PD Buccinasco: Borsellino, Berlusconi, Dell’Utri: una rappresentazione infelice

Una tecnica ad un tempo povera e priva di senso che propone la nostra maggioranza, propria del mondo di sinistra è l’appropriazione delle vittime della mafia, quale che sia stato il loro orientamento in vita. Specularmente  costoro attribuiscono agli altri (indifferenziati, basta essere esterni) la qualifica di  persone che alla mafia sono vicine o inquisite o per altre ragioni oggetto di battaglie mediatiche della politica o dell’economia.

Non hanno valori veri; fanno uso di grandi italiani riducendoli a manichini di cui pretendono l’esclusiva, quasi la proprietà.   Un po’ come la stupida e insensata lettera finta ‘ndrangheta (che così si firma), rivolta ad un ufficio ove si risolvono pratiche per privati, che viene fatta diventare un casus belli di cui hanno l’esclusiva. Un po’ di esame interno su quanto stanno rappresentando sarebbe loro utile.

Appare adesso sul sito del PD una coppia di video che mostrano Borsellino intervistato, sotto il titolo: QUESTI SONO I NOSTRI EROI. Il secondo video con la foto di Berlusconi che abbraccia Dell’Utri, sorridenti, che titola QUESTI SONO I VOSTRI EROI (vedi). 

Ovviamente la differenza fra il primo, purtroppo deceduto, e i secondi non può essere l’eroismo essendo questi viventi. Il paragone non ha senso ed offende tutti i rappresentati, compreso Borsellino, che certamente mai, lui vivente, di questa congrega si sarebbe sentito non dico partecipe, ma neppure occasionalmente in compagnia.

La questione che deve rilevarsi è però un’altra. L’esigenza di un bisogno che appare infantile di essere gruppo, per escludere gli “altri” al fine di sentirsi sicuri. I depositari dei “valori” contro il resto del mondo che è pieno di nequizie,  pericoloso che vuole annientare i “deboli” che vivono di lavoro, che sono sfruttati: gente pericolosa da tenere distante. Nemici.

Si propongono, con un istinto che ha similitudini quasi animalesche, di agitare i pericoli che possono venire da fuori, dai “cattivi”, dal “lupo” che aggredisce e divora  la pecorella. Alla quale non resta altro che stringersi e fare gruppo verso chi li difende.  Questo lo scenario che evocano: rappresentazioni come quella da cui ha preso le mosse questo articolo.

 Non gli resta altro ormai: capaci solo di dare una rappresentazione schematica per difendersi dal nuovo, dal pensiero diverso, dal confronto, dalla libertà del pensiero e da un agire fuori dagli schemi.  Non propongono innovazione, solo la difesa di un insieme di benefit costruiti in una settantina d’anni quando la gran parte del pianeta era un mercato ricchissimo cui si poteva vendere tutto. Dal quale non c’era  da temere concorrenza.

Senza cogliere il cambiamento, non resta altro ormai che proporre di questi schemi. Schemi vuoti, dietro i quali non si vedono valori, che per questo appaiono strumentali. L’antimafia strumentale argomento di divisione aprioristica. Si sorprendono offesi quando si presenta loro una mozione seria e compiuta, che definisce i principi e che chiama tutti a condividerli. Una invasione di un campo che pretendono loro: non gli va bene. L’antimafia è cosa loro…

 Si domandino perché in campagna elettorale il figlio Umberto del giudice Giorgio Ambrosoli vittima della mafia, è stato invitato ed è venuto a rappresentare la sua visione attuale della società etica e della democrazia diretta come soluzione ai problemi del paese. Lo ha raccontato alla cascina Robbiolo, in una serata delle Liste Civiche Unite, oggi  Coalizione Civica. 

QUESTI I VALORI DI TUTTI, NOSTRI E VOSTRI.

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  1. #1 scritto da Rosa Palone il 21 luglio 2012 12:41

    Solo per dire che Giorgio Ambrosoli non era un giudice.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 21 luglio 2012 13:03

    Esatto e grazie per la precisazione.
    Città Ideale si scusa per l’imprecisione.

    Ambrosoli, dirigente tecnico in Banca di Italia, venne nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.
    Funzioni ad un tempo di natura ispettiva e di gestione della banca di Sindona, avviata al dissesto ma anche con conseguenze penali potenzialmente severe per il mondo finanziario Sindona, collaterale alla mafia siciliana.

    L’opporsi a pressioni (mafiose e politiche) perché gli effetti della liquidazione non fossero troppo pesanti, perché chiudesse tutti e due gli occhi, gli costò la vita.

    Cosciente di quanto rischiava, con una lettera-testamento alla moglie tanto nobile che sarebbe giusto facesse parte degli insegnamenti nelle scuole vedi (sempre da rileggere):

    http://buccinasco.cittaideale.cerca.com/wp-content/uploads/2012/05/Ambrosoli-lettera-alla-moglie.pdf

    Credo che la precisazione di Rosa Palone in nulla tocchi la statura morale, professionale, etica, di un Grande Italiano e lei stessa ne vorrà convenire.

    RE Q
  3. #3 scritto da Camilla il 22 luglio 2012 13:57

    Caro Saccavini, tutto condivisibile.
    Fatico tuttavia a dibattere seriamente su quanto viene scritto sul sito del PD di Buccinasco, e infatti mi limito a poche battute, perché il livello dell’elaborazione e dei commenti è così basso e semplicistico da risultare imbarazzante anche per le intelligenze più vivaci del CSX.

    E non dico questo a caso.

    È risaputo, nell’ambiente, che il CSX a Buccinasco ha sempre avuto il problema dei quadri.

    In quel “vostri eroi” c’è tutto…”vostri” di chi?

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 22 luglio 2012 16:41

    Beh, riguardo agli incarichi: non sembra vi siano capacità di equilibrio nella analisi.

    Credo però che la questione non sia solo personale, ma di elaborazione politica.
    Questo insistere sulla esigenza di rimarcare le differenze, esagerando e andando oltre la logica, è un chiudersi in difesa, a mio parere denota carenza di analisi politica.

    Qualsiasi gruppo politico oggi in Italia, dovrebbe sottolineare in chiave coinvolgente le proprie proposte.

    Abbiamo davanti un periodo non breve di Grande Coalizione, che sarà indispensabile per risalire la china: sarà faticoso, lungo, con tutti a remare nella stessa direzione per non affondare.

    Pochi sono i partiti che di ciò tengono conto nel tracciare la azione politica.

    Certamente il PD oggi è in difficoltà nel proporre una linea politica: deve pensare ad un discorso severo, una indispensabile pesante riduzione della spesa.
    Non vi sono precedenti per nessun partito politico; sarebbero necessari uomini capaci di pensiero alto, che prima dell’utile di partito mettono davanti il Paese.

    Ecco che ne esce un agire basato sulla polemica spicciola, anche troppo di comodo.

    Questo insistere sul dividersi, sulla inconciliabilità, del tutto strumentale, ne è il risultato.
    Si cerca di trovare una ragione del PD basic e forzata perché non ci sono, mancano, le idee chiare su che fare e dove andare.
    Un politica al crepuscono, verso il tramonto.

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 22 luglio 2012 17:45

    Beninteso, quanto al commento precedente, il tramonto è relativo alla funzione politica dell’area del lavoro e sindacale che al PD fa riferimento.
    La revisione del sistema politico ed economico vedrà quest’area nella veste del rappresentante degli interessi dei Cittadini che qui si riconoscono.
    La mancanza di una visione del futuro, li porta ora a svolgere la funzione di freno al cambiamento.

    Finché avranno il riconoscimento dei Cittadini, calante nel complesso, nonostante l’opportunità che la crisi globale dovrebbe consentirgli, in assenza di una rielaborazione della loro funzione nel terzo millennio, sono il blocco del Paese e del suo futuro.
    Auguriamoci che il tramonto sia breve, che la maturità dei Cittadini cresca, svincolata dal pregiudizio ideologico.
    Per il nostro Paese.

    RE Q
  6. #6 scritto da Loris Cereda il 25 luglio 2012 10:06

    Ho letto il dispositivo dei giudici (minuscola) di Palermo, le solite fantasie mai provate che si leggevano sull’ Unità e poi tradotte sulla Pravda negli anni ’80.

    Andreotti è referente della mafia, nel 1987 la mafia si converte ai socialisti, la DC delude, Salvo Lima viene ucciso, arriva Dell’ Utri,la mafia allora tratta con Berlusconi, Borsellino si mette di mezzo e viene ucciso.

    Bellissima trama per un thriller, fantasie molto ben costruite, ovvia mancanza (a Palermo come a Milano) dello straccio di una prova, e poi, piccola domanda, ma se Orlando a Palermo ha vinto con plebiscito bulgaro i voti della mafia adesso dove sono?

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 25 luglio 2012 10:36

    Sono d’accordo sull’esigenza che il sistema giudiziario dovrebbe essere esterno e superiore alla lotta politica e non lo è.

    Il principale dei giudici coinvolti in questa inchiesta se non vado errato si è dichiarato o ha partecipato a congressi o convegni di Rifondazione Comunista (o altro moviment odi quest’area).

    Questo non dovrebbe essere consentito in un ordinamento giudiziario che avesse a cuore l’alterità e autonomia dell’istituzione Giustizia.
    Ovvio che ciascuna testa di giudice ha diritto di pensare ciò che vuole; meno ovvia la partecipazione o l’esternazione in manifestazioni politiche quali che siano.

    L’area di sinistra e sedicente progressista ha interesse a rendere viva la lotta politica su temi che mantengono il clima di sospetto. Di paese diviso fra onesti (loro) e delinquenti (coloro che come loro non la pensano).

    Quale sia lo scopo non è chiaro, forse per nascondere il vuoto sostanziale della loro proposta politica, per cui l’allarme per “il nemico alle porte” serve a distogliere attenzione su altro ben più pressante e rilevante che il paese deve afforntare.

    Tutto vero.
    Nonostante ciò, lasciamo andare avanti il sistema giudiziario e la magistratura, con i codici e le procedure disastrate dell’oggi. Alla fine si arriverà alla conclusione.
    Finché il Parlamento non ripenserà, non rifarà di sana pianta le regole; finché l’organo di autogoverno della giustizia non sarà contemperato da forme di controllo e indirizzo stringenti e severe (mentre ora assomiglia ad una delle caste).

    Che i giornali e le TV vadano avanti a sparare a vuoto in quest forma distorta di gossip che copre i problemi del paese.
    Non diamogli retta.

    RE Q
  8. #8 scritto da Loris Cereda il 25 luglio 2012 11:10

    E’ vero la colpa di giudici fuori controllo è di un Parlamento che non ha saputo non solo riformare la leggi ma, e soprattutto, renderne ben definite le disposizioni al fine di non lasciare praterie sterminate all’interpretazione dei giudici inquirenti o di 1° grado (poi sempre cassate ma quando i danni alle persone sono già stati fatti).

    Però c’è un aspetto storico che merita di essere approfondito.
    Già in Gramsci era presente l’idea che per sconfiggere la società liberale in occidente la lotta politica e quella rivoluzionaria avrebbero dovuto accompagnarsi da una penetrazione nel mondo civile laddove possibile.

    In primo luogo nella cultura (dove il monopolio comunista e post comunista ben coccolato nel brodo radical chic ha imperversato e imperversa nel nostro paese) ma anche nella magistratura.
    Prima l’attacco arrivò demolendo le basi della difesa della proprietà privata (i ladri d’auto e d’appartamento ancora oggi sono di fatto depenalizzati, mi limito a segnalare che io per una presunta tangente di 3250 Euro, circa un decimo del valore di un auto rubata, ho fatto 3 mesi di custodia cautelare), poi demolendo le basi del rapporto tra lavoratore e datore di lavoro (nemmeno la violenza verso il superiore veniva accettata come giusta causa di licenziamento) e, infine con l’esplicito attacco politico agli avversari che venivano (e vengono) incarcerati o inquisiti e demoliti dal sistema giudiziario/mediatico.

    Quindi una strategia evidente che, alla fine, pone la magistratura tra i primissimi responsabili del disastro del nostro paese.
    Sia chiaro queste cose le ho sempre dette e scritte anche prima che la macchina si abbattesse su di me, e lo posso dimostrare anche con interviste riportate su testate nazionali.

    RE Q

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