Revisione della spesa e la scuola: ministro tecnico costretto a decisioni irrazionali

Una analisi critica del Ministro Francesco Profumo, che ha l’incarico all’istruzione, alla ricerca e all’innovazione tecnologica, per Città Ideale è una provocazione: non ne abbiamo i titoli. Stiamo parlando del Rettore del Politecnico di Torino, uno dei parecchi uomini di sicuro talento nella ricerca e innovazione (VEDI su wikipedia).

Quanto alle tematiche dell’istruzione viene qualche dubbio, rispetto alle mosse che ha dovuto affrontare nella analisi dei tagli da mettere in atto con la famigerata spending review. Accanto ad una flessibilità e disponibilità ad affrontare le diverse tematiche, dovendo far fronte alle spinte  e suppliche delle diverse categorie che l’amaro calice della spesa vogliono che sia allontanato, che “passi all’altro”.

L’orientamento che sta emergendo è per tagli dal carattere sostanzialmente lineare. Incidono sui numeri e non sull’organizzazione, mentre fra  i partiti e l’entourage del ministero la difesa della struttura esistente è compatta. Un ingegnere, rettore del politecnico non è autorizzato a sapere di economia, tuttavia il ”far di conto”, come una volta era definita l’aritmetica non sarà materia a lui incognita.

Sarebbe l’occasione, ad esempio, per prendere al volo la proposta della Regione Lombardia sulla gestione autonoma delle cattedre non di ruolo autorizzando le singole autorità scolastiche locali ad effettuare selezioni e assunzioni sul posto: una decreto del ministero supererebbe ogni problema sulla costituzionalità dei poteri regionali e la legge avrebbe valenza nazionale. Con un guadagno di efficienza ed una spending review  di decine di milioni.

L’istruzione, il sistema di formazione dei Cittadini deve essere il più elevato possibile. Il terzo millennio lo rende strategico, indispensabile. Ogni volta che si tocca qualcosa nella nostra struttura ecco che si levano le proteste perché non si investe nell’istruzione (dagli asili all’università). Mai nessuno che si chieda dove si può migliorare, dove si può spendere meno e meglio? Scuse buone per rimanere fermi, che vuol dire restare indietro mentre il mondo corre avanti.

Ecco ancora i tagli alla scuola parificata: genera un mare di risparmi; miliardi l’anno. Dovendo razionalizzare la spesa il ragioniere contabile tipo (a Torino direbbero il travèt)  taglierebbe dove costa di più per dirottare e far crescere dove costa meno. Il nostro Ministro, ex presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) non riesce a fare ciò che sarebbe quasi banale. Perché non  conosce le regolette del travèt?  No. Perché gli viene impedito dalle forze “progressiste” della conservazione statalista. Capaci solo di dire no ad ogni cambiamento.

Ogni euro investito nella scuola parificata genera cinque euro di risparmi per il ministero dell’istruzione. Per leggere questo dato si deve andare su L’Avvenire in un articolo di Enrico Lenzi del 5 Luglio (VEDI). Non bisogna parlarne, non  si deve sapere, lo facciano pure i giornali di area cattolica che così sono meno credibili. Fanno un discorso di interesse, magari sostenendo cose non vere. La tecnica di un sistema di comunicazione di cui credo ci sia da dubitare e magari avere un po’ di vergogna.

Alle scuole parificate saranno ridotti i sostegni dal Ministero per altri sessanta milioni, titola L’Avvenire. Un risparmio che consentirà di continuare a spendere male cinque volte tanto: 300 milioni!  Trecento milioni di maggiori tasse che ogni anno il nostro sistema Paese dovrà fornire allo Stato inutilmente, appesantendo con una palla al piede di piombo la capacità di lavoro, lo sviluppo di cui abbiamo tanto bisogno. Fermi. Resteremo fermi ed ogni giorno saremo più arretrati.

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  1. #1 scritto da Mamma lena il 10 luglio 2012 18:43

    Finalmente si tolgono soldi alle scuole private.
    Pagano per avere i figli promossi, sarebbe assurdo che dovessimo anche essere noi a pagarglieli.
    Sono già ricchi e che se le paghino le loro scuole, senza togliere danari alla scuola pubblica, che è di tutti.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 10 luglio 2012 18:44

    Mamma lena il suo discorso potrebbe anche essere vero, forse, se:
    1. le scuole gestite dallo stato fossero sufficienti;
    2. di ottima qualità e apertura ideale sempre ed in ogni caso
    3. le scuole private fossero eccedenti e riservate a chi può pagarle
    4. le scuole gestite dallo stato avessero un costo alunno più basso

    Da molti anni, in tutto il mondo, le scuole pubbliche si tende a renderle autonome, sia:
    1. affidando la gestione della scuola a dirigenti che hanno autonomia di progetto e di spesa;
    2. sia cedendo la gestione a operatori privati autorizzati e controllati
    Questa forma di gestione si sta rivelando più valida, dai maggiori risultati, e soprattutto costa molto meno.

    Lo stato deve risparmiare e deve cercare soluzioni che aumentino la qualità formativa e degli studi, che siano nello stesso tempo più economiche per lo stato e per le famiglie.

    Lasciare le cose come stanno ha l’effetto di avere una scuola con tanti dipendenti, con poche risorse e con una qualità che tende a ridursi sempre più.

    Inevitabile che così, siano in crescita le famiglie che cercano una soluzione alternativa alla scuola statale, creando di fatto una ingiusta penalizzazione per le famiglie che non se la possono permettere.

    RE Q

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