Buccinasco e la festa di Liberazione: buona ma c’è ancora da far meglio

Ho partecipato alla cerimonia ufficiale del comune, partita da un “migliorabile” giardino dei Giusti, giunta davanti alla nostra Casa Comune per i discorsi e l’alzabandiera, la deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti: un gradevole viso di Antonio Gramsci che emerge dal blocco di marmo di Carrara, con al lato l’elenco dei caduti di tutte le guerre.

Una manifestazione partecipata, la presenza del vice commissario dottoressa Pavone con l’ANPI e il responsabile tecnico dottor Placido ne loro ruolo: dignitoso, partecipe e condotto seriamente.  I discorsi del vice commissario e del responsabile dell’ANPI (Vitali) non sono stati di maniera, hanno affrontato il merito delle situazioni che riguardano il paese e Buccinasco.

L’esigenza di ritorno allo spirito della Liberazione, l’impegno ad affrontare insieme i problemi del paese cercando e promovendo la partecipazione di tutti: l’unità dei Cittadini come valore. Il ricordo della Liberazione come fine di un baratro, di un incubo da cui si è usciti grazie ai tanti che per questo risultato hanno lottato e patito.

Vitali che per l’ANPI(associazione nazionale partigiani d’Italia, per chi ancora non sapesse) ha ricordato giustamente il valore della scelta di campo di chi allora ha creduto nel riscatto del Paese, anche riferendosi ad una ipotesi di contrasto. Per chiarire: cosa sarebbe successo se avessero vinto “gli altri”. Una tragedia per l’Europa e il mondo.

D’accordo, ed è ovvio. Direi addirittura banale, e se mi posso permettere, credo che non fosse neppure necessario far uso di questo exemplum dell’assurdo. Tutti i partecipanti all’epoca, quando l’Italia venne spaccata in due da un accordo non scritto ma evidente fra Savoia e Germania, tutti coloro che si trovarono per le più svariate motivazioni di qui o di là a condurre la guerra civile, tutti eranocoscienti, tutti sapevano già quale sarebbe stato l’esito della guerra.

Forse non è oggi il giorno giusto per ricordare ciò?  Forse. È però giusto ricordarlo a chi sulla spaccatura formatasi allora cerca di giustificare oggi il suo vivere politico.   Privo di ideali sostanziali vive su un passato storico ammirevole per molti versi, tuttavia di parte.  Teme che se venisse meno la distinzione  fra chi allora scelse o si trovò  dall’una o dall’altra parte, gli venga meno la sua identità, la sua ragion d’essere.

Un discorso che a sinistra darà fastidio ai più, ma è ciò che sento e non sarei onesto con me stesso se non ne parlassi.  Quel tempo eroico finì con la Liberazione.  Se ha avuto una giustificazione  durante la guerra fredda(ancora da affrontare, però), la contrapposizione quasi armata fra due  mondi, per fortuna finita anche questa bene, con la vittoria della democrazia, se questa giustificazione la ha avuta, sono venticinque anni che è finita.

C’è da fare meglio, scrivo nell’articolo. Quello che non mi piace è l’occupazione partitica della manifestazione. Fatta in mondo lecito ma improprio. Otto le bandiere del PD, quattro del partito anticapitalista e comunista, quattro di rifondazione, due della SEL di Vendola, due dei Verdi, tre di per Buccinasco e via occupando. Un modo di fare propria, con  l’eccesso delle bandiere, una manifestazione istituzionale che è di tutti gli italiani.

Un modo di perpetuare la divisione, di tenere a distanza coloro, e sono la maggioranza, che con questi partiti e movimenti nulla hanno a che fare. L’unica bandiera al proprio posto il giorno della Liberazione  è il tricolore: a parte quelle istituzionali, non ve ne era neppure una fra il pubblico. Facendolo notare ad un amico che milita nel PD (uno dei pochi se non il solo, quale amico) mi ha fatto osservare: “potevi portarla tu, potevate portarla voi liste civiche la bandiera italiana”. Gli do ragione.

Mi impegno: l’anno prossimo sarò presente con la nostra bandiera nazionale a rappresentare gli italiani che non si sentono targati dai partiti, che alla Liberazione vogliono ed hanno diritto di partecipare. A chi perpetua la divisione (molti di coloro che si identificano nelle bandiere e ne fanno una manifestazione di parte) invito  a leggersi o rileggersi a caso (oppure tutte) le lettere dei condannati a morte di quel periodo glorioso e tragico.

Non ne troveranno una , fra le lettere testamento di questi eroi (o vittime incolpevoli della tragedia),  una che esprime il minimo rancore per gli “altri”: tutte inneggiano all’Italia e alla Libertà; tutte invitano i familiari a difendere l’amor di patria, la rettitudine, la difesa dei valori che fanno il Paese forte, degno di essere vissuto. Invito tutti a sentirsi familiari di questi caduti, a rispettare e seguirne il loro testamento.

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  1. #1 scritto da saccavini il 26 aprile 2012 17:00

    Come prevedibile, la maggioranza dei Cittadini di Buccinasco, non sono degni della festa della Liberazione. (stando a Maiorano e Arboit).

    La Resitenza tradita, una guerra civile ove si vuole che tutti siano eguali, che chi ha lottato per la libertà sia equiparato a chi ha lottato per salvare un regime, ecc.

    la Resistenza ora e sempre, Moro vittima dei nemici della Liberazione, Guido Rossa idem, Mattei pure, Falcone e Borsellino, magari anche loro, la strage di Piazza Fontana, quella di Brescia…

    Solo loro i depositari della Liberazione, della Resistenza, della Costituzione, chi non la pensa come loro come minimo non è affidabile.
    Più facilmente un amico dei fascisti o giù di lì.
    Giudici inflessibili: gli unici veri giudici.

    Dedico a loro la lettera-testamento di Giancarlo Puecher, fucilato ad Erba (23 dicembre 1943, antivigilia di Natale):

    « L’amavo troppo la mia Patria, non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.
    Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. »

    e il giudizio su Puecher di uno dell’altra parte:

    « Era un idealista, uno che, ne sono certo, non aveva mai sparato un solo colpo di rivoltella.
    Non era comunista e non si rendeva conto di avere fatto il gioco dei comunisti.
    Davanti alla morte si comportò con grande dignità e coraggio. »

    (Maggiore Mario Noseda)

    Leggano, poi stiano in silenzio per un minuto; riflettano.
    (magari vadano a leggersele queste lettere; se l’avessero già fatto, del che il dubbio è legittimo vista la sicumera del loro giudizio, le rileggano. Lo facciano più volte nel tempo: consente di giudicare meglio).

    Quindi si lavino la tastiera col sapone e facciano uno sforzo per meritarsi il paese che persone di questa stoffa hanno contribuito a rifondare.

    RE Q

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