Partiti e amministratori in Italia. “Prima riforma: abolire la demagogia”

Il titolo è preso dal Corrieredellasera a firma di Giuseppe Bedeschi (docente  di storia della filosofia, studioso di Marx, Hegel  e dei filosofi illuministi). Il professore è un editorialista al Corriere e a Ilsole24ore. Insomma, uno che se ne intende riguardo agli argomenti che tratta. Questa volta nell’articolo in questione identifica nella “demagogia”, nel suo uso sistematico in Italia, uno dei mali che ha originato lo sfascio delle istituzioni e del paese (VEDI).

Difficile dargli torto nella descrizione: parte da Thomas Hobbes che nel Seicento denuncia nel sistema democratico  la demagogia inevitabile nella scelta dei reggitori dello Stato. Quindi e ne descrive l’applicazione in Italia:

“Per aumentare costantemente il proprio consenso, e quindi il proprio potere, i partiti ricorrevano a rovinosi provvedimenti demagogici: così furono concesse (nel 1973) le “pensioni baby” nel pubblico impiego, con cui ci si poteva ritirare dal lavoro sotto i quarant’anni; poi furono concesse le “pensioni di anzianità”(che potevano essere giustificate per alcuni lavori usuranti), durate fino all’altro ieri. “Pensioni di anzianità” fu una ingegnosa espressione, degna di fantasia di noialtri italiani: essa significava che a 57 o 58 anni si era già anziani e che, spesso nel pieno delle forze grazie a questa “anzianità” ci si ritirava dal lavoro, con una speranza di vita intorno a 80-84 anni. E poi c’era il continuo, fortissimo incremento delle pensioni di invalidità (votate da tutti i partiti): erano 1.264.000 nel 1960, 3.415.000 nel 1970, 5.000.000 nel 1975. Un numero stupefacente di invalidi! I conti (pubblici) evidentemente non tornavano, ma ci avebbero pensato le generazioni future, le quali non potevano votare (e questo era un enorme vantaggio per la demagogia dei partiti e dei sindacati).

La denuncia è disarmante: si può solo dire che è proprio così. C’è però qualcosa che non va perché la terapia che propone è:

“.. una profonda riforma liberale  della politica, la quale deve liberarsi della mortale zavorra della demagogia. O i partiti sono capaci di ciò, o il nostro paese non ha futuro”.

Pare evidente che la terapia sia troppo generica nella sua formulazione. Quella che il professor Bedeschi chiama “demagogia”, è l’eccesso di potere nelle mani dei partiti che permette loro di sfasciare lo stato per ragioni di consenso, perchè e assente un contropotere, manca la  autorevolezza dello Stato quale organismo sovrastante che deve avere la capacità di opporsi. Dovrebbe rappresentare lo Stato il Presidente della Repubblica, che è però privo di poteri di veto.

Lo Stato, la Nazione, la Patria, il Paese o come lo si voglia chiamare, è troppo debole, reso evanescente: quasi non esiste. I partiti ne hanno assunto le veci e gestiscono tuttora la cosa pubblica con i criteri che sono propri della Democrazia basata sul suffragio universale, che sul consenso di massa determina i propri rappresentanti, delegati a servire il Paese.

L’esigenza dei partiti è connaturata al sistema così strutturato e non potrà cambiare. Si metta il cuore in pace il professor  Bedeschi. Occorre ridare al nostro Stato, alla Nazione, il ruolo che ad essi compete.  Occorre che siano definiti i limiti della azione partitica, superati i quali lo Stato  deve dotarsi delle norme che permettano il veto. Stato struttura superiore, suprema; partiti e politica in servizio e di servizio verso i Cittadini e lo Stato.

Per completare, ma è altrettanto indispensabile: formazione massiva di educazione civica perché il livello di comprensione e la capacità di giudizio siano accresciuti. La partecipazione attiva dei Cittadini alla gestione diretta della cosa pubblica al primo livello locale: sia esso la Comunità locale, ma anche il Sindacato e il partito, per i quali la Costituzione deve finalmente stabilire le regole di democrazia minima di cui dotarsi se l’ente (locale o il partito) vuole essere portatore di delega dai Cittadini.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 28 agosto 2012 16:07

    Quello che occorre fare, a mio avviso, è di riavvicinare i centri di potere ai Cittadini e di responsabilizzarli: solo legando indissolubilmente onori ed oneri si può pensare di ottenere una gestione equilibrata.

    I Cittadini devono essere messi nuovamente in grado di decidere autonomamente chi fa bene e chi fa male, chi va premiato e chi no!

    Oggi, invece, la politica si pone come centro di potere e usa il sistema delle regole per consolidare il proprio consenso.

    Di questo si è discusso nella splendida serata con Cortiana e Ferlini sulla sussidiarietà (VEDI;

    potete saltare i primi 7 minuit) e la loro ricetta è giusta, ma scomoda per gli amministratori.

    Meglio nascondersi dietro un finto sistema di regole, che nella migliore delle ipotesi non sono in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati o, peggio, possono essere manipolate a piacimento per giungere al risultato ritenuto “elettoralmente” più vantaggioso per il politico di turno.
    Lo abbiamo visto continuamente e la cosa si ripete ancora.

    Non si tratta di rivedere questa o quella regola, ma di ribaltare il sistema!

    I Cittadini sanno scegliere cosa è meglio per loro e non hanno bisogno di padri putativi che si arroghino il diritto di decidere al posto loro; in caso contrario, si crea, come è successo, un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 28 agosto 2012 16:32

    Infatti Andrea, non avevo dubbi: mi sembrava strano, per come avevo colto la frase sulle tassazioni ai ricconi.

    Riguardo al liberismo: sarei molto prudente nell’introdurre correttivi.
    Molto spesso si sono verificati giusti al momento, sbagliati e dannosi col passare degli anni.

    Ciò significa che le regole è bene che non siano intese come assolute ma soggette a verifiche e cambiamenti nel durante.
    Non è neppure il caso che ricordi Keynes che ha fatto il suo tempo (e i suoi danni, nel tempo ma che pure qualcuno, ancora oggi, pensa di rinverdire).

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 28 agosto 2012 17:48

    Ciao Luigi, credo che il tuo commento si riferisca all’altro post.
    In realtà siamo infarciti di correttivi al sistema liberista puro (che non esiste se non nella teoria), ma vi siamo talmente assuefatti da non accorgercene nemmeno.
    E per certi versi non è necessariamente un male, tuttavia gli eccessi di regole, e ce ne sono tanti, andrebbero mitigati.

    In merito alle regole ritengo dannoso fare interventi di breve periodo, salvo casi estremi ed eccezionali, in primo luogo perché i tempi per introdurre i correttivi sono talmente lunghi che quando le nuove regole entrano in vigore rischiano di essere già vecchie, secondariamente perché dubito della capacità di fare regole puntuali davvero efficaci.

    In definitiva risulta inutile e dannoso introdurre artificialmente, attraverso il sistema di regole, nuova incertezza nemmeno lontanamente stimabile dagli operatori (chiunque si sia trovato a dover fare una pianificazione pluriennale sa bene di cosa sto parlando).

    Diverso è il discorso generale: in quel caso le regole, che come ho più volte ribadito sono mutevoli come mutevole è il mondo, devono cercare di dare stabilità così da permettere una pianificazione di lungo periodo (che è comunque soggetta ad incertezza, il famoso rischio di impresa).

    Ma l’unico modo di avere regole stabili è di limitarsi ai principi generali, gli unici che mostrano una discreta costanza nel tempo.
    Anche queste regole potranno essere riviste, ma almeno rimarranno sostanzialmente valide per un tempo sufficientemente lungo.
    Nello specifico, Cina, sarei restio a introdurre correttivi se la competizione fosse equilibrata, cioè fatta da paesi liberi e democratici in cui le scelte sono fatte dai Cittadini (o dai loro legittimi rappresentanti).

    In questo caso non mi pare che ci sia questo equilibrio e non mi sembra corretto correre la maratona a piedi mentre gli altri viaggiano in bicicletta: non c’è gara!
    Per cui o scendi dalla bicicletta e corri come tutti gli altri, eventualmente negoziando la strategia per colmare il gap (che è reale) o fai un’altra gara (spero di non aver banalizzato troppo).

    Che Keynes abbia fatto il suo tempo non è affatto un dato assodato, anzi: basta sentire quanti politici portano avanti o invocano a gran voce, con discreto se non notevole seguito, politiche di intervento pubblico per uscire dalla crisi.

    Un’altra delle sirene incantatrici che i cittadini amano seguire e che i politici, giusto per restare in tema di demagogia, amano foraggiare.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 28 agosto 2012 20:36

    La Cina, Andrea.
    Faccio fatica ad assumere un giudizio sicuro.
    Stiamo parlando del 20% della popolazione mondiale (l’Italia è l’1%, tanto per avere un parametro).
    Quali sono le scelte giuste per uno sviluppo di questo colosso? Mi dichiaro insufficientemente preparato.
    Ricordo solo che nel 1836 (non c’era ancora l’Italia) la Regina Vittoria emise una legge con la quale veniva vietato l’impiegodi bambini nelle miniere di età inferiore a 8 anni.
    L’accumulazione del capitale che ha sviluppato il nostro mondo partito dalla miseria precedente e le condizioni che proponeva comunque la nascente industrializzaizone era migliore della miseria vissuta da schiere di contadini affamati.

    Quanto di questo processo si sta ripetendo nella Cina d’oggi? Non lo so.
    Certo che nasce e si sviluppa con capitali propri: non ha debiti (a differenza di tutto l’Occidente).
    Probabilmente la scelta che stanno facendo si indirizza verso l’evoluzione che richiede la globalizzazione.
    Un vantaggio che sarà importante man mano che il resto del mondo dovrà subire gli spread che oggi colpiscono solo i più deboli.

    Forse, anzi è probabile che nel mio ragionare c’è qualcosa di incompleto o da approfondire ancora.

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 28 agosto 2012 22:15

    La questione è sicuramente molto complessa, ma un idea occorre comunque farsela.

    La Cina sta cercando di colmare il gap e questo è comprensibile, è la velocità con cui lo sta facendo che sta creando degli sconquassi.

    Può darsi che nel lungo periodo ci siano benefici per tutti (ne dubito), ma nel medio periodo il punto di equilibrio vedrà una Cina più ricca e un occidente più povero.

    Se si “barattano” 50 milioni di famiglie cinesi che possono consumare con 30 milioni di famiglie occidentali che scendono sotto la soglia di povertà, ad esempio, la ricchezza complessiva potrebbe anche essere aumentata, ma la realtà che ci circonda sarà radicalmente cambiata!

    Per cui capisco i cinesi, al posto loro farei altrettanto, ma credo sia necessario per noi mettere in atto delle contromisure per rendere la transizione meno traumatica nei nostri confronti.

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 28 agosto 2012 22:26

    Demagogia?
    Intesa come ne riferisce il nostro professor Bedeschi: cioè gestione personale partitica della struttura e del bene pubblico per raccogliere consensi?
    Ce l’abbiamo tanto diffusa che è perfino nel nostro sistema linfatico.

    Oggi appare sulla stampa una notizia che comporterebbe per i responsabili (ove fosse confermata), il massimo della pena possibile.
    Si tratta di un politico e pubblico amministratore che ha organizzato la campagna elettorale “vendendo” posti pubblici certi a fronte di un pacchetto familiare di voti. Il personaggio in questione è stato eletto, ed altri della cordata hanno comunque avuto un mare di voti.

    Si provi a leggere gli articoli sulla vicenda:
    repubblica: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/28/news/calabria_consigliere_arrestato-41589177/?ref=HREC2-5
    ilfattoquotidiano:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/28/calabria-finte-promesse-di-assunzione-in-cambio-di-voti-politico-in-manette/336078/
    ansa: http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/08/28/Calabria-arrestato-consiglere-regionale_7387007.html
    (corriere e ilsole hanno già da stasera messo la notizia fuori dalla prima pagina)

    leggere con attenzione le notizie: si coglie l’effetto sorpresa.
    Sapete perché?

    Non è tanto la vendita di posti pubblici, il concorso programmato e garantito, ecc.
    Faccende da considerare normali: ciò che fa notizia e muove la denuncia per truffa dalla GdF è il fatto che le aziende pubbliche (tipo Sud Energia o cose del genere) erano inventate!!

    Sembra venga lasciato intendere che se i posti fossero stati reali, neppure vi sarebbe la notizia…

    Insomma questi qui, questo sistema, a quale ulteriore livello di impudicizia deve giungere perché tutti insieme si dichiarino disonorevoli e rinuncino al mandato?

    RE Q

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