Sinistra apparato: restano bravi a perdere, a farsi male da soli

Chissà adesso quanti saranno gli elettori PD che festeggeranno brindando il grande successo dell’apparato, dello statu quo. Perché questo è il significato di fondo, profondo, delle primarie. Istituto positivo che avvicina i Cittadini alla politica, ma blindato dall’apparato: 107 su 110 segretari provinciali pro Bersani. Un dato che plasticamente segna il ballottaggio.

Renzi non ce la ha fatta, del resto il suo risultato è già un segnale di novità e cambiamento che spinge, entro l’ossatura del PD. Una richiesta di cambiamento in senso socialdemocratico. Una visione moderna dell’economia che nel PD hanno in molti, che però l’apparato blinda entro le matrici storiche sindacal-cooperative e statalistiche, che promuovono e fanno crescere carriere interne per cooptazione.

I mercati nazionali e internazionali proprio non si fidano e non danno credito a questo apparato che ha le sue radici funzionali nei profondi anni cinquanta. Avranno un bel proporre cambiamento e lisciare il pelo nelle interviste… i 107 segretari provinciali  del PD quelli restano e rappresentano inesorabilmente la conservazione, la stagnazione, l’opposizione ferma ad ogni cambiamento del lavoro e delle sue regole.

Esaurita la spinta delle primarie che hanno innalzato i sondaggi, tornerà alla quota di area, intorno al 30, fino al 35%. Potrà andar loro bene solo se nell’area centro e destra si frastagliano troppo. Tuttavia con la vittoria di Bersani si sono fatti male da soli: aggregano a sinistra e, anche fra coloro che avrebbero potuto guardare con qualche bonarietà a Renzi, le distanze inevitabilmente crescono.

Un assist  sperato e inaspettato ad un tempo dalla destra e da parecchi moderati. Ora possono riprendere fiato perfino le aree meno qualitative e più impegnate e compromesse con la gestione dell’ultimo Berlusconi. Staremo a vedere ma la scena crediamo proprio sia già tracciata. L’Italia è e resta un paese moderato e questa area, progressista per modo di dire, oggi autenticamente conservatrice delle infinite pastoie che bloccano il paese, non crediamo proprio che avrà il consenso per governare.

Adesso ai moderati resta una spinta in più, un dovere di costruire l’area alternativa che più rappresenti l’animo profondo dell’Italia che lavora, che fa impresa e professione, che sempre più lotta tutti i giorni per se e per il proprio Paese.

FERMAREILDECLINO  

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 COSTRUIAMO ADESSO L’ITALIA  DI DOMANI

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  1. #1 scritto da Saccavini il 3 dicembre 2012 16:08

    Una micro analisi locale grazie ai dati che Stefano Parmesani ci ha fornito su FB, per Buccinasco.

    Bersani: 565 ————715 (+150)
    Renzi: 622————-595 (- 27 )

    Votanti totali: 1.464———–1.312 (- 152)

    In pratica sono mancati al ballottaggio la metà dei voti ai candidati non passati; coloro che hanno votato si sono dirottati su Bersani.
    Un calo dei voti a Renzi del 5%, da considerare fisiologico visto che era dato per perdente.

    In pratica vi è un 40% del PD che non si riconosce nell’apparato e chiede un cambiamento forte, un voltar pagina che i vincitori non vogliono fare.
    Gli sviluppi saranno interessanti ma arrivano in ritardo, rispetto alle esigenze del paese.
    Città Ideale profetizza un Monti bis, purtroppo come oggi sotto scacco della partitocrazia (di qui e di là, naturalmente).

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 3 dicembre 2012 17:58

    Non passano 24 ore ed ecco che la frittata si volta.

    Lo squadrone Bersani, con tutto l’apparato, adesso vorrebbero fare l’en plein mettendo in qualche posto Renzi, facendo finta che le primarie non avessero due concezioni antitetiche del far politica oggi in area PD.

    Hanno salvato la sedie e il futuro, votando Bersani, adesso sono disponibili ad aggiungere un posto a tavola, restando tutti al loro posto ben ancorati agli scranni. Che uno di questi scranni venga pure concesso a Renzi, magari di pregio.
    Tanto non sarà in grado di contare nulla e non potrà far male: agli statalisti della scuola pubblica e dei ministeriali, ai detentori del potere economico del partito, ai sindacati dal costo del lavoro “variabile indipendente”.

    Renzi potrà scegliere ciò che vuole, libero e legittimato a farlo.

    Se accettasse però sappia che, non solo non si porterà dietro voti moderati. Avrà anche finito di far politica, diventando uno dei tanti, eguale a loro.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 4 dicembre 2012 16:34

    Bersani da Draghi a marzo 2013, dopo le elezioni…

    un discorso di fantapolitica su ilsussidiario, scritto da Stefano Cingolani… eccolo:

    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/12/4/MARZO-2013-L-incontro-segreto-e-imbarazzante-tra-il-premier-Bersani-e-Draghi/3/343954/

    Una lettura gradevole e di grande realismo: questi sono i problemi da affrontare.

    Togliamogli le ambasce e non mandiamolo a Palazzo Chigi…
    Italiani: votamario, votamario, votamario….. (Monti o Draghi a piacere):

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 9 aprile 2013 12:20

    Aldo Cazzullo sul Corrieredellasera di oggi commenta le primarie uscite a Roma e fa una analisi del comportamento del popolo del PD:

    http://www.corriere.it/politica/13_aprile_09/marino-pd-primarie_6e29c69e-a0d8-11e2-9e3c-268a004da2ea.shtml

    una valutazione interessante, che conferma l’articolo e descrive il dramma della politica “progressista” in Italia.
    Vanno a votare quelli del cosidetto “attivo”, gli apparati, che sono, come dice Cazzullo: “duri e puri”.

    Sarebbe interessante avere una composizione sociologica dei votanti.
    Quanti sono funzionari del PD e familiari, quanti i ministeriali, i dipendenti pubblici e sindacalisti con relativo seguito di famiglia e amici, ecc.
    (poi per essere sicuri si aggiungono anche i rom…)

    Il simpatizzante va a votare meno e resta a piedi: si trova a simpatizzare per una specie di Bersani con i baffi grandi a coprire il labbro superiore.
    Come l’uomo della birra Moretti o come un caucasico: Iosif Dzugasvili, più noto con il soprannome di Stalin….

    RE Q

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