‘ndrangheta e politica: bisogna invertire i fattori per rompere il legame

Per il titolo ci si può rifare al libro del professor Dalla Chiesa, ma manche al modo di concepire la struttura di quasi tutto ciò che viene edito e raccontato sul tema della malavita organizzata. La ‘ndrangheta è l’antistato, è il demone che tutto avvolge e domina, del quale la società è dominata, da cui prendere le distanze; con poche speranze di venirne fuori. Forse non è così.

Non che la ‘ndrangheta non sia un cancro del vivere civile, sia chiaro. Non è diversa dalle analoghe organizzazioni presenti in tutti i continenti, dall’estremo oriente alle americhe, ecc. Ciò che la differenzia rispetto a queste non è il suo fare affari fuori da ogni codice, no! Ciò che la distingue è la contiguità con la politica. La politica quale passaggio per fare affari, diffusa dal più piccolo comune e società pubblica, su, su fino a Roma.

Ecco allora : il libro nato dalla tesi di laurea di Martina Panzarasa, ampliata e riveduta, integrata da Dalla Chiesa, che titola Buccinasco ma parla della provincia di Milano almeno negli ultimi quattro capitoli. Il contenuto si avvale di documenti giudiziari (che sono pubblici) ma anche di interviste, colloqui o confidenze che vengono da inquirenti o forze dell’ordine, su fatti ed elementi che non hanno passato il vaglio giudiziale e vengono esposte come fatti.

“diversi osservatori…hanno sottolineato la tendenza di diversi esponenti politici a intervenire sui corpi di polizia per bloccare ai vertici tendenze scomode, specie se a scopo ambientale, come dopo la requisizione dell’area di via Guido Rossa…”

In questo modo si coinvolge tutto e tutti:  è anche possibile che in questi “interventi sui corpi di polizia” ve ne sia di ogni colore e tendenza. Certo è che la politica contratti con la ‘ndrangheta, che queste descrizioni sono verosimili. Così però si mette  in un unico calderone, la società, l’intera cittadina. Cerchiamo, alla luce del libro e di un articolo de ilgiorno recente a firma Barbara Calderola (VEDI), di fare il punto, di capire da dove e da cosa dipende questo stato.

Se vogliamo venirne a capo, al drago dell’antistato bisogna tagliare la testa, non la coda. La affermazione sarà forse scioccante ma più ci si pensa più è verosimile: la testa del drago è la partitocrazia, la politica come è venuta strutturandosi negli ultimi quarant’anni. Vediamo di spiegarci, cerchiamo di motivare l’affermazione.

Certo, come tutte le mafie di tutto il mondo la ‘ndrangheta vive fuori dalle regole e prospera su traffici illeciti. Questioni di tutti i paesi, degli organismi dello stato: questioni  di efficienza, anche di corruzione ma di altro tipo, non sociale ma da tribunale come per tutte le devianze. La corruzione politica sulla gestione delle risorse locali è un’altra cosa.

Se con pazienza andiamo a leggere tutti i fatti, le ipotesi di reato, le corruzioni, gli appalti pilotati, i sub appalti, dipende tutto da un sistema che dalla politica prende origine. Dalla politica, dalle regole e norme che sono poco efficienti, che consentono la gestione condivisa fra antistato e amministratori pubblici. Si è strutturato un sistema che da un lato vede il politico, dall’altro la ‘ndrangheta. Entrambi interessati a fare affari. L’origine, il potere è nel politico, nel singolo politico: diffuso. Divenuto “sistema”.

Se il politico non è disponibile, mantiene un comportamento leale verso i Cittadini di cui amministra le risorse, soprattutto se non è condizionabile avendo sempre evitato di esserlo e corrisponde al suo ruolo: la ‘ndrangheta non può far nulla.  Se fosse isolato allora può toglierlo di mezzo, ma solo se ha un terreno circostante (della politica) con cui ricostruire gli affari di prima. Dipende dal politico, innanzitutto e dal sistema politico in cui è inserito.

Il focus per affrontare il problema allora, non è la ‘ndrangheta: l’antistato, la testa del drago è la politica apice del sistema ‘ndrangheta; collettivo perché promana dalla politica. Questo bisogna denunciare, la politica con il suo mondo che gira intorno: consulenti, appaltatori, imprese, prestanome, e quanti altri utili e partecipi in misura maggiore o minore dei risultati del “sistema”.

Non è sociale, diffuso, pervasivo nella popolazione, fra i Cittadini, questo “sistema”.  Città Ideale si sente di dover contestare ciò all’impostazione del libro. Non si può più fare, oggi, un testo che incolpi, che coinvolga il tessuto sociale  in modo indifferenziato, anche perchè così mentre si condanna, si denuncia la pervasività,  ne fa seguito la sostanziale impossibilità di affrontare un problema gravissimo: la autorevolezza e onorevolezza del pubblico amministratore (che infatti è quella che è).

Il “sistema” corruttela – ‘ndrangheta è un sistema chiuso e circoscritto, fuori dal vivere civile a cui è estraneo e tenuto fuori. Sono tutte decisioni che avvengono entro il “sistema”, avendo cura di non informare chi non ne è partecipe, ovviamente .

Ciò che manca: su questo bisogna ragionare. I politici devono essere supportati da regole e comportamenti ferrei che riguardino non solo loro ma tutta la struttura pubblica: funzionari, dirigenti, dipendenti, consulenti e quanto gira intorno allo spendere della P.A.  Le maglie devono essere strette, monitorate e aggiornate. Questo sistema di regole è la garanzia migliore, unica, per la politica;  non può essere condizionata dall’antistato.

Il sistema delle regole, la trasparenza e la conoscenza diffusa di proposte, progetti, decisioni e procedure: codice etico proprio delle imprese private  (quello definito dalla legge 231/2000) è già una buona base di partenza. Già ma il meccanismo che responsabilizza a individualmente ogni partecipante del sistema pubblico è stato dal parlamento escluso per la pubblica amministrazione (qualche domanda è da farsi….). Può però  diventare una scelta etica di ciascuna amministrazione pubblica degna del suo ruolo.

TRASPARENZA – CODICE ETICO –

RESPONSABILITA’ – NORMATIVA APPALTI

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  1. #1 scritto da pierino il 11 novembre 2012 12:13

    Saccavini lei sta descrivendo un inferno dantesco e si atteggia ad unico San Giorgio che può uccidere i drago.

    Come fa ad accusare tutti i politici di essere dentro un “sistema” ‘ndrangheta-politica, come lei lo chiama?
    Forse non se ne rende conto.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 12 novembre 2012 12:15

    Certo pierino, lei si diverte a fare il provocatore, ad estremizzare un pensiero che non è nella analisi di Città Ideale. Assolutamente no! Questa analisi può dar fastidio solo a chi si siede al tavolo trasversalmente….

    Non tutti gli amministratori sono dentro il sistema ‘ndrangheta-politica.
    Difatti, se diverse amministrazioni sono coinvolte in vicende di questo tipo, si ammetta anche che altre non lo sono ancora ma potrebbero entrarvi….
    Anche così la maggioranza dei comuni del milanese ne resta fuori, ben fuori.

    Ciò che diventa difficile e richiede uno sforzo di tutta la Comunità per sostenere gli amministratori, è uscire dal sistema. Una volta che un amministratore ne è stato in qualche modo coinvolto o condizionato, diventa davvero difficile riuscirne a venir fuori.

    Quindi:
    UNO: amministratori che siano sempre stati esterni e mai condizionati dal “sistema”;
    DUE: in cittadine come Buccinasco e altre, si devono mettere in opera iniziative sistematiche che rendano letteralmente impossibile tralignare perché in ogni caso e in qualsiasi condizione un responsabile l’insieme del codice etico lo fa emergere.

    Guardi, viene bene la conclusione che scrive Dalla Chiesa sul libro:

    … Decenni preziosi sono stati persi mentre i clan volavano. Ma nonostante questo, anche nelle colonie della ‘ndrangheta, anche in quelle nate per germinazione spontanea nel hinterland Sud di Milano, si sta svolgendo una pratica dimostrazione di cose possibili. Da Desio a Corsico si sta certificando che possono formarsi maggioranze elettorali antimafiose sull’onda di un nuovo movimento di opinione, interessato alla mafia non per “solidarietà al Sud” ma per combatterla sotto casa. Si sta certificando che i clan non possono contare con certezza su una eterna posizione dominante nemmeno là dove sono stati padroni “a casa loro”.
    ………….
    Ennesima dimostrazione che la forza della mafia sta fuori dalla mafia. Che quella forza è stata, è ancora, a Milano e nel suo hinterland, nelle vertiginose debolezze di una classe dirigente”.

    Preciserei: “classe dirigente e politica, pubblica.”

    Ragionando ci si arriva, pierino.
    Per corrispondere all’auspicio di Dalla Chiesa ci vogliono:
    UNO: Trasparenza di tutti gli atti, di tutti i progetti, degli orientamenti man mano che affiorano nella amministrazione;
    DUE: un codice etico stretto, vincolante, che responsabilizza tutti.
    TRE: Un impegno fortissimo, istituzionale, perché i Cittadini al voto mettano sempre la preferenza.
    QUATTRO: Una procedura di gare ed appalti seria, abolendo la scelta diretta: la procedura “negoziata”.

    RE Q
  3. #3 scritto da un lettore il 13 novembre 2012 08:02

    Una analisi davvero interessante sul fenomeno e sulla situazione.
    Come ogni approfondimento risponde a qualche domanda ma ne apre molte altre. Ad esempio come fare una analisi locale sul livello di infiltrazione nella pubblica amministrazione locale.
    Oppure attraverso quali canali si arriva in uno specifico Comune a un determinato livello in grado di decidere.
    Merita approfondimenti, senz’altro.
    Città Ideale ha pensato a fornire questa (e altre) a destinatari come gli autori del libro o i sindaci dei comuni interessati?

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 13 novembre 2012 09:05

    Suggerimento che mi sorprende, Lettore.
    Proprio non avevo pensato, ed adesso che lo leggo sembra una cosa ovvia.
    Senz’altro procederò, sperando che venga letto e susciti riflessioni come a lei.

    Ho provato sul sito di Dalla Chiesa e non sono riuscito a insermi per un commento.
    Non sono un navigatore esperto e al riguardo chiedo aiuto per link interessati e dei sindaci citati nel libro.
    Un grazie e buona giornata.

    RE Q
  5. #5 scritto da haha il 13 novembre 2012 10:41

    non si puo’ scrivere sul sito del nando dalla chiesa perchè “democraticamente” ha censurato tutti i commenti negativi sul libro e impedisce a nuovi utenti di postare per una serena e civile discussione. questo la dice lunga sulla sua volontà di confrontarsi con buccinasco

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 13 novembre 2012 11:59

    Identità sconosciuta e comportamento non gradevole quello di “haha”.
    Non è civile e ancor meno democratico assumere posizioni e giudiziosì severi senza mettere il proprio nome e cognome.

    La risposta può essere utile per il lettore.
    Sembrerebbe che l’ingresso al sito sia soggetto a validazione e riconoscimento preventivo.
    Vista l’attività svolta dal professor Dalla Chiesa è molto probabile che questo passaggio sia considerato utile se non addirittura necessario…
    Troveremo il modo per farci sentire…

    RE Q
  7. #7 scritto da haha il 13 novembre 2012 12:58

    forse non mi sono spiegata: non c’è modo, non permette che si scriva su quel blog, sul resto non commento perchè inutile

    RE Q
  8. #8 scritto da Roberto De Micheli il 13 novembre 2012 13:12

    Anch’io ho provato ad inserirmi sul sito di Nando Dalla Chiesa in tutti i modi ma pare una “mission impossible” ! Ti dicono che ti invieranno la password ma sono in attesa da giorni ormai…!
    Volevo fargli i complimenti per aver “smentito” Enzo Ciconte che sul libro ‘Ndrangeta Padana aveva scritto dell’egeminia politica della Lega Nord a Corsico e Buccinasco….!!
    Ma se viene a Buccinasco…spero di poterlo ringraziare personalmente e gli chiederò pure l’autografo sul libro!!

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 13 novembre 2012 14:23

    Si prenda atto che il verbalmente guerresco haha voglia decidere lui per tutti ciò sia utile da scrivere (e leggere) e ciò che non sia…
    Crediamo si debba consigliare più rispetto per l’intelligenza dei lettori

    RE Q
  10. #10 scritto da Saccavini il 13 novembre 2012 14:45

    Ecco un esempio di fatti che le strutture locali devono condurre con intelligenza e metodo perché siano fermato in tempi brevi:
    http://www.ilgiorno.it/sudmilano/cronaca/2012/11/13/801753-Parco-Sud-Trezzano-Sequestro-Area-Rifiuti-Illeciti.shtml

    Un articolo de ilgiornosudmilano…

    Come si potrebbe fare:
    a)Individuare le aree e zone a rischio entro il comune;
    b) distribuire piantine con le istruzioni a tutte le famiglie, indicando chi avvertire, ecc.
    c) dare la giusta importanza alle denunce con riconocimenti e anche premi;
    d) recintare aree a rischio particolare fornendo se necessario i contributi per la loro realizzazione;

    forse a volte si dovrebbe introdurre sanzioni per la amministrazione ove si protraggano oltre un tempo molto breve gli scarichi abusivi.

    LE REGOLE, LA PARTECIPAZIONE INFORMATA, LA TRASPARENZA …

    RE Q
  11. #11 scritto da Andrea D. il 13 novembre 2012 16:12

    Anch’io ho provato in tutti i modi a trovare la pagina che mi permettesse di registrarmi e inviare commenti (per la verità io non ero intenzionato a inviare commenti, ma un mio amico mi ha detto che non riusciva a iscriversi e ho provato a vedere, per caso, ci fosse qualche link mal posizionato), ma niente!
    Eh, la democrazia…

    PS Nulla vieta di fare un blog privato e condividerlo solo con amici e conoscenti; se lo si fa pubblico, però …

    RE Q

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