Monti e il Governo: qualche dato che aiuta a capire

Sulla qualità complessiva della attività di governo Città Ideale non è entusiasta e la percezione che l’Italia si trovi ad avere un Governo forse tecnicamente valido, ma politicamente debole è sempre stata espressa. Un Governo da sottoporre a verifica circa la preparazione tecnico politica delle iniziative e decisioni dei singoli ministeri.

Man mano che passa il tempo, man mano che ci si avvicina alle elezioni diventa un must lo sport dei partiti per costruire consenso ed avere qualcuno con cui andare a prendersela, additandolo come il responsabile cui addebitare l’origine dei mali del paese e fa fatica per venirne fuori.  A furia di ripetere le stesse cose (magari artefatte o addirittura banali) vi sono colpe attribuite che stanno diventando addirittura acquisite e pacifiche.

Una notizia ripetuta coralmente nel tempo alla fine diventa una verità pacifica. Viene in mente “l’acqua è di tutti”  e il referendum bufala che ha ottenuto una maggioranza quasi bulgara. Questa che si illustra oggi non lo è altrettanto forse ma appare comunque straordinaria e fa dire che il Governo forse non ha una struttura di comunicazione adeguata al compito.

Parliamo degli effetti che il governo Monti ha avuto sugli spread nelle emissioni di titoli di stato rispetto alla situazione della Germania. Sappiamo tutti di che si tratta ed in genere il paragone che viene fatto fra il prima e il dopo si àncora sullo spread per come viene raffrontato giornalmente dai media. Questo valore fa riferimento alla differenza nelle emissioni a dieci anni.

Al riguardo arriva un articolo e un prospetto da lavoce.info, firmato da Tito Boeri, docente di economia in Bocconi. Articolo breve che si invita il lettore a leggere (VEDI). L’elemento che illumina al riguardo, e sorprende non poco perché di ciò si è ben poco parlato sui media, è l’evoluzione degli interessi richiesti dal mercato per le diverse categorie di emissioni in ragione della durata. Andiamo a vedercelo:

 

le tre linee si riferiscono al Novembre 2011, Giugno 2012 e Settembre 2012. Si nota che i titoli a lunga scadenza si muovono poco: il rischio Italia permane per un indebitamento a 10 anni o più e si sposta poco, essendo il paese ancora lontano dall’aver raggiunto il controllo della montagna di debito. La differenza è però nettamente evidente sulla curva per i titoli inferiori a due anni.

Alla nascita Monti doveva pagare i titoli a breve addirittura più dei titoli a lungo, perfino oltre l’8%. La caduta per questa categoria di titoli è stata molto forte ed ora siamo a livelli fisiologici. Ieri sono stati collocati 7 miliardi a 3 anni a 2,8%  di interesse.  Non è una assoluzione per ciò che dal Governo non viene fatto con la decisione che vorremmo, e che resta da fare. Giusto però dare a ciascuno il suo.

Qualcosa di valido questo governo ha svolto, va riconosciuto. Sostanzialmente ha risposto all’esigenza immediata di tamponare la crisi di affidabilità che era divenuta insostenibile (quanto artificiosa possiamo riconoscerlo, ma questo è).  Il risanamento strutturale è cosa più complessa e lunga ma forse richiede competenze e capacità di decisioni politiche su cui la squadra ha non poco da migliorarsi.

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