella quale sono pronti gli articoli al riguardo qualora succedesse un evento da giustificare i peana commemorativi.

Vengono alla mente uomini di spettacolo che ultimamente ci hanno lasciato; notizia buona per trasmissioni e articoli “coccodrillo” che durano settimane. Questo modo concorde e ostinato nel farne un indimenticabile personaggio, ecc. ecc., occasione per passerelle e ricordi non si sa quanto davvero personali e sentiti e quanto rivolti a un presentarsi per lasciare nel pubblico buona memoria di sé, per fare audience, sono quasi sempre insopportabili.

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Alitalia: ipotesi del governo nuovo che ripetono cose stravecchie

Non staremo a rifare la storia, scritta e sentita un’infinità di volte. Una montagna di miliardi di tasse per mantenere in vita una struttura saltata per aria da vent’anni, con tutta l’occupazione, strapagata quando ha dovuto ridurre gli occupati da 20mila agli attuali 11.600. Pesantemente condizionata  da un impasto romano di sindacati e politica; con scelte estranee in una corretta amministrazione.

Oggi è commissariata (vive di nostri soldi), non ha un progetto di sopravvivenza serio. Unica soluzione seriamente prospettabile  per finire i costi e ripartire, è la vendita a strutture globali del sistema trasporti (Alitalia ha per quel treno da sempre e non può certo inventarsi il progetto adesso). Si salverebbe buona parte degli occupati, e potrebbe svilupparsi in chiave nuova e globale.

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Mercati globali: aperti o chiuderli? M5S rischia di commettere errori gravi

Che il “nuovo che avanza” nei politici manchi di spessore sul piano della macroeconomia e per analizzare le posizioni su cui assumere decisioni, è cosa pacifica. Il sistema Democratico del terzo millennio è quello del secolo scorso e il voto universale uguale per tutti, genera di questi risultati. Mettere mano  a un sistema di rappresenzanze meno ideologico, più razionale, fa parte dei compiti di questa fase. A meno che non si voglia semplificare drasticamente e tornare allo stato totalitario.

Gli eletti hanno oggi il compito di governare: non è in discussione. La ragione vorrebbe che coloro che sono alla guida del treno Italia senza essere macchinisti, chiedessero, s’informassero, magari studiassero e/o delegassero a persone competenti di propria fiducia. Se partono per la tangente e vanno all’infinito, succedono disastri.

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Non possumus: il Contratto di Governo sta arrivando al dunque

Non possiamo certo essere accusati di avere dei pregiudizi nei confronti del nuovo che avanza e oggi governa (non del tutto composto di nuovi per altro, vista la Lega). La coalizione bifronte guarda a cose e indirizzi diversi. Salvini che agita il Ministero degli interni come una clava non lasciando passare l’occasione per rappresentare il nuovo, mentre Di Maio, che ha scelto infelicemente il Ministero del Lavoro e Sviluppo, inchiodato nelle decisioni dalle casse vuote, dal debito del Tesoro.

Non possumus è locuzione latina e curiale che fin dagli inizi del cristianesimo ha testimoniato la fede: risposta a chi chiedeva loro di non predicare il Vangelo, di non manifestarla la fede. Impedimento al silenzio che si fa risalire addirittura a Pietro e Giovanni apostoli. Il termine,  che ha un suo fascino essenziale e assoluto ad un tempo, come spesso avviene nella lingua latina, oggi ne facciamo uso in un significato diverso.

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Marx dall’Ideologia all’analisi economica: dimenticato dai sinistri, ricordato dai liberali

Sono passati duecento anni  da quando nacque (Treviri 5 Maggio 1818). Anniversario passato inosservato ai politici. Sorprende in particolare il silenzio di coloro (dai socialdemocratici europei ai comunisti di Est ed Ovest e olltre) che ne conservano la figura barbuta nei quadri e nelle bandiere (oppure che l’hanno prudentemente e forse provvisoriamente tolta, in attesa di tempi migliori).

Pure Marx ha segnato questi duecento anni: si dovrebbe parlarne, se non altro per sintetizzare ciò che è stato applicato del suo pensiero come “analisi di un fallimento”. La sua filosofia il mondo lo ha per lo più peggiorato. Tuttavia, nonostante tutte le sue sviste, Marx rimane una figura monumentale” (lo scrive l’Economist, la principale rivista globale di economia, casualmente oggi controllata dalla famiglia Agnelli).

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Italia Germania: ragioni e torti. Ma anche una lezione per casa nostra

Passati dieci giorni dal Contratto di Governo, si può cominciare a compiere una riflessione su quanto succeduto e sulle reazioni internazionali che ne sono venute. Come nostra capacità, abilità, o  se si vuole deduzioni logiche ma prive di riscontri, cercheremo di darne una nostra lettura.

Partiamo dalla stesura del Contratto, che avrà coinvolto un insieme limitato di persone, ma pur sempre consistente (facciamo un centinaio) fra protagonisti, suggeritori, fino a trascrittori e passacarte. L’Italia non è un paese secondario. La sua importanza globale è riconosciuta dal PIL e dal debito pubblico. La guerra fredda è finita ma i servizi segreti sono sempre indispensabili.

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Primo Giugno 2018: il nuovo al potere? Un po’ e un po’

Un refrain che si ripete senza interruzione: “i populisti”, “il primo governo dei populisti in Europa”. Sembra ci sia del vero a guardare l’elenco dei personaggi al Governo. Ma anche per i due partiti che compongono la maggioranza: M5S e Lega (non più Lega Nord): per uno è la prima volta davvero.

Ma anche per la Lega è una prima volta, a suo modo. Ha partecipato nella maggioranza quasi sempre entro la sfera di Forza Italia. Qualche ministro, qualche delega, maggiori spazi in regioni del Nord: dividere e condividere il potere con la partitocrazia che adesso viene messa fuori. Con il 17% ha quasi metà degli incarichi, in una condizione complessiva che è paritetica (con M5S), almeno quale visibilità politica.

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USA e chiusura dei mercati: la globalizzazione rallenta. Il Governo ha problemi nuovi

Le scelte di dazi all’import che la amministrazione americana ha appena approvato, sono una cosa da vedere con l’attenzione che merita.  Non si tratta di qualcosa di poco conto. Un cambiamento epocale che vede ciò che da sempre è stata la locomotiva dell’economia globale, invertire la marcia ponendosi alla guida del ritorno ai mercati nazionali, alle chiusure, alla difesa della produzione nazionale.

Lo fa perché sotto un certo profilo non ce la fa più: l’indebitamento del sistema USA ha superato il 100% dell’enorme PIL mentre la bilancia commerciale continua in un trend negativo che cresce. Il concetto nazionalistico “America first” ha una sua ragion d’essere: qualcosa bisogna pure che facciano a Washington per trovare un rimedio.

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Italia: l’argomento su cui parlare davvero, con il quale misurarsi

Un’ efficace e sintetica lezione di Andrea Dalseno, che invitiamo a leggere, si dovrebbe dire  studiare e studiare bene. a ficcarcelo in testa. In economia non esistono scorciatoie, i debiti si pagano e non c’è niente da fare: i fallimenti li fanno anche gli Stati. Si: anche gli Stati falliscono. L’Italia è un grande paese e tutto il mondo ha interesse a che non avvenga il tracollo.

Solo degl istupidi insipenti possono però pensare che l’attenzione dei mercati a proteggere l’Italia oltre che aiutare a superare lo scoglio in questa fase tempestosa, possa tradursi in un botto: “azzeriamo il debito” e ricominciamo. Non può essere e non sarà così, chi lo lascia intendere oltre che un fanfarone è anche un delinquente. Di più se è pure un politico e propone cose del genere (o le lascia intendere).

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Cambiare l’euro: da Europa stabile a svalutazione più ampia

Si può riprendere la dichiarazione di Savona pubblicata ieri in un commento, ma non è neppure necessario. Per spiegare cosa c’è in ballo basta tornare ai fondamentali. Investire facendo debito oggi non è compatibile con le norme su cui l’euro è nato. Regola che il nostro Parlamento ha messo nella Costituzione.

URRO: Una moneta stabile, che programma come svalutazione annua un 2,5% massimo. Oltre tutto sono anni che la svalutazione euro non riesce a raggiungere il 2,5%, il che ha effetti su una condizione che vede criticità e recessione in paesi periferici, i quali non riescono a controllare i propri bilanci, dovrebbero mantenerli entro i termini, oppure rientrare gradualmente se sono troppo indebitati (come l’Italia).

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Il nuovo che avanza: uomini nuovi che devono fare esperienza e l’Italia malata, seriamente

Europa, Euro, Germania, Italia: si sentono e leggono pareri che nulla hanno a che vedere con la realtà. Succede perché questi pareri vengono definiti “politici” dando così al termine la più sonora patente di  castroneria economica. Parole in libertà, con argomenti parzialissimi e ipotesi di soluzione prossime all’imbecillità (i minibond emessi solo dall’Italia per pagare i suoi debiti verso imprese e altri creditori nazionali,  di un “economista” della Lega, possibile ministro, ne è un esempio di questi giorni).

Detta in termini semplici: l’Italia dal dopoguerra ha fatto uso sistematico della svalutazione competitiva e la sua economia si è continuata a reggere sullo stampare moneta per poi ridurre il cambio con i paesi importatori dei prodotti italiani. Le imprese hanno imparato a gestire il sistema, la politica a considerare la spesa pubblica un pozzo senza fondo, che poi la svalutazione riduceva. Così fino alla nascita dell’Euro.

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Come si impiegano le nostre tasse: la carità come sistema pubblico?

Un refrain la nostra attenzione sulle spese e la loro natura, che la nostra amministrazione inanella giorno dopo giorno. In questa occasione prendiamo in considerazione un’area di peso come impegno complessivo, distribuita in rivoletti, contributini, supporti economici, contrasti individuali alle criticità, agli anziani e quanto altro.

A propiziarci l’occasione un paio d’iniziative-eventi: una che troverà la sua manifestazione in Consiglio, l’altra per la quale ieri sera si è tenuno un incontro informativo e per la racoclta di contributi. Si tratta del Piano di Zona  triennale relativo al settore servizi alla persona. La Zona è composta, oltre Buccinasco, dei comuni Assago, Cesano Boscone, Corsico, Cusago, Trezzano (un totale di 120mila residenti).

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Contratto di Governo per il Cambiamento: l’Italia è la prima

Lunedì un passaggio cruciale: il mandato del Presidente Mattarella a un Presidente del Consiglio incaricato. Può essere un nome proposto dai sottoscrittori del Contratto; se ne parla meno, ma può anche essere un nome diverso con un incarico limitato a un percorso elettorale entro pochi mesi. Quale che sia la scelta, gli effetti sulla politica europea (e non solo) saranno molto forti.

L’eventuale nuovo passaggio elettorale è probabile che generi un risultato ancora più forte delle forze anti-sistema (la Lega con il percorso compiuto si pone come alternativa, anche lei, al far politica delegata) che da un decennio almeno, in tutto l’Occidente e non solo, si è incapaci di affrontare. Sta mostrando la corda il far politica del secolo scorso. Le analisi di questa situazione si sprecano; poche lucide, a noi pare.

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