Partitocrazia e la sua crisi: crisi della Democrazia: Cereda invia una riflessione

Quanto esposto nel sottostante contributo deve far seriamente riflettere. Uno scritto tedesco del 1926 ci dice Cereda, di cui sembra non voler far conoscere il nome. Avrà le sue ragioni. Il Paese e l’epoca generano collegamenti preoccupanti, perché sappiamo ora come finì all’epoca la crisi della democrazia di Weimar.  Debole, ondeggiante fra un rispetto formale e incerto delle regole, ancora in grave crisi per i pesanti debiti, con una inflazione incontenibile.

Non è la nostra situazione dell’Italia d’oggi.  Tuttavia la concomitanza di una partitocrazia che la fa da padrona e una crisi economica recessiva destinata a durare, il pesante debito pubblico; l’insieme genera analogie non trascurabili. Ecco la riflessione che Città Ideale ritiene di dover esprimere su questo scritto evocativo e quanto mai simile al far politica di oggi in Italia.

La crisi della Democrazia d’oggi in Italia. Guardiamola pure nella sua sostanza:  la crisi delle istituzioni del Paese che la finora sbandata e ben poco concreta la campagna elettorale ci fa vedere: nei nomi e nelle facce che inondano  salsicce demagogiche come quelle sotto descritte. Non è più Democrazia vera questa di noi oggi come non lo era quella d’allora.

All’epoca ne uscì una scorciatoia (come un decennio prima in Italia); sappiamo tutti l’epigono che ebbero e l’oscuramento della ragione e della civiltà che attraversarono il periodo. Proprio per questo, la responsabilità grande sui rischi che ne derivano è tutta di costoro che la hanno provocata e ci vivono sopra prendendoci in giro con rappresentazioni e riti indecorosi.

Loro i responsabili!  I moniti contro i rischi dell’antipolitica, l’invito ai Cittadini a sostenere questa partitocrazia fa sempre più rabbia. Non sono credibili, il monito se lo rivolgano a se stessi, se hanno ancora un po’ di pudore.  Rischiano di mandare il Paese a ramengo con questa campagna elettorale: loro i responsabili.  I Cittadini, coloro che ne hanno contezza e capacità di valutare, hanno un dovere: esprimere con serena fermezza la testimonianza.  Indicare l’unico cambiamento possibile: FARE per FERMAREILDECLINO.

Loris Cereda. Ad una platea attenta come quella di Città ideale penso di poter proporre questo scritto di un autore “anonimo” tedesco nel 1926:
Si pensi, di quali pietosi elementi siano composti, in generale, i cosiddetti «programmi di partito», e come di tempo in tempo vengano spolverati e rimessi alla moda!

E’ necessario porre sotto la lente d’ingrandimento i motivi essenziali delle «commissioni per il programma» dei partiti, soprattutto borghesi, per bene intendere il valore di questi aborti programmatici.
Una sola preoccupazione spinge a costruire programmi nuovi o a modificare quelli che già esistono: la preoccupazione dell’esito delle prossime elezioni.

Non appena nella testa di questi giullari del parlamentarismo balena il sospetto che l’amato popolo voglia ribellarsi e sgusciare dalle stanghe del vecchio carro del partito, essi danno una mano di vernice al timone. Allora vengono gli astronomi e gli astrologi del partito, i cosiddetti «esperti» e «competenti», per lo più vecchi parlamentari che, ricchi di esperienze politiche, rammentano casi analoghi in cui la massa finì col perdere la pazienza, e che sentono avvicinarsi di nuovo una minaccia dello stesso genere.

E costoro ricorrono alle vecchie ricette, formano una «commissione», spiano gli umori del buon popolo, scrutano gli articoli dei giornali e fiutano gli umori delle masse per conoscere che cosa queste vogliano e sperino, e di che cosa abbiano orrore. Ogni gruppo professionale, e perfino ogni ceto
d’impiegati viene esattamente studiato, e ne sono indagati i più segreti desiderii.

Di regola, in quei casi diventano maturi per l’indagine anche «i soliti paroloni» della pericolosa opposizione e non di rado, con grande meraviglia di coloro che per primi li inventarono e li diffusero, quei paroloni entrano a far parte del tesoro scientifico dei vecchi partiti, come se ciò fosse la cosa più naturale del mondo.

Le commissioni si adunano e «rivedono» il vecchio programma e ne foggiano uno nuovo. E nel far ciò, quei signori cambiano le loro convinzioni come il soldato al campo cambia la camicia, cioè quando quella vecchia è piena di pidocchi. Nel nuovo programma, è dato a ciascuno il suo. Al contadino è data la protezione dell’agricoltura, all’industriale quella dei suoi prodotti; il consumatore ottiene la difesa dei suoi acquisti, agli insegnanti vengono aumentati gli stipendi, ai funzionari le pensioni.

Lo Stato provvederà generosamente alle vedove e agli orfani, il commercio sarà favorito, le tariffe dei trasporti saranno ribassate, e le imposte, se non verranno abolite, saranno però ridotte.  Talvolta avviene che un ceto di cittadini sia dimenticato o che non si faccia luogo ad una diffusa
esigenza popolare. Allora si inserisce in gran fretta nel programma ciò che ancora vi trova posto, fin quando si possa con buona coscienza sperare di avere calmato l’esercito dei piccoli borghesi e delle rispettive mogli, e di vederlo soddisfatto.

Così, bene armati e confidando nel buon Dio e nella incrollabile stupidità degli elettori, si può iniziare la lotta per la «riforma» (come si suol dire) dello Stato. Quando poi il giorno delle elezioni è passato e i parlamentari del quinquennio hanno tenuto il loro ultimo comizio, per passare dall’addomesticamento della plebe all’adempimento dei loro più ……

BASTA CON LA PARTITOCRAZIA

 SALVIAMO LA DEMOCRAZIA  

FARE per FERMAREILDECLINO

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  1. #1 scritto da s.manolete il 19 gennaio 2013 12:29

    Lorisigno!!
    Ottimo panphlet.
    E’ il programma papale papale del PDL, il tuo ex partito.

    Non c’era però bisogno, di scomodare i tempi della Repubblica di Weimar per addivenire a ciò, nei tuoi articoli, vedo tante “critiche accusatorie” ma mai soluzioni propositive.

    Da un politico del tuo pari m’aspettavo anche possibili soluzioni ai problemi testè rimarcati (Se ce ne sono).
    Io come da te descritto, ho l’attacatura bassa di capelli.
    Sono manolete ( Lo Scemo di Paolo Villaggio)

    Ps. si Saccavini permittit

    RE Q
  2. #2 scritto da un amico il 19 gennaio 2013 12:44

    Ciao Luigi
    Credo che tu sappia che la citazione di Cereda è probabilmente dal Mein Kamf…

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 19 gennaio 2013 12:46

    Il commento che precede è di una persona civile che stimo, anche se di “altra sponda”.
    Non cito il nome perché non autorizzato.

    Non avevo identificato e, effettuate le verifiche del caso, possiamo dire che la ipotesi corrisponde: si tratta del libro “catechismo” che ogni dittatura, nel suo intento totalizzante, utilizza per giungere al pensiero unico (cambia il colore della copertina).
    Una pazzia, ridurre ad unum il pensiero di due uomini.
    Immaginarsi decine o centinaia di milioni.

    Ritengo che questa citazione, dal punto di vista stilistico, non sia propria di Hitler, che di solito fa uso di schemi assoluti e frasi brevi. Nella stesura Hitler si sarebbe avvalso anche di un sacerdote cattolico suo amico: Bernhard Stempfe.
    Non è importante l’autore, che riguardo al contenuto potrebbe essere chiunque.

    Ciò che viene dalla provocazione di Cereda, che fa riflettere è la descrizione di una Democrazia per svilirne le sue ragioni d’essere.
    Ahimè realistica all’epoca in cui fu scritta.

    Ne seguono similitudini che devono preoccupare su come oggi si manifesta nel nostro Paese il vivere democratico; sul pericolo che da ciò può venire.

    Guardiamo la odiernanostra realtà politica e leggiamo questa descrizione della Germania di novantanni fa: c’è purtroppo poco di caricato (oltre l’errore di renderla assoluta). Non è così: non era allora come oggi.
    Riflettiamoci però! Facciamolo seriamente nell’interesse del nostro Paese, del Paese che vogliamo.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 19 gennaio 2013 13:51

    Nihil obstat, manolete.
    Sembra di cogliere un cambio di stile e un riflettere.
    Che fa sempre bene: a ciascuno di noi, agli interlocutori, ai lettori.

    Prenda il coraggio a due mani ed eviti di far uso di un account fasullo: non ci vuole poi molto ed entra in un circuito ove si è tutti pienamente responsabili verso l’altro su ciò che si dice.
    Lo scrivere anonimo è poco umano, poco responsabile, e lei lo sa.

    Buon fine settimana

    RE Q
  5. #5 scritto da Loris Cereda il 19 gennaio 2013 14:33

    Bene mi pare che il messaggio sia stato ben colto: le soluzioni estreme nascono quando le soluzioni moderate vengono usate in modo gravemente insoddisfacente.

    Potevo scegliere anche pezzi di Giulio Cesare o addirittura di Pericle, cambiava poco.

    Fa sorridere che un esponente della buffa sinistra italiana corra preoccupato a far notare all’amministratore che potrebbe trattarsi di Adolf Hitler, siamo davvero, qui, alla caccia all’ebreo; non conta l’importanza storica dell’analisi, conta,in modo acritico, chi l’ha fatta.

    RE Q
  6. #6 scritto da Loris Cereda il 19 gennaio 2013 14:49

    Non pretendo che Manolete segua ogni mia riflessione ma certo che negli ultimi due anni, ma anche prima, ho svolta una consistente e continua critica verso il PDL che

    a) copre sia gli approcci strategici alla visione dell’Italia (sottovalutazione del Turismo),
    b) sia l’assoluta sottovalutazione delle spinte dell’ecologismo liberale anglosassone (Kirkpatrick Sale, Wendell Berry),
    c) sia la politica economica (mancanza di reale federalismo fiscale e di responsabilizzazione delle autonomie locali,
    d) incapacità di ridurre il peso burocratico dello Stato e
    conseguente mancato rispetto del promesso abbattimento fiscale),
    e)ancora l’organizzazione interna del partito fatta per capi-bastone,
    f) l’organizzazione correntizia esasperata (ma non come nella vecchia DC dove comunque il partito riusciva a mettere un superiore interesse davanti a tutto).

    E, infine, l’incapacità di risolvere il problema più grave che (ve ne accorgerete) attanaglia l’Italia: una Magistratura illiberale che irride ai diritti e ai principi in cui credo tendendo a fare dell’Italia un paese soggiogato dalle regole burocratiche amministrate da una casta di burocrati che ha nella magistratura il suo vertice.

    Il PDL ha sempre visto questo problema in modo schizofrenico e incapace di dare una portata decisiva alla riforma.

    Il caso Cosentino, candidato sì candidato no, è sintomo del “peracottarismo” del partito: lo candidino e dicano chiaro che è vittima di una magistratura fuori controllo o non lo candinino perchè sanno che è un delinquente, basta ammiccamenti che prendono in giro gli elettori.

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 19 gennaio 2013 15:56

    La critica alla demagogia come cancro della Democrazia, provocata da un consenso ottenuto facendo uso strumentale dei metodi per poi gestire la politica come potere e non come servizio può farsi risalire alla nascita stessa della democrazia ateniese.

    L’accostamento della analisi hitleriana con il manifestarsi della partitocrazia odierna pare una idea funzionale: fa cogliere il senso del pericolo, il baratro nel quale i Cittadini e il Paese possono precipitare.
    Il rischio insito nell’aggravarsi della situazione economica senza che ci sia un movimento che lucidamente indica le vie di uscita, è purtroppo concreto.

    Non vale far finta di non vederlo: arriva egualmente.
    Ancor meno le giaculatorie autoassolventi sui Partiti come Prius, come barriera a… a cosa?
    La barriera verso il precipizio si fa con i Partiti rinati e la politica di servizio… non con le guaculatorie, i santini dei Partiti senza regole, come si sono evoluti per sett’antanni fregandosene delle regole che la Costituzione ha previsto.
    Questi non sono Partiti in senso proprio; sono consorterie volte a gestire la cassa, ad agire perché il consenso permanga attraverso clientes, a scendere nelle diverse stratificazioni sociali.

    Loro, i partiti, il cancro della Democrazia: sono loro come oggi strutturati.

    RE Q
  8. #8 scritto da s.manolete il 19 gennaio 2013 16:39

    Lorisigno,una domanda a bruciapelo;
    Se il PDL ti ricandidasse, tu aderiresti??

    “Da piccolo volevo fare il suonatore di piano in un bordello, oppure il politico. Ed ora posso dirvi la verità: non c’è una gran differenza”.

    manolete (Lo scemo di Paolo Villaggio)

    RE Q
  9. #9 scritto da Loris Cereda il 19 gennaio 2013 20:10

    Ovviamente d’accordo.

    Stigmatizziamo quelo che sta succedendo con le liste PDL: nessuno cerca di valutare la reale situazione processuale dei personaggi; siamo in presenza di elementi chiari “prove” o di teoremi?

    Nessuno (a parte forse Nitto Paola) si preoccupa della VERITA’ sull’uomo in oggetto.

    La cosa che conta, la scriminante è: le sue clientele superano o meno il danno d’immagine che può portare.

    Oppure, le cose che sa, ci permettono di mettercelo contro?

    E allora, se porta più voti di quanti ne fa perdere candidiamolo, se dobbiamo tenerlo buono ma fa perdere voti, dialoghiamo con lei e cerchiamo di accontentarlo con posti di sotto-governo o candidando qualche suo protetto.

    RE Q
  10. #10 scritto da Saccavini il 19 gennaio 2013 23:12

    Veda manolete, la sua proposta mi forza ad una osservazione che può anche essere vista come un rilievo:

    non so a chi sia attribuibile il suo “quote” non lo conosco.
    Certo che questa non è più una critica al modo attuale di fare politica: diventa una affermazione qualunquistica.
    La politica può, e deve, essere qualcosa di diverso, il fondamento del vivere democratico: una politica di servizio per il paese.
    Affermarlo ora può essere considerato ottimistico, ma è questo ciò che dobbiamo perseguire.

    RE Q
  11. #11 scritto da Loris Cereda il 19 gennaio 2013 23:44

    Casualmente avevo già dato implicitamente la risposta a manolete in un post ancora non pubblicato, mi pare che basti metterla dopo la domanda di Manolete.
    Per chiarire, se la mia candidatura servisse, diciamo come bandiera, ad un battaglia per una giustizia più giusta che usasse il mio caso a titolo di esempio allora accetterei.
    Altrimenti no.

    Manolete di me sa poco (o finge di non sapere) non sono certo uno che aveva bisogno della politica e, tanto meno del PDL, per sopravvivere.

    Ci sono entrato quasi per caso e ho fatto il meglio che ho potuto, avrei voluto che il giudizio sul mio operato fosse dato dai Cittadini e non da burocrati che non rappresentano nessuno.

    RE Q
  12. #12 scritto da Saccavini il 19 gennaio 2013 23:49

    Sulla affermazione di Cereda che abbiamo messo in neretto, viene alla mente un abusato interrogativo di Craxi, quando era messo alla gogna dovendo pagare per tutti:

    Chi può alzarsi, di qualsiasi partito, e sostenere che i criteri di selezione e nomina dei candidati non soggiacciono all’insieme descritto?
    Se qualcuno lo facesse, la realtà del comportamento si incaricherebbe presto di smentirlo.

    Ecco perché le affermazioni sulla partitocrazia e sulla crisi di rappresentanza della Democrtazia sono oggi davanti agli occhi di tutti, in modo perfino sfacciato.

    RE Q
  13. #13 scritto da Saccavini il 19 gennaio 2013 23:59

    Mi scusi Cereda del #11
    Sono rientrato alle ventitré e non ho ancora finito di rispondere; quindi l’accavallarsi di commenti; me ne dispiace, ma credo che il lettore con un minimo di attenzione riesca a comprendere.

    Chiedo scusa di qualche fraintendimento per i lettori; in generale leggendo i commenti e risalendo mi sembra si riesca a ricostruire chiaramente tutto.

    RE Q
  14. #14 scritto da Andrea D. il 20 gennaio 2013 16:51

    Simpatica provocazione di Cereda che ci riporta ai corsi e ricorsi storici di Vico.
    Lo scritto, però, è del 1924, non del 1926 (scritto in carcere nel 1924 e pubblicato nel 1925).

    Curioso l’atteggiamento che ancora oggi permea Mein Kampf che ho letto, solo il secondo volume non il primo, in un’edizione senza prefazione!

    Credo che questo faccia di me un pesante reazionario, se poi ci aggiungete che ho letto anche De bello civili di Giulio Cesare, anche in questo caso, senza una degna prefazione credo che il quadro sia completo: sono troppo pericoloso per poter vivere in un tranquillo contesto democratico!

    PS
    Ho letto, anche se lo confesso non integralmente, Il capitale di Marx, ma in questo caso nessuno si scandalizza se l’edizione era priva di una degna prefazione, eppure i totalitarismi sanguinari del secondo conflitto erano due!

    RE Q
  15. #15 scritto da Loris Cereda il 20 gennaio 2013 17:20

    Oggi Berlusconi ha detto finalmente chiara una cosa: ho stima e rispetto degli “incandidabili” che sono vittime del sistema mediatico giudiziarie che, pur se persone integerrime e vittime di magistrati fuori controllo, ci farebbero perdere voti.

    Forse convenire partire prima senza lasciare spazio alle idiozie degli Alfano e delle Beccalossi ma è già qualcosa.

    Non si capisce però perchè alcuni indagati (Formigoni, Podestà, Berlusconi stesso, Verdini, La Russa ecc…) sono presentabili mentre altri no, speriamo di scoprirlo un giorno.

    RE Q
  16. #16 scritto da Saccavini il 20 gennaio 2013 17:21

    Andrea, lasciamo perdere l’indice dei libri proibiti.
    La Chiesa, che è molto più saggia e matura degli ideologismi politici, lo soppresse già negli anni Sessanta (Paolo VI se non sbaglio).

    Se poi ci metti anche Giulio Cesare… diventi addirittura masochista.

    L’ironia comunque va sempre bene… e ci aiuta a capire le sfaccettature del reale.

    RE Q
  17. #17 scritto da Saccavini il 20 gennaio 2013 18:15

    Le scelte del PDL, Cereda, muovono da convenienze e non altro.

    Lo strumento partito agisce in funzione del consenso, non di altro.
    In questa fase l’obiettivo è il voto: che siano dentro o fuori alcuni o altri non cambia nulla nella strategia, nella presentazione di candidati in grado di portare voti.

    Non è prerogativa del PDL.
    Personalmente ritengono possibile, anzi far parte delle cose che la “pulizia” siciliana del PD sia stata condotta avendo chiaro i candidati di riserva cui i grandi elettori siciliani possono riferirsi e proporre.

    Questo è oggi la politica.

    Guardiamo fuori e individuiamo l’alternativa, facciamo una vera scelta civica: FARE per FERMAREILDECLINO

    RE Q
  18. #18 scritto da Loris Cereda il 20 gennaio 2013 18:44

    E allora facciamo una scommessa, proviamoci…

    Dunque, premesso che, per ragioni di corenza personale voterò radicale, diciamo che con la mia parte razionale ritengo che chi merita oggi un voto consapevole sia proprio Fare per fermare il declino.
    Vediamo in sintesi le ragioni partendo dal “perchè no”.

    CENTRO-DESTRA:

    PDL: un partito allo sbando dove l’unica cosa che oggi tiene è il carisma personale di Berlusconi, per il resto (e i sondaggi lo dimostravano) non esiste più nulla, nemmeno una coerente proposta politica.

    Lega: peggio che sopra, qui addirittura c’è l’ipocrisia di presentare come nuovo il partito che vede leader uno che è stato per 20 anni il vice-Bossi e di candidare Bossi capolista al Senato, il balletto poi PDL sì PDL no è stato addirittura esilarante.

    Altri: L’unica sigla che rispetto è La Destra, per lo meno c’è coerenza e un minimo di “palle”, gli altri, a partire dai ridicoli Fratelli d’Italia (giusto approdo per la Cortinovi) sono gruppetti clientelari che riverniciano con vernice trasparente le correnti e le clientele del PDL.

    CENTRO SINISTRA:

    PD: ammetto che sono l’unico partito di livello nazionale che ha dimostrato capacità organizzativa e coerenza, non voterò mai per loro perchè il paese che hanno in mente è indietro 30 anni con la storia, perchè sono vittima di massimalismi sindacali e perchè hanno della libertà un concetto piuttosto “relativista”, onore però al nemico.

    SEL: qui i difetti ideologici sono alla potenza più alta, è interessante aggiungere che SEL comunque conterà in Parlamento più della corrente liberal del PD, quindi nessuno spazio, se vincesse la loro coalizione per ogni anche piccola istanza liberale.

    Altri: boh, un po’ di Tabacci, ex Di Pietro furbetti riciclantisi, niente da segnalare.

    CENTRO:

    Lista Monti: La grande occasione mancata, se avessero nel movimento prevalso i contenuti e la volontà di rinnovare la politica, ci sarebbero ancora Passera e Giannino. Invece sono arrivati Fini, Casini, e il club del bridge di Montezemolo.
    Quindi un super riciclaggio di idee perdenti di vecchia dc, equilibrismo craxiano, vecchia politica.

    UDC: il niente; quando erano con il PDL sono riusciti a frenare le riforme liberali, poi hanno fatto un’opposizione da salotto, ora tornano giusto per garantire lo stipendio al loro gruppo dirigente

    FLI: ecco, direi che la pronuncia della sigla, fli, rende bene l’idea di questo nulla, oltre alla responsabilità di aver creato l’instabilità che ha minato l’azione dell’ultimo governo Berlusconi non hanno fatto nulla, e stanno scomparendo; da porta borse di Berlusconi, Fini è diventato il porta borse del porta borse di Monti. Tutto sommato è forse più autorevole come cognato di Tulliani o, al limite, come marito della ex di Gaucci.

    M5S: mi stanno simpatici, sono coerenti e davvero vogliono cambiare. Però, a parità di coerenza non sono forse meglio i contenuti e le capacità che sono comprese in Fare per Fermare il Declino?

    Ingroia, Comunisti, Di Pietro, De Magistris: di fronte a questa gente mi avvarrei volentieri della facoltà di non rispondere. Solo una piccola segnalazione, guarda caso il partito dei magistrati approda proprio nei lidi degli eredi della Stasi.

    E allora, torniamo alla scommessa, perchè non facciamo un’azione congiunta a favore del voto per Amnistia Giustizia e Libertà o per Fare Fermare il Declino?

    Una bella manifestazione unitaria di due liste concorrenti che però rifutano l’omologazione con il putridume circostante?

    Un modo per presentare davvero la politica in modo diverso: una scelta culturale davvero innovativa.

    E la scommessa… vediamo se a Buccinasco queste due liste vanno meglio che nel resto del Paese?

    RE Q
  19. #19 scritto da Andrea D. il 20 gennaio 2013 19:12

    Ciao Luigi, come spesso accade quando gli argomenti sono intrattabili uso l’ironia, ma la situazione è reale:

    Il governo regionale della Baviera ha deciso di ripubblicare nel 2015 Mein Kampf di Adolf Hitler, anche per evitare che lo scadere dei diritti (che dal 1945 sono detenuti dal Land tedesco) possa favorire il moltiplicarsi di edizioni prive di un commento critico.

    Da Il Corriere della Sera del 27 aprile 2012 (VEDI).

    Dobbiamo davvero avere l’obbligo del commento critico all’alba del XXI secolo?

    RE Q
  20. #20 scritto da Saccavini il 20 gennaio 2013 20:03

    Le riflessioni di Cereda sono rispettabili… e fanno riflettere.

    Questa è una elezione che può davvero essere di svolta, fuori dagli schemi invecchiati dei partiti storici e di coloro che li imitano.

    Staremo a vedere

    RE Q
  21. #21 scritto da Saccavini il 20 gennaio 2013 20:15

    Ogni limitazione alla diffusione del pensiero, anche di quelli che si sono storicamente rivelati fra i più aberranti per l’uso che ne è venuto, credo sia sbagliata.

    L’uso fattone di una sorta di catechismo nel periodo nazista, decine di milioni di copie stampate e distrubuite nele scuole e alle nozze, ecc. ha fatto di Mein Kampf una sorta di icona come una bandiera con la croce uncinata.
    Ancora oggi è proibita la vendita e la stampa in Austria e Israele, ecc. Limitata la diffusione in Germania.
    Credo che per il paese europeo le implicazioni politiche, europee e mondiali siano ancora da considerare con grande attenzione e la cautela è politicamente comprensibile.

    Quanto a prefaioni e commenti storico critici a libri storici (e mein Kampf lo è, piaccia o meno), io personalmente li leggo con interesse, possono aiutare a capire e collocare meglio il contenuto nel contesto; con senso critico a mia volta.

    RE Q
  22. #22 scritto da Flavio T. il 20 gennaio 2013 22:34

    I banchieri moderni, da Raffaele Mattioli a Bernanke, giocano la Difesa Siciliana, attendisti e miti.

    Mi dispiace molto che il Prof. Monti abbia sbagliato partita …
    Domani vado al mercato:
    cercherò di spiegarmi perchè si preferisce
    un mercante alla Datini,
    piuttosto che un economista alla Greenspan.

    Scambiereste un ritratto di Goya,
    per un mosaico bizantino di Classe ?

    RE Q
  23. #23 scritto da Saccavini il 20 gennaio 2013 22:59

    Buona sera Flavio, cosa mai sta proponendo fra due opere d’arte entrambe monumenti perenni dell’arte visiva?

    Io mi terrei quello che ho e non farei alcuno scambio.

    Quanto alle elezioni non esprima ancora giudizi definitivi, mancano trentacinque giorni all’approdo.
    Siamo in mezzo all’oceano con una barca caricata al limite e le onde che ballano: assisteremo a cambiamenti diuturni…

    Staremo a vedere con sano distacco e scetticismo, quale sarà la scelta da fare: ora Città Ideale è convitamente posizionata su FARE per FAREILDECLINO, unica novità vera, con un progetto serio fatto di cifre obiettivo impegnative.

    RE Q
  24. #24 scritto da s.manolete il 21 gennaio 2013 00:53

    Lorisgno!!
    Politico si nasce, non sidiventa.”E tu vi nacqui”!!
    La politica una volta “Praticata entra nel sangue come una droga e non se ne può più fare a meno”.

    Estrapolo una tua frase:
    “Non sono certo uno che aveva bisogno della politica e, tanto meno del PDL, per sopravvivere.”

    Forse, e dico forse ciò valeva prima che tu entrassi in politica, ora non ne puoi fare a meno:
    “Ciò che la politica distrugge, la politica crea”

    E’ l’unica tua possibilità, per “reintegrarti” dopo il tuo “Ostracismo”.
    L’Abbraccio ai Radicali,(alleati di Storace)(Puah)! è una scelta opportunistica,che non ti porta da nessuna parte, anzi.. Resta..

    Fermare il declino, lì ti vedrei bene è il tuo Habitat.

    Giannino permettendo.Anche se i sondaggi non gli fanno superare il 2% quindi già morto e sepolto in partenza.

    Giannino – è misconosciuto alla massa dei Cittadini

    - ha un linguaggio ed aderenti elitari

    - Giannino unica faccia, è troppo poco, e non parla anche alla pancia delle persone

    - ha una naturale collocazione liberale, nel senso di destra, spazio che pero’ è già occupato dal berlusconismo nella sua parte populista (e coatta) e da Monti/Casini/Fini in quella piu’ aderente allo spirito del Ppe.

    Ha poche chances d’entrare in parlamento.
    In quanto all’elezioni di Buccinasco vedo PD e PDL spalla a spalla. Fermare il declino poco sopra il 2,5%.

    “Se pensate che il male siano i mercati allora cullatevi pure nella convinzione che i beni rifugi siano le tre M, moneta, metalli e mattone.

    Ma se invece pensate che il male sia insito negli uomini oltre al bene, e i mercati un mero strumento per valutare il loro rischio, allora il rifugio sta nelle tre T: testa, tenacia e temerarietà”. (O.Giannino)
    manolete (lo scemo del Villaggio)

    RE Q
  25. #25 scritto da Saccavini il 21 gennaio 2013 09:19

    Egregio alias manolete dall’account fasullo.
    Città Ideale la invita ancora ad attenersi ad una corrispondenza trasparente.
    Siamo per natura disponibili e pazienti ma comprenderà che non è possibile procede in questo modo.
    Può essere chiunque ed i discorsi con un fantasma fanno parte delle farse da teatrino.

    Quanto al colloquio che avviene fra lei e Loris Cereda per nostro tramite, sarà l’interessato, se lo vorrà, a replicare.

    Per quanto attiene a FARE per FERMAREILDECLINO forse è il caso che non esageri nel ribasso.
    Successe analogamente per le elezioni comunali che la valutazione di Coalizione Civica non avrebbe dovuto prendere più del 12% e da questa valutazione, diffusa col il metodo verbale che a Buccinasco è ben noto e praticato, stiamo tutti pagando le conseguenze.

    Le firme raccolte sono 60mila per Camera, Senato e Regionali… ed a Buccinasco ci saranno sorprese interessanti.
    Nella nostra immodestia riteniamo di poter aspirare all’8% e se così fosse…..

    Buona giornata

    RE Q
  26. #26 scritto da Andrea D. il 21 gennaio 2013 09:25

    Ciao Flavio, per la verità qualche dubbio sul “grande” Greenspan appare legittimo, visto che il tonfo del 2007 lo si deve in (larga) parte anche a lui, non trovi?

    Il problema è che le economie moderne hanno dato alle banche centrali più obiettivi da perseguire (controllo dell’inflazione e crescita economica) che strumenti da utilizzare (politica monetaria), per cui le loro politiche non possono che rivelarsi fallimentari.

    RE Q
  27. #27 scritto da Andrea D. il 21 gennaio 2013 09:37

    Credo che valutare oggi quale possa essere l’effettiva consistenza di FARE per Fermare il Declino sia prematuro; ora le valutazioni di “manolete” sembrano calzanti, ma abbiamo davanti un mese di campagna elettorale in cui FID, finalmente, avrà il suo spazio sui media e le cose potrebbero cambiare in misura significativa (rispetto alle proporzioni attuali).
    Certo avrei preferito che FID prendesse una posizione.

    Su chi e per quali motivi sia “populista”, invece, ci sarebbe, a mio avviso, molto da discutere.

    RE Q
  28. #28 scritto da Saccavini il 21 gennaio 2013 09:55

    Andrea, semplificheremo troppo, ma il problema di tutto l’Occidente (+ il Giappone) è che vive al di sopra delle sue possibilità.
    Il debito pubblico continua ad aumentare, per tutti.
    Avviene nonostante il pallin o che ancora il dollaro tiene in mano.

    Entrare nei meandri delle scelte macroeconomiche è complesso: le variabili sono molte e soprattutto i flussi finaziari sono già oggi globalizzati mentre gli strumenti che gli stati utilizzano sono ancora quelli di ieri…

    La soluzione che vedo rimane il doppio binario: ridurre il debito pubblico e far leva su una graduale inflazione europea.
    Non capisco altre soluzioni.

    RE Q
  29. #29 scritto da Loris Cereda il 21 gennaio 2013 09:57

    Mah non so neanche cosa rispondere, intanto il “forse” non è un’opinione è la storia della mia vita dove la politica non è mai entrata. Che adesso mi piaccia dire la mia è vero, ma che abbia bisogno di poltrone proprio no, non ne ho avute fino a 46 anni, ne potevo fare a meno prima, dopo, e anche durante.
    Il resto, che dire, portiamo avanti una testimonianza di coerenza e di buon senso, vedremo.

    RE Q
  30. #30 scritto da Saccavini il 21 gennaio 2013 10:00

    Certamente non FID, Andrea: proprio non è populista.
    Sarà elitario il movimento ma ieri in via Wagner ho assistito in un gazebo di fermareildeclino con una dozzina di persone in fila….
    Chi è attirato da Giannino non ha bisogno dei media di pancia; l’impressione è che non siano pochi anche se la visibilità è limitata.
    Staremo a vedere: se mantiene la rotta e indica un percorso pulito e retto come ora,… potrà sorprendere.

    RE Q
  31. #31 scritto da Roberto il 21 gennaio 2013 18:20

    Le prossime elezioni vedranno spostarsi parecchi voti di chi ha la pancia VUOTA…..altro che bisogno o non bisogno dei “media di pancia”……e se Giannino non ha bisogno……!!

    Se poi la Sua visibilità è limitata saranno limitati anche i voti….!
    Saluti.

    RE Q
  32. #32 scritto da Saccavini il 21 gennaio 2013 20:58

    Il suffragio universale caro Roberto sta dimostrando i suoi limiti, da sempre evidenziati anche alle origini del novecento.
    Oggi le esigenze di una selezione politica richiederebbero meccanismi di efficacia nel voto.
    Discorso non breve, del quale si dovrà parlare.

    Si può votare un leadere perché parla dialetto, o perché è simpatico, perché promette la luna o perché non promette nulla, ecc.
    Un meccanismo che fa dire a docenti di sistemi complessi che l’estrazione a caso di prlamentari farebbe aumentare l’efficienza del parlamento…

    Andiamo avanti così, subendo inefficienze in un sistema globale di alta competitività…
    Forse è il caso che si cominci a scegliere non chi vince come se si tifasse per una squadra di calcio, che si ragioni e si metta nell’urna la proposta migliore.
    Una testimonianza che fa la differenza e e facrescere il Paese.

    RE Q
  33. #33 scritto da Flavio T. il 21 gennaio 2013 21:12

    Stavolta,
    Roberto, amico sincero,
    ti rispondo io:
    a metter la X, si fa poca fatica,
    a pensare in coordinate cartesiane (X,Y) un pò di più,
    a ragionare con le rotazioni di matrici nello spazio (X, Y, Z) ancora un pochino di più.
    Coi quadrivettori della ralatività (X, Y, Z, t) è già cosa snob.
    Ecco perchè all’imbecille della piazza sembra che Monti non abbia fatto niente, “anzi ha messo le tasse”.
    Sorridi, amico Roberto De M:
    non te lo prescrivo io ..
    Nella mia villetta il mio grande amico, il macellaio, quando ci siamo conosciuti 4 anni fa, mi ha confessato che con me raccontava i suoi conti, i suoi piani, perchè, sai, io gli sembravo un orso simpatico,
    un giorno gli raccontavo gli esperimenti casuali di Fermi con l’acqua pesante,
    un giorno gli spiegavo perchè nella 2a guerra mondiale il territorio “appetito” era il Mare del Nord,
    un giorno gli raccontavo i paradossi su Wigner e Von Neumann.
    Non mi dire che la bandiera dell’Originalità ITALIANA tu l’hai messa in cantina ?
    Ciao, Robi.

    RE Q
  34. #34 scritto da Saccavini il 21 gennaio 2013 21:28

    Grazie Flavio,
    un intervento logico, semplice, rispettoso e amichevole.

    buona serata

    RE Q
  35. #35 scritto da Loris Cereda il 21 gennaio 2013 22:59

    Da questo sito è uscita la proposta, troppo intelligente perchè sia mai presa in considerazione, di rendere nullo il voto che non esprirma anche la preferenza al fine di rendere più difficile ai gestori di “pacchetti di voti” influenzare il risultato elettorale.

    Mi sento di proporre un’altra cosa assolutamente nuova (e che non verrà mai presa in considerazione) e cioè il “voto negativo”.

    Mi spiego, l’elettore ha la possibilità di esprimere su una parte della scheda il partito che preferisce e sull’altra parte quello che meno desidera (è macchinoso, lo so, ma pensiamo ad una democrazia digitale dove tutto può essere fatto sul computer di casa).

    Il risultato elettorale è dato dal numero di voti positivi meno quelli negativi. Ora con un sistema di questo tipo si capisce bene che ogni proposta elettorale deve essere fatta con molta attenzione all’intero paese, evitando di estremizzare la polemica ma puntando ai contenuti.

    Sto facendo un po’ di proiezioni per vedere cosa succederebbe nelle prossime elezioni: sicuramente sparirebbero le posizioni più estremiste, ma anche i partiti maggiori ridurrebbero il loro peso, ne gioverebbero i portatori di contenuti a scapito dei portatori di consenso “di pancia” che, come piacciono, infastidiscono.

    E’ una provocazione una riflessione serale.

    RE Q
  36. #36 scritto da Roberto De Micheli il 21 gennaio 2013 23:01

    Ciao Flavio,
    sei trooooppo forte!!

    Lo sai da sempre che io vorrei un’Italia migliore….ma lo Stato Italiano del tricolore è il primo ad essere insolvente con i propri cittadini onesti !!

    Il nostro amico macellaio,come mio padre, è convinto che il mondo sia sempre quello di una volta….ma invece il mondo è cambiato in fretta e gli Italiani imparano in fretta dallo Stato insolvente….!!
    Stop, ci sentiamo tramite e mail…
    Ciao Flavio.

    P.S.
    Nella vignetta iniziale del post manca l’ultimo cittadino….quello a pancia in giù schiacciato dai CREDITI….che non riesce ad esigere….!!

    RE Q
  37. #37 scritto da Andrea D. il 22 gennaio 2013 11:05

    La proposta del voto doppio appare difficile da mettere in pratica. In un panorama come quello attuale farebbe la gioia di Casini e del suo “centro di gravità permanente”.
    No grazie!

    Io sono più drastico (e forse più pratico): chi vince prende la maggioranza il secondo fa l’opposizione (gli altri a casa). In una tornata sparirebbero cespugli e sottobosco vario e resterebbero due partiti a caccia dell’elettore mediano.

    Lì c’è la vera moderazione: chi si sposta dall’elettore mediano perde!

    Se si sposta l’elettore mediano si sposta l’equilibrio.
    Certo, così facendo si perderebbero tutte le infinite sfumature che hanno sempre caratterizzato la “nostra” politica e determinato la nostra ingovernabilità!

    RE Q
  38. #38 scritto da Saccavini il 22 gennaio 2013 11:50

    Quello che propone Cereda è meccanismo forse sofisticato che deve richiedere modalità di voto chesupeino i “ludi cartacei” e si avvalgano di mezzi informatici e reti ad hoc.
    Forse la tecnologia può consentire la correzione di modalità superate, obsolete e inefficienti sulle quali le macchine dei partiti reggono il loro strapotere.
    Da cui la corruttela e il mercimonio, a danno del sistema paese, dei Cittadini contribuenti.

    Oggi siamo ancora al voto “di pancia” come lo definisce manolete…

    RE Q
  39. #39 scritto da Saccavini il 22 gennaio 2013 12:22

    Dare voce alle minoranze è una delle linee forti di un vivere democratico, quindi una rappresentanza deve essere riconosciuta, Andrea.
    Altra questione è il meccanismo di potere e condizionamento accordato dalle norme elettorali e dai regolamenti parlamentari.

    Siccome da noi la macchina dei partiti è divisa in gruppi che formano una consorteria, credo che une mise à jour (una messa a punto) equilibrata non la faranno mai.

    RE Q
  40. #40 scritto da Andrea D. il 22 gennaio 2013 13:15

    Di fatto quello da me proposto è il sistema vigente negli USA che non mi sembrano un paese non democratico.
    E’ ovvio che il tutto funziona in un sistema federale e non in un sistema centralizzato come il nostro.

    La questione è che da noi il sistema della rappresentanza ha dato luogo ai particolarismi e ha fatto sì che i partitini si trovino ad avere un potere smisurato rispetto alla rappresentanza effettiva: il famoso ago della bilancia!

    Benché a prima vista possa sembrare che un sistema del genere privi di rappresentanza le minoranze, in realtà le rafforza: lo spostamento di pochi voti da una parte all’altra determina la vittoria di uno schieramento invece dell’altro.

    Quello che limita è il condizionamento che queste minoranze possono esercitare sulla maggioranza: un manipolo di parlamentari, a volte una manciata, può determinare la caduta di un governo e, addirittura, la formazione di una diversa compagine, alle spalle dei cittadini (pura logica di palazzo che ancor oggi impera nel nostro sistema).

    L’effetto benefico è che gli estremi sono, gioco forza, messi all’angolo e le politiche convergono: un sistema a due è un sistema più equilibrato, dove l’alternanza è la regola, ma non provoca sconquassi.

    Non è adatto in quelle situazioni in cui la polarizzazione è marcata, ma non c’è sistema che possa gestire una tale realtà.

    RE Q
  41. #41 scritto da Saccavini il 22 gennaio 2013 13:55

    In un paese come gli USA le minoranze possono trovare rappresentanzaadeguata a livello locale.
    Forse può essere valido anche in singoli paesi europei, anche in Italia e si avrebbe così il contrappeso che da una rappresentanza a movimenti nuovi o di minoranza.

    Può essere una soluzione, ma … vale quando detto prima.
    Un sistema dove il governo è di uno solo, la minoranza è dell’altro, obbliga alle scelte e alle responsabilità.
    I nostri partiti vorranno questo?
    magari i maggiori del momento sì, ma sono reciprocamente condizionati e “non possono fare mglio”….questo e il problema…

    RE Q
  42. #42 scritto da Saccavini il 22 gennaio 2013 16:17

    Dare voce alle minoranze è una delle linee forti di un vivere democratico, quindi una rappresentanza deve essere riconosciuta, Andrea.
    Altra questione è il meccanismo di potere e condizionamento accordato dalle norme elettorali e dai regolamenti parlamentari.

    Siccome da noi la macchina dei partiti è divisa in gruppi che formano una consorteria, credo che una messa a punt oequilibrata non la faranno mai.
    Troppi gli intrecci e i condizionamenti….

    RE Q
  43. #43 scritto da Flavio T. il 22 gennaio 2013 23:18

    Hai ragione, Andrea, sui banchieri:
    l’ebreo-amaericano Henry Morgenthau non era poi così mite ..

    Con gli accordi di Bretton Woods del 1944 il dollaro assume il ruolo di moneta internazionale convertibile in oro e principale strumento di riserva delle banche centrali dei vari Paesi.

    Lo scopo della Banca Mondiale e del FMI è il trasferimento della sovranità economica e monetaria dalle varie nazioni a istituzioni sovranazionali guidate dagli USA.
    Plutocrazia giudaica !!

    RE Q
  44. #44 scritto da Saccavini il 23 gennaio 2013 08:51

    Per carità Flavio, neppure in chiave ironica facciamo uso di criteri categorici che impiegano l’origine o la religione ebraica.
    I banchieri hanno sempre fatto i banchieri, compresa la componente utilitaristico/esosa, a qualsiasi origine culturale o razziale appartengono.

    Una quota di grandi banchieri di origine ebraica ha carattere storico.
    Per secoli solo agli abitanti del ghetto era riservato il prestito a interesse, perché non cattolici….

    Tutto qui.
    Quanto ai flussi finanziari di Paese… occorre avere una condizione ed una capacità di autonomia sul debito pubblico.
    Una economia credibile trova sempre danaro a costi gestibili.
    Il nostro Paese così non è …. viviamo tuttora al di sopra delle nostre capacità.
    Meglio spendiamo copn criteri molto migliorabili.

    RE Q
  45. #45 scritto da Andrea D. il 23 gennaio 2013 10:03

    Luigi il passaggio di Falvio è importante per capire il ruolo del Dollaro nell’economia moderna (sulla falsariga di ciò che la Sterlina è stata ta la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ma molto più pregnante a livello mondiale) e va messo in relazione con l’abbandono della convertibilità in oro da parte del dollaro all’inizio degli anni ’70 (1971).

    La domanda è se le politiche monetarie espansive delle banche centrali che:
    a) generano un’aumento dell’offerta di moneta,
    b) una riduzione dei tassi di interesse e, in casi come questo,
    c) portano alla trappola della liquidità alla quale si reagisce con politiche espansive (keynesiane) da parte dei governi,
    d) che generano debito
    e) che richiede politiche monetarie espansive della banca centrale

    e via discorrendo, sia un circolo vizioso dal quale non si esce o meno. Dalla crisi del ’29 si usci “grazie” alla guerra, speriamo che questa volta vada meglio!

    RE Q
  46. #46 scritto da Saccavini il 23 gennaio 2013 10:24

    Andrea, buon giorno.
    Che nel futuribile, a fronte di ciò che ad oggi appare una non evitabile resa dei conti sull’indebitamento dell’Occidente, possano vedersi scenari geopolitici di forte tensione, credo faccia parte delle opzioni da considerare.
    La guerra come intesa in passato, a livello globale, la ritengo improbabile.

    La globalizzazione deve per forza passare attraverso un riequilibrio dei consumi e tenori di vita fra paesi emergenti (che aumenteranno) e paesi di vecchia industrializzazione.
    La capacità della politica internazionale di superare gli scogli dovrebbe individuarsi nel fare in modo che questo passaggio avvenga con gradualità e per piccole scosse.

    Perché ciò avvenga è necessaria una politica che abbia quale filo rosso di lungo periodo il controllo della spesa in funzione della capacità di reddito (di PIL) dei singoli stati, tendenzialmente in calo.
    Operazione da fare con intelligenza e flessibilità attenta, non escludendo passaggi leggeri di svalutazione competitiva entro le economie occidentali.

    Ancorare la ripresa sull’espansione della domanda adottando oggi Keynes credo sia micidiale e ci porti dritti, tutti quanti noi del Vecchio mondo, al baratro; collettivo (che per questo non sarà meno pesante).

    Chi sostiene oggi, anche per politiche elettoralistiche, l’espansione della spesa quale soluzione facile, sarebbe da mettere virtualmente al muro (per i danni che può provocare: una pericolosissima illusione).

    Credo che meccanismi di adeguamento del sistema democratico basato sul suffragio universale, nei nostri paesi si rendano necessari e urgenti.
    Diversamente sarà molto difficile che l’insieme dei Cittadini sia in grado di percepire queste urgenze restrittive e che a vincere, a governare, vadano i regressisti di tutte le risme intenzionati a mantenere una way on life che si deve invece contenere.

    Qualcuno può decentemente pensare che il PD sia in grado di smontare la macchina dello statalismo centrale, operazione oggi indispensabile per andare verso una struttura pubblica leggera, che si limita all’indirizzo e al controllo?

    RE Q
  47. #47 scritto da Saccavini il 23 gennaio 2013 10:34

    Dedicato a manolete.
    Città Ideale non può proseguire oltre nel prendere in considerazione commenti, anche se potrebbero essere interessanti per i lettori, se il soggetto non è identificabile dal gestore del blog.
    Potrà comunque mantenere il suo alias, ma il blog deve proporre un interlocutore reale, non un evanescente fantasma.
    Grazie se ne tenesse conto.

    RE Q
  48. #48 scritto da Andrea D. il 23 gennaio 2013 16:30

    Le teorie della Scuola Austriaca (VEDI):

    Calcolo economico in un’economia socialista

    Al tempo di questo dibattito, Mises e Hayek erano coinvolti anche in una controversia sul socialismo.

    Nel 1920, Mises scrisse uno dei più importanti articoli del secolo: “Calcolo Economico nel Commonwealth Socialista”, seguito dal suo libro, Socialismo.

    Fino allora, c’erano molti critici del socialismo, ma nessuno aveva sfidato i socialisti a spiegare come l’economia avrebbe funzionato in assenza di prezzi e proprietà privata.

    Mises sosteneva che il calcolo economico razionale richiedeva un test di profitti e perdite. Se un’impresa ottiene un profitto, sta utilizzando le risorse in maniera efficiente; se subisce una perdita, no. Senza questi segnali, non c’è modo di prendere decisioni adeguate per gli attori economici; essi non possono valutare i costi opportunità di questa o quella decisione produttiva.
    I prezzi e il suo corollario, il sistema profitti-perdite, sono essenziali. Mises spiegò anche come la proprietà privata dei mezzi di produzione fosse necessaria per la generazione stessa dei prezzi.

    Nel socialismo, i mezzi di produzione sono riservati alla collettività. Questo significa che non vi sono acquisti o vendite di beni capitali, quindi non hanno un prezzo. Senza prezzi, non vi è il test profitti-perdite. Senza possibilità di profitti e perdite, non vi può essere economia reale. È necessario costruire una nuova fabbrica? Sotto il socialismo, non c’è modo di dirlo. Tutto diventa congettura.

    Il saggio Misesiano accese un dibattito in tutta Europa e America. Un socialista di spicco, Oskar Lange, ammise la necessità dei prezzi per il calcolo economico, sostenendo, però, che i pianificatori potessero generare i prezzi nelle loro menti, guardare la lunghezza delle file nei negozi per determinare la domanda del consumatore o fornire essi stessi segnali di produzione.

    Mises controbatteva che “giocare al mercato” non può funzionare; il socialismo, a causa delle sue stesse contraddizioni interne, era destinato a fallire.

    Roba degli anni ’20 del secolo scorso, ma ancora oggi messa in discussione dalle presunte e mai dimostrate, superiori capacità di intervento dello Stato!

    Oppure (VEDI):

    Cosa dovrebbero fare i politici quando l’economia entra in recessione? Praticamente niente. Occorre tempo per ripulire i malinvestimenti creati dall’espansione creditizia. I progetti intrapresi devono fallire, i lavoratori assunti erroneamente essere licenziati e i salari scendere. Dopo questa pulizia, vi potrà essere nuova crescita, fondata su di una valutazione realistica del comportamento futuro dei consumatori.

    Non che queste teorie debbano essere prese come dogmi, ma che almeno si rifletta sulle possibili scelte e che si giustifichi razionalmente il perché di una scelta piuttosto che un’altra mi sembra il minimo, soprattutto se messo in relazione con la diversa distribuzione, inconfutabile a mio avviso, della ricchezza tra le varie aree del pianeta ben delineata da Saccavini.

    Ma come evidenziava Rousseau due secoli e mezzo fa:

    Enfin je me rappelais le pis-aller d’une grande princesse à qui l’on disait que les paysans n’avaient pas de pain, et qui répondit : Qu’ils mangent de la brioche.

    (…Che mangino biroches)

    Di lì a poco venne la ghigliottina e in tanti persero letteralmente la testa!

    RE Q
  49. #49 scritto da Saccavini il 23 gennaio 2013 17:21

    Andrea, credo di non essere stato il solo ad aver ascoltato (e quindi attribuita) la frase detta da Maria Antonietta … probabilmente messa in qualche film storico sulla rivoluzione. Di molti anni addietro.

    Grazie anche per i lettori: la frase risale a mezzo secolo prima (1740) della rivoluzione francese quando la regina di Francia non era ancora nata.
    Scritta da Rousseau nel libro “le Confessioni”.
    Appare una chiara battuta costruita, una freddura; probabilmente di invenzione dell’autore.

    Interessanti Andrea le note e discussioni sull’economia socialista degli anni Venti, prima ancora che l’allora URSS facesse partire il primo piano quiquennale (che sorprese tutti perché gli obbiettivi vennero raggiunti e superati).
    Si trattava però soprattutto di realizzare infrastrutture di base… dopo il 1940 venne la guerra e nel dopoguerra l’enorme paese ricco come nessuno di materie prime diverse e dalle basi culturali molto solide, non riuscì a decollare.
    L’economia socialista fece un drammatico flop, mantenedo l’occupazione a tutti, la garanzia del lavoro e i diritti elementari per sopravvivere.
    Senza libertà di pensiero e senza sviluppo economico….
    Questo è; il tragico è che questi “diritti” in Italia li propagandano e li propugnano sindacati e partiti, come se l’esperienza del paese guida non fosse lì a dimostrarne la drammatica stagnazione.

    RE Q
  50. #50 scritto da manolete il 23 gennaio 2013 23:47

    Saccavini, ultima notizia!!

    Loris Cereda, barava a scacchi in un campionato ufficiale a squadre. Per tanto, la procura della Federazione scacchi, , ha radiato l’ex primo cittadino …………………..

    Il commento riprende un precedente comunicato ANSA del medesimo, che sarà postato come articolo domani alle 13.00 circa.

    si veda l’articolo:
    CEREDA E GLI SCACCHI: UNA VICENDA CHE FA NOTIZIA. SORPRENDENTE

    Il “signore” poi si permette, di scrivere quanto segue:
    Mi fa altresì specie che nel vostro forun date così ampi spazi ad un “fasullo” e tacciate la voce di cittadini scomodi ai vostri occhi.
    Saccavini!! Tu parli tanto di democrazia ma ti prostri al più bieco servilismo.
    manolete (lo scemo del villaggio)

    nb
    Costui, anonimo che parla senza presentarsi esprimendo giudizi coperto da una maschera veneziana, non è tanto ciò che si autodefinisce.
    L’appellativo che riteniamo meriti è: MENTECATTO

    RE Q

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