Scuola statale… parliamo di ordinaria disorganizzazione e sprechi?

Il sistema scolastico nel nostro paese impegna circa 900mila persone nella qualità di pubblici dipendenti. Unico datore di lavoro, unica organizzazione centrale ramificata in provveditorati provinciali (un centinaio). Ogni volta che si deve assumere dipendenti lo stabilisce il Ministero. Una amministrazione dispendiosa e inefficiente su cui le richieste e le critiche si riducono alle risorse che sono sempre poche. Possibile che nessuno si accorga dell’urgenza di aggiornare e rendere moderno ed efficiente il sistema scolastico statale?

 Concorsi pubblici di dimensioni allucinanti con titoli, prove ed esami che appaiono spropositati.  Parliamo dei presidi?  Un concorso per 2.386 nuovi presidi, un concorso nazionale articolato per regioni, basato su titoli, su una selezione a quiz (100 domande con 100 minuti per rispondere. 80 devono essere esatte pena l’esclusione). Quindi prove orali. Un pastrocchio sembra, con una marea di scartati, di ignoranti (VEDI l’articolo di Repubblica a firma Salvo Intravaia)

Fra i titoli contano gli anni di assistenza al preside svolti in precedenza. Sembra logico; ma il difetto sta nel manico. Sostanzialmente i presidi vengono nella grande maggioranza dal mondo sindacale e sembrano ripartiti pro quota in funzione della rappresentanza. Non riesco a sapere da quanto tempo funziona questo sistema (di cui non ho avuto la fortuna di leggere una analisi; ma non sono un esperto e facilmente può essermi sfuggito il dibattito scritto).

Raccontato in breve il meccanismo è questo.   UNO: I Presidi che sono di provenienza sindacale tendono a scegliersi docenti che li assistono. Naturale che vi siano selezioni ad un tempo di area e di capacità modeste in modo da lasciare tranquilla la gestione del preside selezionante.  DUE: si fa il concorso nazionale  e gli assistenti sono favoriti nel concorso dal punteggio conseguito, perpetuando così il controllo sindacale.

TRE: il docente aspirante preside che non è di area ed aspira a fare assistenza, si trova frequentemente in una condizione conflittuale; viene visto come un alieno, da emarginare. QUATTRO: il personale docente per questa ragione diffida di troppa autonomia gestionale assegnata ai presidi perché si rischierebbe di generare scuole e indirizzi scolastici targati secondo la visione del preside.

Credo sia illuminante una comunicazione ricevuta da un insegnante che ha esperienza sindacale, cui ci siamo rivolti per avere lumi. Qui si riporta:

“………..non voglio dare risposte, ma solo offrire il punto di vista di una persona di scuola attenta  e interessata alle vicende che riguardano il nostro sistema d’istruzione. Io penso che nel nostro Paese  la questione della formazione e della selezione del personale scolastico, in primis dei dirigenti, sia tuttora irrisolta.

Nessun Ministro ha saputo/voluto proporre modelli efficaci, magari sull’esempio di altri Paesi europei, penso alla Germania e alla Francia, dove le cose funzionano. Questo perché affrontare seriamente il problema comporterebbe investimenti economici, che nessuno finora ha voluto fare (al contrario la scuola è stata fatta oggetto di pesanti tagli), inoltre bisognerebbe contraddire gli interessi di troppi: sindacati, precari, associazioni professionali, partiti.

Gli ultimi concorsi sono stati fatti riconoscendo punteggi alti ai titoli di servizio, sostanzialmente a chi era stato collaboratore del dirigente. Peccato che i propri collaboratori i dirigenti li scelgano esclusivamente sulla base di criteri fiduciari. Il concorso che si sta svolgendo, invece, ha visto una preselezione effettuata sulla base di un test a risposte multiple, con le domande e le risposte disponibili con un certo anticipo sul sito del Ministero.

Purtroppo una preselezione di questo tipo  rileva più che altro le capacità di memorizzazione del candidato e demotiva chi ha esperienze più articolate. Posso affermare che tra i tanti docenti capaci che conosco, nessuno ha partecipato. Come stupirsi quindi che pochissimi, tra gli ammessi, siano poi stati in grado di scrivere dei testi decenti.  Le prove scritte hanno inoltre messo in luce la scarsa preparazione dei concorrenti e questo è un problema su cui chi ne ha la responsabilità  dovrebbe interrogarsi. Non solo:è sorta una polemica, con conseguenti ricorsi, perché alcune delle risposte ai quiz, fornite dal Ministero e su cui i candidati avrebbero dovuto prepararsi, erano sbagliate………….”

Che dire? Forse non tutte le valutazioni del nostro testimone sono puntuali, ma il clima di fondo che emerge è lo scoramento, la profonda sfiducia nel sistema centrale controllato da politici e sindacati (che mischiano o confondono la tutela dei diritti dei docenti, con il partecipare alla gestione). La carenza di risorse è vera, ma deriva da sprechi assurdi che si perpetuano e consumano risorse;  che vengono a mancare dove servirebbero.

Adesso la Regione Lombardia ha emanato una  legge sperimentale perché ai presidi sia riconosciuto il potere di selezionare supplenti per tre anni. Se sono vere le condizioni sopra riportate, anziché efficienza si trasferisce al livello inferiore un potere sostanzialmente politico, con scarsi effetti in termini di efficienza. Se non si rivoluziona il sistema, si può rischiare un peggioramento.

Eppure una amministrazione locale può attivarsi per cercare di rimontare la china, integrare servizi e piani formativi che siano aggiornati rispetto alle occupazioni e professioni attese, ecc. Ci vuole molto ottimismo della volontà, bisogna insistere e perseverare. Qualsiasi cosa pur di cambiare e far crescere il sistema dell’istruzione a Buccinasco.

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