IL DIRITTO DI SCELTA di Barbara Massa.. la scuola statale e le scelte

Un articolo confessione di Barbara Massa lo leggiamo su facebook. Stimolante e ricco di spunti, che affronta un tema “pericoloso” per i blindati della scuola statalcentralistica: il diritto di scelta che c’è per la scuola parificata, deve esserci anche per la scuola pubblica (VEDI).

Sostiene Barbara che è sorprendente quanto attaccamento alla materna vi sia per i genitori della don Stefano Bianchi visto nella commisisone del 27 scorso. Come invece sia diffuso un atteggiamento di distacco, quasi di indifferenza per la scuola “pubblica”. È pubblica quindi di nessuno, un tram da prendere, uno vale l’altro. Non è così perché le scuole non sono tutte eguali a Buccinasco sono ottime, ecc.

Perché allora non si spinge per costruire una più marcata identità fra genitori e scuola pubblica, così come avviene per le parificate? “non ho mai visto tanti genitori  nelle riunioni scolastiche quanti quelli che ho visto nella commissione del 27 Febbraio in Comune”… vorrei che ciò vi fosse anche per la scuola pubblica.

Diamo una giustificazione concreta a Barbara: per quanto ha visto. Qui i genitori assistono ad una commissione  ove si decide quanto costa. Sono in ballo, a seconda dei redditi da 350 a 600 e più euro l’anno, per ogni bambino. La componente economica certamente ha aiutato la partecipazione. Non si tratta soltanto di una maggiore vicinanza alla vita della scuola.

Credo ci sia dell’altro, anche. Non sono state e forse non sono poche ancora oggi le resistenze del sistema docente verso una “intrusione” della famiglia nei meccanismi didattici. Il genitore che pone questioni che non si sa bene come si debbano gestire;  oppure pretese che richiedono paziente spiegazione formativa, ecc.

La scuola statale è gratis e ciò sicuramente attenua il livello di partecipazione su come viene gestita la struttura, su come funziona, sui problemi del corpo amministrativo o docente, ecc.Una conseguenza dello statalismo, non vi è dubbio.  Una scarsa capacità di coinvolgimento da parte di un sistema centralistico sovrastante da cui deriva una concezione burocratica. “quieta non movere, mota quietare”… se lo ricorda Barbara il Maestro di Vigevano ?

Eppure non è giusto fermarsi qui: le aspirazioni di Barbara siamo portati a leggerle come una inespressa apertamente ma potente richiesta di autonomia per ciascuna scuola, per ciascun plesso, perché l’offerta sia autenticamente libera e coinvolga anche la scuola statale, aprendo un confronto fra metodi e sistemi, proposte scolastiche diverse che rispondono a diverse esigenze locali.

Una scuola statale che dia alle famiglie un ticket da spendere e che la scuola interessata monetizza per la propria gestione, con manager attenti e responsabili in prima persona dei risultati. Come si può ben capire non è vero che la scuola libera ed autonoma, sia per forza a gestione privata parificata.

Può benissimo essere pubblica ed autonoma la scuola, il sistema istruzione. Liberiamo i cento fiori della rivoluzione statale autonoma. In poco tempo cambierà il mondo. Viviamo purtroppo Barbara in una condizione statalista accentratrice che burocratizza tutto, che giustifica tutto, che penalizza iniziativa e voglia di fare. Dobbiamo stappare la bottiglia di prosecco perché la libertà di insegnamento diventi una norma, anche nel contesto di una gestione statale. Questo è per Città Ideale il risultato del tuo interessante contributo.

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