DEMOCRAZIA IN CRISI: Ernesto Rossi ne parlava settantanni fa

Parleremo ancora di questo caparbio ma grande italiano; ateo convinto oltre ogni limite. Un decennio di carcere e confino nel ventennio fascista. In relazioni con Salvemini, Luigi Einaudi e molti altri di Giustizia e Libertà di cui fu fondatore. Poi con Parri fondatore del Partito d’Azione. Di Parri fu ministro nel primo governo dopo la liberazione. Quanto abbia pesato sulla mia formazione giovanile non so ora dire, ma certamente è stato di grande importanza.

Girava in casa ogni tanto Il Mondo settimanale di Mario Pannunzio, Scalfari e molti altri, con vignette di Maccari. A  12 o 14 anni, leggevo le pagine con una fatica immensa non riuscendo a capire bene i discorsi che costoro scrivevano. Non Ernesto Rossi però, chiaro e cristallino, sempre polemico, provocatorio, posizioni  che io non ero in grado di far mie. Privo allora di strumenti culturali  almeno di base.

Ecco  alcune frasi che nella presentazione di un recente libro sono elencate: curioso e quasi assurdo il parallelo con lo scritto propostoci da Cereda; altrettanto efficace nel descrivere la nostra crisi del sistema. Già bene avvertita allora, oggi non più tollerabile, visti i tagli che al costo dello Stato dobbiamo praticare.

SETTIMO NON RUBARE  -  STATALISMO INQUINATO

“Se i deputati fossero da un momento all’altro sostituiti da altrettante persone prese a caso all’uscita di una stazione, il livello morale e intellettuale in parlamento non ne risulterebbe abbassato, né l’attività legislativa peggiorerebbe.” (una ricerca universitaria, di oggi – LE SCIENZE 01 2013, conferma probabilisticamente quanto affermato da Ernesto Rossi).

“Il successo dei partiti politici dipende essenzialmente dall’efficienza della loro macchina e l’efficienza della macchina dipende essenzialmente dai quattrini disponibili. E per trovare i quattrini si abbandonano tutti i principi etici e morali”.

“Molti degli espedienti usati dai partiti  per finanziare i partiti politici non possono essere messi in pratica senza la connivenza dei funzionari preposti ai più importanti servizi pubblici. Una volta che abbiano aiutato gli uomini politici in tali pratiche camorristiche, i più alti papaveri della burocrazia romana diventano intoccabili.

Le loro malefatte sono tutte perdonate per il timore che vengano altrimenti scoperti dei pericolosi altarini. E se, malgrado le precauzioni,  alla fine scoppia uno scandalo, questi alti papaveri  spavaldamente ricattano i ministri e i dirigenti dei partiti. Allora tutti si danno un gran daffare per insabbiare le inchieste.”

I finanziatori dei partiti non sono benefattori, fanno un investimento, vogliono un ritorno, come un affare qualsiasi. I soldi li danno per ottenere la difesa dei loro interessi e per ottenere favori e privilegi che compensino delle somme versate. Il ritorno lo ottengono puntuale e munifico, in una straordinaria varietà di modi: informazioni riservate sull’imminenza di provvedimenti governativi che produrranno variazioni nei corsi dei titoli e delle merci.

Concessioni per lo sfruttamento gratuito o semigratuito dei beni demaniali, concessioni per l’esercizio di servizi di pubblica utilità; assegnazioni a prezzi inferiori a quelli di mercato di beni di proprietà dello Stato; prestiti col concorso e garanzia del tesoro, appalti e forniture a condizioni di favore, premi di produzione e sussidi all’esportazione mascherati da compensazioni fra merci a rapporti fissi di cambio

Riduzioni degli imponibili accertati dal fisco e condoni del pubblico erario di contestazioni di carattere pecuniario, ecc. ecc.” La salute della democrazia viene anche compromessa dagli sperperi di pubblico denaro e dalla corruzione della burocrazia centrale, che sono la necessaria conseguenza della monetizzazione del sistema politico…”

La concorrenza diventa infatti sleale: non contano più le capacità dell’imprenditore “weberiano”. La sua propensione a rischiare capitali propri e farli fruttare attraverso l’efficienza aziendale e l’innovazione tecnica e produttiva.

L’unica virtù che abbia mercato diventa la capacità di tessere relazioni corruttive, di scambiare favori inconfessabili in un coacervo di ricatti ambientali più o meno espliciti cui viene dato il nome di affidabilità. La selezione avverrà all’incontrario: penalizzati ed espulsi dal mercato saranno proprio gli imprenditori weberianamente capaci ma non sufficientemente disposti all’illegalità”.

Eccetera: citazioni di Paolo Flores d’Arcais da articoli di Ernesto Rossi su ilMondo 1950/1952.

NON MOLLARE!

FARE per FERMAREILDECLINO

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