Andrea D. ci descrive l’Italia che non va: si anche può ridere ma è tutto vero

Ormai è ricorrente che Andrea D. ci scriva un commento e, un po’ perché anche troppo lungo per essere lasciato tra i commenti col rischio di scoraggiarne la lettura ma soprattutto per la qualità del suo scrivere e del contenuto, merita senza dubbio il rilievo di un articolo.

Eccone un altro adesso, che non ha un tema particolare ma riguarda tutta l’organizzazione dello Stato e della Politica. Quasi uno sfogo che però non è classificabile solo come tale. Sarebbe superficiale: purtroppo i temi che affronta sono tutti lì, veri e lontani da una soluzione. Un sfogo lucido e giustificato:  andiamo a leggerlo.

 Due spunti di riflessione: è vero il nostro sistema democratico è bloccato e il governo Monti ne è la prova definitiva (se mai ce ne fosse stato bisogno).

Vale a poco dire il Governo avrebbe fatto questa o quella riforma, ma il Parlamento (i partiti) le hanno annacquate. Il Governo, in questo caso più che mai, avrebbe dovuto porre la fiducia e avere il coraggio di andare a vedere il bluff, ma non lo ha fatto!

 E allora a cosa è servito un governo tecnico?  Ha contenuto lo spread?  Ma non scherziamo, era tornato prossimo ai 500 punti poco più di un mese fa.  Il tutto dopo averci strozzato di tasse (salva Italia?!?) e con una serie di manovre simboliche, accompagnate da nomi altisonanti.

La “spending review” dopo mesi di studi, sta tagliando le briciole (forse mia nonna avrebbe fatto prima e meglio) e ora arrivano alla splendida conclusione che occorre alienare il patrimonio pubblico!

Come se fosse semplice e rapido, senza contare che occorre venderlo e non svenderlo (Vi ricordate Telecom Italia? Quanto è stato incassato?  E quanto ha speso lo Stato, attraverso Enel, per mettere in piedi Wind?)!

E (tutto?) questo con un Governo sostenuto, sulla carta, dalla più ampia maggioranza che l’Itala abbia mai visto! Figuriamoci cosa potrebbe fare il prossimo governo di coalizione (semplice, non grossa, e fatta da una miriade di personalismi incompatibili tra loro)!?!

Mi riallaccio qui, prendendo spunto dalla disavventura di Alex, per rispondere al signor Pierino (in altro post), terrorizzato dal liberismo: sicuri che un po’ di liberismo non ci farebbe bene?  Dovremmo continuare a regolare, magari istituendo anche l’ordine dei meccanici, quello degli idraulici, quello degli elettricisti, dei parrucchieri e via discorrendo.

In fondo gli ordini sono lì per garantire i cittadini, o no? Questo dicono le regole.  Beh io continuo a sostenere il contrario e se invece di un ordine ci fossero libere associazioni in concorrenza tra di loro non metterebbero in gioco la loro credibilità per “proteggere” i propri associati perché gli utenti si sposterebbero verso altre associazioni più credibili.

Occorre ridare il potere ai Cittadini, questo bisogna fare!

E non lo otterremo con più regole, ma con meno. Sembra paradossale, ma è così! L’ho detto parlando di istruzione, lo ribadisco per quanto riguarda la sanità e la cosa vale, mutatis mutandis, in tutti gli altri campi.

Acqua compresa: non nella proprietà, ma nella gestione (lo preciso anche se chi vuol capire non ne avrebbe avuto bisogno). Se si crede davvero di poter rilanciare il Paese con più regole siamo proprio finiti! Ma perché tutti parlano di liberalizzazioni, che poi non fanno, e poi pretendono di regolare tutto? Se la ricetta giusta è quella di regolare, allora non occorre liberalizzare! O no?

Sig, Sorgenti, è vero, già porre un limite al numero di mandati potrebbe essere meglio di niente, ma non risolverebbe il problema. Quello che serve davvero è che i politici siano in grado di compiere “onorevolmente” il proprio compito! Se così fosse potrebbero anche essere rinnovati all’infinito. Se sono incompetenti o peggio, anche due legislature sarebbero troppe!

Ma ci servono davvero 1.000 parlamentari? Oltre alle Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane (alcune addirittura a livello del mare) e tutti in un intreccio di competenze senza quasi responsabilità dirette! “Devo introdurre l’IMU perché lo Stato taglia i trasferimenti? E’ colpa del patto di stabilità!”

Questo è quello che ci sentiamo dire tutti i santi giorni. Ma finiamola: a ogni livello di governo le proprie competenze, la responsabilità di farle funzionare e l’onere di finanziarle. Mettiamo in concorrenza gli enti; potremmo finire con lo scoprire che nel Comune accanto si riescono a fare praticamente le stesse cose spendendo molto meno! Quello che abbiamo oggi è un livellamento verso il basso, a noi serve puntare all’eccellenza.

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  1. #1 scritto da Simone il 29 agosto 2012 09:22

    Art. 15 comma 13 lettera a D.Lgs. 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, la cosiddetta “Spendig Review”):

    “ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 17, comma 1, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, gli importi e le connesse prestazioni relative a contratti in essere di appalto di servizi e di fornitura di beni e servizi, con esclusione degli acquisti dei farmaci, stipulati da aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale, sono ridotti del 5 per cento a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto per tutta la durata dei contratti medesimi; tale riduzione per la fornitura di dispositivi medici opera fino al 31 dicembre 2012”.

    Un’impresa (che non fornisce farmaci e dispositivi medici) ha partecipato nei mesi/anni precedenti l’entrata in vigore del succitato Decreto a una gara d’appalto (magari con il meccanismo del prezzo più basso, quindi per vincere deve fare uno sconto aberrante sull’importo a base d’asta), mettiamo che vinca e che quindi stipuli il Contratto d’Appalto (con lo Stato, che dovrebbe essere quindi sicuro e portato a garanzia alle Banche per anticipi fattura, crediti, ecc.).

    Mentre l’impresa sta svolgendo (egregiamente) il suo lavoro, a un certo punto lo Stato decide “d’ufficio” che l’importo contrattuale deve essere ridotto del 5% (una cosa del genere a me sembra molto simile al prelievo forzoso dai conti correnti bancari fatto dal Governo Amato nel 1992).

    Non è immaginazione, questa “storiella” sta già accadendo: nell’azienda dove lavoro è già arrivata una comunicazione da parte del Committente (una ASL) nella quale si comunica di prendere urgentemente contatto al fine di concordare i nuovi termini contrattuali e le modalità operative necessarie per dare applicazione alla norma.

    Ve bene che la situazione in cui ci siamo messi (o qualcuno in 30/40 anni ci ha messo) richiede sacrifici, va bene chiederci di “tirare la cinghia”, va bene tutto (o quasi), ma che garanzia ho da uno Stato che mi paga (quando lo fa) a 180 giorni e che quando vuole può ridurmi l’importo contrattuale?

    E adesso che garanzie porto in banca se mi viene tolto l’unico Cliente che mi dava più garanzie degli altri?

    Questo metodo di revisione della spesa pubblica non garantisce di certo l’invarianza dei servizi ai cittadini.

    Qui non bisogna “tagliare”, ma togliere/estirpare nettamente gli Enti inutili. Se si fanno le cose come si deve, per avere dei risultati concreti ci vorrà una generazione (se va bene).

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 29 agosto 2012 10:10

    Due note credo siano da considerare sul suo interessante contributo, Simone.

    UNO: letteralmente si tratta si di una riduzione del valore dell’appalto, ma anche delle relative prestazioni. Credo sia per questa ragione che il committente pubblico chiede un incontro per concordare il procedere (stabilire cosa tagliare della prestazione, sembra di capire).

    DUE: è una deliberazione spannometrica che colpisce tutti nello stesso modo. Servizi essenziali non comprimibili (è stata esclusa la categoria dei farmaci acquistati da enti pubblici), e appalti ove gli spazi di riduzione potrebbero essere anche più alti. Per fare queste cose in fretta, sull’urgenza, si applicano i tagli lineari (che dal punto di vista di una impresa, sia essa pubblica o privata, generano danni).

    Perché il Governo agisce in questo modo nel taglio della spesa anziché farne davvero una revisione? Le risposte intuibili possono essere: le consorterie e le spinte trasversali dei loro referenti partitici e parlamentari si mettono di traverso e rendono troppo lunga e tormentata una revisione della spesa: la cosiddetta spending review. Inoltre la dimostrazione di essere decisi nel taglio della spesa in corso d’anno per tenere il bilancio sotto controllo impone soluzioni immediate e quantitativamente certe.

    Infine gli effetti attesi (ipotesi di previsione la cui concretezza lasciamo valutare ai lettori):
    La trattativa in corso d’opera, su un appalto in essere, fra committente pubblico ed esecutore sarebbe il terreno ideale per un accordo fra le parti a danno dello Stato, con benefici per i contraenti persone fisiche e azienda appaltante.
    Il risultato diciamo che si vedrà ad operazione conclusa, se va bene: sarà solo una frazione del 5% di riduzione messo a bilancio.

    Verrebbe da suggerire che queste transazioni siano tutte, sottolineato tutte, accentrate nella SUA, Stazione Unica Appaltante: dovrebbe farsi per legge, anche per i Comuni e gli enti che non vi hanno ancora aderito.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 29 agosto 2012 11:21

    Rimane da prendere atto che fare tagli sulla spesa è una via crucis infinita.
    Al governo sarebbe necessario forse un professore competente comecertamente Monti è, ma la qualità chefarebbe premio vista la bisogna, sarebbe la capacità di decidere ed imporsi.
    Questo provvedimento che ci fa conoscere Simone, sembra esserne la dimostrazione.

    RE Q

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