Buccinasco Italia. L’istruzione, disorganizzata e sprecona: il Paese va a rotoli

Un tema che ricorre su Città Ideale.  Non si deve tralasciare perché l’istruzione e la formazione è di importanza strategica per il Paese, per la sua capacità di “stare sul mercato globale”. Ci si deve convincere tutti che la spesa pubblica deve essere fattore di sviluppo e per esserlo si deve assolutamente prestare la attenzione massima all’impiego delle risorse disponibili, in ragione degli obiettivi.

Il Paese, ogni paese nel nostro piccolo pianeta, oggi  deve essere visto come impresa, con i medesimi criteri e presupposti. Potremo “stare sul mercato globale” se la nostra capacità di offrire prodotti e servizi nel pianeta riesce a competere con i  paesi concorrenti. Un indirizzo al quale dobbiamo avvicinarci in fretta e senza esitazioni, senza deflettere: stiamo oggi su questo mercato con un handicap enorme, il grande debito, che non a caso Città Ideale pone in alto nei dei suoi articoli e che ogni giorno corre:  continua a crescere.

Con questo pensiero dobbiamo affrontare il sistema istruzione nel nostro Paese. Viene da piangere a vedere il sistema incartapecorito e burocratico che assorbe quantità enormi di risorse per risultati insufficienti, che anno dopo anno ci allontanano dai paesi meglio organizzati ed efficienti. Un dato solo: l’Italia ha un ventesimo della popolazione cinese, anzi di più. Ogni hanno in Italia si laureano un cinquantesimo degli ingegneri rispetto alla Cina!

In queste condizioni non si può chiedere danaro ulteriore ai contribuenti: è indispensabile responsabilizzare le articolazioni locali del sistema istruzione, liberalizzando la selezione e l’autonomia di chi conduce la scuola: un percorso da fare senza esitazioni, mettendo in competizione qualitativa le scuole primarie, secondarie, superiori fino alla università: statali e parificate.   Non è un auspicio, è un grido d’allarme!

Considerazioni che vengono da uno scritto di Marco Dipilato di AGESC, l’associazione delle scuole paritarie (paritarie, non private!) di matrice cattolica.  Si potrebbe leggere come una difesa interessata, di tutela del sistema paritario. Ecco qualche spunto:

L’ “equipollenza di trattamento” tra gli alunni delle scuole pubbliche statali e delle scuole pubbliche paritarie, sancita sia dalla Costituzione che dalla Legge che ha istituito il Sistema Nazionale di Istruzione, viene poi realizzata destinando l’importo medio annuale di 7319 € ai primi e di 476 € ai secondi. La mentalità più comunemente diffusa, alimentata ad arte da raffinate campagne mediatiche, come legge tutto questo ? I primi “non hanno neanche la carta igienica”, e i secondi…. “Beh, hanno le scuole più belle perché sono ricchi” e avanti con le manifestazioni di piazza “contro il governo che toglie i soldi alle scuole pubbliche per darli a quelle “private”. Sarò d’accordo con questo slogan solo il giorno in cui, a fronte di un finanziamento annuale per alunno di scuola statale di 7319 €, il corrispettivo, anzi l’”equipollente” finanziamento per alunno di scuola paritaria sarà di 7320 €. Oggi, la distanza che c’è tra questo slogan e la verità è la stessa che c’è tra le due cifre che tutti gli urlatori di piazza ignorano : 7319 e 476 !

Lettura parziale considerarlo solo difesa interessata delle scuole parificate,  ma anche sbagliata. Il problema che espongono le crude cifre è di efficienza prima ancora che di parità nel trattamento. Che senso ha una scuola ove il preside ha i poteri di un impiegato amministrativo, l’insegnante è dipendente da un ministero che sta a Roma, il bidello viene inviato dalla provincia? Per non parlare delle università e degli sprechi collegati in termini di cattedre, studi e frequenze che non sono rapportati alla domanda, ecc.

I lettori vadano a vedersi la “bandiera della dis-parità”(VEDI): i costi, i soldi di noi contribuenti come vengono impiegati. Non si fermino solo all’assurdo diverso trattamento ma riflettano, riflettiamo tutti sulla qualità in termini di risultati per il Paese.  Ci ricordiamo tutti a Buccinasco la abissale differenza fra ciò che il Comune riconosce ai bambini delle materne statali rispetto a quelli delle parificate? (VEDI).

Dobbiamo FERMAREILDECLINO. Ecco perché nell’istruzione bisogna investire. Investire bene e con oculatezza, misurando i risultati, il ritorno in termini di  “capacità del Paese di stare sul mercato globale”, di crescere e dare lavoro ai Cittadini oggi, di dare un futuro a quelli di domani. 

Lavoriamo perché l’Italia diventi capace

di stare sul mercato globale!

FERMARE IL DECLINO! 

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  1. #1 scritto da Saccavini il 15 ottobre 2012 11:35

    Una conferma di adesso (13 Ottobre) sulle differenze rispetto alla Germania viene da uno studio di IBL Istituto Bruno Leoni entro un esame che riguarda tutta la spesa pubblica.

    Per quanto concerne il sistema istruzione i lettori interessati vadano a leggersi le pagine 21 e 22 dell’interessantissimo studio, condotto da Pietro Monsurrò:

    http://www.brunoleonimedia.it/public/Papers/IBL-SR-Spesa_Pubblica.pdf

    le differenze macro (ma tutto il contenuto è di grande interesse):

    l’Italia spende il 50% in più di PIL nell’istruzione di base; la Germania il 50% in più nell’università.

    I costi complessivi di personale in Germania rappresentano il 60% del totale, in Italia l’80%;

    fra 30 e 35 anni di età in Germania vi è il 50% in più di laureati (30% contro il 20%ell’Italia);

    e via così….. cambiare e costruire efficienza, per FERMAREILDECLINO!

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea D. il 15 ottobre 2012 21:17

    Splendido articolo sull’istruzione, molto istruttivo e ben fatto.

    RE Q

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