Sindaco e Sindaco interinale (o Vice Sindaco): non vanno d’accordo sul matrimonio

Con una notizia girata ai giornali,  locali e meno, mentre il Sindaco si trovava in vacanza, il Vice Sindaco, per l’occasione autodefinitosi Sindaco interinale, annuncia di essere disponibile celebrare i matrimoni civili in qualsiasi luogo a richiesta degli nubendi (o promessi sposi). Di essere disponibile, che si può fare, anche a casa o in giardino, dove gli sposi scelgono, e di presenziare alla cerimonia senza costi. Gratis, come si dice. La Presidente del Consiglio si accoda e plaude.

Passa una settimana, torna il Sindaco Sindaco (pro tempore ma non interinale), ci ragiona su un po’ e poi se ne esce con una comunicazione ai giornali che senza troppa diplomazia dice papale papale che i matrimoni civili sono regolati dalla legge e da normative che si devono discutere e approvare (VEDI) il giorno di oggi, a firma Francesca Santolini. Il Sindaco ex interinale tornato  Vice Sindaco precisa che lui aveva detto giusto e agirà perché a Buccinasco ci si possa sposare nel sottoscala (se si vuole).

Che i due possano non essere d’accordo su tutto, crediamo non debba meravigliare nessuno. Ognuno ha proprie sensibilità e orientamenti ed è perfino bello che sia cosi. Nulla da dire. Ciò che invece sorprende  sono le modalità con cui questi due si rapportano. Devono rendersi conto che non stanno giocando a tresette al circolo, ma sono rappresentanti della cittadinanza tutta, della Comunità.

Un minimo di tatto e misura, di contatti preventivi prima di uscire sui giornali sarebbe il caso di averli. Possono pure non rispettarsi e farsi gli sgambetti se non riescono a farne a meno, ma nelle esternazioni di ciascuno devono rendersi conto e rispondere alla funzione che ricoprono. Non è che Buccinasco ci esca con una bella figura, con questi qui che, figurativamente, appaiono due galletti nel pollaio.

Un pu’ de quèla la ghe voeur, vèra?  Lo diceva il Carlin Porta duecento anni fa riferendosi a comportamenti non proprio irreprensibili di militari imperialregi di Vienna. Devono allenarsi a separare il rapporto umano dalla funzione istituzionale. Come le brave coppie sposate, che sanno contenersi in pubblico quando la sintonia decade.

Se poi i momenti di frizione diventassero seri, in Italia esiste il divorzio. Capita che possa essere la soluzione migliore, alternativa a convivenze impossibili che rovinano la vita a tutti. Nel loro caso poi con i  Cittadini  e la Comunità che assistono basiti e preoccupati.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 20 luglio 2012 21:23

    Cosa non si farebbe per avere un po’ di visibilità?

    RE Q
  2. #2 scritto da Camilla il 20 luglio 2012 22:29

    Più che di frizioni interne alla giunta mi sembra si debba parlare di un caso umano presente in giunta.
    Sembrerebbe che il vice non si sia fatto ancora una ragione di non fare il sindaco, quasi ogni giorno ne tira fuori una per farci sapere che esiste, in un modo così strumentale che mi fa venire in mente Cetto Laqualunque e il suo ” più pilu per tutti”.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 20 luglio 2012 22:35

    Attenzione al clima e ai venti, però.
    Stare troppo all’aperto può far venire il raffreddore: non sempre l’esposizione fa bene.
    Dipende dalle circostanze, caro Andrea.

    RE Q
  4. #4 scritto da Aladina il 20 luglio 2012 23:32

    “Un minimo di tatto e misura, di contatti preventivi prima di uscire sui giornali sarebbe il caso di averli.” suvvia… negli ultimi anni siamo finiti sui giornali per motivi, diciamo, più seri che i lettori attenti che seguono le cronache di Buccinasco, staranno ridendo a crepapelle.

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 21 luglio 2012 08:38

    Non è bello Aladina quando l’oggetto del riso sono il secondo cittadino e un po’ meno anche il primo.
    Un riso che lascia in bocca un po’ di amaro, non trova?

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 22 luglio 2012 18:34

    Devo correggermi nella citazione del Porta.
    Cosa che faccio volentieri perché il poeta milanese è fra le mie divagazioni piacevoli e parlarne mi fa solo piacere.

    La poesia da cui ho tratto la frase citata (a memoria) è la nomina del cappellan, una piacevole poesia che invito a leggere (qualche termine in duecento anni divenuto desueto, lo si capisce. E’ facile da intuire nel significato).
    Ho trovato l’intera poesia anche in Wikipedia. Eccola:

    http://it.wikisource.org/wiki/La_nomina_del_Cappellan

    La frase riportata a braccio è questa (rivolta da un maggiordomo ad aspiranti cappellani in un casato nobile milanese, che nell’attesa della selezione facevano troppo chiasso e rumore):

    …..
    Sangua de dì, che discrezion l’è questa!
    Alto là, citto: quij duu in fond… andemm…,
    Hin mò anch grand e gross, e on poo de quèlla,
    Per Dio sacrato, ed sarav temp de avella!
    ….

    Spero che i lettori che amano il dialetto milanese gradiscano.

    RE Q

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