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Casa in proprietà: sorprese dai paesi OCSE fra proprietà e affitto

La casa propria è un must… chi non aspira a averla sembra una rarità, almeno in Italia. Poi le ricerche statistiche sempre più approfondite ci fanno conoscere fra diversi e diverse abitudini e valori. Riguardo al tema della casa si muovono valori e decisioni che hanno non poche influenze su questioni da macro economia, nazionale e non solo.

La casa d’abitazione  in proprietà diffusa è parte rilevante del patrimonio in mani private. Fa parte della ricchezza familiare. Sotto questo aspetto un paese nel quale il 78% delle abitazioni private sono in proprietà di chi ci vive starebbe a dimostrare una ricchezza diffusa rispetto a altri nei quali è più diffusa la locazione rispetto alla proprietà.

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Premialità antimafia con bonus sull’edificabilità… lo farà anche Buccinasco?

Antimafia  a Buccinasco: la gestione Pruiti si può dire che è nata all’insegna di Buccinasco platì del Nord. L’immagine di un paese controllato dall’anti-stato, che può tutto e decide tutto o quasi.  Un termine sbadierato senza criterio, per ribadirlo ancora dopo il 2007.

Terminata “Buccinasco più” sostenere un radicamento pervasivo della ‘ndrangheta richiede due alternative condizioni: ignoranza assoluta dei fatti oppure strumentale agitazione di un condizione per assegnarsi un ruolo rispettabile, avendo poco o nulla da proporre, nessun progetto per Buccinasco che non sia lo statu quo. Cominciamo col conoscerla la realtà di Platì (wikipedia):

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Solitudine, terza età e povertà: un mix che denota anche miseria sociale

Probabilmente è l’età e l’aver vissuto da ragazzo, in prima persona, la vita nella famiglia patriarcale contadina, ancora presente in modo diffuso negli anni Quaranta in un paese che aveva un PIL nel quale i prodotti agricoli erano la dimensione prevalente.  Descriviamola la famiglia d’allora nel Friuli, quella materna, di mia madre.

La casa colonica della famiglia era un complesso su due piani, con vasti ambienti comuni al piano terreno. Nel piano superiore erano presenti le camere degli adulti, maritati o meno, nelle quali vivevano anche i figli, fino alla pubertà. Poi questi andavano in un ambiente comune, mi sembra di ricordare maschi e femmine separati. Il piano sovrastante era adibito a solaio, ambienti per l’allevamento dei bachi da seta, le scorte e quanto altro.

Il centro della vita era al pian terreno ove vivevano i genitori (i miei nonni), con i figli (8, fra cui 4 espatriati in Francia), le rispettive mogli con i loro figli (miei cugini). Un complesso di 4 o cinque famiglie, un totale di almeno una ventina di persone. Tutti impegnati nella gestione agricola tranne l’ultimo zio, che aveva studiato e poi lasciato la casa colonica familiare.

Le parentele delle singole famiglie erano annegate nella struttura patriarcale allargata, col nonno che faceva davvero il patriarca. Bonario, comprensivo, per come lo ricordo, ma certamente autorevole: se a decidere era chiamato lui, ciò che stabiliva era legge per tutti. Le donne, almeno in Friuli, avevano una condizione pressoché di parità: il “fogolar” al centro della sala con sedie e sgabelli tutt’intorno, mangiando con la scodella in mano, nel mio ricordo ha un senso di equilibrio nei rapporti.

In una famiglia patriarcale (sempre stata così nei secoli addietro), la solitudine con l’avanzare dell’età o a causa di malesseri, handicap o minorazioni, non aveva ragion d’essere. Si viveva tutto insieme: un collettivo pratico nel quale si era partecipi, ciascuno col suo ruolo riconosciuto.

Questo tipo di organizzazione familiare è venuto meno, sostituito da tante celle familiari singole. Naturale che i rapporti parentali si conservano e mantengono, ma non è proprio la stessa cosa. La vita nel suo ridotto collettivo, fermo a due o tre persone nella stragrande maggioranza dei casi, tende a prevalere. Anche sui parenti che hanno loro casa e  vivono la medesima situazione.

Questi ricordi vengono alla mente leggendo un’analisi Eurostat (l’ISTAT dell’Europa) che mette a fuoco i meccanismi sociali correlati alla solitudine (VEDI ilsole24ore). L’Italia rispetto all’Europa, da questi dati, sembra avere un ambiene sociale meno coinvolgente, con maggiori stati di solitudine. Dalle coseguenze prevedibili anche legate all’età ma non solo. Fra le più serie la depressione.

Degno d’attenzione il rapporto fra titolo di studio e solitudine: più si hanno interessi culturali, meno ci si sente soli. Sembra ovvio, ma è bene che si sappia (e che ci si attrezzi). L’origine della solitudine tuttavia ci sembra avere origine e dipendere non poco dalla vita famigliare moderna. Asciutta rispetto alla famiglia patriarcale che non c’è più; anche qui c’è materiale per sociologi ( ma pure per ciascuno di noi e per tutti).

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Italia, il bilancio economico, l’Europa e il che fare. L’economia in pillole

Questi richiami di Alberto Mingardi hanno il senso di un condensato dal carattere semplice e istruttivo. Qualcosa come lezioncine di economia su cui è sempre utile tornare. Sorprendono per la loro efficacia e ci rimandano  ai fondamentali: i principi sempiterni del dare e dell’avere. Lo spendere in base a quanto entra, evitare di far debiti se non destinati a investimenti. Pianificare il rientro dei debiti per ridurre gli interessi passivi, e… via così.

Alberto Mingardi, presentando un volumetto di economia riprende il termine “austerità”, che insieme a probità, metodo, coerenza, fanno venire alla mente un troppo citato Berlinguer, con il suo discorso del 30 Gennaio 1977 al “convegno degli intellettuali e… assemblea degli operai comunisti” (VEDI). Siamo andati a rileggerlo…. Politica di austerità e rigore  ma..

Contro il fare impresa…. Son passati 40 anni ma: quale distanza dall’economia e dall’etica intesa come valore dell’uomo. Imbevuto di analisi ideologica e da guerra fredda, contro i poteri forti del capitale, le potenze coloniali, ecc. Può essere che quella paccottiglia fosse indispensabile per far digerire un discorso programmatico di governo lanciato alla DC di Moro (il PC aveva ottenuto il massimo di voti della sua storia). Tutto finì nel nulla (non era possibile in quei tempi che si potesse costruire un accordo, con quei presupposti ideologici poi…

Non temete l’austerità, se è “buona” fa bene a tutti

Tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi

Alberto Mingardi . L’austerità non piace a nessuno. Se cerchiamo un punto di contatto fra populisti e establishment, nell’Italia di oggi, lo troviamo soltanto nel rifiuto dei vincoli di finanza pubblica cui ci costringe l’appartenenza al club europeo. Poco importa se l’articolo 81, che ci obbligherebbe all’equilibrio di bilancio, sta nella nostra Costituzione.

Poco importa se le clausole di salvaguardia, che prevedono futuri aumenti di imposte per compensare mancati tagli di spesa, stanno nelle nostre leggi di stabilità. Una volta l’Europa ci obbligava a «compiti a casa» che comunque avremmo dovuto fare. Ora, da Matteo Renzi a Renato Brunetta tutti la dipingono come una maestra cattiva, attribuendole la colpa dei nostri ritardi
Veronica De Romanis tenta un’operazione verità con un libro brillante, dal titolo inequivocabile: L’austerità fa bene (Marsilio, pp. 160, € 16). Meglio che di «austerità», spiega, sarebbe parlare di «trasparenza circa l’utilizzo delle risorse pubbliche (cioè dei contribuenti), rispetto degli impegni presi in sede internazionale e salvaguardia delle future generazioni».
L’ultimo punto è quello cruciale. I nemici dell’austerità sostengono che per tornare a crescere servano maggiori spese pubbliche. Per non finanziarle attraverso più tasse bisogna fare debito: che equivale a più imposte future. Il guaio, dovremmo averlo imparato nel 2011, è che il futuro prima o poi arriva.
De Romanis costruisce il suo argomento a partire da una considerazione di Mario Draghi, che a sua volta sintetizzava il lavoro di economisti quali Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. A parità di effetti sul bilancio pubblico, il consolidamento fiscale che agisce principalmente sugli aumenti di imposte deprime l’economia, quello che agisce sulle riduzioni di spesa libera risorse. «I Paesi che negli ultimi cinque anni hanno messo in atto politiche di austerità “buona” nel biennio 2015-2016 crescono: l’Inghilterra supera il 2%, la Spagna il 3%, l’Irlanda il 15%». L’Irlanda ha ridotto il disavanzo pubblico di quasi il doppio circa 12 punti percentuali di quanto abbia dovuto fare la Grecia. Gli esiti sono stati diversi.
Questione di tagli e di tasse ma non solo. La linea che separa i Paesi dell’austerità buona da quelli dell’austerità cattiva è fatta anche di istituzioni, leggi elettorali, cultura politica. In Italia l’idea della «responsabilità» è così universalmente avversata che a porre ordine nelle finanze chiamiamo periodicamente dei «tecnici». Secondo De Romanis, la necessità di fronteggiare gli elettori potrebbe spingere il politico a fare austerità buona, ovvero tagliare le spese oggi per ridurre le tasse domani. Il tecnico non ha questo problema e guarda solamente ai saldi. La cattiva politica produce cattiva tecnocrazia (da Lastampa 17 agosto 2017).

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Basta delega ai partiti: un sistema on line per la consultazione sistematica dei Cittadini, oggi si può

La democrazia delegata sviluppatasi centocinquant’anni fa, è sostanzialmente rimasta invariata. I cambiamenti  sono dei primi decenni: il suffragio universale:  abolisce il voto per censo. Se non pagavi tasse non votavi. Principio logico e funzionale.

Visto che la delega riguarda chi amministra i denari delle tasse versate dai Cittadini. Se non partecipi economicamente alla vita dello stato, per quale ragione puoi eleggere chi amministra soldi non tuoi? L’unica ragione che ha portato al voto i nulla tenenti privi di reddito è la matrice sociale dei movimenti di allora. I rappresentanti dei derelitti è la sinistra (allora chiamata socialismo).

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Democrazia, burocrazia e “statalismo dei partiti”

L’argomento in questo blog è stato più volte descritto in vari aspetti: l’occupzionee dello Stato da parte dei partiti, appropriatisi della delega ottenuta col voto. Oggi troviamo con piacere Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, anche editorialista de lastampa, che riflette su origini, funzioni ma soprattutto danni, che provoca l’apparato dello stato facendo uso della burocrazia come sistema di controllo dell’economia del paese (per conto dei mandanti partitici, appunto).

Mingardi vede un condizionamento reciproco (partiti-burocrazia), il che nella sostanza corrisponde. I partiti dovrebbero però essere esterni e estranei alla gestione dello stato. Che in queste condizioni è debole, debolissimo, un insieme evanescente che copre la proprietà  sostanziale esercitata dalle segreterie dei partiti. Riflessione comunque efficace che merita attenta lettura (VEDI anche IBL).

L’UFFICIO COMPLICAZIONI DELLO STATO

Quanto più complesso è l’ordito di norme che governa un Paese
tanto maggiore è il potere arbitrario di chi lo gestisce

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Migranti, ONG e tornaconto: un poco di chiarezza

Con almeno cinque anni di ritardo, dopo esserci  presi i sorrisi di sufficienza dell’Europa (insieme a contributi per la gestione del ponte navale Libia-Sicilia). Dopo la spinta della provocazione di Macron, che ci ha costretti a trovare una soluzione superando per una volta i condizionamenti del mondo para pubblico fatto di coop, ONG e ONLUS (non tutti, ma neppure pochi), finalmente i soldi li abbiamo assicurati ai boss libici. Questo si fa ma non si dice…

“dare soldi – vedere cammello”: non ci voleva molto, è ovvio. Aver fatto finta di non capire, abbiamo subìto in Italia (e per converso in Europa) un flusso di poveracci senz’arte ne parte, destinati a non essere integrati, a non far parte del nostro futuro, a finire in ghetti o aree circoscritte non troppo dissimili da lager recintati. Fatto l’accordo con la Libia, la pacchia sta finendo.

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Licata/AG: Nicolò Licata ne parla in uno sfogo

Le considerazioni del candidato Sindaco dei moderati, che comprende tutta l’area del centro destra (tranne piccole schegge che hanno remato contro), sono un’espressione personale e interessante che merita attenzione. Anche perché il contenuto è stato strumentalizzato in modo poco decente su fb, dove si sono infilati subito politici di mestiere, riuscendo perfino a adombrare questioni antimafia (VEDI; merita la lettura). Di questa deriva parleremo poi; adesso ci interessa il contenuto di Licata su Licata.

Uno sfogo (lo chiama così) a un giornalista da lui stimato, che può definirsi un grido d’amore alla sua terra: “amara terra mia – amara e bella” viene alla mente (Modugno Bonaccorti). Fa un elenco delle cose che non vanno, che non sono fatte, lasciate andare. Il bilancio del comune che descrive molto critico. Molto, quasi  il tutto che non va, mentre il rispetto del PGT nelle costruzioni è da sempre lettera morta, con migliaia di abitazioni non accatastate.

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AMSA approvata dai Cittadini. Lo dice una ricerca di….AMSA

L’inizio d’Agosto abbiamo avuto un sole impossibile, con le inevitabili conseguenze per tutti. Anche AMSA ne sarà stata colpita, magari anche il municipio. Il 2 Agosto un comunicato del comune ci racconta  una Buccinasco sconosciuta (VEDI). Saremmo tutti contenti di vivere nel paese del Bengodi (riguardo alla gestione rifiuti), ma la storia è un’altra.

La stessa Amsa nel mese di luglio ha condotto un’indagine di customer satisfaction, in collaborazione con Ipsos Loyalty, rivolta agli utenti della nostra città. Sono state realizzate 131 interviste nel periodo tra il 29 giugno e il 14 luglio, con un campione composto sia da persone che all’interno della famiglia si occupano direttamente della gestione dei rifiuti sia da persone che non se ne occupano.

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Avvocati e monopolio, prezzi fermi per non fare concorrenza

Che in Italia di avvocati ve ne siano troppi è risaputo. I dati 2016 ci dicono che ne abbiamo 4 per ogni mille abitanti; il secondo paese per intensità dopo la Spagna: 246mila. Sono troppi anche nel parlamento. La categoria dei legali è di gran lunga la più rappresentata. Fatto che è con tutta evidenza il motivo di un disegno di legge monopolistico del governo, emanato Lunedì 7 Agosto.

Ce ne avverte un editoriale di Istituto Bruno Leoni – IBL: la paura di una competizione libera sul mercato può avere una sua motivazione storica. In Italia il liberomercato, la possibilità per i più capaci di agire ad armi pari, di generare competizione sui costi e qualità di servizio è una novità per molte delle categorie professionali davvero protette. Notai e non solo. Da respingere al mittente: per il Consiglio dei Ministri una vergogna.

Avvocati: il sindacalismo dell’equo compenso

Quello che il Governo chiama ipocritamente “equo compenso”

non è altro che la reintroduzione delle tariffe minime

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Buccinasco e il referendum per l’autonomia: siamo alle solite

Cosa sia il referendum per l’autonomia  (non è neppure il caso di usare le maiuscole) lo sapranno in pochi; non c’è informazione. Cominciamo a descriverlo: il termine autonomia sta in un principio, potere fondante definito dalla Costituzione (articolo 119): l’autonomia impositiva, chiamata anche federalismo fiscale.  In pratica le Regioni (come i Comuni) non devono ricevere soldi dallo stato centrale, autonomia significa fare tasse locali: invece così non è (wikipedia):

Tuttavia l’autonomia finanziaria, il cosiddetto federalismo fiscale, pure prevista dall’art. 119 della Costituzione riformata, non è ancora operativa, per cui le regioni dipendono ancora dai trasferimenti dello stato centrale. Le regioni dispongono comunque dell’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), di un’addizionale regionale all’IRPEF, di una compartecipazione all’IVA e di altri tributi minori.

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Economia lineare o economia circolare? A Buccinasco si deve cominciare

Il  tema dell’economia circolare riceve sempre più attenzione fra economisti, sociologi e politici (questi ultimi molto meno, su scala internazionale). Riteniamo la questione inevitabile, portato (conseguenza) della globalizzazione: l’economia globale, sviluppata finora su basi lineari rende evidenti una serie di questioni globali che mettono in discussione il futuro delle generazioni, i rischi per il pianeta, ecc.

Cos’è l’economia lineare? Si può definire il fare economia da sempre, da quando homo sapiens è diventato stanziale, coltivando e allevando. Generati gli scambi, i valori fra le cose determinati dal rispondere alla domanda di beni a un prezzo più conveniente. La globalizzazione ci sta mettendo di fronte al problema dell’equilibrio globale nell’uso e nel consumo.

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‘ndrangheta a Buccinasco: Piazza Affari del Nord lo spiega la DIA

Il giornalista del Corriere (Cesare Giuzzi)  autore dell’intervista a tutta pagina nella quale campeggia il titolo Buccinasco Platì del Nord, intervista ove si riporta l’affermazione del sindaco che la coalizione Nicolò Licata sindaco (ex maresciallo dei carabinieri in quiescenza) ha ricevuto i voti della ‘ndrangheta a Buccinasco. Da noi seriamente contestata (VEDI)

Proprio lui, quello che ci ha fatto la lezioncina su facebook per confermare lo slogan e la pervasività dell’anti-stato a Buccinasco, dichiarandosi disponibile a discuterne. Invitato qui a dibatterne e dimentico, assente (da Luglio. Sarà ancora in ferie?),.Vedremo di stanarlo noi, visto che ci ha gratificato di queste espressioni:

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Migranti integrazione e ONLUS di mestiere

Ne abbiamo parlato qui (VEDI ad esempio) commentando le dichiarazioni del sindaco in Consiglio, il quale cerca di spostare l’attenzione dei Cittadini dall’allarme che genera la richiesta della Prefettura di inglobare 74 Cittadini. Lui non ha firmato, afferma. Dice: si deve valutare il come ma non si po’ dire di no allo Stato (dopo aver illustrato in interviste e comunicati qualcosa di diverso).

Il nostro articolo cita la condizione dei sei minori non accompagnati gestiti entro un progetto di Trezzano che ha affidato alla coop villa Amantea la gestione, spendendo in un anno 350mila euro (VEDI) in buona parte venuti dal ministero. Citazione che si propone da esempio di un modo con cui non si deve portare avanti la proposta della Prefettura, del Ministero.

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Sindaco: comunicati e propaganda M4. Non è il caso di essere più seri?

Questa è da incorniciare: trascorsa una settimana dall’incontro a Milano, ecco il comunicato (VEDI) che annuncia l’approvazione della Giunta: spesa della “prima fase del progetto di fattibilità tecnica e economica” (PFTE) per il prolungamento a  Ovest della M4″.  C’è scritto così… come virgolettato, nella delibera di Giunta.

Per prima fase del progetto si intende, dice la bozza di convenzione: La prima fase dello studio di fattibilità, ha carattere propedeutico al PFTE.  Nella delibera di Giunta, in premessa sta scritto: “Il costo complessivo del PTFE come preventivato da M.M. S.p.A. è pari a 2.515.217,77.” La spesa della prima fase del PFTE: 139mila e rotti. Quale è il contenuto di questa prima fase? Leggiamo l’accordo:

Riprendendo gli standard dimensionali e tecnologici della linea M4, saranno valutati differenti alternative di tracciato e, ove necessario, più soluzioni costruttive, verificando la fattibilità funzionale, tecnica ed economica dei prolungamenti proposti, nonché la ricaduta sull’esercizio dell’intera linea M4.  Gli scenari analizzati saranno poi oggetto di analisi domanda-offerta e di analisi costi-benefici di confronto per la scelta migliore.

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