Scuola Statale = scuola privata? Andrea D. fornisce un ottimo contributo

Arriva nella forma di commento, questo sapido e preciso piccolo saggio sui temi che coinvolgono il problema di una liberalizzazione del sistema scolastico. Invito il lettore a leggere  e riflettere. Non sono temi da poco.  Grazie per il suo lavoro, Andrea.

Riguardo al contenuto aggiungerei una indispensabile analisi sulla autonomia educativa e di progetto della singola scuola (entro il solco degli indirizzi generali del Ministero), il che consentirebbe di dare all’insieme del sistema un carattere più ricco e variegato; la verità educativa non è un assoluto.

Già questo permetterebbe alle variabili, alle domande che pone Andrea, di fornire una risposta più ampi. Certamente consentirebbe un fiorire di scuole parificate di diverso indirizzo ed estrazione mentre oggi la matrice cattolica è di gran lunga prevalente. Farebbe bene anche alla scuola parificata una più ricca proposta di indirizzi e progetti educativi.

Come sempre quando si parla di cultura ed istruzione la molteplicità delle proposte aiuta ad avere una offerta di migliore qualità. Vi lascio alla lettura.

 Effettivamente il discorso è abbastanza complesso e, purtroppo, facilmente strumentalizzabile. In primo luogo i dettami costituzionali, che sono stati redatti in maniera volutamente non limpida, così che ogni parte potesse veder riconosciuta la propria visione. Per proseguire con l’istituzione della Scuola Materna, oggi Scuola dell’Infanzia, che è stata creata con una legge del 1968.

L’art. 1 di tale legge sancisce che L’iscrizione è facoltativa; la frequenza gratuita. Solo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ad oggi, solo poco più del 50% dei bambini trova posto nelle Scuole dell’Infanzia Statali. Gli altri sono accolti da istituti paritari la cui gestione può essere curata da Enti Pubblici (Comuni etc.) oppure da enti privati.

Su questo punto sarebbe bene fare una seria riflessione: che la scuola sia gestita direttamente dal Comune oppure da un ente privato, non fa alcuna differenza sul piano formale. Si tratta sempre di scuola paritaria.  Scuola paritaria che con la riforma del 2000 è entrata a pieno titolo nel Sistema Scolastico Nazionale.

Quale sia il costo di una gestione diretta è stato già ampiamente visto. Le domande corrette da porsi in questa situazione, a mio avviso, dovrebbero essere: UNO quale tra le varie alternative possibili si dovrebbe perseguire per rispondere a un concreto bisogno dei cittadini (nonché a un loro diritto) dal momento che lo Stato è manchevole su questo aspetto?  DUE La soluzione proposta soddisfa la domanda sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi? TRE Lo fa rispettando criteri di economicità ?

Tralasciamo per ora altri aspetti del problema che sono, tuttavia, cruciali: che senso dare all’autonomia scolastica il cui percorso ha subito un’accelerazione con la riforma del 1997?  Come attuare concretamente il processo di devoluzione iniziato con la riforma del Titolo V della costituzione, che oggi, ad oltre 10 anni dalla sua introduzione, appare più sulla carta che nella realtà dei fatti?

Infine, ma non meno importante, occorre riflettere seriamente su un concetto delicato e fondamentale come quello della libertà, sulle sue implicazioni e, eventualmente, rimuovere ogni ostacolo legislativo, di qualunque ordine o grado, contrario a una sua corretta applicazione.

Rimane ancora aperto e vivo il dibattito per il quale in Italia ci sarebbe un sistema scolastico posto su due piani diversi.

Riprendo un brano di un dibattito sul tema: Da una parte un sistema di scuole statali, per sua natura caratterizzato dalla libertà di insegnamento e quindi pluralista, che adempie al compito costituzionale del superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni psico fisiche e sociali, dall’altra un sistema di scuole private che garantisce la libertà del cittadino italiano di educare i propri figli secondo le proprie tendenze ideologiche o religiose e comunque permette a chi lo voglia di fornire agli alunni un servizio scolastico diverso da quello previsto dalle strutture pubbliche.

La domanda da porsi è: esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B? Avere credenze ideologiche e/o religiose rende cittadini di rango inferiore? L’istruzione (e il sistema educativo) è un bene in quanto tale che consente di avere nuove generazioni preparate e pronte ad inserirsi produttivamente e proficuamente nel contesto sociale, garantendone la crescita e lo sviluppo di tutta la società e, per tanto, meritorio di tutela o lo è solo nella misura in cui si impegna ad educare nuovi cittadini di un certo tipo?

Lo Stato deve promuovere lo sviluppo e la coesistenza di sistemi di valor diversi, tutti con pari dignità e senza che nessuno possa prevaricare gli altri o deve promuovere solo un tipo di sistema di valori, limitandosi a tollerare (non potendo sopprimerli) gli altri? Così facendo non si sta in qualche misura stilando un ordine di merito tra i vari sistemi di valori?

Il tema è molto e delicato e complesso, ma andrebbe affrontato con urgenza, anche e soprattutto, in una prospettiva di multiculturalità e multietnicità che andrà sempre più caratterizzando la nostra società nel prossimo futuro.

Dovremo tendere tutti all’omologazione o potremo vivere in un sistema in cui insiemi di valori diversi potranno coesistere fianco a fianco?  La diversità è un limite da tollerare o un valore da tutelare?

Tag: , , ,

  1. #1 scritto da Rinaldo Sorgenti il 16 marzo 2012 20:13

    Complimenti Andrea.

    Degno di entrare in una ristretta rosa di candidati per le prossime elezioni.

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth