La politica vocale e bisbigliata: origina imbrogli

Una delle cose che nel passato mi colpì fin dall’inizio a Buccinasco, ormai vent’anni addietro, è stato il modo verbale del far politica. Il trovarsi e scambiarsi giudizi e notizie rigorosamente verbali, dicendo peste e corna dell’avversario, raccontando e diffondendo notizie che quasi sempre risultavano gonfiate o distorte, destinate a diventare “favole metropolitane”. Notizia di cui mai leggevi i contenuti sui giornali locali (e poi sui blog).

Questo far politica verbale  è irresponsabile, perché labile e volatile: non si può correggere o contestare (Quindi si può sparlare alla grande raccontare o tacere ciò che serve) si muove per cerchi di relazioni. Notizie fra gli addetti o simpatizzanti di un gruppo: in tal modo si diffonde ciò che si vuole propalare entro quel cerchio. Scopo principale è esaltare risultati propri e sparlare degli avversari.

Un altro cerchio riguarda le categorie: il mondo legato alla amministrazione locale, da cui sono diffuse notizie interne pilotabili (secondo le tendenze di chi parla), anche questo in modo aggiustato o addirittura distorto. Pilotato dagli amministratori  e “politici” locali, o autonomo da essi. Qualche volta viene fatta uscire qualche cosa che è riservata e vera, perché opportuno farla sapere (però a voce, rigorosamente vocale, irresponsabile e non riproducibile).

Un terzo cerchio è fatto dai decisori entro un gruppo unito ai poteri forti che a questo gruppo fanno riferimento.  Le notizie  entro il cerchio e sono chiuse; almeno nelle intenzioni dovrebbero  esserlo, poi qualcosa scappa. Infine vi è il cerchio della tavola rotonda del potere ove i gruppi del terzo cerchio decidono e concordano. Tutto sempre e solo verbalmente.

Questa sarebbe la “politica che si pratica” (si fa per dire) a Buccinasco. Esiste poi la comunicazione formale: questa avviene per iscritto: comunicati o interviste sui giornali, ecc. Qui l’intento è sfruttare sul piano mediatico una notizia per costruire consenso o toglierlo all’avversario. Del tutto strumentale e indipendente dal rapporto interpersonale che fra i due (o più)  esiste: sono magari reduci da una riunione conviviale ove ci si è accordati su alcune cose (quelle che contano).

La comunicazione che così esce ha canoni pre-definiti: con la comunicazione verbale posso aggredire  e criticare, dicendo ciò che si vuole anche privo di senso. Può reggere solo se tutti o quasi tutti la applicano. Se c’è chi fa trasparenza, questo destabilizza; non si vuole  replicare con lo scritto ed  entrare nel concreto di contrasti veri (questi si devono risolvere a tavolino, senza che se ne parli fuori dal cerchio utile).

In genere la politica della minoranza lascia fare, salvo lo sparlare e l’accusa mediatica che non fa male perché non contesta le questioni vere (su queste ci si mette d’accordo al tavolo ove, verbalmente, solo verbalmente si può decidere tutto). Si può andare al di fuori o al di sopra delle regole, senza che i Cittadini, gli elettori, vengano informati.  Mai una denuncia, mai una interrogazione scritta, mai un accesso agli atti che venga reso pubblico e formalizzi un documento imbarazzante. I Cittadini non ne sanno nulla.

Questo agire che all’inizio appariva curioso, da paese chiuso o quasi “corte colonica medievale”, fuori dal tempo, ho poi nel tempo compreso che ha una sua pratica forza politica. Consente di fare tutto al di sopra o fuori dalle regole. Oppure dentro le regole ma distribuendo favori che non si devono sapere. Si forma la base strutturale per una politica permeabile, osmotica con il malaffare, con la malavita organizzata. Si costruiscono decisioni (che diventano affari) dal contenuto e dal ritorno reciproco.

Non è che tutti e tutto facciano e agiscano così, ma si deve capire che questa debolezza nelle regole effettuali, di sostanza, rende il far politica debole, condizionabile. Diventa importante, se non assolutamente necessario venirne fuori. Questo è il compito della politica d’oggi. Il dovere di chi fa politica, l’impegno del quale i Cittadini devono avere coscienza e capirne l’importanza perché il nostro paese e la nostra Buccinasco voltino pagina rispetto ad una stagione da lasciarsi alle spalle senza rimpianti.  Per

FERMAREILDECLINO

 

la TRASAPRENZA

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  1. #1 scritto da Lettore il 14 novembre 2012 10:11

    Parlare delle teorie Saccavini, può anche essere interessante o sembrare vero.
    Ma le sole teorie senza fatti, elementi circostanziali come dicono gli inquirenti, servono a poco o nulla.

    Una teoria che serve a buttare fango su tutto e tutti: un po’ comodo no?

    Qualche fatto che riguarda Buccinasco viene alla mente, perfino sul terreno inquinato di via Resistenza… ma se non si va sul concreto resteremo come prima.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 14 novembre 2012 11:19

    Lettore, una spiegazione è dovuta.

    Il suo ragionamento, che appare logico e condivisibile, credo debba essere superato.
    Città Ideale non si propone di guardare indietro ma di individuare una soluzione per oggi e domani, per il futuro.

    L’obiettivo di questa analisi non è individuare colpevoli.
    (richiederebbe ben altri spazi e tempi: a proposito, se fra i lettori vi fosse qualcuno in grado di indicare bibliografia sul tema, sarebbe molto utile).

    I fatti del passato come quello che lei cita non verrebbero fuori mai, al massimo solo qualche straccio che vola.

    Di ciò si fanno forti i politici verbali. Rispondono con le considerazioni sue: “o siete in grado di tirar fuori prove, o lasciate perdere perché così mettete tutti in una condizione di ingiusto sospetto.”

    Non si vuole accusare nessuno: si vuole (per superarlo) individuare i modi di praticare la politica che esclude dalle decisioni i Cittadini, che agisce nelle condizioni osmotiche con i sistema imprese (sane e meno sane).

    Da questa pratica si deve uscire: prima lo si fa, meglio è.
    Bisogna che procedure e comportamenti superino questo stato di cose, oggi è così, indiscutibilmente.

    Un esempio? (le cui riflessioni hanno originato questo articolo)
    L’intervista de l’Avvenire a Carbonera, i suoi contenuti. Tutti i politici verbali locali che nulla dichiarano (ufficialmente, per iscritto).
    Lei cosa dice Lettore: non si parlano fra loro?
    Non esprimono giudizi, non chiedono all’interessato?

    I motivi di questo silenzio ?
    Perché fino ad ora nessuno esprime una valutazione pubblica?

    Pensare che si stia trattando diventa naturale (non diciamo su cosa, può esserci di tutto) e solo dopo raggiunto l’accordo usciranno insieme (se non altro in termini di tempo), con una comunicazione comune.

    Questo agire non è Democrazia ma qualcosa d’altro, Lettore.

    DOBBIAMO USCIRNE

    – TRASPARENZA – TRASPARENZA – TRASPARENZA

    RE Q

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