Buccinasco: la scuola statale pubblica. Un tema per il cambiamento

Sono notizie che riguardano il mondo della scuola (in questo caso), che non superano la barriera dei media perché ottengano l’attenzione che meritano. Città Ideale ha più volte lamentato la struttura verticistica della scuola statale pubblica; la dipendenza dal Ministero del corpo docente, una graduatoria nazionale con punteggi che

determinano automaticamente la graduatoria.

Punteggi indipendenti dalla professionalità, senza che il dirigente scolastico possa far nulla, ecc. Città Ideale aspira ad una scuola statale efficiente, che funzioni, ove il merito sia riconosciuto, i premi sul risultato non automatici,  ecc. Per non parlare ogni anno delle graduatorie, dei docenti sballottati da qui a là che si trascinano per mesi. 

Città Ideale è tanto convinta di questo cambiamento, che propone al Gruppo dei Moderati di chiedere la sperimentazione di una gestione autonoma per un periodo di cinque anni.

Ecco la notizia buona: il Governo tecnico che vede all’istruzione il Ministro Profumo sostenere un progetto di legge (pdl, che non significa ovviamente la sigla di un partito) della regione Lombardia che si propone di modificare il criterio di reclutamento del personale nelle scuole pubbliche affidandolo ai capi di istituto, secondo criteri di concorso che saranno definiti da legge della regione.

La questione solleva un serie di problematiche che riguardano l’attuazione del titolo V della Costituzione (il federalismo, approvato con due terzi dei parlamentari nel 2001 e non ancora attuato);  vi sono questioni che riguardano leggi dello Stato, ecc. La notizia di questo pdl si trova su un periodico on line il Sussidiario, a firma Annamaria Poggi (VEDI).

Molto interessanti le note che illustrano il progetto di legge regionale, che fanno comprendere la logica e l’urgenza del decentramento a livello scolastico del reclutamento. Vale la pena riprenderle:

Occorre superare questo modello di scuola: oggi il reclutamento dei docenti, la loro assegnazione alle scuole, i percorsi di carriera, sono governati da meccanismi che mescolano precarietà e inamovibilità, senza un legame con le esigenze educative, con meriti e capacità.
Con questa proposta si consentirebbe alle scuole statali di reclutare il personale docente con un concorso di istituto che realizza l’incrocio diretto fra domanda e offerta: si tratterebbe quindi di una forma di valorizzazione dell’autonomia scolastica legata al progetto didattico di ciascun istituto. I criteri del bando di concorso per il reclutamento sono stabiliti dalla Giunta regionale previa intesa con il Governo.
L’accordo con il Governo punterà da un lato a valorizzare gli elementi fondamentali per garantire i livelli minimi di prestazione di un’offerta unitaria a livello nazionale e dall’altro a favorire un dinamismo che porti a una diversificazione di progetti didattici coerenti con i fabbisogni richiesti dai percorsi di istruzione successivi e dalle richieste del mercato del lavoro, anche locale”.

 Qualcosa comincia a muoversi nel mondo della scuola. Penso che siano in molti a vedere in questo passaggio una delle chiavi di volta che consentono il rinnovamento della scuola, la liberazione  da lacci e laccioli che la rendono costosa e incartapecorita.  Finalmente sembra che qualcosa si muova.

Sia chiaro a chi fosse interessato che non credo mutino le condizioni economiche e normative, ma solo il rapporto di lavoro: il docente dipende dal capo di istituto che lo recluta (diciamo pure lo seleziona, come qualsiasi altro rapporto di lavoro) in base al progetto scolastico e alle qualità. Il docente è dipendente della scuola; o meglio dipende dal ministero ma sarà reclutato e gestito dal capo d’istituto che dovrà rispondere dei risultati della scuola.

Per finire vogliamo parlare delle prime reazioni?  Quasi tutte le forze sindacali… e i politici di Sinistra, nettamente contrari. Accuse di incostituzionalità, ecc. Come succede troppo spesso costoro sono lì a bloccare il paese, il suo rinnovamento. In questo caso per conservare un potere di rappresentanza più automatico (quello di oggi) con un contratto unico nazionale e il rapporto di lavoro diretto con il Ministero. Non sarà minore il diritto del dipendente, ma frastagliato in migliaia di scuole; più laborioso.

Aspettiamoci le campagne contro la liberalizzazione della scuola pubblica. Speriamo che il Ministero abbia sufficiente tempo e forza per procedere: adottando questa strada si va verso i rafforzamento e la maggiore efficienza della scuola pubblica statale. Curioso che non trovi il gradimento di chi vorrebbe tutto in mano allo Stato, mentre viene sollecitata e auspicata dalle forze politiche sensibili allo sviluppo delle scuole pubbliche parificate.

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  1. #1 scritto da saccavini il 5 marzo 2012 09:31

    Riflessione del mattino:
    non sarà facile ma la gestione delle finanze scolastiche sarebbe opportuno fosse delegata alle amministrazioni territoriali (almeno a quelle che hanno i conti in ordine e possono dare garanzie di sana gestione).

    Sicuramente ne avrebbe beneficio il bilancio dello Stato, quello delle singole scuole per maggiore attenzione, tempestività ed efficienza, quello delle famiglie e degli alunni.

    Si noti che così il pari trattamento fra scuole pubbliche statali e parificate, verrebbe naturale. Più nessuno avrebbe nulla da eccepire.
    (cose semplici, difficili a farsi).

    RE Q
  2. #2 scritto da Riccardo il 5 marzo 2012 10:41

    Proprio cose semplici, ma molto difficili a farsi!

    Delegando la gestione delle finanze scolastiche alle amministrazioni territoriali, si rischierebbe di agevolare gli “inciuci” locali dirigendo risorse destinate all’istruzione nelle tasche di qualche furbetto del quartiere locale (basti vedere quante ammininistrazioni comunali commissariate ci sono in Italia e non solo in sud Italia).

    Forse, almeno in una fase di transizione, sarebbe auspicabile un sistema misto, con la centralità del Ministero ma con la creazione di un vero management pubblico (ben retribuito!) selezionato sulla base delle competenze, esperienze vere nel settore, e non in base allo “spessore” della raccomandazione.

    A questo management si dovrebbe dare molto più potere (anche sulle decisioni di spesa) e si dovrebbero misurare i risultati sulla base dei risultati raggiunti (nr. iscrizioni, livello qualitativo dell’insegnamento, etc.) pur tenendo in debita considerazione la funzione sociale-pubblica che la scuola assolve (e quindi non si può ragionare solo in base a paramentri quantitativi).

    Insomma si dovrebbe far funzionare la scuola come un’azienda privata, con bilanci chiari e accessibili a tutti e con una visibilità sul territorio maggiore di quella attuale. Andiamo a “copiare ” alcune gestioni delle scuole inglesi e soprattutto tedesche (“gestioni”, non “programmi scolastici”) e forse faremo qualche passo avanti per avere un servizio pubblico migliore!

    RE Q
  3. #3 scritto da saccavini il 5 marzo 2012 11:13

    La ipotesi di lavoro su cui si ragiona è un po’ diversa, Riccardo: il responsabile di istituto è un manager autonomo.
    Certamente nei primi anni è da attendersi un turn over più alto perché ci sarà chi si dimostra inadatto; ma velocemente, in pochi anni, tutto dovrebbe essere in ordine.
    Il Governo tecnico intende svecchiare ma anche dimagrire le strutture intermedie e centrali, delegando con criterio.

    Il concetto che la autonomia amministrativa l’ente locale se la deve meritare tenedo i conti e le spese in ordine, ormai è cosa assodata.

    Basta con l’autonomia a pioggia.
    Soldi a tutti: a virtuosi e spreconi (con l’effetto che questi ultimi la fanno da “furbi” e i virtuosi sono coloro che non sanno approfittarne: in qualche città che conosco direbbero: tu ssi scemo).
    Chi non si dimostra in grado dovrebbe aspettare prima di avere la gestione diretta delle risorse (e pagare anche uno spread per il maggior costo che causa allo Stato); chi è meno in grado di gestire correttamente deve pagare anche un po’ di più.

    In fremente attesa, aspetto il momento nel quale, finalmente, la scuola statale possa essere messa in grado di funzionare come struttura moderna ed efficiente.

    Che a volerlo sia Città Ideale, nel silenzio (imbarazzato?) dei progressisti, che ragionano su schemi conflittuali del tipo: scuola statale versus scuola non statale vista come nemico da distrugger. Che amino e difendano lo status quo, forse consente di capire quale è la natura, la compsizione del loro elettorato attivo.

    Sono “progressisti” questi?

    RE Q
  4. #4 scritto da Maddalena Ferraioli il 5 marzo 2012 21:57

    Io non credo che sia un problema dettato dai “progressiti” ma piuttosto dalla incapacità della politica “tutta” di trovare soluzioni ai problemi.
    Negli anni 90 il Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer dovette dimettersi per aver proposto un sistema di progressione di carriera dei docenti con criteri meritocratici.
    La categoria si mobilitò scioperando.
    Il bisogno di cambiare le regole del reclutamento del personale educativo è vissuto da tutti, in primis dagli insegnanti.

    E’ necessario individuare nuove regole trasparenti e condivise che non lascino margini di “inciuci”.

    Purtroppo siamo arrivati ad un livello di sfiducia in chi ci amministra che qualsiasi cambiamento spaventa.

    Sarà anche questa colpa dei progressisti?

    RE Q
  5. #5 scritto da saccavini il 5 marzo 2012 23:08

    Non si tratta di assegnare colpe, che francamente ci interessano poco.
    Vero che la politica tutta è contraria nel ridurre il numero dei dipendenti pubblici del minisero perché questa è una massa di manovra che rappresenta consenso.
    Trasferire ad un livello inferiore, addirittura per singola scuola, la capacità di assumere e gestire, comporta perdere centinaia di migliaia di occupati cui ogni anno il politico di turno si da da fare per fare la circolare che “risolve”, fa un favore ad alcuni, ecc.
    Da qui la contrarietà “politica” (che riguarda tutta la politica).
    Adesso c’è una proposta di legge Regionale in Lombardia, che è quella dell’articolo.

    I sindacati aprono una vertenza di incostituzionalità; idem fa qualche esponente di area progressista.
    Non vi sono prese di posizioni ufficiali (credo perché l’argomento è delicato e si preferisce il basso profilo).

    La mia riflessione (qui e anche altrove) è che chi frena le ipotesi di cambiamento ed ammodernamento (che consentono di ricavare risorse notevoli per far funzionare meglio la scuola) non sono i conservatori, ma l’area che più dovrebbe essere interessata a modificare un sistema che ha fatto il suo tempo.

    Un rammarico serio, perché senza la condivisione di chi rappresenta coloro che lavorano nella scuola, si tratta di un processo che sarà lento e in salita.
    La responsabilità che si prendono in questo frangente coloro che rappresentano il mondo del lavoro è molto grande.

    RE Q
  6. #6 scritto da saccavini il 6 marzo 2012 13:10

    Ancora, Maddalena:
    la struttura dello Stato così come oggi ci troviamo a gestire deve essere cambiata (la scuola è uno dei “pilastri”, non il solo).
    Di questa condizione gli economisti, i politici, le università discutono ed elaborano: in genere rispondendo alle richieste di ammodernamento che vengono dalle istituzioni internazionali (non solo l’Europa), anche contestandole, personalizzandole per la situazione dle paese.

    L’area che possiamo definire progressista è presente in qualcune di queste elaborazioni di questi pensatoi.
    Spesso succede che escano dal seminato, che mettano in discussione i “pilastri”.
    Chi poi fa politica (partiti e sindacati) non ha ancora elaborato un progetto della società di domani e di fronte alle novità di proposte che arrivano, per quanto conosco, non prendono posizione, adottano il basso profilo e vanno oltre (vanno indietro).
    Ritengo questa situazione dannosa per il paese, che è rimasto fermo per troppo tempo.
    La mia non è una condanna senza riserve, ma la denuncia dell’arretratezza di un gruppo sociale importante (cui io non appartengo), che vorrei più rispondente alle concrete esigenze dell’oggi.

    Non si tratta quindi di temi nuovi proposti oggi a livello regionale.
    La maturazione delle analisi e dei problemi poi arriva a concretizzarsi in proposte di attuazione… che non viene dai progressisti, i quali semplicemente si oppongono.
    Il paese chiede a tutti di più… (anche ai progressisti)

    RE Q
  7. #7 scritto da Maddalena Ferraioli il 6 marzo 2012 21:15

    Anche io sono per i cambiamenti ma ti ricordo che nagli ultimi 15 anni i progressisti sono quasi sempre stati la minoranza che non decide niente e che gli ultimi ministri dell’Istruzione (il termine “Pubblica” è stato abolito),Moratti e Germini,hanno fatto riforme operando solo tagli di spesa senza modificare apparati e norme che imbrigliano e mortificano la scuola.

    In ogni caso alle famiglie e ai docenti non interessa più il solito rimbalzo di responsabilità dei politici tra progressisti e conservatori.

    Abbiamo tutti voglia di voltare pagina e di persone serie e coraggiose che sappiano fare scelte che vadano nella direzione della valorizzazione dell’insegnamento e della formazione delle future generazioni.

    RE Q
  8. #8 scritto da saccavini il 6 marzo 2012 23:24

    Un appello manifesto da condividere, verso il mondo della politica.
    Di tutta la politica, Maddalena.

    Guarda però che un peso notevole nel non poter procedere nel senso indicato in termini di freno al cambiamento, lo hanno le aree progressiste: perché non propongono, non innovano, non guardano avanti e restano sulla difensiva.

    Non c’è molto di strano sulle le scelte del governo precedente: sono proprie di un governo di parte che non ci pensa neanche a portare avanti cambiamenti che generano perdite elettorali, riduzione di consenso.

    Una riflessione che moderati e destra al riguardo dovranno fare, che tutti dovranno fare, perché come qulche politico ripete da tempo si rende necessaria una grande coalizione, dopo le prossime elezioni.
    Anche qui Berlusconi, che uomo politico è fino al midollo, ha ben presente la situazione ed ha già suggerito un possibile governo fatto dei grandi partiti.
    Per sposarsi il si deve essere di entrambi; non la vedo semplice.

    A meno che i partiti preferiscano stare a guardare e fare fare a Monti la traversata del deserto.

    Se andiamo al concreto, al tema di questo articolo, come amministratori locali si potrebbe proporre una sperimentazione che anticipi la riforma.
    Facciamo in modo di eleggere una squadra che su questo si impegni.
    La politica è l’arte del possibile: agiamo nel concreto per ciò che è nelle nostre possibilità.

    RE Q

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