Archivio per la categoria ‘Economia’

Governo del Cambiamento; Italia, l’Europa: cosa ci toccherà?

Cosa succederà nei prossimi giorni nessuno può saperlo. Situazione così ingarbugliata nella quale tutto è possibile. Davvero non semplice ciò che potrebbe trovarsi davanti il nostro presidente Mattarella. Non faremo il tifo per nessuno; cercheremo di individuare quale sarebbe l’interesse del paese, della nostra Italia. Stato fra i fondatori e ispiratori dell’Europa. Nel 1951, con la CECA Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Partiamo con la domanda che riteniamo vitale: il governo dell’Italia rimane a far parte dell’UE o deve lavorare per uscirne? Secondo i tre numeri illustrati ieri, è evidente che la risposta non può che essere fermamente positiva. Non solo ma diventare occasione perché l’azione dell’Italia sia incentivante, contribuire alla integrazione e al rafforzamento delle strutture europee.

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SPRAR: la Corte dei Conti fa i conti e vengono fuori gli sprechi

Intanto cominciamo col precisare quanto costerebbe un migrante gestito a Buccinasco (ad esempio). Con la legge precedente al Governo del Cambiamento. Se la gestione SPRAR è del ministero siamo a 54/64 euro al giorno. Cioè da 3240 a 3840 per ogni migrante che, terminati i due mesi, esce e gira per l’Italia. Quanto esce viene fatto un esame? cosa ha appreso, quali i valori e gli usi che deve conoscere e rispettare, ecc.? Per quanto se ne sa: no.

Con lo SPRAR ora modificato dal Ministero, vi era poi un rubinetto sempre aperto. A perdere: se si trattava di minore non accompagnato, la permanenza finanziata arrivava a un anno. Il costo per noi Cittadini, per ogni minore non accompagnato, saliva a 23.000 euro! Una pacchia, insomma. Infatti i minori “non accompagnati” (cioè privi di familiari) in breve sono diventati una valanga. Prima pochi, dal 2015 sono esplosi. Chi li avrà avvertiti gli scafisti? Magari le ONG?

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il G20 e l’Europa: perché da noi quasi nessuno ne parla?

La questione su cui gli stati europei sono impegnati in questo periodo è la sponda Sud e la prima accoglienza dei migranti dall’Africa.  Con tutto quello che c’è in ballo attorno alla globalizzazione, un G20 che ha componenti delicatissime e strategiche sugli ampliamenti futuri, stanno pensando ad altro come fossero in vacanza, a un gioco di società.

Due parole sul G20 e lo strisciante neo protezionismo di matrice USA (che ha fatto e fa tuttora da cassaforte commerciale per gli scambi globali e non può continuare all’infinito, se ciò comporta loro un deficit annuo di 400 miliardi). L’Europa (terza economia mondiale con i suoi 28 paesi, viene dopo USA e Cina per dimensioni economiche. Germania, Francia, Regno Unito e Italia sono nei primi sette (G7).

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Governo del Cambiamento? Siamo nelle mani di incapaci con gravi danni al Paese

Che M5S avesse un animus avverso all’economia di mercato si poteva desumere già da anni dalle sparate di Grillo e poi dei suoi, compatti. Le imprese sfruttano, rubano intrallazzano. Per converso la gestione pulita non può essere che quella pubblica, dello Stato. È la politica che deve controllare e dirigere il mercato, stabilire stipendi e prezzi, etero dirigere le imprese in base a “ciò che è giusto” (secondo i loro valori), non lasciar fare al mercato.

Si poteva pensare che, avvicinatisi ai problemi concreti di dossier che possono essere complessi, avrebbero poi corretto il tiro. Niente: finora vince il residuo, liquido, vagolante, principio ideologico basato sulla convinzione che il libero mercato è una porcheria che sfrutta e fa male. Fatto di multinazionali che (slogan dalle Brigate Rosse), partecipano al dominio dell’economia;  il vero potere assoluto. Insistono convinti e non guardando in faccia a nessuno.

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Unione Europea e Euro: il problema c’è. Urge una soluzione

Quando nacque nel 1999, si ricorderà il non breve, anzi insistito dibattito sull’ipotesi di un euro a due velocità: una più strutturata, nella quale i paesi praticavano già da anni una gestione economica basata sull’equilibrio (in pratica, non keynesiana, poco attratta dal deficit svalutativo). Qui si iscrivevano i paesi mitteleuropei occidentali e paesi scandinavi.

L’altra fascia riguardava i paesi ove la svalutazione era prassi da decenni: i paesi latini e del Sud. Da comprendere anche i nuovi dell’Est. Abituati a 40 anni di pianificazione e quasi nulla propensione all’indebitamento, ma strutturati nell’utilizzo delle risorse per contenere criticità sociali, con un occhio al consenso.

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Dove potrà mai andare l’Italia se l’economia la praticano politici sperimentali?

Post M5S debito e benessereNel corso del fine settimana mi sono imbattuto su facebook, sulla pagina di Alberto Schiavone, aspirante capo-popolo grillino, nel post qui a fianco. Il senso del post, quello che a mio avviso ricalca la classica comunicazione grillina che punta a colpire per fare rumore e avere ricaduta invece che a informare, è che il debito pubblico porti benessere e prosperità e che, come ci spiega il dottor Schiavone (che, bontà sua, sostiene di aver letto Krugman, l’avrà anche capito?), solo stampando moneta e gonfiando la spesa pubblica si può raggiungere la felicità.

Ne è nata una discussione alla fine della quale Schiavone, accampando la scusa di un fantomatico insulto (quale?), anziché apostrofarmi come la sua collega Castelli “questo lo dice lei” (in realtà a modo suo l’ha fatto, sarà un marchio di fabbrica grillino?), mi ha bannato dal suo profilo, come a suo tempo fece Pruiti; del resto a mio avviso i due si somigliano e non a caso nel 2012 erano uno accanto all’altro. In fondo alla pagina gli screen-shots così che il lettore possa farsi un’idea. Approfitto dello spazio non per parlare di Schiavone, non me ne potrebbe importare di meno, ma per fare un discorso generale sull’economia e sul debito (nulla di nuovo per chi segue questo blog). Leggi il resto di questo articolo »

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Italexit segue Brexit? aiuta gli inglesi. L’Europa piccola è un danno gravissimo!

Italexit e Cambiamento. Più ci si riflette, più la questione affascina, la si sente quasi come un percorso studiato. L’Italia è paese fondatore dell’Europa: nel suo interesse dovrebbe agire perché l’Europa compia alacremente il suo percorso verso la normalizzazione di leggi e regole, per la maggiore efficienza e sviluppo.  Quali sono stati i contributi dell’Italia alla costruzione dell’Europa? Proposte, progetti, sollecitazioni, percorsi per la normalizzazione europea,  unificare e agevolare la vita europea? Non ne sappiamo nulla. Probabilmente: nulla è la verità.

Non che degli altri paesi vi sia qualcuno che spicchi per l’animus europeo, la spinta a innovare, migliorare, completare. Una possibile ragione, la più probabile, è la difesa della condizione attuale di precario equilibrio fra interesse del singolo paese rispetto agli altri e all’Europa. Introdurre cambiamenti, anche modesti, genera modifiche che in qualche modo limitano la capacità d’agire in chiave nazionale, favorendo, aumentando la funzione Europa. La capacità d’agire in chiave centrale tende a diventare potere sovrastante. Meglio stare fermi, avranno pensato? Nella sostanza è così.

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Euro, Italexit e svalutazione: ecco la realtà che ci descrive Andrea

Il sistema Europa è ancora oggi un cantiere in piena fase di costruzione, molti piani ancora si devono realizzare per giungere a un sistema equilibrato. Del resto le complessità delle organizzazioni statuali e i livelli di diversa applicazione che ciascuno dei 28 stati ha, rendono delicato il procedere. Bisogna muoversi con attenzione per non fare danni. Non doversi poi correggere, su fattori che devono essere unificanti: un’Europa coesa e condivisa è ancora da fare.

In questo contesto, avendo in corso un processo difficile di Brexit, che riguarda un Regno Unito che si trova a metà del guado, con un occhio a Bruxelles e Francoforte e l’altro a Washington, la situazione si presenta ancor più delicata. In queste condizioni sparare obici contro l’euro e l’Europa come sta facendo il Governo del Cambiamento è per lo meno avventato.

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Governo del Cambiamento: italexit scopo sempre più evidente. Chi sono i burattinai?

Le singole questioni quotidiane in materia di Europa e moneta, affrontate day by day, rischiano di non far cogliere il percorso complessivo. È invece importante, per decodificare la linea politica di fondo, assumere scelte di periodo almeno medio (18 mesi). Le scelte quotidiane rispondono al dibattito immediato e spesso sono distorte o addirittura strumentali.

Partiamo da un assunto di base: alla compagine attuale non conviene assumere apertamente una posizione “no euro”, perché i sondaggi sono in Italia largamente favorevoli all’euro (più del 75%). Quindi il tema, vivissimo fino alle elezioni dell’anno scorso, è stato messo da parte. Quindi non lo diranno apertamente: potrebbero dissimulare e procedere con un’azione politica antieuropea man mano. Creando le condizioni perché l’obiettivo diventi concreto.

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Milano Città Stato: una realtà possibile che può cambiare l’Italia

La questione viene ripresa da un interessante articolo de ilsole24ore (VEDI) che invitiamo a leggere per i contenuti di novità e il processo che sta crescendo, dal carattere politico ma trasversale, con adesioni che vanno dai moderati, ai radicali, anche a qualche esponente PD (in campagna elettorale 2016, Sala si è espresso positivamente (poi è rimasto zitto, probabilmente invitato dal PD, che non deve aver chiaro il futuro).

Un articolo su ilgiornale (VEDI) del Maggio 2016, informa e sostiene l’ipotesi, che fa risalire a una proposta dell’ex sindaco Moratti. Vi è poi il sito proprio (VEDI), che pure merita attenzione. Una proposta fondata da ASSOCIAZIONE VIVAIO, operante dal 2016; invitiamo i lettori a iscriversi, a diventare followers. Ma vediamo come si propone, quali le differenze con le 14 Città Metropolitane inventate su due piedi da Del Rio per superare le province.

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Italia Paese senza futuro? Purtroppo oggi si deve ammettere

In questi giorni l’Italia ha davanti l’ennesimo passaggio stretto sulle regole dell’Europa. Regole che, va ricordato sempre, sono state dall’Italia tutte approvate e recepite, compreso il principio del pareggio di bilancio, introdotto in Costituzione nel 2012, con l’approvazione del parlamento all’unanimità. Può essere utile una riflessione allora, su un argomento di fondo che ci sembra tralasciato.

Il problema irrisolto di oggi si può far risalire al dopoguerra.  Dopo gli anni durissimi del dopoguerra, da fame diffusa ma ciononostante sopperita con la bilancia del farmacista, il welfare minimo rimasto fermo, tutto per mettere ordine alle casse dello stato, la politica cominciò a comprendere il meccanismo facile per uscire dal bilancio, andando in deficit. Il deficit ripetuto nel tempo, portava man mano a emissione di nuova moneta, con conseguente successiva svalutazione.

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Welfare, crisi dell’Italia, crisi dell’Occidente. Una soluzione è possibile?

Se vi fosse un sondaggio, in Italia, in Europa, in Occidente (NordAmerica compresa), nel quale venga espresso il tasso di fiducia dei Cittadini sul futuro loro e della famiglia nei prossimi anni, gli esiti possiamo immaginarli. Abbiamo provato a cercare, senza esiti soddisfacenti, purtroppo. Non che questi sondaggi non vengano fatti. Più probabile che non sia ritenuto utile renderli noti.

L’Occidente è fatto di continenti e paesi dalle situazioni diverse: piuttosto basse in generale, con una crescita del mercato USA che rimane invece buona. Grazie a aspetti unici che hanno permesso agli USA di  crescere nel PIL con un debito commerciale fatto d’importazioni rispetto alla produzione del PIL proprio. Situazione complessa che mette in gioco una serie di fattori: il dollaro moneta mondiale  di riferimento; la difesa globale con una presenza robusta; il gioco dei cambi sulle valute, ecc.

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Giochi elettorali neri come la pece… che ci pensino bene…

No è!  chi ha in mente il colpo basso con un’inchiesta contro la lega, promossa dalla magistratura lombarda, ci rifletta bene. Sono tre giorni che il vicedirettore di Huffingtonpost lascia come articolo di testa un argomentare da depistaggi e servizi, da gente bene informata (si-fa-per-dire poiché è un segreto di pulcinella)nel quale si citano frasi virgolettate che lasciano intendere, messe però con la forza e i nomi propri di informative che spuntano da chi sa (o dalla magistratura, o entrambe).

Angelo De Sanctis 10 05 19 Huffingtonpost ASSOCIATED PRESS Giancarlo Giorgetti è uno che non parla mai a caso, anche se dice solo una minima parte di ciò che pensa: “Quando la Lega sale nei consensi e nei sondaggi, arrivano sempre delle cose strane per cui bisogna interrompere quel percorso”. Il riferimento, neanche tanto velato, è all’inchiesta lombarda che ha travolto un pezzo di centrodestra e nella quale è indagato il governatore Attilio Fontana. Adesso, raccontano i ben informati, il timore è che l’inchiesta si allarghi, sviluppandosi su altro filone, che finora non è ancora emerso: la sanità.

Da giorni si rincorrono le voci nei Palazzi della politica lombarda, e non solo, di “sviluppi”, che andrebbero a toccare il cuore del sistema di potere leghista, frutto di un lungo lavoro di indagine. E da giorni, il leader della Lega, così lo descrive chi ha parlato con lui, è “terrorizzato” che, in un qualche modo, possa finire coinvolto il suo assessore alla Sanità Giulio Gallera, e soprattutto Giulia Martinelli, la sua ex compagna e attuale capo della segreteria del presidente Fontana, considerata al Pirellone la vera “governatrice ombra”. Per ora non è indagata e figura nelle carte come una delle figure che si sarebbe opposta alle pressioni del presunto corruttore, Gioacchino Caianiello. Però, nel Palazzo, si ricorrono voci e sinistri interrogativi sul “che cos’altro potrà uscire” in queste inchieste frutto di un capillare lavoro di intercettazioni di una buona fetta del centrodestra lombardo. Come ai tempi di Tangentopoli, ora che parecchi imprenditori (siamo arrivati a tre) hanno iniziato a collaborare con i giudici, in Regione Lombardia la domanda che rimbalza negli assessorati e in Consiglio è “chi sarà il prossimo’”.

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Europa, Banche tedesche e italiane: perché non se ne parla?

Già in altre occasioni abbiamo più volte ripetuto che in Europa il nostro interlocutore siamo noi e solo noi. Con tutti i diriti di stato fondatore. Partecipiamo alle decisioni (senza il nostro consenso l’Europa non può decidere). Che i governi italiani abbiano trascurato questa condizione, in pratica lasciando gli altri a farsi gli affari loro, quando fosse così, è solo colpa nostra, dell’Italia e dei nostri governanti pro tempore.

Un documentato e succoso contributo di Nicola Porro ci descrive la situazione in essere relativa al sistema banche in Europa, in particolare a quelle tedesche. Non possiamo che concordare con il titolo posto dal giornalista. I nostri media hanno coscienza della situazione e del compito essenziale che ha nella formazione della cultura Europa in Italia? Sembra proprio di no, mentre inzuppano ogni estemporanea affermazioni dei nostri governanti su ogni minuzia, perfino banale o ancora peggio. Invece precise e interessanti le descrizioni di Porro sul sistema Berlino.

VIETATO PARLARE DEL FLOP TEDESCO

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Ucraina e la democrazia del Novecento. Cosa c’è che non va?

Bella domanda. Vi sono nella storia avvenimenti che segnano una cesura, un punto di non ritorno fra un periodo, una fase storia, un’epoca, e ciò che viene dopo. È da credere che con l’elezione plebiscitaria di un personaggio nuovo, manifestamente esterno al mondo che in senso lato potremmo definire politico. Un personaggio che avrà certo qualità comunicative efficaci, che non ha un partito o movimento che lo sostenga; neppure un deputato che a lui si richiami questo punto di non ritorno sia stato raggiunto. Tre su quattro  degli ucraini andati a votare, al ballottaggio.

Volodymyr Zelensky. Persona tutta da scoprire, dalle relazioni discutibili con magnati ex URSS, ecc. ecc. Tutte queste cosette sono secondarie rispetto al fatto, che è uno solo: il sistema precedente dei partiti è fallito e i cittadini hanno scelto il “nuovo”, persona di spettacolo ma nessuna esperienza politica. L’unica qualità “l’inesperienza politica” che ha fatto la differenza con quasi il 75% di preferenze.

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