Andrea D. fa una analisi puntuale delle alternative per l’Italia

Occorre adeguare la spesa pubblica alla capacità di reddito, al PIL. Insomma, noi Cittadini dobbiamo scegliere amministratori antipatici e severi, burberi ma soprattutto non condizionati da categorie e  professioni, da partiti o appaltatori (una  volta venivano chiamati “terrazzieri”, con un che di poco onorevole, le imprese specializzate in appalti).

Dobbiamo mandare a governarci non solo persone nuove ma competenti e autonome: autonome soprattutto. Occorre adeguare la spesa pubblica alla capacità di reddito, al PIL. Insomma, noi Cittadini dobbiamo scegliere amministratori antipatici e severi, burberi ma soprattutto non condizionati da categorie e  professioni, da partiti o appaltatori (una  volta venivano chiamati “terrazzieri”, con un che di poco onorevole le imprese specializzate in appalti).

Dobbiamo mandare a governarci non solo persone nuove ma competenti e autonome: autonome soprattutto. che non hanno bisogno di farsi carriera perché questa già la hanno in tasca e si impegnano coscienti di un dovere civico verso la Nazione, la Patria in difficoltà. Lasciamo perdere i venditori di facili elisir: potrebbe costarci carissimo.

Ridurre la spesa pubblica significa razionalizzare al massimo e rendere efficiente la macchina dello Stato, consentendole di “stare sul mercato globale”: competere alla pari con Paesi più grandi o eguali a noi, che ci hanno preceduto nel processo di industrializzazione o che ne sono entrati da poco. Il globo è il nostro mondo. 

Lasciamo stare, lo ripetiamo, le uscite dall’euro, la facile spesa che fa apparentemente crescere il PIL ma rende più grande l’indebitamento e finirà col farci esplodere. Per alcuni anni dovremo fare le formiche che affrontano il minor reddito finché l’indebitamento non sia riportato sotto controllo.

Andrea ci motiva con chiarezza lo stato della situazione sul versante della finanza. Ci conferma nell’idea di dover imboccare una strada stretta per uscire poi all’aperto, andare nell’oceano del mercato globale. Ecco il suo contributo.

Splendido l’articolo sulla scuola; molto istruttivo e ben fatto. Ne approfitto per fare un po’ di chiarezza su alcune “oscenità” che ho sentito riportate negli ultimi tempi: il problema dell’Italia sarebbe tutto concentrato sul tasso d’interesse e causato dal divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro avvenuto nell’81 (si <a href=”http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&amp;artId=891110&amp;chId=30″ rel=”nofollow”>veda</a> ad esempio un interessante articolo sul Sole24Ore).

L’affermazione ha un fondo di verità, ma viene presentata in maniera totalmente distorta.

Teoricamente è vero, ma solo a determinate condizioni che evidenzierò più avanti, che uno Stato che si indebita in valuta nazionale e che ha una Banca Centrale pronta a intervenire non può fallire.

Il punto chiave di tutto il discorso è proprio la capacità di indebitarsi in valuta nazionale: questo vale se la totalità del debito o quasi viene detenuta dagli investitori privati di quel Paese (ad es. il Giappone) o se la valuta in questione è considerata una valuta di scambio (ad es. gli USA).

Altrimenti ci si trova costretti ad indebitarsi in valuta estera e le conseguenze possono essere tragiche: Argentina <I>docet.</I>

Quanto all’avere una Banca Centrale pronta ad intervenire questo può essere un fattore di stabilità che mette fuori gioco le spinte speculative (cioè per interventi estemporanei e di brevissima durata), ma non rappresenta una soluzione valida nel lungo periodo.

Se il peso del debito risulta eccessivo rispetto alle potenzialità del Paese si finirà col restituire solo una parte dei soldi avuti in prestito: questo può succedere con un fallimento oppure con una procedura mascherata, cioè attraverso l’inflazione.

Infatti se la Banca Centrale continuasse a comprare Titoli di Stato stampando moneta creerebbe un eccesso di offerta monetaria che avrebbe come conseguenza l’impennarsi dell’inflazione. A quel punto l’erosione del potere d’acquisto farebbe sì che nominalmente il debito verrebbe rimborsato per intero (100), ma il valore reale della cifra restituita sarebbe solo una frazione di quei 100 (la riduzione sarebbe tanto maggiore quanto maggiore fosse stata l’inflazione nel periodo considerato).

Per cui è bene prestare attenzione ai discorsi che vengono fatti: se è vero che una BCE con pieni poteri avrebbe potuto evitare alcuni attacchi speculativi (che guarda caso si sono attenuati quando Draghi, forzando la mano, ha di fatto creato un meccanismo d’intervento immediato, anche se un po’ macchinoso) questa non rappresenterebbe la soluzione ai nostri problemi. L’Argentina aveva una Banca Centrale, ma è fallita comunque!

Fermiamo il declino, senza miracoli che non si fanno in economia: dimentichiamoci dello “stellone d’Italia”, una specie di lato “B” che sull’orlo del precipizio ci consente di venirne fuori. No! ci tocca remare per rimontare la corrente: dobbiamo farcela tutti insieme, remando nella stessa direzione. Ce la faremo, ma senza battute simpatiche o risatine: diventando più seri e conseguenti.

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