IL GIORNO CHE LA TERRA PRESE UN ALTRO GIRO

Il nostro Cittadino che scrive racconti ed ha ritegno nel mostrarsi, fa avere a Città Ideale un racconto che ha ricevuto premi in un contesto che può definirsi “nazionale”.  Città Ideale è grata e gratificata della scelta, orgogliosa di mostrare la Buccinasco fatta di persone che illustrano la Comunità.

Non è unico l’autore: oggi sono molti gli scrittori che vanno a stampa. Una crescita esponenziale perché lo scrivere, se da un lato è strumento di pochi, troppo pochi rispetto ai lettori (Città Ideale lo può testimoniare con  le centinaia di lettori al giorno e neppure un decimo di costoro che scrivono commenti. Fanno sapere ciò che pensano telefonando o scrivendo alla e.mail), i più sono timorosi di uno strumento, lo scrivere, che per loro non è abituale)

Nella marea di pubblicazioni gli scritti che emergono sono pochi, in una qualità media che si eleva, spesso banalizzata da scrivani che pubblicano libretti di maniera editi per vendere il nome conosciuto dell’autore. Questo scritto è stato premiato: per quanto può valere il giudizio di Città Ideale è veramente ben fatto, ancorato ad una idea straordinaria, che illumina l’umanità e la civiltà partendo da situazioni ed esperienze che sono di personalità sfortunate ma ad un tempo vere e profondamente nostre.

Il racconto è lungo, diviso in due parti: siamo certi che il lettore divorerà la storia e ne sarà grato. La continuazione è in allegato. Commenti e pareri sono graditi. Rinnovando i complimenti al nostro concittadino, eccolo.

 

Era passata ormai oltre mezz’ora dall’inizio del brusio quando Miki Lo Falco decise che era arrivato il momento di accendere il televisore.

Si era svegliato di ottimo umore, aveva messo la moka sul fornelletto e, mentre guardava i suoi compagni di cella continuare nel loro sonno del mattino, aveva cominciato a sentire quelle voci insistenti a cui non poteva davvero credere.

Poi, quasi sfiduciato, e convinto che presto avrebbe potuto gridare a tutti che si erano bevuti una panzana colossale, schiaccio il numero 3 del telecomando.

Rai 3 gli apparve subito nell’edizione straordinaria. Parlavano della carriera di Mario Monti, delle sue esperienze come professore, dell’ approdo alla Commissione Europea e, infine, della nomina a Senatore a Vita e poi a Capo del Governo; cominciò ad incuriosirsi mentre, nel frattempo, i rumori dal corridoio parevano essersi tranquillizzati. Poi, l’inquadratura cambiò, si vide l’uomo che parlava da studio e che confermò ciò che ormai Lo Falco aveva capito essere vero: Mario Monti era stato arrestato.

La notizia lo frastornò così tanto che il caffè cominciò ad uscire prima che lui facesse in tempo a spegnere il fornelletto; cominciò ad imprecare, contro il caffè, contro Monti, e contro quel mondo che ormai non riusciva più a capire in che senso girasse. I compagni di cella si svegliarono intorpiditi, ma data la tensione che si respirava si scossero in fretta e fissarono Lo Falco che li informò subito dell’accaduto aggiungendo di testa sua particolari che non erano stati detti. Tutti e tre si fissarono agli sgabelli con gli occhi attaccati al televisore, le notizie però erano frammentarie, si parlava di un omicidio, di prove inconfutabili di testimoni chiave.

Lo Falco cominciò a versare il caffè ai compagni, Francis Caffarotti e Bob Valletta; quelli lo bevvero senza mai togliere gli occhi dalla televisione e senza notare che aveva preso un deciso sapore di bruciato. Fu mentre Lo Falco cominciò a bere il suo caffè che l’Assistente arrivò, aprì la cella e gli disse: “Lo Falco si vesta e scenda da Guzzi”.

Filippo Guzzi era il capo educatore del carcere, temuto e rispettato da tutti i detenuti per la professionalità ma anche per la severità: dalle parole di Guzzi dipendeva il tenore di vita all’interno del carcere, i permessi, i premi, insomma tutto ciò che rendeva la mancanza di libertà più tollerabile.

Lo Falco si preparò in fretta con il cuore che gli batteva forte; Caffarotti lo caricava preannunciandogli che sarebbe arrivato il suo primo permesso dopo tanta detenzione, Valletta girava emozionato per la cella: tutto in poche ore, Monti arrestato e Lo Falco chiamato con urgenza da Guzzi, forse qualcosa cambiava, forse il mondo, dopo una capriola tesa e decisa, aveva cominciato a girare al contrario.

Guzzi fece accomodare Lo Falco e lo guardò con un sorriso strano, mai visto prima: “Lo Falco, quando scatterebbe la sua possibilità di avere permessi premio?”, “Dotto’ se lei e il giudice di sorveglianza sarete così cortesi da sostenermelo io, per Pasqua potrei passare un giorno a casa”. Guzzi annuì, fingendo di non ricordarselo; poi lo guardò intensamente, convinto di avere avuto una delle migliori idee della sua carriera di gestore di detenuti. “Lo Falco, io ho bisogno di lei, sta arrivando qui un detenuto,…, diciamo…, speciale, ecco un detenuto che va un po’ aiutato, insomma, bisogna riuscire a farlo integrare un po’ nel nostro mondo prima che succedano cose che…, insomma, abbiamo gli occhi puntati addosso. Lo Falco, tra un’ora le arriva in cella il Prof. Monti, conto su di lei”.

Mentre tornava in cella Miki ripercorreva i suoi 40 anni di carriera da detenuto, 52 carceri, 27 anni da uomo libero, compresi gli anni da bambino e adesso, a due passi dalla libertà questa grana, il Prof. Monti, grana o opportunità? Dopo solo pochi minuti Miki era sicuro: questa era l’opportunità della sua vita, quell’occasione che non gli era mai capitata; cazzo, il mondo aveva davvero cominciato a girare al contrario.

Alle 12 e 30 Lo Falco venne ancora chiamato; doveva scendere al pian terreno ad aspettare il suo nuovo compagno di cella.

Il Prof. Monti apparve in fondo al corridoio; indossava il suo loden blu, e teneva abbracciato al petto il sacchetto nero con gli effettti personali che avevano superato la perquisizione; si guardava in giro come se stesse usando ogni istante, ogni dettaglio, per far lavorare la sua immensa esperienza della vita e la sua straordinaria intelligenza in modo da risolvere questa imprevista situazione nel modo migliore possibile.

L’assistente lo seguiva con aria intensa, sapeva che avrebbe raccontato per tutta la vita ai suoi parenti ed amici quella giornata. Quando arrivarono all’inizio della scalinata l’assistente indicò a Monti Lo Falco e gli disse: “Professore segua questo detenuto che le mostrerà la sua cella”. Lo Falco guardò Monti e scelse il modo per rompere il ghiaccio: “Tu sei mussulmano?”, “No” rispose Monti, “cattolico, non molto praticante, ma cattolico”; “Bene, allora vieni in cella con me, che io non è che ce l’ho con i mussulmani, ma poi creano complicazioni per la preghiera, il cibo, insomma, meglio così”.

Appena arrivati in cella Lo Falco presentò a Monti gli altri due, Caffarotti lo salutò con l’aria di chi ha trovato finalmente un interlocutore con cui parlare di economia, Valletta, senza staccarsi dal suo I-pod gli chiese: “Che musica le piace?”, “Vivaldi”, rispose Monti, “acc… non c’è niente di Vivaldi nel mi I-pod, però se vuole chiedo ad altri”. Lo Falco interruppe Valletta e gli disse di fare subito il caffè per il Professore, poi lo fermò, chiese a Monti se avesse fame, quello lo guardò come se mangiare fosse la cosa che al mondo gli interessasse di meno, allora con un cenno Lo Falco autorizzò Valletta a fare il caffè.

Monti era seduto e guardava la televisione, parlavano solo di lui, su ogni canale ridondavano le immagini dei PM che avevano chiesto il suo arresto, le loro dichiarazioni rimbombavano nella testa del Professore: “Elementi di prova fortissimi, concordanze stupefacenti, decisione inevitabile”, poi sembrava che tutti facessero a gara a rendere credibile ciò che lui sapeva pazzesco e incredibile; già c’era chi aveva cominciato ad accennare al delirio di onnipotenza che può dare il potere, psicologi spiegavano le ragioni recondite dell’inconscio, erano iniziati anche i paragoni con fatti del passato, accennarono ad Idi Amin, a Gheddaffi a Mao Zedong.

Lo Falco nel frattempo dava disposizioni: caffè nella tazzina buona, altro che bicchierino di carta, cambiare disposizione delle brande per lasciare al Professore quella con la luce sopra, perché “Il Professore è uno che legge, mica che guarda Santoro o sti cazzo di Famosi”, lenzuola di casa per il professore, che dentro a quelle ruvide non ci dorme mica.

Alle nove di sera mentre Monti leggeva il libro che si era preso con un ultimo gesto da casa, 2666 di Roberto Bolano, arrivò l’infermiere con le terapie della sera: i tranquillanti per Valletta, prodotti per la gotta di Caffarotti, anti ipertensivi per Lo Falco. Lo Falco chiese al Professore se gli servissero dei medicinali, Monti lo guardò con tenerezza e gratitudine poi, un po’ imbarazzato disse: “Mah, forse un tranquillante mi sarebbe utile, altrimenti rischio di passare la notte in bianco”.

Lo Falco chiamò l’infermiere: “Uè, infermiere dacci pure una pastiglia per dormire”, “Lo Falco, lei dovrebbe saperlo, per i tranquillanti ci vuole la prescrizione, avrebbe dovuto andare in infermeria oggi pomeriggio”, “Ma non è per me! E’ per lui è appena arrivato, come faceva ad andare in infermeria, e poi, un tranquillante che sarà mai?”, “Lo Falco ma lei che mestiere fa?”, “Io?, rapinatore”, “E allora cosa ne vuole sapere di farmaci”. Però il tranquillante glielo diede, il Professore lo prese, e dormì una notte serena, si svegliò alle nove del giorno dopo, con il cappuccino caldo che fumava sul comodino.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 16 dicembre 2012 21:34

    Un bel racconto, complimenti.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 16 dicembre 2012 21:53

    A Buccinasco vivono Cittadini che hanno qualità e valori, esperienze è capacità che si perdono entro la comunicazione verbale da paese.

    Del racconto sorprende ed è da stimare anche la dedica a Enzo Tortora: da non dimenticare.
    Siamo una Città con un ceto medio di buona cultura e spessore non trascurabile.
    Che Città Ideale sia un luogo virtuale nel quale ci si incontra fa davvero piacere, risponde alla nostra funzione.

    Stiamo crescendo e ci stiamo conoscendo, … proseguiamo nel nostro percorso

    buona serata, Andrea

    RE Q

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