Il Lavoro, il Bilancio, il Debito e la ripresa economica

Abbiamo parlato delle tasse: Monti ha promosso il concetto della guerra ad una evasione che valuta in 270 miliardi. Per ridurre le tasse bisogna nello stesso tempo: UNO: pareggiare il Bilancio dello Stato, DUE: anzi avere un avanzo che copra gli interessi del debito e TRE:  mettere giù un piano che ne renda credibile la riduzione. Una complicazione come la quadratura del cerchio.

Esaminiamola dal punto di vista delle tasse e della evasione (Italia ha la leadership  in Europa). Una giustificazione, banale, è che le tasse sono troppe e più sono alte, più si cerca di evadere: c’è del vero, ma si rischia di mordersi la coda. Se non si taglia la spesa pubblica non si possono ridurre le entrate (le tasse). Ma ridurre la spesa pubblica in modo consistente richiede tempo, se si vogliono evitare conseguenze sociali serie.

Proviamo a vedere dal lato delle tasse: come si compone l’evasione stimata? Dati al riguardo ne girano pochi, ma certamente nei ministeri e negli enti preposti le stime sono in grado di farle.  Tuttavia, è pacifico che la quota più rilevante dell’evasione derivi dal lavoro nero (che poi genera merci da vendere in nero, fatture fasulle per giustificare costi che non risultano, e quel che segue), è un sentire comune delle funzioni di controllo: Finanzieri, ispettori del lavoro, dell’INPS, ecc. Loro impressioni verbali, espresse sottovoce.

Il lavoro nero, i dipendenti pagati cash senza versare contributi ne tasse, perché sono così diffusi? Lasciamo per un momento stare gli aspetti moralistici e chiediamoci: quale è la ragione per cui la piccola azienda, la media azienda, la grande prende in considerazione il rischio del nero?

C’è il vantaggio che deriva da un costo del lavoro che è doppio rispetto a quanto percepisce netto chi lavora e l’occasione rende la tentazione piuttosto forte. Per ridurre le trattenute bisognerebbe togliere all’azienda la funzione di pagatore per conto del dipendente: si dovrà fare ma anche qui con gradualità e molta cura.

Vediamo dal punto di vista aziendale la situazione: che l’impresa oggi faccia fatica a sopravvivere, che i margini siano ridotti all’osso, sempre meno sicuri, è purtroppo evidente e dimostrato dalle crescenti chiusure di aziende e dai rischi di un autunno che il governo reputa socialmente pesante.

Nessuno può continuare ragionevolmente a sostenere: “è il capitalismo che sfrutta”, “gli imprenditori sono affamatori del popolo” e via dicendo: i margini si sono fortemente assottigliati e il sistema produttivo è a rischio. Andare avanti come oggi non consente di ridurre le tasse e il paese sarà sempre più povero.

Se la situazione è questa bisogna allora affrontare un tabù: il costo del lavoro. È possibile ridurre il costo incidendo il meno possibile sulle capacità di spesa della popolazione? È possibile aumentare in questa fase la capacità competitiva delle imprese riducendo il costo del lavoro per unità di prodotto o di servizio?

La risposta è sì: in Germania lo hanno fatto 12 ani fa per rimontare una crisi di competitività sui mercati che metteva in discussione il modello manifatturiero tedesco. Non hanno ascoltato le sirene inglesi sull’era post industriale, sul tramonto della fabbrica ed hanno limato qui e là cercando di salvaguardare ciò che rimane in tasca a fine mese a chi vive di lavoro.

Sono intervenuti sul welfare, riducendo i giorni retribuiti in assenza di lavoro (ferie, festività, ecc); non pagando più gli straordinari (consentendo il solo recupero); hanno trasformato la 13ma in un premio sul risultato, da erogare quando l’azienda può farlo, ecc. Sarebbe già importante per l’Italia una soluzione del genere, ma potremmo fare altro e di più.

In Italia a cominciare dal Sud, ove maggiormente è diffuso il lavoro nero, ma non solo al Sud: occorre introdurre flessibilità retributiva, smontare le gabbie salariali: avvicinare la distanza fra costo del lavoro regolare e lavoro nero. Siamo quasi al ridicolo con la nostra ferrea difesa di chi il posto lo ha (pubblico o privato) e chi lavora in condizioni fuori da ogni tutela e ogni regola (categoria che è in costante aumento e fa crescere l’evasione delle tasse).

Le imprese non fanno margini ormai da un decennio, non hanno i capitali per investire e competere, il paese si sta impoverendo. Vogliamo allora guardare in faccia alla realtà e liberalizzare il lavoro? Renderlo più flessibile e meno costoso per l’impresa? Meglio 10milioni di senza lavoro a fronte di 18milioni di occupati a 1.500 euro mese, oppure 5 milioni di disoccupati con gli altri cinque che ne prendono 1000 o anche 800?

Chi si trova davanti a questo dilemma: la generazione di giovani che STIAMO MANDANDO IN ROVINA.  I nostri giovani questa scelta entro questo sisteam diviso, la devono fare e la fanno: accettando loro malgrado le condizioni che sono proposte. In nero o con altre forme di “risparmio” che consentono all’azienda di stare in piedi (e meno male che queste occasioni ci sono).

Facciamo squadra! Non è giunta forse ancora l’ora di fare squadra per rimettere insieme il paese, tutti insieme?   Non è l’ora di ricombinare la società abolendo sia gli iper garantiti che chi non ha nulla? Guardiamo allora la realtà e rinnoviamo le relazioni industriali come questa fase rende necessario.

Al Ministero delle Finanze sanno bene quanto incide il lavoro nero in evasione e sono in grado di proporre modelli matematici che legano gli interventi sulla legislazione del lavoro con la emersione del nero. Possono quindi proporre norme dandosi obiettivi ragionevoli di ridurre l’evasione: diciamo di un 30% in un paio d’anni (circa 90 miliardi)?  Lo facciano nell’interesse del paese e dei nostri giovani. Lo facciano anche prendendo il toro per le corna, se fosse necessario.

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  1. #1 scritto da pierino il 25 agosto 2012 11:31

    Ho capito cosa vuole Saccavini, liberismo sfrenato e lavoro senza regole.
    Anziché tutti in regola, tutti senza più regole.
    Per fortuna le sue proposte non passeranno mai.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 25 agosto 2012 11:34

    pierino non la faccio così elementare, lei sa benissimo che le proposte non possono essere quelle che lei ipotizza.

    Ciò che si augura non passi mai, può verificarsi, purtroppo.
    Non perché Città Ideale o qualche coalizione partitica lo proponga.
    Potrà succedere dopo il default: paese incapace di mettere in ordine la sua struttura e ripartire, non più in grado di rimborsare i debiti, che va al fallimento.
    Il giorno dopo potrà essere ciò che lei descrive.

    Proprio per evitare ciò è necessario individuare un punto di incontro con una ridefinizione delle regole: poche ma chiarissime e applicate con rigore per chi sfora.

    Sarebbe solo buon senso pratico, non liberalismo sfrenato.

    Non può farsi perché i sindacati e i progressisti non hanno ancora oggi metabolizzato la situazione e non sanno fare altro che difendere condizioni e principi vecchi che bloccano il paese e lo condannano al peggio.

    Per bloccare fanno come lei, pierino. Descrivono scenari drammatici: guai a toccare una virgola dei benefici accordati quando la situazione del paese era ben diversa.

    Lo hanno fatto i paesi che meglio di noi hanno agito in passato e sono riusciti a far accettare per tempo condizioni di minor welfare, gestite con ordine e condivise.
    Da noi siamo ancora all’assurdo che se il sottosegretario alla presidenza del consiglio propone di ridurre le ferie di una settimana lo deridono e gli danno del matto. Un buontempone che le spara grosse.

    Cerchi di ragionare e faccia uno sforzo. Mi dimostri che così non è, pierino.
    Sono qui ad ascoltarla….

    RE Q
  3. #3 scritto da Rinaldo Sorgenti il 27 agosto 2012 12:26

    Sagge parole quelle di Saccavini, che sarebbe ora la gente cominciasse a comprendere e trasformare in realtà, anzichè continuare con i fuorvianti distinguo e generiche distinzioni che hanno il solo scopo, appunto, di non cambiare nulla, convinti che basti fare un buchetto nel terreno e da li recuperare le risorse – infinite – che servono a continuare. Il famoso “Pozzo di S.Patrizio” (quello pubblico???).

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 27 agosto 2012 15:39

    Il pozzo di San Patrizio Sorgenti, per i partiti è la spesa pubblica: le tasse che i Cittadini pagano.
    Per questo ridurre le tasse è una cosa che vogliono tutti ma nessuno poi accetta che colpiscano le proprie conventicole o categorie sociali di riferimento.
    Dicono: vanno bene i tagli là (che recano più problemi agli avversari) ma non qua (che intaccano le categorie dei propri aficionados).

    Stiamo poco decorosamente cercando di tirare in lungo il momento della verità, diventando lo zimbello dei confratelli i quali lucrano sullo spread (a loro favorevole perché il nostro è sovraccarico).

    Non saranno mai disposti a farci sconti: dobbiamo uscirne da soli, se vogliamo davvero farlo.

    RE Q
  5. #5 scritto da Rinaldo Sorgenti il 27 agosto 2012 16:00

    Totalmente d’accordo.

    Ma per uscirne da soli, occorre non essere condizionati da regole e veti che ci impongono questi signori, che speculano sulle debolezze altrui.

    Insomma, bisognerebbe avere la possibilità di sospendere l’adesione per un periodo definito (es. 1-2 anni) per consentire al singolo Stato di fare le necessarie riforme ed interventi che ritiene necessari per ripristinare condizioni accettabili.

    Così, invece, ci stanno strangolando, senza rendersi conto che non fanno altro che ritardare la resa dei conti, per tutti.

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 27 agosto 2012 16:32

    La sospensione Europa per uno o due anni?

    Non so quale possa essere la decisione del nostro Paese che lo metta nella condizione di misurarsi da pari e non da Paese in amministrazione controllata a pagare interessi speculativi di cui beneficiano sia la finanza globale che i paesi oggi (si badi bene non sempre) considerati virtuosi.

    Sono però convinto che non possiamo accettare i suggerimenti a muoverci ma a far piano, a non scombussolare il sistema degli scambi infraeuropei perché metteremmo in recessione l’intero sistema Euro. Passettini che ci fanno continuare a sborsare profumati interessi passivi, che per un decennio almeno non ci consentiranno di risalire la china.

    Dobbiamo riprendere a produrre ed esportare: questo è l’imperativo di oggi e per farlo lo Stato deve costare meno, quindi far pagare meno tasse ridando ossigeno alle imprese e ai consumi.

    Ci stanno pilotando a continuare nel boccheggio, con l’acqua alla gola. Cerchiamo di capire che non abbiamo una Europa amica e la finanza globale nemica: entrambi portano avanti i loro propri interessi.

    Abbiamo paesi europei e finanza globale che entrambi si ingrassano sui nostri oneri finanziari, interessati a mantere lo statu quo e facendo del nostro paese un consumatore o trasformatore di loro prodotti, frenando la nostra capacità di competere.
    Noi continuare per tempo indefinito a tirare la cinghia, sempre più ai margini dal mercato mondiale.

    Credo che i nostri governanti e politici ne siano coscienti ma impossibilitati a decidere: o ne sono impediti da veti incrociati oppure (non vorrei) preferiscono questa situazione perché dallo scenario risultante da un risanamento temono di uscirne ridimensionati; con minor potere.

    Guardiamo in faccia la realtà: per quanto triste sia, è con la realtà che dobbiamo misurarci.

    RE Q
  7. #7 scritto da Rinaldo Sorgenti il 27 agosto 2012 17:09

    Appunto, dobbiamo riprendere a produrre ed esportare e per farlo dobbiamo ridurre i freni ed i lacci che strangolano l’economia e la capacità di competere del sistema Paese.

    Giusto quello che dice sulle le decisioni prese da questo governo tecnico non ha saputo fare negli ultimi 9 mesi, ingessando invece sempre più la situazione con tasse e balzelli che impediscono al sistema di reagire.

    Ed intanto i veri speculatori ne approfittano ed i nostri “compagni di viaggio” europei ne approfittano per ridurre l’impatto della recessione globale a casa loro.
    Quando i Paesi “forti” (Germania e Francia) ne hanno avuto bisogno alcuni anni fa, non c’è stato problema a fare delle deroghe al patto di stabilità ed ora che tali deroghe servono ad altri, sono inflessibili e dogmatici.

    Bisogna quindi dimostrare di avere le idee chiare e riprenderci la necessaria flessibilità di manovra, con azioni che i soliti speculatori interni non potranno contrastare, per mantenere i loro privilegi, inutili e dannosi.

    La gente lo ha ben capito e darà sostegno a chi avrà il coraggio di dimostrare coraggio e coerenza.

    RE Q
  8. #8 scritto da Andrea D. il 27 agosto 2012 19:20

    Non ho lo stesso ottimismo di Sorgenti.

    Non credo affatto che la gente lo abbia capito, anzi, si ostina a seguire il richiamo delle sirene e correre dietro a chi promette la soluzione magica, ovviamente a scapito di altri.

    Il successo crescente di Grillo ne è, a mio avviso, una prova.

    Devo dire che è la degna conclusione del gioco al massacro che perdura da anni. E mentre la bufera impazza e il Paese è sull’orlo del tracollo (vedremo quante imprese chiuderanno i battenti entro la fine dell’anno e quante le seguiranno in un effetto domino) il problema dei nostri partiti è la legge elettorale!

    Ovviamente tagliata su misura delle esigenze dei singoli, non nell’interesse del Paese.

    Ma ci rendiamo conto che un partitino che nel paese fatica a raccogliere il 2% dei consensi è in grado di mettere sotto scacco un intero governo?

    E che in questo gioco della ricerca di quel briciolo di consenso, che regala un potere sproporzionato, tutti cercano di tenersi buone le lobbies che contano e non si muove nulla!

    Negli altri paesi internamente si potranno anche “scannare”, ma quando si tratta di difendere gli interessi nazionali sono tutti compatti, noi no! E Grillo gode.

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 27 agosto 2012 23:22

    Già Andrea, e il tutto deriva da una questione che risale ancora mi sembra adesso di capire, all’epoca della costituente, quando il parlamento decise di dare al capo dello stato funzioni notarili, togliendogli il potere di veto sulle leggi approvate dal parlamento.
    La discussione fu molto accesa ma alla fine prevalsero i fautori di uno Stato “leggero”. Ancora vicina la tragedia della seconda guerra mondiale nella quale sfociò e si suicidò lo Stato iperpotente fascista.

    Col senno di poi se al capo dello Stato fosse possibile il potere di veto, non saremmo alla partitocrazia che mutuamente si regge e si difende, potendolo fare. Senza che alcuno possa intervenire.
    L’assenza di questo contrappeso nell’arco di sessant’anni sta portando il Paese alla rovina, perché non abbiamo nessuno in grado di dire basta.
    Probabilmente vi sarebbero state alcune legge approvate soggette a veto, ma quale leggi e norme fatte apposta per ripartirsi il potere sarebbero state fermate.
    Un esempio per tutte? La legge del 1993 o giù di lì che dopo il referendum si autodistribuì i rimborsi elettorali con le regole che sono man mano diventate un colabrodo e con cifre e controlli a zero.
    Oggi nessuno può intervenire: il capo dello stato può solo rinviare ale camere e si sente limitato ad una funzione di immagine, de-responsabilizzato.

    Così il nostro paese e le sue istituzioni si possono solo auto-riformare, se saranno in grado di farlo.

    RE Q
  10. #10 scritto da Rinaldo Sorgenti il 28 agosto 2012 09:48

    Caro Andrea D., convengo sulla tua analisi ma, nel contempo, mi sforzo di essere ottimista perchè l’inverso sarebbe la fine.

    Se riprendiamo quanto scriveva nel testo introduttivo Saccavini, sono sostanzialmente poche le cose che immediatamente servono, almeno per dare la smossa, lo spunto per cambiare rotta e spero che la gente cominci a rendersi conto che questo Stato ingessato e pieno di storture e difesa ad oltranza di privilegi non ha futuro ne lunga vita.

    Alle voci indicate da Saccavini, a cominciare da un significativo e consistente taglio alla struttura del pubblico (lo hanno fatto diversi grandi Paesi ed i risultati sono arrivati), occorre con decisione anche mettere mano al sistema energetico per la produzione elettrica.

    Lo so, qualcuno dirà che è una mia fissazione, ma sfido chiuque ad approfondire il tema ed a rendersi conto che, nelle condizioni in cui siamo il Paese non può più permettersi di sperperare 10-11 miliardi all’anno per finanziare i pochi furbastri del Solare ed Eolico, con quest’oceano di risorse che nella stragrande maggioranza vanno all’estero per acquistare gli aggeggi, inadequati ed inconsistenti per le esigenze della generazione elettrica.

    Come ha ben messo in evidenza Confartigianato, sono circa 10 miliardi di Euro/anno che il ns. Paese butta dalla finestra a causa del maggiore costo dell’elettricità, che grava soprattutto sulle capacità competitive della ns. industria.

    Per cambiare ci vuole davvero poco ed alcune semplici e convinte azioni che sono da tempo in attesa di varo e di implementazione. Dei tecnici dovrebbero averlo capito da tempo e la speranza (o l’ottimismo) mi fa dire che non è mai troppo tardi per avviare un percorso indifferibile e necessario, nell’interesse di tutti.

    Occorre mettere a tacere la demagogia e da parte le ideologie speculative e fuorvianti dei falsi buonisti.

    Adelante, allora.

    RE Q
  11. #11 scritto da Saccavini il 28 agosto 2012 09:57

    Buon giorno Sorgenti: per combinazione (sfortunata per il Paese) ho appena messo in cantiere la vicenda Carbosulcis e Portovesme (che uscirà domani o dopo): vengono a fagiolo.

    Perfetta la sintonia sulle cose da fare: il “to do” di quelli che fanno impresa.

    RE Q
  12. #12 scritto da Saccavini il 28 agosto 2012 09:59

    Un commento molto più ampio, uno sfogo di Andrea D. è postato per domani…
    Lo scrivo per Andrea e per chi fosse interessato ai temi.

    RE Q
  13. #13 scritto da Andrea D. il 28 agosto 2012 11:13

    Grazie per la precisazione Luigi, mi stavo chiedendo che fine avesse fatto il commento. Temo, però, che separato dal contesto possa risultare un po’ indigesto (già era stato scritto frettolosamente).

    E’ vero tra di noi cominciamo a parlare di queste cose ed è meglio di niente, ma l’opinione pubblica su questi temi riflette davvero?

    Occorre la volontà e la disponibilità a ragionare a mente fredda senza troppi preconcetti o filtri cognitivi di sorta per capire che certe posizioni vanno proprio nella direzione opposta di quella che può apparire in prima battuta.

    Lasciarsi incantare dalle sirene è più facile e comodo, così come risulta più facile, ma per nulla costruttivo, lasciarsi prendere dallo sconforto e rinunciare a esprimere il proprio punto di vista, mediante il voto, e trincerarsi dietro la famosa frase “tanto sono tutti uguali e non cambia mai nulla”.

    A questi Cittadini, che sono tanti, come hanno evidenziato le ultime elezioni, chiedo:
    “Anche Voi siete uguali a quei politici?”
    “Anche Voi volete davvero che tutto rimanga così com’è?”

    Ovviamente si tratta di domande retoriche, visto che se così fosse non avrebbero ragione di lamentarsi e voterebbero chi già garantisce il mantenimento dello statu quo.

    E allora per quale motivo non provate anche Voi a scendere in campo, a battervi, a lottare per il Vostro Paese, per il Vostro futuro e quello dei Vostri figli?!?

    Cosa aspettate, che lo facciano altri per Voi?
    Non servirà?!

    Può darsi, ma ci avrete provato.
    Meglio tentare e non riuscire che rinunciare senza averci provato; almeno non avrete rimpianti.

    Se non riusciamo a cambiare le cose, l’unica manovra davvero utile per i giovani sarà la “Ciao Italia” nel senso che salutano mentre lasciano il Paese!

    RE Q
  14. #14 scritto da Saccavini il 28 agosto 2012 11:29

    Tutto vero, Andrea.

    La situazione nella quale ci troviamo oggi ha aspetti molto seri ed è importante che in questi frangenti i Cittadini deleghino meno, che non lascino fare, che mettano mano alla situazione dando il proprio appoggio, la partecipazione nelle forme dovute.
    Le cose sono in movimento: forse non come ci aspetteremmo noi, ma la crescita di interesse c’è.
    (ricordiamoci sempre che a Buccinasco siamo come siamo per qualche scelta opportunistica che gli autori staranno rimpiangendo e che nonostante questo ci è mancato davvero poco per avere un cambiamento di fondo nel condurre la nostra Casa Comune).

    I nostri sforzi, le nostre riflessioni si diffondono, lentamente ma sempre più. Diventeremo di più: saremo maggioranza.

    Nb
    la sua riflessione Andrea, che posto come articolo viene bene, almeno questa è la mia valutazione.

    RE Q
  15. #15 scritto da Rinaldo Sorgenti il 28 agosto 2012 11:59

    Grazie Andrea D. per questo doveroso sfogo e richiamo a “…tutti gli uomini e donne di buona volontà …”, che davvero vogliono rendersi disponibili per dare un contributo affinchè le cose possano cambiare, fuori dai soliti luoghi comuni e retorica inconcludente.

    RE Q

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