Agenda Monti: prime impressioni. FERMAREILDECLINO (Luigi Zingales)

Con qualche giorno di ritardo Città Ideale ha pescato da ilsole24ore il commento apparso il 27 scorso che qui si riporta. L’analisi sembra coerente e corretta. Parla chiaro e le problematiche che vengono dalla agenda (ve ne sono) non sono nascoste. Accanto però ad un giudizio generale che fa emergere il senso di novità della proposta e di principi (che sono il succo di un programma per il  Paese).

Manca di concretezza: di numeri, denuncia Zingales: vero. Non si tratta però di una agenda di lavoro, ma di programma. Vi sono affermazioni e principi dal carattere diplomatico, che si vorrebbero più espliciti, che sarebbe necessario rendere chiari. Come pure emerge la diffidenza verso adesioni che a lui paiono interessate. Un percorso anche da migliorare in alcuni punti, comunque da perseguire l’Agenda Monti. Ecco l’articolo, che merita attenzione e aiuta a riflettere.

 E l’agenda Monti si fece carne. Con qualche ora di anticipo sul Santo Natale, la buona novella centrista è apparsa sul Web: 24 pagine di linee programmatiche, divise in quattro capitoli: Europa, Crescita, Welfare, e un interessante “Cambiare mentalità e comportamenti.” A grandi linee le proposte sono assolutamente condivisibili e in alcuni casi, come quello della scuola, addirittura rivoluzionarie per l’Italia. Ma l’agenda è priva di numeri e di dettagli. Più che un programma economico di rilancio, è un manifesto politico, che rigetta le posizioni delle estreme (Berlusconi e Vendola), per ritagliarsi un grande spazio al centro.

L’agenda comincia non sorprendentemente con l’Europa. Al di là di dichiarazioni di principio ( “L’Italia deve battersi per un’Europa più comunitaria e meno intergovernativa, più unita e non a più velocità, più democratica e meno distante dai cittadini”) non ci sono né nuove idee, né proposte concrete su come realizzare questi obiettivi.  C’è solo una dichiarazione di metodo: dall’Europa non si ottiene sbattendo i pugni sul tavolo, ma convincendo gli altri delle nostre ragioni. Un’ affermazione profondamente giusta, ma anche una rivendicazione dello stile Monti in contrapposizione a quello Berlusconi.

 La parte più deludente è quella sulla crescita: non per i principi enunciati (altamente condivisibili), ma per l’assenza di proposte concrete.  Si apre con una importante dichiarazione anti Fassina e Vendola: «Non si può seriamente pensare che la crescita si faccia creando altri debiti». Ma l’enfasi è sul pareggio di bilancio, non sul taglio delle spese e delle imposte. Si dice che la spesa pubblica va riqualificata, non necessariamente ridotta.

 E la riduzione delle imposte viene ritenuta «possibile», non necessaria e neppure probabile. C’è anche un accenno alla possibilità di una patrimoniale, come metodo per ridistribuire (non ridurre) il carico fiscale. Non sembra un programma di riforme per un rilancio dell’economia, ma un programma per la protezione dei diritti acquisiti e di chi vive di spesa pubblica.  Per non urtare la sensibilità dei boiardi di stato si parla addirittura di valorizzazione / dismissione del patrimonio pubblico, non di “privatizzazioni” delle imprese pubbliche e di quelle municipali.

Più audace e chiaro è invece il piano sull’istruzione, che vuole premiare il merito tra gli insegnanti e riconosce il valore delle valutazioni nazionali tipo Invalsi da usare per incentivare docenti e dirigenti scolastici. Una proposta sacrosanta, ma molto osteggiata dai sindacati, perfino quelli americani.
 

Interessante è l’enfasi sulle liberalizzazioni, viste come «parte integrante di una politica economica che ha messo al centro l’interesse dei cittadini-consumatori piuttosto che quello delle singole categorie economiche o dei produttori». Purtroppo mancano le proposte concrete.

 

Sul capitolo del welfare non ci sono novità. Spicca solo la giusta enfasi su misure per favorire il lavoro femminile e sulla meritocrazia nella pubblica amministrazione. Fa un po’ sorridere l’uso della nuova dirigenza Rai come esempio della riduzione «dei condizionamenti della politica nelle carriere amministrative e professionali». Forse che la Tarantola è stata scelta per la sua competenza nel settore?

Il capitolo più nuovo e importante è quello intitolato «cambiare mentalità e comportamenti». Qui l’agenda Monti esce dal tracciato dell’economia neoclassica tradizionale ed abbraccia l’importanza delle istituzioni, della cultura, e dell’etica. Monti propone una regolamentazione seria dell’attività di lobby, una trasparenza dei finanziamenti ai partiti politici, una tolleranza zero per l’evasione fiscale e la corruzione, una seria legge sul conflitto di interesse, ed una reintroduzione del falso in bilancio.
Si rivendica anche l’importanza della trasparenza della pubblica amministrazione, proponendo anche per l’Italia un “Freedom of Information Act”, ovvero un diritto dei cittadini di conoscere i dati a disposizione della Pubblica Amministrazione. Se introdotto, questo principio potrebbe trasformare non solo la Pubblica Amministrazione, ma anche la visione che il cittadino italiano ha della stessa.

In questo capitolo si rivendica giustamente la politica come un servizio ai cittadini, invece che come metodo di arricchimento personale. Ma ci si dimentica che per moralizzare la politica bisogna impoverirla: privatizzazioni e tagli di spesa sono elementi necessari. Ma soprattutto ci si dimentica che un cambiamento di mentalità e comportamenti deve cominciare con un cambiamento di uomini. Questo ricambio non è sufficiente, ma è necessario.

Ed questo è il vero buco dell’agenda Monti: proposte concrete per un ricambio delle classe politica e dirigenziale. Monti pensa che la sua ambiziosa agenda possa essere implementabile con quella stessa classe politica e dirigente che ha portato al fallimento la Seconda Repubblica?
Al di là delle differenze lessicali (salita in politica, invece che discesa in campo), la manovra di Monti ricorda molto quella di Berlusconi nel 1994. Anche il Berlusconi del ’94 aveva una agenda liberale, agenda che aveva ricevuto il plauso dello stesso Monti. Aveva perfino gli stessi alleati: Fini e Casini. Perché Monti dovrebbe riuscire laddove Berlusconi ha fallito?

Se pensiamo che la colpa del fallimento sia solo di Berlusconi, allora forse la salita in politica di Monti è destinata ad avere effetti migliori. Io invece ritengo che il fallimento di Berlusconi sia dovuto a tre motivi. Innanzitutto, la struttura padronale del suo partito, fatto di stipendiati, che non rappresentano un’idea, ma operano nell’interesse del datore di lavoro, qualunque esso sia.

Secondo, conflitti di interesse insanabili, che, in un partito padronale, trasformano il partito in una gigantesca organizzazione di lobby. Terzo, il desiderio di vincere a tutti i costi, anche ai costi degli stessi principi per cui si vuole vincere, che ha spinto Berlusconi ad allearsi con cani e porci.

 Se Monti vuole riuscire dove Berlusconi ha fallito deve evitare gli errori commessi dal suo predecessore. Deve costruire un partito che si differenzi dall’Udc ma anche da Italia Futura, che è un partito padronale, come lo era a suo tempo Forza Italia. Deve ridimensionare il ruolo di chi è portatore di conflitti di interesse. Ma soprattutto deve imporre che i suoi candidati siano persone nuove, non membri di quella classe politica che ha fallito.
Ai miei studenti di private equity insegno che nel giudicare la credibilità di un fondo di investimento non basta valutare la strategia, ma bisogna valutare la coerenza della strategia con le persone che andranno ad implementarla. La migliore strategia di investimento nel settore delle biotecnologie non è credibile se i partner del fondo non hanno conoscenza, esperienza, e una storia di successo nel settore.

Lo stesso vale per le agende politiche. Non si può parlare credibilmente di trasparenza dei finanziamenti ai partiti, con chi non ha oggi la massima trasparenza sui suoi finanziamenti. Non si può parlare credibilmente di regolamentazione delle lobby e dei conflitti di interesse, con chi organizza un partito personale ed è portatore di conflitti di interesse. Non si può parlare credibilmente di etica della politica con chi ha portato in parlamento Totò Cuffaro e Saverio Romano.

Pur con tutti i suoi limiti l’agenda Monti è troppo importante per essere lasciata in mano a questi Montiani, perché dopo il tradimento di Berlusconi la cosa peggiore per gli italiani non sarebbe la sconfitta dell’agenda Monti, ma un suo ulteriore tradimento. Se un’altra volta l’agenda liberale viene usata come foglia di fico per difendere gli interessi di pochi, a soffrirne non sarebbe solo l’economia del nostro Paese, ma la sua stessa democrazia.

FARE   per   FERMAREILDECLINO

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  1. #1 scritto da Rinaldo Sorgenti il 31 dicembre 2012 14:01

    Ottimo questo lavoro che l’amico Saccavini fa per consentire, in pillole, di interpretare quanto sta avvenendo sulla scena politica.
    Mi pare che, pur con una forma molto “rispettosa”, Zingales esprima forti perplessità e metta in evidenza l’inconsistenza su molti aspetti fondamentali delle semplici enunciazioni di principio contenuti in quelle 24 pagine.

    Infatti, l’impressione prevalente è la presunzione e l’auto incensamento del proponente (Monti), come se tutto quanto è stato fatto prima di lui sia totalmente da condannare e se qualcosa di buono si è fatto nella funzione governativa, lo si deve solo ed unicamente al suo gabinetto!

    E questo, nonostante tutti gli indicatori economici e sociali stiano chiaramente dimostrando il contrario ed il pesante sconcerto che gli italiani (delle diverse posizioni ideali) esprimono con chiarezza e convinzione.

    Condivisibile quindi quanto esprime sopra Zingales, almeno fino a circa metà del documento succitato.
    Alcune note mi sembra, invece, eccessive:

    - La prima dove per dare un parametro di “posizioni estreme”, cita Berlusconi e Vendola! Quasi dell’incredibile: una volta si sarebbe detto Fini e Vendola, ma ora evidentemente l’accanimento noto sta fuorviando anche la serenità di giudizio sulle cose, basandosi sulle esagerazioni strumentali che molta stampa cavalca con sprezzo del ridicolo.

    Poi arriva addirittura a parlare di “stipendiati”, includendo nel termine tutti delle diverse centinaia di politici che hanno aderito e rappresentato il centrodestra nei passati 18 anni. Seppure la critica è certamente opportuna per una parte di costoro, davvero un pò troppo denigrare così una buona maggioranza di seri professionisti che hanno aderito a quella iniziativa liberale che nei concetti riconosce. E poi che dire allora degli “stipendiati” che hanno bellamente rinnegato il dovere morale di rispetto per chi ha consentito loro (con il libero voto alle ultime elezioni) di essere eletti in rappresentanza di quella parte ideale e sociale rappresentata dal centrodestra che vinse largamente le elezioni? Sembrerebbe, una contraddizione in termini.

    Un riconoscimento esplicito che una ben identificata parte di quegli … “stipendiati” (ma da noi tutti), siano poi un’evidente contraddizione dell’iniziativa Montiana, la fa quando ricorda l’opportunistica “salita” sull’arca “de noantri” che quel vecchio modo di fare politica gli sta mettendo a disposizione.

    Nella necessaria (e forse eccessiva) semplificazione che il decalogo di “FERMARE IL DECLINO” ha elaborato per la fase iniziale di proposta, si riconoscono parametri e modi di agire che chiaramente appaiono più concreti di mere enunciazioni personalistiche e di concetti generici.

    Una loro integrazione con il primo vero programma elettorale che l’Italia ha sperimentato con il centrodestra del 1994 e del 2001 sembra allora la strada maestra da percorrere, se si vuole davvero dare un contributo concreto alle esigenze di rinnovamento che il Paese necessita da molti decenni, soprattutto per sanare i gravi errori commessi negli anni ’70-’80 e primi anni ’90.

    Il necessario rinnovamento di una larga parte degli interpreti che hanno calcato le scene da allora ad oggi, è la sola medicina che potrebbe davvero rappresentare una cura adatta alle esigenze del Paese.

    Che gli uomini di buona volontà si uniscano allora, anzichè dividersi e sistinguersi in personalismi sempre nefasti.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 31 dicembre 2012 16:19

    Zingales è anche quello che ricorda senza il minimo dubbio o limitazione che la quasi totalità dei punti che oggi Monti pone nella sua Agenda, erano presenti e condivisibili anche nel programma del 1994 di Forza Italia.
    Il che fa discendere qualche conseguenza:
    a) Zingales potrà anche essere semplificante, ma è mente libera e non valuta su pregiudizi;
    b) Purtroppo il programma del 1994 è ancora tutto o quasi da realizzare (non è solo colpa di Berlusconi perché il sistema pubblico ci si è messo contro, e non solo) ma è un fatto;
    c) Il programma è indispensabile che trovi attuazione e potrà trovarla solamente contro PD e superando le resistenze dei centristi alla Casini…

    ripeto volontieri la sua chiusa, Sorgenti:

    Che gli uomini di buona volontà si uniscano, anziché dividersi e distinguersi.

    I personalismi sono semrpe nefasti.

    RE Q
  3. #3 scritto da Flavio, cittadino il 31 dicembre 2012 19:46

    A me sembra
    un commento “giovane e brillante”
    contro le ripetizioni della generazione Monti-Berlusconi.
    Forse i quarantenni del private equity lavorano in gruppo,
    diversamente dai fondi di tecnologia di E. Piol o di biotech di F. Micheli.
    Non saremmo in grado di proporre al Paese
    la veste operativa e non più quella padronale ?

    Spaventa tutti vedere solo un pezzettino della spending review, subire una riorganizzazione del personale, vedersi scegliere una procedura.

    E poi di che parlerebbero a vanvera
    coloro che non si sono ancora messi i “guanti del chirurgo”, vista la situazione ?

    Sapete cosa mi costa l’attesa da 2 mesi del Fiscal Cliff USA sui miei mercati di investimento, – io che sono un microbo – ? Il 5,0% e l’operatività di Trading.

    Cosa è costato l’ultimo anno per scelte in parte non reversibili ?
    E per dilazioni di tempo ?

    Auguri
    “a partire dal basso” ai vari dr. Martone &. C. con l’abito bello,
    e a salire a coloro che semplificano, che riducono, che presentano soluzioni.

    Mi chiedo anch’io chi possa essere all’apice del cuneo di Fermare il D,
    non solo a comunicare, se mi consentite di sminuire un pò S. Berlusconi,
    ma a riconoscere – a modo di Costantino -
    che riconobbe il Cristianesimo come religione di stato,
    quando ormai le croci erano latine e non più illiriche.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 31 dicembre 2012 20:25

    Flavio grazie, come la solito globale e ficcante ad un tempo.

    Riuscire a cogliere le infinite relazioni del mondo che gira vorticosamente, inserendovi le piccole ma tremende faccende di casa nostra, non è facile.

    Grazie di nuovo e grandi auguri per un anno 2013, alla nostra Italia innnazitutto…. davvero

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 2 gennaio 2013 11:12

    Sto leggendo il libro di Zingales, Manifesto Capitalista, scritto e pensato per gli USA e devo dire che per quanto riguarda la prima parte, dove analizza le cause (sono arrivato solo fin lì) della recente crisi, mi trova d’accordo al 99%.

    E’ un testo eccellente, chiaro, senza tecnicismi e quindi comprensibile ai più (non a caso il titolo americano è Capitalism for the people).

    Anche il suo commento all’Agenda Monti mi trova d’accordo al 99% (come Sorgenti ritengo eccessive le sue visioni su Berlusconi e sull’apparato: fossero davvero stati tutti “stipendiati”, a mio avviso, le cose sarebbero andate ben diversamente; sono state le molteplici divisioni e i personalismi che hanno creato ostacoli su ostacoli).

    In ogni caso le Sue posizioni – o meglio la sua preoccupazione finale, che va letta sulla base di quanto sostenuto nei due paragrafi precedenti (nessuna alleanza con Fini e Casini) – sembrano allineate con quanto sostenuto da Sorgenti e da me:

    Se un’altra volta l’agenda liberale viene usata come foglia di fico per difendere gli interessi di pochi, a soffrirne non sarebbe solo l’economia del nostro Paese, ma la sua stessa democrazia.

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 2 gennaio 2013 11:46

    Certo Andrea, concordo sulla faccenda Casini.

    Al riguardo però mi sembra che UDC cerchi di svolgere il ruolo di mosca cocchiera rispetto ad un tiro a otto cavalli…. non avrà vita facile, anche se leggo oggi sta spingendo per una soluzione Agenda Monti-Bersani con Monti Premier….
    Gli eccessi portano quasi sempre fuori strada.

    La semplificazione di Zingales: “stipendiati” è forse eccessiva, ma coglie nel segno in una gestione che sul piano mediatico ed economico è stata condotta in forma apical-padronale.
    Anche Tremonti, mi sembra di ricordare, in più di un caso ha dovuto subire conseguenze di criteri di spesa che non condivideva..
    Il problema però non è il trascorso: si tratta di definire la strada dell’oggi… che deve essere trasversale e superare la divisione guelfi/ghibellini ovvero destra/sinistra.

    Giova rieptere: nell’interesse del Paese, per poter governare davvero, con un consenso largo.

    RE Q
  7. #7 scritto da Rinaldo Sorgenti il 2 gennaio 2013 15:35

    Già Saccavini, comprensibile la paura dell’abituale contrapposizione: destra-sinistra, ma come si qualifica la incredibile e controversa contrapposizione centrista verso coloro che dovrebbero rappresentare la stessa area di pensiero (non casualmente, anche l’UDC fa parte del PPE in Europa, che raggruppa NON la destra, ma il centrodestra) nel Continente.

    Luigi, aiutaci a trovare una giusta definizione per questa terza parte (non in assoluto, per carità), da mettere in contrapposizione a quella di “guelfi e ghibellini”, così magari capiscono tutti con chi abbiamo a che fare ed evitiamo che qualcuno ne rimanga abbindolato volevo dire ammaliato.

    Ora, non vedere l’assoluto “interesse personale” di questo posizionamento, strumentale ad arrivare – tiriamo a sorte? – ad uno dei primi 2 posti Istituzionali: Colle o Senato da parte del solito trasversalista che fomenta la contrapposizione, a volte centro-centrodestra ed a volte centro-centrosinistra (o sinistra estrema), ma con la quale sa bene che al momento fa comodo aggregarsi per l’obiettivo primario succitato.

    L’altro polo (questo si di “destra”) del Fini-FLi è poi un vero programma per un trattamento di “psicanalisi” o, forse, molto più semplicemente, per semplice ambizione uni-personale.

    Quello che segnala Andrea D. qui sopra è evidente ed eclatante delle ragioni da: vero ed assoluto interesse superiore per il “Paese”!

    Speriamo che la gente apra gli occhi e se ne renda conto, perchè in gioco ci sono davvero gli interessi SUPERIORI del Paese e di noi cittadini.

    RE Q
  8. #8 scritto da Saccavini il 2 gennaio 2013 15:52

    Caro Sorgenti, io di Casini e del suo movimento (soprattutto delle sue posizioni) proprio non mi preoccuperei.
    Il suo obiettivo mi sembra che non sia assumere responsbilità dirette di governo ma esserne un comprimario per poter continuare a giocare sullo scambio andando a favorire….. chi al momento si rivolgerà a lui.

    Resta una mosca cocchiera, che pensa di dirigere la diligenza.
    Ricordo l’entusiasmo che ebbe quando si profilò di nominare Vietti alla presidenza di non ricordo bene quale istituzione giudiziaria…
    Basterà metterlo li su uno strapuntino….

    RE Q
  9. #9 scritto da Rinaldo Sorgenti il 2 gennaio 2013 16:50

    Strapuntino ??? Il Colle (dove chiaramente aspira) o la Presidenza del Senato (altra più probabile “seconda” scelta”), sembra nulla ???

    Vietti è riuscito a metterlo al CSM, che poi è l’organo che dovrebbe regolare e disciplinare l’altro grande organo Istituzionale che è la GIUSTIZIA.

    Manca ancora qualcosa? Beh, si ci sarebbe il Vaticano (dopo che hanno eliminato Marcinkus e l’ultimo Presidente dell’Opus Dei, ma per il momento non se ne parla, ancora.

    Serve ancora qualche altra evidenza per ricorrere ai necessari e salutari rimedi?

    Toglietemi una curiosità: ma che fine ha fatto Rutelli? Non che ci manchi, anzi, ma certi personaggi è sempre bene non perderli mai di vista, visto che è molto, molto, … improbabile … che siano loro stessi a farsi finalmente da parte.

    Non sarà mica andato anche lui in convento (con Marrazzo e Lusi), per una cura “dimagrante”, o magari per aiutare a recuperare qualcosa?

    RE Q
  10. #10 scritto da Saccavini il 2 gennaio 2013 17:11

    Certo Sorgenti, personaggi che non sarebbe opportuno avere in politica.
    Loro adottano la tecnica dell’essere piccoli ma indispensabili: su questo basano il loro gioco.
    Nel progetto Monti non dovrebebro avere monete di scambio perché non dovrebbero esserci materie (posti) da scambiare.
    Per questo considero questo agire oltre che condannabile, adesso e in quella compagine, come da mosca cocchiera.

    Politica di mestiere e priva di qualsiasi valore: non sono peggiori di altri che giocano adottando tecniche personali o di gruppo diverse da queste.
    Ne vedremo delle belle, perché la politica dei partiti, la partitocrazia esistente, farà di tutto per non mollare l’osso.

    RE Q
  11. #11 scritto da Rinaldo Sorgenti il 2 gennaio 2013 18:22

    Saccavini, ma davvero lei crede che non ci siano posti o materia di scambio, nelle posizioni espresse da quei politicanti?
    Suvvia, non facciamoci prendere in giro.

    Altro che … “mosca cocchiera”. Qui stiamo parlando di abituali mestieranti che sanno bene dove e come agire e se uno facesse una semplice cronistoria, non sarebbe difficile identificare il percorso e le motivazioni.

    Ottimo allora mettere in evidenza i nomi e le appartenenze/aggregazioni di tutti questi politico-mestieranti, perchè non li si perda di vista, col rischio di ritrovarseli poi comodamente assisi sulle vellutate e morbide poltrone ad impartirci ancora i loro “profondi” sermoni.

    Noi abbiamo bisogni di uomini (e donne) del FARE, non di “pseudo giornalisti” e mestieranti di parole.

    RE Q
  12. #12 scritto da Saccavini il 2 gennaio 2013 20:56

    Lasci perdere Casini e compagnia, Sorgenti.

    Si sono messi lì…. hanno detto (cantato, alla romana):
    “s’annamo a mette llì, Nannì, Nannì”…
    La proposta in Agenda Monti è cosa diversa che di questi può prenderne conto giusto perché bussano.
    Saranno da seguire, ma il tempo della partitocrazia è al tramonto… inconsapevoli..

    so’ annati a mettese llì….

    anche senza Nannì….

    RE Q
  13. #13 scritto da Andrea D. il 2 gennaio 2013 23:42

    Fini e Casini sono quelli che rappresentano l’Agenda Monti, con la benedizione di Monti stesso e del Vaticano. Questo è il problema!

    Ho appena scambiato una riflessione con un mio amico anche lui sostenitore di FID, ma, come me, solo se non si alleerà con Fini e Casini, cioè con l’Agenda Monti.

    RE Q
  14. #14 scritto da Saccavini il 3 gennaio 2013 08:33

    Credo che oltre Tevere abbiano coscienza di quanto pesa Monti e quanto i personaggi centristi di complemento.

    Meglio parlare direttamente con un personaggio che decide, piuttosto che farsi rappresentare da costoro, io credo.
    Che poi loro millantino, … fa parte del mestiere di fare politica.

    Staremo a vedere

    RE Q
  15. #15 scritto da Andrea D. il 3 gennaio 2013 09:36

    Non siamo in una Repubblica Presidenziale all’americana.

    Qui il presidente del consiglio non viene eletto dal popolo, ma dai parlamentari! Il suo potere è prossimo allo zero: non può nemmeno sciogliere le camere!

    Ha, paradossalmente, più potere un sindaco che dimettendosi fa decadere il consiglio e si torna a votare: se si dimette un primo ministro se ne può nominare un altro, magari addirittura sostenuto da una maggioranza diversa da quella che aveva vinto le elezioni.

    In Italia succede di continuo.

    Per tale motivo, a mio avviso, è vero l’esatto contrario: finite le elezioni il peso di Monti, che oltretutto non sarà nemmeno stato eletto(!!!), non sarà determinante, mentre conteranno quelli che definisci centristi di complemento (che non millantano affatto, ma da buon marpioni sanno come vanno l cose in politica).

    Basta un senatore, a volte, per risultare determinante e far nascere o cadere un governo.

    Comunque Giannino ha sciolto le riserve e FID correrà da sola:
    http://www.fermareildeclino.it/articolo/e-lanno-di-fare
    Facciamo il possibile affinché la loro presenza sia significativa!

    PS Oltre Tevere stanno avendo ripensamenti per motivi di coscienza o per il fatto che i sondaggi danno il mirabolante centro al 12%?

    Misteri della fede …

    RE Q
  16. #16 scritto da Saccavini il 3 gennaio 2013 10:16

    Andrea quanto sostieni corrisponde alle norme Costituzionali.
    In Italia è così dal 1948, ma la costituzione, con i regolamenti parlamentari, è stata svilita formando una sorta di governo para condiviso con l’opposizione che in corso di guerra fredda non poteva ascendere al potere. Il famoso fattore K.
    Riformulare i regolamenti parlamentari in senso più snello e “decisionista”, diciamo correttamente più efficiente e corrispondente anche alla costituzione, non richiede modifiche costituzionali.
    Si potrebbe fare con un po’ di pazienza e metodo, avendo una maggioranza sicura.
    Si dovrà farlo e per farlo bisognerà che i partitini vengano neutralizzati.

    Forse guardo troppo avanti e prefiguro già eseguite una serie di questioni da risolvere, sono quindi ottimista.

    Monti propone però proprio questo superamento: scompaginare guelfi e ghibellini destra/sinistra con un insieme trasversale che condivida (e arricchisca) il suo progetto.
    Ipotesi che affascina me e spero non solo: anche perchè, se ciò non si ottiene, non vi sono alternative.
    Il Paese resterà inchiodato e continuera a declinare.

    Ciò detto condivido (almeno in questa fase) la scelta di FARE per FERMAREILDECLINO, che propone Oscar Giannino come candidato premier.
    Scelta corretta e coerente: bene.

    Riguardo alle elezioni vi è un tema molto importante che mi sembra trascurato da tutti (ma su cui la vecchia partitocrazia sta lavorando di brutto) ne parleremo in un prosismo articolo.

    FARE per FERMAREILDECLINO

    RE Q

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