CIELLE e la transizione sociale: emergono ora questioni di ieri. Guardiamo avanti

Sono di questi giorni vicende che riguardano la struttura del movimento fondato da don Luigi Giussani, che colpiscono strutture e organizzazioni importanti come la Fondazione Meeting Rimini (VEDI)  o il presidente della Fondazione Banco Alimentare (VEDI). Si tratta di vicende diverse  che rivestono questioni specifiche, non generali. Che coinvolgono le persone e non il movimento, che certamente fanno male a coloro che aderiscono, ai tanti che con fiducia sono loro vicini.

Come sempre non si deve fare di ogni erba un fascio: è necessario il discrimine e l’applicazione dei principi che in questi casi sono usuali: UNO. il singolo quando e se sbaglia, sbaglia in proprio e non rappresenta Cielle nei suoi comportamenti censurabili; DUE. In ogni organizzazione estesa e complessa (Cielle senz’altro lo è) qualcuno che si comporti poco bene o che addirittura faccia uso del movimento a proprio tornaconto, è possibile. Anche Cielle è fatta di uomini.

Stabilito ciò però sarebbe incompleto o addirittura  improprio chiudere il discorso. Sono coincidenze, sono fatti diversi che riguardano questioni diverse, ma  ciò che emerge: il senso di un agire disinvolto, di troppa sicurezza personale nelle singole decisioni individuali. Una riflessione è doverosa.

Assistiamo alla fine di un ciclo che è stato politico e sociale ad un tempo, nel quale Cielle  è immersa, come tutti gli individui e le organizzazioni. Questioni e comportamenti di questi giorni, così come altri di altri esponenti di spicco, politici e non,  sono figli di questo clima e ne sono stati condizionati.

Bisogna allora che si prenda atto del cambiamento, che si guardi avanti e si viva nel nuovo che si sta prefigurando, non solo in Italia ma nel mondo, in tutto il mondo occidentale. Cambia molto e molto è ancora destinato a cambiare: qui in Città Ideale non si affronta il senso religioso del vivere l’appartenenza al movimento. Non è questo il luogo ne vi sono competenze. 

Lo spirito e l’agire, il vivere nel sociale, il promuovere atti e fatti richiede una riflessione e un mutamento. Mutamento di metodo innanzitutto ma anche di soggetti che l’epoca oggi al tramonto hanno marcato e rappresentato. Un cambiamento interno, di ciascuno ed un adeguamento strutturale della organizzazione.

Che i media recitino il solito refrain generalizzante e schematico fa parte del gioco e del loro mestiere. Devono vendere copie e fare audience. Succede non solo per Cielle. Questioni di tutti e per tutti i movimenti, partiti e associazioni. Lasciamoli nel loro ruolo, facendo la tara che merita (sempre).

Così crediamo siano da comprendere e da apprezzare per il loro chiaro indirizzo le considerazioni e gli indirizzi che da almeno un anno Carron esprime, entro e fuori dal movimento. Per tutti, non solo per Cielle, la coerenza di tutti deve essere prima di tutto atto di confronto e allineamento con il momento che si vive, con il divenire del nostro ciclo vitale. Vivere il cambiamento: affrontare e cogliere la crisi come occasione di rinnovamento e di sviluppo.

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  1. #1 scritto da ricerco saggezza il 17 dicembre 2012 11:51

    Saccavini vorrei aggiungere allo scritto solo una precisazione

    Oltre alla coerenza e al richiamo ai valori (questo vale per tutti) in Cielle Carron sta richiamando i Ciellini soprattutto al ritorno alle origini, all’inizio, al punto di partenza di ogni movimento (del cuore) di ciascuno.. , alla riscoperta del “carisma” iniziale, cioè al proprium che ha fatto incontrare e innamorare molti (quando hanno incontrato Cielle), quando non lo erano di Cielle.

    La straordinaria esperienza di corrispondenza alle esigenze del cuore che si è vissuta all’inizio, e che va mantenuta custodita e alimentata sempre, perché non accada che poi la si perda per strada (una volta “in” Cielle”, “di” Cielle):

    vale a dire l’unico bene necessario che Cielle propone (e che ciascun ciellino se e’ onesto con se stesso non puo’ negare di esser stato invitato a cogliere come il suggerimento profondo e più vero): l’amore di Gesù, come fatto presente, reale, concretissimo, carnale (appunto per questo ogni anno la Chiesa ricorda e rivive il Natale!) a ciascun uomo presente, vero godimento del cuore e della ragione.

    Ragione che si puo’ scoprire, sorprendere dentro le circostanze concrete.
    Per questo Carron non invita a una scelta “religiosa” a tornar dentro la sacrestia, ma a stare nel mondo avendo questo chiaro: stiamo nel mondo, ma non siamo del mondo..

    Stiamo nel mondo per trasformarlo, in meglio, a partir da noi stessi. E come? Cercando d’essere discepoli di Gesù.
    Che ci ha detto essere qui, fra noi, per sempre.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 17 dicembre 2012 11:55

    Bella la riflessione, davvero una ricerca di saggezza nel fondo delle cose.

    Città Ideale è mezzo per la Comunità, riceve tutto e rispetta tutti.

    Siamo nel mondo per trasformarlo a partir da noi stessi…

    vale per Cielle e per tutti i Cittadini

    RE Q

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