FERMAREILDECLINO: SIAMO QUI PER RESTARE

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SIAMO  QUI  PER  RESTARE

 

Qualcuno ci ha scritto di aver avuto la sensazione di essere stato presente ad un evento epocale. Forse è eccessivo, ma rende l’idea dell’entusiasmo che ha riacceso l’incontro di Milano, ieri sera al Dal Verme. Di sicuro è stata una serata epocale per il nostro movimento. La prima grande uscita porta sempre con sé tanti dubbi, paure e punti interrogativi. I numeri c’erano: oltre 2.000 adesioni alla settimana in un paio di mesi estivi, decine di migliaia persone con cui discutiamo tutti i giorni sul sito, Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn.

Ma passare dal virtuale alla presenza in carne ed ossa è un’altra cosa. La manifestazione di ieri è stata un successo inaspettato che ha trasformato l’iniziale emozione di persone non abituate a fare politica nella certezza di aver fatto la scelta giusta mettendosi in gioco.

Sala strapiena, 1.500 posti a sedere, tanta gente in piedi e 400 persone fuori ad ascoltare dai maxischermi le due ore di discussione. Inizia Alessandro De Nicola dicendo che Fermare il declino nasce “dalla disperazione per la situazione politica e per dare una voce alle tantissime persone perbene di questo paese, ha ricordato che a luglio erano solo 7 persone che si sono autotassate per pubblicare il manifesto sui giornali, raccogliere 25.000 adesioni in due mesi dimostra che l’Italia ha bisogno di un’idea di società aperta e libera.

Il mercato non è per i figli di papà, è per i figli di nessuno ed è quello che manca in Italia”, libera iniziativa e concorrenza servono a sgomberare tutto ciò che c’è di marcio nella nostra società.

Michele Boldrin ha ricordato che il declino italiano è iniziato 30 anni fa ed è il risultato “di dissennate legislature di debito pubblico e sperperi di risorse”, la crisi del ’92 è stata una pericolosa avvisaglia ma una classe politica corrotta ed incapace ha continuato sulla stessa rotta.

“Se non fermiamo questo declino, scivoleremo verso la Grecia e l’Argentina”, per evitare questa fine bisogna cambiare classe politica e modo di comunicare: “Mi dicono che se vuoi fare politica devi essere più mellifluo, vestirti in un certo modo, dire quello che la gente vuol sentirsi dire. Boiate!

La società civile è intelligente e matura per la verità, bisogna avere il coraggio di fare le scelte e dire chi ci guadagna e chi ci perde”. Fermare il declino è nato per dare un’alternativa a questa classe politica, ma la sua missione non si chiude con le elezioni, Boldrin promette che “Siamo qui per restare: se la politica non ci premia faremo un’associazione, ma rimarremo”.

Luigi Zingales dice che Monti ha evitato l’abisso, ma ora è il momento di una visione del futuro, una visione che deve essere indicata dai cittadini, dalla società e non più dalla classe politico-burocratica: questo Stato che non sa nemmeno amministrare la giustizia secondo voi può indicare una via di sviluppo? L’unica politica industriale che può fare è tagliare le tasse.

Basta con l’interventismo statale, corruzione, cooptazione e raccomandazioni, “i soldi sono finiti, questo Stato non può più comprare nessuno, è ora di dare spazio agli outsider, agli esclusi, ai giovani e alle donne. Non lo si fa attraverso quote speciali, l’unica soluzione è la meritocrazia, premiare i migliori. Il contrario del nostro sistema: “abbiamo una classe dirigente che è una Peggiocrazia, in Italia ci sono le migliori segretarie e i peggiori manager”.

Il coraggio della verità di cui ha parlato Michele Boldrin significa dire pubblicamente, come fa Oscar Giannino, che “i mercati fanno bene a diffidare di noi. In 18 anni siamo stati disastrosi, ci siamo giocati 500 miliardi di avanzi primari e 700 miliardi di interessi”, d’altronde se gli italiani non si fidano della propria classe politica perché dovrebbero farlo gli investitori stranieri? 

Giannino sviscera numeri e dati sui disastri di governi e ministri che si ritengono ancora in corsa per fare un altro giro di giostra. Ma il problema non è solo la classe politica, bisogna cambiare anche “le direzioni tecniche e amministrative dei ministeri e della Pubblica amministrazione” corresponsabili del declino. La classe politica non può più riciclarsi con cambiamenti di facciata, “Casini si illude, ma finchè ha lo scudo crociato e quei parlamentari nessuno si fa prendere per il…(in giro)”.

Non è più il tempo dell’opportunismo, dei due-tre forni e delle mezze verità “Casini non può dire viva Monti! a Milano e viva Lombardo! a Palermo. Oscar conclude con un invito ai partecipanti e una precisazione: “Quanto più romperete le scatole tanto più Fermeremo il declino. Noi non siamo centristi, siamo Immoderati.

 Non è più possibile delegare ai partiti il nostro futuro. Se anche voi siete Immoderati e volete fermare il declino dateci una mano mettendovi in gioco, dando il vostro contributo di partecipazione, di idee ed anche economico. Il compito è difficile, senza il vostro impegno diventa impossibile.

 Un ringraziamento speciale di cuore al lavoro di chi ha reso possibile la serata: i volontari e le volontarie, gli organizzatori Marco Pinetti e Carlo Perni e i coordinatori lombardi Massimo Famularo, Massimo Giaconia, Davide Grignani, Flavio Pasotti e Gianbattista Rosa.

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