Ancora la scuola. La spesa statale, le scuole parificate

La vicenda della Materna Romano Banco che, almeno provvisoriamente, per il prossimo anno speriamo tutti vada a sistemarsi, ha suscitato un confronto ed un dibattito soprattutto su questo blog ma anche giudizi e pregiudizi su altri siti. Siamo tutti un po’ più informati e alcuni concetti cominciano ad entrare nelle teste dei Cittadini.

Vediamo se è possibile uscire dal contingente e cercare di capire come il sistema su base nazionale si compone e si sta  evolvendo o bloccando. Ce ne dà l’occasione uno studio dell’Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), struttura associativa di parte, che però riprende e fa uso dei dati di provenienza dal Ministero dell’Istruzione (MIUR), quindi confrontabili e soggetti a riscontro.(VEDI).

Lo studio è molto interessante, sia pur limitato ad una analisi che prende in considerazione 5  anni e si ferma al 2009. Già il fatto che ad oggi non sia ancora disponibile il bilancio 2010, ci da un segnale di quanti spazi di miglioramento abbia davanti la nostra elefantiaca struttura pubblica.

Scopo dello studio Agesc è porre in evidenza l’utilità e i ritorni che possono aversi per i conti pubblici e si propone un investimento dello Stato che in tre anni porti al raddoppio dei fondi stanziati alla scuola parificata. La richiesta è logica e direi addirittura fin troppo ragionevole rispetto alle esigenze e funzioni del Governo tecnico che si propone soprattutto un recupero di efficienza e competitività, ma non è su ciò che vogliamo soffermarci.

Altri sono i dati pubblici che è il caso di conoscere, di far conoscere ai Cittadini. Cominciamo con un dato quantitativo: la scuola a gestione statale copre l’88% del sistema di istruzione dalle materne fino alla maturità. Per converso il 12% viene gestito dalle scuole parificate, a gestione non statale.  Nove milioni gli studenti (da materne a maturità), 1.070mila gli studenti alle paritarie.

Sapete quanto costa questo sistema a noi Cittadini contribuenti?  54,6miliardi nel 2010/11, con un calo di 700milioni le scuole statali.  6.913 euro per ogni studente statale del 2009. il costo è complessivo e comprende la struttura del costo centrale e provinciale. La burocrazia, il caro posto fisso della burocrazia è davvero caro.

Mancano poi (a me sembra, ma lo studio non lo dice) i costi a livello locale assunti da regioni e comuni, che sono trasferiti alla loro competenza e il Ministero forse neppure conosce: una marea di rivoletti, contributi, aiuti, ecc. per scuole statali o parificate (queste ultime probabilmente meno favorite).  

Stando ai dati del Ministero dell’Istruzione, sempre nel 2010/11 i costi del sistema di scuole paritarie è pari a 522milioni di euro. Cioè 492mila euro cadauno; uno per l’altro dalle materne alla maturità. Non dice il dossier se i costi del ministero comprendano anche i costi assunti dalle singole unità locali periferiche o meno.

Volendo andare a verificare come questi costi si sviluppano per le diverse categorie scolastiche, il dossier dell’Agesc illustra le tabelle. Da queste tabelle si vede anche come a livello regionale i costi sono declinati, ma qui il calcolo è fatto per abitante (media di 582 euro per abitante, da quasi 800 della Calabria ai 480 della Lombardia), per abitante, non per studente! Il cambio del riferimento temo sia una foglia di fico: i costi delle scuole statali fra le regioni dovrebbero essere identici. Sarebbe interessare conoscerli e non quelli riferiti al 2006….

I costi delle unità periferiche dovremmo in qualche modo considerarli pari (le unità locali dovrebbero nel complesso dare il medesimo trattamento alle scuole statali e alle scuole parificate). Almeno sarebbe ragionevole aspettarselo, ma come ben sappiamo a Buccinasco così non è, a scapito delle scuole parificate.

Dai dati che si sviluppano negli ultimi cinque anni emerge inoltre la crescita percentuale dei disabili nelle scuole parificate: +7% l’anno, contro il 4,5% delle scuole pubbliche. Un dato importante su cui riflettere è inoltre che in 5 anni gli alunni stranieri sono aumentati del 49% (che non è stratosferico: dipende dai numeri di partenza per dare un significato più preciso al fenomeno).

Commenti? Non sono necessari, tanto sono evidenti i numeri. L’esigenza di sburocratizzare la scuola pubblica, di renderla meno rigida e più competitiva, di incoraggiare lo sviluppo della scuola parificata (che non è necessariamente di matrice religiosa: non siamo in un paese arabo dove l’istruzione si fa solo nelle moschee…). I numeri sono lì a dirci quali sarebbero le cose che si devono fare.

Una richiesta cortese a difensori (legittimi) dell’assetto statale attuale: si parta da questi numeri quando si fanno analisi se si vuole che abbiano un minimo di effettiva utilità per il Paese.

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