Buccinasco – Italia: paritarie e scuola italiana

Un articolo di Avvenire (VEDI) che riguarda la scuola, scritto dal professor Roberto Carnero (docente di letteratura italiana alla statale di Milano) ci fa conoscere una ricerca promossa da istituzioni USA insieme a Pearson (leader mondiale di prodotti editoriali per l’educazione). The learning curve: ne vengono notizie utili che devono far riflettere.

Un primo elemento forte viene sostenuto dal professor Carnero con la competitività: i paesi ove alle famiglie viene proposta una ipotesi formativa in scuole diverse genera un profitto maggiore negli studenti; lo studio indica anche le materie: Matematica, Scienze e Letteratura. In sé il dato, per chi mastica di economia non è per nulla sorprendente.

Si tratta di una legge naturale, quasi darwiniana: il confronto fra le ipotesi nuove alternative genera l’affermazione della soluzione migliore. Se non vi sono alternative tutto si ferma e non solo non si evolve, ma tende a degradare. L’assenza di un confronto, di una possibilità altra, appiattisce ogni aspetto del risultato, sia esso bene o servizio.

L’articolo del professor Carnero parte da questo aspetto del maggior risultato per tutti, per sostenere la validità delle scuole parificate, il che è perfino ovvio. Una scuola  che si propone a maggior costo deve per forza distinguersi: è vitale fornire dei plus, pena la riduzione degli iscritti. Descrive però anche situazioni di paesi diversi, che hanno condizioni  paritetiche anche nel costo, per i Cittadini.

Frequentare una scuola parificata o una scuola pubblica al Cittadino olandese o belga non ha differenze di costo. Questa è la condizione ideale perché il sistema istruzione abbia il miglior risultato: vi sarà maggior richiesta per le scuole che localmente hanno migliori risultati. Per lo Stato il rapporto investimento/qualità ed efficienza, è sicuramente migliore, molto migliore.

In Italia la spesa dello stato per l’istruzione ha una quota della spesa pubblica più bassa rispetto ai paesi europei, più bassa anche della Spagna (il 9% in Italia contro una quota che va dal 13% al 10%). Bisogna rifletterci: lo Stato non solo spende meno, ma spende male perché la qualità dei risultati è inferiore e tende a scendere. In pratica si spalmano le spese con criteri conservativi, non badando ai risultati.

Chi ci rimette di più da questo sistema? I ceti meno abbienti, le famiglie meno fortunate. Le famiglie meno disponibili ad investire sulla qualità dell’istruzione per i propri figli. Il monopolio come sempre rende un servizio mediocre in rapporto al costo, salvo i pochi che possono permettersi (o intendono investire) di più.

Gli insegnanti nel complesso hanno una retribuzione in linea con gli altri paesi europei, mentre in Italia il rapporto docenti/allievi è fra i più bassi 1/10 contro quote più alte negli altri paesi europei. (VEDI).  Anche questo è un dato che deve far riflettere, per spingere la scuola  verso la autonomia e la pluralità di offerta, senza aver paura del cambiamento, premiando chi da il meglio e di più.

Per concludere non solo le scuole paritarie sono da accogliere e sviluppare sul presupposto che non generino oneri per lo stato, ma è necessaria una pianificazione che migliori tutto il sistema destrutturando la attuale elefantiaca e inefficiente struttura centralistica e statale.  Diventa urgente trovare una soluzione alla contingente questione IMU: senza favori, con equità e lungimiranza.

 Il cambiamento traccia il nostro futuro

 

Il nostro futuro è domani, è oggi

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 4 dicembre 2012 10:12

    Ottime osservazioni.

    C’è un piccolo refuso da correggere: le percentuali di spesa indicate si riferiscono alla spesa pubblica e non al PIL (in Italia la spesa per l’istruzione è del 9% rispetto alla spesa pubblica, circa il 4,3 sul PIL).

    Ieri sera ho assistito a una presentazione di un Direttore Didattico che, parlando di scuola, rimarcava l’importanza e la centralità della figura degli insegnanti e di una loro corretta selezione che, a suo avviso non può avvenire per concorso, ma su base individuale.

    Un po’ come avviene per tutte le aziende private, si deve riuscire a discernere tra chi sa e chi sa insegnare.

    Solo che l’unico sistema che può evitare la degenerazione di questo meccanismo nel nepotismo più sfrenato è quello di dare alle famiglie la piena libertà di scegliere e quindi, implicitamente, di selezionare le scuole: se chi dirige non sceglie gli insegnanti “oggettivamente” più validi perderà le iscrizioni e chiuderà i battenti o verrà rimosso, insieme alle persone inadeguate da lui scelte, prima che sia troppo tardi (a mio avviso questa è “meritocrazia” applicata).

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 4 dicembre 2012 10:26

    Grazie della osservazione, Andrea: correggiamo subito.

    Questi sono i problemi di fondo del Paese, che qualsiasi governo deve affrontare.
    La destrutturazione dell’apparato pubblico assegnando autonomia di gestione alle singole unità e consentendo agli utenti di scegliere da chi fornirsi.

    Vengono in mente il PD e le primarie.
    Non sappiamo se Renzi ci avrebbe messo mano, ma forse sì. Per questo la sua esigenza primaria era rottamare e rinnovare l’apparato.

    Con Bersani è certo che tutto resterà inchiodato: si è preso i voti dell’apparato. Adesso l’apparato andrà a riscuotere…
    Il Paese sarà orientato verso un’altra scelta: speriamo che non sia il “meno peggio”….

    Noi continueremo senza soste a discutere delle necessità del Paese e del suo rinnovamento; una convinzione cbhe sia nrcessario davvero voltar pagina, si diffonde…

    RE Q
  3. #3 scritto da Alessandro il 4 dicembre 2012 11:34

    Segnalo un altro interessante articolo di Avvenire del 01.12.2012:

    http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/paritarie-europa-fa-scuola.aspx.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 4 dicembre 2012 11:42

    Oggi è il giorno dei ringraziamenti.. grazie Alessandro per la segnalazione, sempre utile e opportuna

    buona giornata

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 5 dicembre 2012 14:00

    ancora sulla ricerca di Pearson, un articolo de ilsole24ore per aiutare a capire:

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-05/scuola-funziona-meglio-quella-090650.shtml?uuid=AbkcxG9G

    anche i commenti sono interessanti e partecipi.
    Piace qui riportare le frasi conclusive:
    “se non c’è un’azione di rinforzo nei sistemi educativi anche al di fuori della scuola, se ad esempio la cultura imperante in un paese glorifica celebrità che sanno a malapena leggere, si avrà un problema enorme”.
    Non sembra forse che si stia parlando dell’Italia?…

    Ancora:
    “l’istruzione conviene. È provato che nella maggior parte dei paesi il livello di istruzione produce più alti guadagni, una maggiore aspettativa di vita, scelte personali più ponderate, un minor numero di comportamenti a rischio”.

    E ancora:
    “Una scuola con standard elevati, piani di lavoro solidi, insegnanti competenti e, tutt’attorno un’atmosfera culturale positiva” è la ricetta proposta.

    Per l’Italia c’è da aggiungere: una riorganizzazione profonda del sistema attuale, che adotti autonomia territoriale, pluralismo di offerta, e ambiente selezionante sul merito e sui risultati.

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 5 dicembre 2012 16:57

    Lo studio completo si trova qui:
    http://thelearningcurve.pearson.com/
    Curioso che anche il Sole 24Ore sia inciampato rapportando la spesa per l’istruzione non al totale della spesa pubblica, ma al PIL (citando il dato addirittura nel titolo).

    Benché un commentatore abbia fatto notare l’incongruenza alle 11.04, alle 16.53 l’errore è ancora presente: Città Ideale, in questo caso, ha nettamente battuto il Sole 24 Ore in reattività!

    RE Q
  7. #7 scritto da Andrea D. il 5 dicembre 2012 17:09

    Riporto i suggerimenti che ricerca rivolge alle autorità responsabili, che ritengo decisamente interessanti (i grassetti sono miei):

    Five lessons for education policymakers
    1.There are no magic bullets
    The small number of correlations found in the study shows the poverty of simplistic solutions. Throwing money at education by itself rarely produces results, and individual changes to education systems, however sensible, rarely do much on their own. Education requires long-term, coherent and focused system-wide attention to achieve improvement.

    2. Respect teachers
    Good teachers are essential to high-quality education. Finding and retaining them is not necessarily a question of high pay. Instead, teachers need to be treated as the valuable professionals they are, not as technicians in a huge, educational machine.

    3. Culture can be changed
    The cultural assumptions and values surrounding an education system do more to support or undermine it than the system can do on its own. Using the positive elements of this culture and, where necessary, seeking to change the negative ones, are important to promoting successful outcomes.

    4. Parents are neither enemies nor saviours of education
    Parents want their children to have a good education; pressure from them for change should not be seen as a sign of hostility but as an indication of something possibly amiss in provision. On the other hand, parental input and choice do not constitute a panacea. Education systems should strive to keep parents informed and work with them.

    5. Educate for the future, not just the present
    Many of today’s job titles, and the skills needed to fill them, simply did not exist 20 years ago. Education systems need to consider what skills today’s students will need in future and teach accordingly.

    RE Q
  8. #8 scritto da Saccavini il 5 dicembre 2012 17:10

    Grazie per lo studio, che sarà senz’altro utile per i lettori interessati, per Città Ideale e, chissà, forse anche per i nostri amministratori e assessori alla partita istruzione.

    Quanto agli errori, mal comune non è mezzo gaudio… anche se correggersi è sempre cosa da fare.

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 5 dicembre 2012 21:45

    Allarghiamo la platea dei lettori interessati con questa libera traduzione in italiano di concetti, che possono addirittura sembrare semplici e quasi ovvii.
    Non è così, perché il sistema istruzione italiano, in tutti i cinque punti elencati sembra a distanze siderali.

    Cinque lezioni per i responsabili delle politiche di educazione

    1. non ci sono colpi magici: il piccolo numero di funzioni comparabili presenti nello studio dimostra la mediocrità di soluzioni semplicistiche. Gettare soldi nell’istruzione di per sé produce raramente risultati. Le modifiche spot e non coordinate nei sistemi di istruzione di natura spontanea da sole non formano esisti solidi. Conta molto di più un agire coerente e mirato sui risultati, basato sul periodo medio lungo, agendo in termini di sistema.

    2. relativamente ai docenti: disporre di insegnati preparati e selezionati è essenziale per raggiungere un sistema istruzione di alta qualità. Non si tratta di una questione troppo legata alla alta retribuzione. Anzi il corpo docente deve essere riconosciuto per il livello di professionisti che sono, non come impiegati di una enorme macchina didattica.

    3. i valori culturali: il sistema di valori culturali che circola in un sistema devono essere seguiti e devono trovare un ambiente favorevole che spinge la crescita culturale; un sistema vivo, da non lasciar vegetare perché può tendere a indebolirsi. Agire sull’ambiente culturale complessivo porta a migliorare il livello culturale generale e a superare i limiti eventuali.

    4. i genitori e la loro funzione sul sistema: non sono impedimenti ne di per sé opportunità. Le richieste dei genitori, la loro pressione per l’aggiornamento non deve essere visto come segno di ostilità, occorre una analisi per capire cosa c’è che non va, dove e come fare per migliorare il sistema. D’altra parte la famiglia di origine non è di per sé un plus. I sistemi educativi devono coltivare e sviluppare il rapporto con i genitori e le famiglie; lavorare con loro.

    5. educare per il futuro, non solo per il presente: molte delle nozione e dei contenuti d’oggi vent’anni fa non esistevano neppure. Il sistema istruzione deve individuare i contenuti e gli strumenti di cui lo studente d’oggi avrà bisogno in futuro e adeguare di conseguenza l’istruzione e i suoi contenuti e strumenti.

    RE Q

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