Governo, le elezioni, la crisi: scenario molto delicato su cui riflettere

Città Ideale ha da sempre preferito non entrare nella diatriba polemica quotidiana dei partiti, dei singoli uomini politici che sono in carica. Non piace ed anzi riteniamo non proprio maturo un dibattere delle nostre cose, della politica, fatto di condanne assolute sulle persone. Qualcosa di simile ad un tifo per una squadra,  soprattutto demonizzando l’altra. Se non c’è un nemico è come se mancasse qualcosa.

Cerchiamo di partire dai problemi; cerchiamo di valutare i comportamenti e criticare scelte se queste le consideriamo migliorabili o addirittura dannose. Città Ideale lo fa e l’abbiamo fatto. Ciò però non significa mai una critica personale, una condanna alla persona. Non perché non si possa arrivare a condannare un agire politico sistematicamente deteriore e grave per il Paese; si potrà anche farlo: ma sempre in un contesto proattivo e positivo.

Parliamo di Monti, adesso e del suo governo. Non è un Primo Ministro eletto (anche se lo sarebbe probabilmente se si fosse presentato, in qualsiasi partito); incaricato dal Presidente della Repubblica è stato votato dal Parlamento. Ricordiamo sempre questi passaggi (quando sentiamo dire che questo governo è antidemocratico, è illegittimo) perché non sono proprio irregolari, anche se sarebbe da preferirsi un Premier che sia passato dalle elezioni.

Dobbiamo prendere atto e farci una ragione delle scelte e dei passaggi che hanno portato all’incarico di Mario Monti. Probabile che abbiano  avuto un peso nella indicazione anche i partner europei, interferendo fuori casa con le nostre istituzioni (anche se questi non lo ammetteranno mai). Quanto queste indicazioni abbiano pesato non è stato determinante nella scelta del Presidente della Repubblica (questo almeno è da sperare).

Certo è che il nostro Paese si trova in una condizione precaria; sostanzialmente se non formalmente obbligato a dar conto ai partners di ogni decisione e ogni scelta, ottenendone in via preventiva un placet. Anche questo non si dirà mai, ma possiamo ritenerlo probabile. Siamo in amministrazione straordinaria a causa del nostro debito pubblico  unito alla scarsa possibilità di fare margini per rimborsarlo gradualmente.

In queste condizioni ci stiamo avviando verso elezioni politiche che  assumono importanza rilevante agli occhi dei nostri partners europei e dei mercati. Tutti ci stanno tenendo sotto osservazione per capire come può andare a finire: date le condizioni è naturale che sia così. Il nostro Paese deve allora trasmettere un senso di forte compattezza e determinazione sulle azioni intraprese e su quelle ancora da assumere.

C’è bisogno di dimostrare serietà e continuità di indirizzo se vogliamo che le nostre nuove emissioni di debito pubblico trovino acquirenti a condizioni ragionevoli. Questa è la priorità assoluta; molto più importante sul giudizio se sia meglio Tizio o Caio, oppure Sempronio (fra l’altro con una scelta davvero problematica fra i candidati che si vedono in giro).

Riflessioni che trovano giustificazione anche  da una serie di domande che si pone la Germania sulla stampa:

Sudddeutsche Zeitung: “ Chi sostiene i governi che chiedono una riduzione artificiale dei tassi di interesse, senza pretendere da essi l’eliminazione dei problemi che ne sono alla base, lancia davvero un invito alla decadenza tardoromana. L’Italia stessa lo ha dimostrato quando la BCE nel 2011 ha annunciato l’acquisto di bond per la prima volta, Berlusconi si è rimangiato  subito i suoi propositi di riforme. Perché rendersi poco amato presso il popolo quando si ha accesso al credito a basso costo? Berlusconi potrebbe tornare al potere nel 2013, cosa farà allora la BCE? Interrompe gli acquisti con cui voleva sostenere Monti e le sue riforme? Quali sarebbero le conseguenze di questa azione?”

Frankfurter Allgemaine Zeitung: “In Italia si sente parlare parecchio di aumenti delle tasse, ma pochissimo ormai di riforme. Dire in continuazione alla gente di stringere ancora di più la cinghia non rende popolari, soprattutto quando si vuole continuare a svolgere un ruolo politico,…”

Stacchiamo per un attimo dalla polemica nominativa o di schieramento (che lascia il tempo che trova) e cerchiamo di capire le ragioni di fondo che si pongono i nostri partner.  Sostanzialmente si può sintetizzare così: “cosa e come sarà l’Italia del dopo elezioni? Perché dobbiamo dare fiducia ad una incognita: cosa farà il futuro governo del paese?”

C’è per bisogno di assumere, da parte di tutti, dal Paese nel suo insieme,  una volontà coesa e decisa a risalire la china,  a ridurre i costi della pubblica amministrazione, a fare gruppo tutti insieme. Trasmettere che siamo coscienti di essere in emergenza e determinati ad uscirne.

Conta molto di più trasmettere un segnale condiviso sulla strada da percorrere.  Molto meno per i nostri partner sapere quale sarà la coalizione e il premier di domani alla guida del Governo. Un bagno di buon senso: ne abbiamo bisogno tutti a cominciare dai partiti che continuano a rimbeccarsi come i polli di Renzo, mentre il Paese pende pericolosamente a testa in giù.

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  1. #1 scritto da Rinaldo Sorgenti il 3 settembre 2012 10:10

    Condivisibili le premesse che, però, a posteriori hanno anche il sapore di giustificare l’ingiustificabile di quanto è stato fatto.

    L’interferenza poi, evidente che c’è stata da parte di altro stato nelle ns. vicende interne è ancor più inaccettabile, anche se viene dal pragmatismo teutonico.
    Costoro hanno anche fatto questo per evidenti loro interessi nazionali e le posizioni che continuano a tenere anche nei confronti della Grecia dimostrano che, prima di tutto, pensano ai loro interessi specifici, prima e soprattutto, rispetto a quelli di una comunità allargata come dovrebbe essere la Ue.

    Le azioni avviate dal legittimo Governo fin da Agosto 2011, su indicazione della Ue (non del “kaiser”), erano una chiara indicazione della sensibilità alle vicende mondiali ed una presa d’atto della necessità di intervenire, senza che si forzassero le cose.

    Peraltro, è ben evidente che quanto poi è stato attuato forzosamente a Novembre 2011 era già in gestazione fin da un anno (basta riferirsi alle cronache del tempo, e se uno non vuole far finta di non vedere, può certo fare un pò di “matematica” e realizzare che, interessi parzialmente occulti e strumentali, da tempo lavoravano dietro le quinte per ottenere quanto era nei loro programmi: il sovvertimento delle libere Istituzioni e delle regole democratiche che vigono (o dovrebbero) nel ns. Paese.

    Difficile non pensare che anche una parte del mondo politico (quello sedicente “progressista”) aveva la necessità di “lavare l’onta della seconda interruzione anticipata della legislatura per incapacità manifesta endogena dell’armata …, e che quindi abbia agito (tramite un riferimento preciso, affinchè quest’onta si potesse diluire in una prassi deleteria, ma comune. L’odio viscerale che anima molti dei “benpensanti” di quella parte e relativa grancassa mediatica, ne sono la costante dimostrazione.

    So, che lei obietterà che … “non serve rivendicare, discettare, occorre fare uno sforzo di buona volontà per agire nell’interesse collettivo, ecc. ecc., di cui sono anch’io convinto, ma non è certo possibile far finta che nulla sia successo ed addirittura avallare il pesante risultato di tale improvvida azione.

    Dimostriamo allora che non serve il dirigismo di questa natura e che gli italiani sono più maturi della loro classe dirigente media.

    Ora, che le forzature imposte al Paese NON abbiano sortito gli effetti voluti e che la situazione sia peggiorata è altresì evidente e non usciremo da questa situazione se non si provvede urgentemente ad un cambio di marcia, cominciando appunto dal:

    - taglio delle strutture pubbliche, riconvertendo quelle forze ad attività produttive;
    - riduzione significativa della pressione fiscale, sui redditi da lavoro (dipendente ed impresa);
    - riduzione del debito pubblico con dismissione (come suggerisce Oscar Giannino) di una parte del patrimonio pubblico inproduttivo;
    - modifica e completamento della riforma del lavoro, con un chiara spinta a liberare il settore da vincoli anacronistici e contraddittori ad un rilancio produttivo;
    - altro che da tempo avrebbe dovuto essere messo in moto.

    Quindi, abbiamo assistito ad un colpo di mano improvvido e dobbiamo prontamente rettificare le cose, pretendendo che un collegio di veri tecnici e saggi, delinei le linee immediate di azione, per correggere urgentemente la rotta, ora persa nel vuoto.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 3 settembre 2012 14:16

    Sorgenti, l’elenco delle cose da fare che lei propone corrisponde alle cose che in Germania hanno cominciato a fare nel 2000 e che l’Italia fino ad ora non ha realizzato.

    Non le farà nessun governo che fosse di una parte: non è questo il periodo nel quale l’alternanza può funzionare.

    L’esigenza è prendere coscienza delal gravità della crisi, rinfoderare nella faretra le frecce e metterzi l’arco in spalla. Qjuindi tutti insieme prendere il badile e darsi da fare per uscire dal fango.
    Tutti insieme: non diversamente.

    RE Q
  3. #3 scritto da Rinaldo Sorgenti il 3 settembre 2012 20:56

    Saccavini,

    Il problema è la credibilità e la competenza.
    Se rinfoderare nella faretra le frecce vuol dire dare spazio alle azioni invereconde che sentiamo tutti i giorni in TV e sui media (l’ammucchiata già sperimentata 2 volte) e, purtroppo c’è il famoso detto che dobbiamo sconfessare, allora … siamo a posto, nel senso di: belli che fritti e cucinati.

    Unire le forze è lodevole ed opportuno, ma prima bisogna fare piazza pulita di certi professionisti della politica che nella vita non hanno fatto altro.
    Servono i nomi ???

    Se queste sono le speranze e le premesse, davvero non c’è soluzione, ma la speranza … è ovviamente un’altra e bisogna battersi per darle le gambe.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 3 settembre 2012 23:56

    Diciamo le stesse cose Sorgenti, l’obiettivo che ci proponiamo è il medesimo.
    Il modo non è coincidente.

    Mio parere: se la condizione in cui siamo ridotti richiede di aggregare, la critica dell’una parte all’altra non aiuta. Conta molto di più cercare in entrambe gli elementi che unificano (a cercarli, nell’interesse dle Paese, ce ne sono).

    RE Q
  5. #5 scritto da Rinaldo Sorgenti il 4 settembre 2012 10:20

    Condivido l’ultima parte.

    Per es. con Renzi mi piacerebbe dialogare e confrontarmi.

    Da lei una mano a ripulire la casa dalla troppa polvere accumulatasi nei salotti (di entrambe le cordate) nei decenni trascorsi?

    Lei pensa sia altrimenti possibile arrivare a qualcosa di utile e concreto con certi “dinosauri”?

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 4 settembre 2012 11:04

    Buon giorno Sorgenti,
    qui si apre un discorso che abbiamo in parte già affrontato: il sistema democratico basato sul suffragio universale porta ad amministrare il Paese personaggi (Cittadini) che non sono graditi o apprezzati (la più parte).
    Con questi ci si deve misurare: sarebbe certo meglio scegliersi coloro con cui confrontarsi, ma in democrazia non possiamo farlo.

    I Cittadini hanno in mano il chiavistello: sono loro che eleggono i nostri rappresentanti (siamo noi stessi).
    Mi sembra siano abbastanza contrariati (uso un evidente eufemismo) i Cittadini: nostro compito è renderli coscienti della situazione e delle problematiche che oggi abbiamo, perchè scelgano meglio.

    Potranno anche continuare a “sbagliare” i Cittadini elettori e andremo a fondo tutti, con tutto il paese.
    Si dovrà ricominciare da capo: lo abbiamo già fatto in passato; lo rifaremo.
    Ciò che a me dispiace sono le conseguenze: a farne le spese saranno soprattutto coloro che vivono del loro lavoro o professione (come sempre).

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 4 settembre 2012 17:05

    Proseguo ancora Sorgenti per motivare la mia freddezza verso un atteggiamento soprattutto conflittuale.
    L’Italia è già una mela, grosso modo spaccata a metà con due fronti reciprocamente armati di convinzioni e valori misconosciuti dall’altra parte che ha i propri.

    Entrare in campo scegliendo una delle parti non si modificano i numeri e non si incide sulle convinzioni sbagliate dell’altro. Ciascuno resta nel suo; gli spostamenti sono minimi.
    Si andrà alle elezioni ove può vincere l’uno o l’altro su una campagna che sarà di divisione.
    Il vincitore (poveretto), come potrà gestire i problemi del paese, disporre le decisioni che lei ha sopra descritto (lacrime e sangue comprese) contro l’altra metà che non lo ha eletto?

    Con una maggioranza anche discreta grazie al premio di maggioranza non ci si è riusciti in dieci anni, in una condizone seria ma meno allarmante della attuale.
    Come si può pensare che domani ci si riesca?

    Toriamo al tema di questo articolo: ci vuole tanta buona volontà per identificare le cose da fare nei tempi utili (che sono ahimé pochi) stando insieme per uscire dal pantano e dare quel segnale di continuità e di Paese compatto che solo può offrire possibilità di riuscita.

    RE Q
  8. #8 scritto da Rinaldo Sorgenti il 4 settembre 2012 17:36

    Ma chi ha detto: … l’uno contro l’altro?

    Io ritengo che occorra evidentemente trovare degli interlocutori (da entrambe le parti) vogliosi di distinguersi e mettere da parte le ideologie ed i vecchi arnesi dei politicanti del passato-presente.

    Se lei pensa che tutto quello a cui aspira si possa fare con tutti i soliti noti, ho qualche serio dubbio ma… buona fortuna!

    Certo mi piacerebbe sapere come fa a pensare di averli tutti uniti e coesi e vocati al bene comune.
    Quando lo trasmettono quel film?

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 4 settembre 2012 17:59

    Le sue osservazioni, Sorgenti, sono ragionevoli, o almeno sembrano.

    Per me è ineliminabile il punto antecedente: gli interlocutori sono gli eletti.
    Li scelgono i Cittadini, non noi.

    In tutti ci sono elementi censurabili, in alcuni addirittura la personalità è disonorevole per il paese.
    Con costoro, buoni e meno buoni, si deve agire, quelli che saranno eletti: di qui e di là, perché la nostra politica è incapace di coniugare la distinzione della propria squadra e il momento comune: il paese che dovrebbe essere l’elemento che unifica.

    Si deve ricominciare da capo.

    RE Q

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