Buccinasco e le Regole: nota molto positiva dal nuovo Sindaco Maiorano

Le indicazioni programmatiche lette con voce forse un po’ troppo monotona da Maiorano, anche per la loro prolissità, o forse per una indicazione del tema troppo asciutta rispetto alla sua rilevanza, insomma per una ragione o l’altra, uno degli elementi di fondo, per Città Ideale senz’altro il più importante, è passato sotto tono. Non è stato ripreso da altri interventi per quanto si è potuto capire nella parte in cui sono stato presente.

Sto parlando delle Regole, di quelle Regole benedette di cui per tante volte Città Ideale ha voluto e dovuto accendere i fari dell’attenzione per la  loro assenza o carenza. L’esigenza di un codice etico che normalizzi e metta sotto percorsi obbligati il comportamento del pubblico amministratore, dei responsabili tecnici o professionisti, di ogni dipendente ed operatore della Casa Comune  ha finalmente trovato un primo percorso e qui ne parliamo. Ecco come la presenta Maiorano:

Realizzare un programma per la promozione della cultura della legalità tra le nuove generazioni, coinvolgendo le realtà scolastiche e associative locali e le parti sociali. Iscrivere il Comune alla rete di Avviso Pubblico, un’associazione che collega e organizza gli amministratori pubblici che si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella pubblica amministrazione e sui territori da essi governati. Aggiornare lo statuto comunale, integrandolo con le indicazioni contenute nella “Carta di Pisa” redatta dall’Associazione Avviso Pubblica, pubblicata nel febbraio 2012.”

Visto che del tema non se ne parla, cerchiamo di spiegare la proposta, direi l’impegno di Maiorano, e informiamo i lettori di Città Ideale.  L’Avviso Pubblico è una associazione volontaria fra enti pubblici (VEDI). Struttura promossa nel Centro Italia con partecipazione bipartisan  quindici anni fa, diffusa ormai in tutta Italia, con un o due centinaia di associati. Il 28 Febbraio scorso ha emanato la “Carta di Pisa”: una proposta di codice etico per i pubblici amministratori, finora sottoscritta e adottata da una decina di comuni.

Una cosa fresca fresca (VEDI la Carta di Pisa). L’ufficio stampa interpellato (Giulia Migneco) segnala da un lato l’interesse di parecchi comuni soci (che sono qualche centinaia) ma anche timori e ritrosie sull’adottarla, da parte dei più. In Lombardia fino ad ora non vi sono comuni che l’abbiano considerata. Una novità certamente positiva l’impegno di Maiorano (prendiamo per buono che la locuzione “integrare lo statuto con le indicazioni contenute nella Carta di Pisa”, non nasconda applicazioni parziali).

La “Carta di Pisa” (Pisa è il primo comune ad averla richiesta e adottata), è l’equivalente del codice etico di cui una società privata dal 2001 deve dotarsi se vuole evitare le conseguenze della legge 231 che dopo 120 anni da quando introdotta negli USA applica la responsabilità penale alle società. Il parlamento nell’approvare la legge 231 ha specificamente escluso dalla applicazione gli enti pubblici e le strutture di emanazione pubblica.

In questo modo non ha reso obbligatoria l’applicazione del codice etico all’ente pubblico. Che dopo una dozzina d’anni vi sia un pugno di comuni che sente l’esigenza di dotarsene e di farlo seguendo i principi di un codice etico che coinvolge molte delle aziende italiane, dai quadri ai dipendenti, è un fatto positivo che va incentivato e reso più diffuso e soprattutto efficiente.

Sì, perché la “Carta di Pisa” è solo il vestito entro cui deve essere coinvolta tutta  la struttura di personale, fisso, temporaneo e di collaborazione professionale. Richiede formazione e informazione a tutti; richiede l’analisi dei singoli compiti e sulla base di questi le obbligazioni che impattano su ciascuna funzione. Il rilascio a tutti di una dichiarazione, che sottoscrivono, sui singoli obblighi e i diritti della funzione svolta, la salvaguardia e la protezione da eventuali ritorsioni.

La Carta di Pisa è un primo passo, importantissimo. Passo che deve essere seguito da un processo che coinvolge tutti, obbliga tutti a buone pratiche, determina gli obblighi e i limiti nell’eseguire compiti ordinati da superiori (nel nostro caso da politici). L’obbligo di segnalazione ad un apposito organismo di vigilanza (da istituire); il controllo interno sulla sua applicazione nel tempo, suo suo aggiornamento.

Spero proprio che la decisione del Sindaco sia seria e convinta, che sia stata ben ponderata e valutata in tutte le sue conseguenze.  Che il Sindaco non si blocchi di fronte a spinte o pressioni che dovesse ricevere per annacquarla o fermarsi a metà strada, per renderla un pezzo di carta inutile anziché  la magna charta della nostra Casa Comune.

Città Ideale apprezza ed è riconoscente per la decisione illustrata nel discorso di insediamento del Sindaco. Auspichiamo e spingeremo perché  questa dichiarazione diventi presto  operativa, che sia seguita dagli indispensabili processi che la rendano operante, la aggiornino nel tempo e ne determinino la applicazione certa. 

Con grande interesse, staremo a vedere: al Sindaco garantiamo il nostro sostegno ed appoggio per una applicazione efficace ed efficiente. Invitiamo tutti i gruppi presenti in consiglio, tutte le associazioni e tutti i Cittadini a dare il loro appoggio e sostegno attivo.

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  1. #1 scritto da Rinaldo in campo il 14 giugno 2012 08:45

    Cosa è successo stamattina, Saccavini: si è svegliato ed ha scoperto che Maiorano fa cose giuste e buone?
    Forza, cominci a ragionare e vedrà che forse anche lei si convince che i partiti e i progressisti sono nel giusto.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 14 giugno 2012 08:59

    Buon giorno Rinaldo,

    Non si è ancora accorto che in Città Ideale non vi sono pregiudizi?
    Una buona indicazione di qualsiasi partito o maggioranza è benvenuta nella nostra Città Ideale; soprattutto poi se va nel senso giusto della trasparenza e delle buone regole.

    Siamo i primi fan della applicazione completa e compiuta del Codice Etico: la Carta di Pisa è un primo passo.
    Mi auguro che entro pochi mesi il nostro comune sia una casa trasparente con tutti al loro posto, le loro responsabilità, l’OdV (organismo di vigilanza) e tutto il resto.

    Devo dire che sono sorpreso vista la finora tiepida propensione verso un Codice Etico che sia davvero stringente, tale da responsabilizzare tutti (cauta diffidenza in tutta la politica, Rinaldo).
    Staremo a vedere e senz’altro appoggeremo questo indirizzo.

    Non siamo un partito ma una lista civica. non nota la differenza?
    Non sposiamo nessuno.
    Quindi se vi sono cose buone le approviamo (sono sorpresissimo che di questa scelta nessuno in consiglio abbia parlato, l’abbia considerata).
    Spero che nella maggioranza siano tutti d’accordo.

    Non vi sono sconti per nessuno, comunque.
    Del programma Maiorano, altri aspetti che usciranno nei prossimi giorni, li troviamo critici e lo diremo.

    Pane al pane e vino al vino, Rinaldo.

    RE Q
  3. #3 scritto da Rinaldo Sorgenti il 14 giugno 2012 11:30

    Fa piacere constatare che c’è un’altro Rinaldo (in campo) che partecipa al Blog.

    Sarà la comunanza del nome, ma è certamente positivo osservare la comunanza di valutazione in merito alle singole idee ed iniziative, a prescindere da chi le propone e mette in atto, inclusi quindi anche i “pro-con”.

    Bando quindi ai pregiudizi e ben venga il confronto e la collaborazione.

    RE Q
  4. #4 scritto da Riccardo il 14 giugno 2012 14:33

    Bene, leggo con piacere e aspetto con ansia che dalla teoria si passi alla pratica! Che sia finito il tempo delle chiacchiere e incominciato quello dei fatti?

    Faccio il tifo, a favore naturalmente!

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 14 giugno 2012 16:42

    Concordo con Riccardo: una buona notizia, ma finché rimarrà sulla carta servirà a poco.

    Vedremo se e come si concretizzerà!
    Solo allora si potrà esprimere un giudizio.

    Ricordo a tutti che Parmalat era una società quotata un borsa, sotto la vigilanza della Consob, con un collogio sindacale, coi bilanci certificati e un rating a tripla A praticamente fino al giorno prima del suo fallimento, con buona pace della 231 (chi fosse interessato potrà trovare uno spunto degno di nota qui e la dura verità qui).

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 14 giugno 2012 17:31

    Certo, la 231 ha avuto in Italia un parto lento (anche qui abbiamo rischiato una multa pesante dall’Europa per il ritardo) e contorto.
    E’ stata depotenziata nei suoi effetti (a cominciare dalla eliminazione del reato di falso in bilancio, che adesso verrà reintrodotto); lentamente sta prendendo piede, fra la distrazione di molti interessati.
    Non poche aziende serie che conosco la stanno applicando seriamente e aumentano i professionisti che ne hanon competenza sul versante del codice etico e delle sue regolamentazioni applicative.

    Siamo al Sud d’Europa e abbiamo una non trascurabile presenza di finte imprese e imprenditori (non tutte ma diffiuse) che vivono di appalti pubblici e possono farlo perché il sistema delle regole e dei codici etici fa loro venire il prurito.

    Del resto che si arrivi a formulare un processo di Codice Etico per la pubblica amministrazione per iniziativa autonoma di qualche centinaio di comuni…. la dice lunga sul percorso ancora da fare.

    Anche per questo mi sento di esprimere complimenti e solidarietà con Maiorano.
    Staremo a vedere…..

    RE Q
  7. #7 scritto da Andrea D. il 14 giugno 2012 18:55

    Il falso in bilancio è tuttora reato.
    Le pene sono meno severe e si sono, a mio avviso giustamente, limitati i poteri di intervento, ma resta un reato VEDI.

    RE Q
  8. #8 scritto da Saccavini il 14 giugno 2012 22:22

    Esatto è formalmente un reato, ancora.
    Solo che può procedere solo su querela di parte offesa.
    La condanna, quando c’è è l’arresto (non il carcere).

    In un paese come il nostro, con le protezioni anomale che hanno i debitori, viene dato un segnale da reato minore, che non credo possa andare.

    Il diritto societario andrebbe riscritto per poter impostare da un lato concetti liberisti quali la querela di parte, accompagnati però da una applicazione inflessibile per chi esce dai binari.
    Da noi oggi sussiste un insieme che comprende sia una flessiblità nel sanzionare che la labilità delle sanzioni.
    Un po’ troppo, Andrea D, almeno dal mio osservatorio che non è giuridico e finora riflette solo esperienze di debitori che fallendo non hanno saldato le loro obbligazioni e si sono arricchiti (successo troppe volte, sprattutto nell’Italia meridionale).

    RE Q
  9. #9 scritto da Andrea D. il 15 giugno 2012 10:37

    Distinguiamo il reato di falso in bilancio (o di false comunicazioni sociali) da quello di bancarotta, semplice o fraudolenta, che non è stato modificato. Reato che prevede la reclusione, se e quando si viene condannati (i casi a cui faceva riferimento di imprenditori che fallendo si sono arricchiti sono esemplificativi in tal senso).

    Teoricamente le differenze tra arresto e reclusione non sono così evidenti: per determinate pene non si va in carcere nemmeno quando è prevista la reclusione. Diciamo che con l’arresto è quasi scontata la concessione dei domiciliari o del regime di semilibertà.
    E’ più una categoria filosofica che distingue il “delitto” (punito con la reclusione) dalla contravvenzione (punita con l’arresto). Anche se in certi casi la distinzione non sembra così ovvia. Tanto per fare un esempio:

    Art. 695 Fabbricazione o commercio non autorizzati di armi
    Chiunque, senza la licenza dell’Autorità, fabbrica o introduce nello Stato, o esporta, o pone comunque in vendita armi, ovvero ne fa raccolta per ragioni di commercio o di industria, è punito con l’arresto fino a tre anni e con l’ammenda fino a lire due milioni quattrocentomila.
    Non si applica la pena dell’arresto, qualora si tratti di collezioni di armi artistiche, rare o antiche.

    Art. 696 Vendita ambulante di armi
    Chiunque esercita la vendita ambulante di armi è punito con l’arresto fino a tre anni e con l’ammenda fino a lire due milioni quattrocentomila.

    RE Q

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