Buccinasco e massimalismo: come fare per uscirne bene?

Leggo il sito di Franco Gatti e resto sorpreso. Capita piuttosto spesso perché i contenuti sono anche interessanti e le notizie, pur con una angolazione prevedibile, sono scelte con attenzione. Perché sorpreso? Perché vi sono presupposti che vengono portati avanti restando assolutamente chiusi al ragionare.

Non è frequente che una persona,  per alcuni versi  attenta a ciò che gli sta in giro nel mondo come dal suo blog si può vedere, poi abbia contenuti sui quali si chiude a riccio ed ordina al proprio procedere mentale di non considerare il punto di vista dell’altro, di non rifletterci; di non  farlo proprio magari per capire dove è debole, ecc.

Dico questo a ragion veduta: Gatti ha più volte interloquito con Città Ideale ponendo questioni diverse sulla scuola statale e sulla scuola pubblica, ecc. ottenendo sempre risposte.  Giuste o sbagliate, sono approfondibili e si può continuare a discuterne.  Utile per ciascuno che legge, ciascuno che partecipa.

Recentemente vi è stata da parte di Gatti una chiusura motivata dalle posizioni assunte da Città Ideale.  Qui siamo già ad un atteggiamento che ha carattere preconcettuale. Se prendi queste posizioni io non mi confronto più con te, non scrivo più. Non è elegante ma i valori di ciascuno sono i suoi: c’è chi è disponibile all’ascolto e al confronto e chi meno.

La recente presa di posizione di Gatti è di carattere ancora più duro. Accantonata del tutto ogni ipotesi di erogare istruzione che non sia fatta direttamente dallo Stato, qualsiasi diverso modo di vedere è irricevibile: mentalmente irricevibile. Ed ecco che sul suo sito, elencate le leggi, escono i principi che Gatti ritiene esclusivi e non modificabili:

1) occorre istituire scuole statali, senza obbligare le famiglie ad accontentarsi di scuole private 2) le eventuali scuole private devono funzionare senza oneri per lo Stato (Regione, Provincia, Comune, …). 3) il trattamento scolastico deve essere equipollente (niente privilegi).

Cosa c’è che non viene considerato: 1) che le scuole “private” se sono parificate sono scuole pubbliche a tutti gli effetti e con i medesimi obblighi; 2) lo Stato non deve subire oneri nel senso che il costo del singolo non deve essere superiore a quanto a lui Stato costa la gestione diretta; 3) nessun privilegio alle scuole parificate: su questo si concorda, ma certo chi frequenta una scuola parificata non deve avere neppure un nocumento.

Quindi ci si domanda: essendo le risposte date già ripetutamente esposte e chiarite sono i più diversi profili, essendo Gatti persona cui è riconoscibile un buon senso almeno nella media dei nostri concittadini (personalmente gli riconosco volentieri un livello più elevato): perché vengono ripetuti principi e concetti che sono superati o contrari al vero e si esprimono in termini così astrattamente massimalistici?

Un invito a riflettere e ragionare: un invito rivolto a tutti e a considerare quanto può condurre fuori strada un pensiero dai presupposti ideologici, presi come certezza indiscutibile. Dobbiamo tutti, ed io mi ci metto per primo, essere disposti a capire il nostro prossimo, a ragionare con lui, a cercare insieme di venire a capo delle posizioni che in partenza sono diverse.

Non abbiamo mai ragione a prescindere (come diceva Totò); ciascuno di noi ha la propria cultura e le proprie convinzioni che vogliamo siano rispettate. Rispettiamo egualmente e confrontiamoci sempre con l’altro. Fa bene ad entrambi; fa bene a tutti. Si costruisce così la Città Ideale.

Tag: , , , ,

  1. #1 scritto da Franco Gatti il 2 marzo 2012 18:31

    Buongiorno Luigi
    Ti ringrazio per la citazione e per i complimenti, e preciso un punto: le norme che ho citato appartengono alla Costituzione della Repubblica Italiana.

    Non sono farina del mio sacco.

    Sono modificabili come tutti gli altri articoli della Costituzione, attraverso un procedimento di revisione costituzionale, che spetta ai parlamentari.
    Fino a che la Costituzione resterà valida, le norme approvate in sua violazione potranno essere considerate anticostituzionali, quindi illegittime, quindi perderanno valore.

    Non è massimalismo, ma rispetto del diritto sul quale poggia la nostra convivenza.
    Questi principi non possono essere piegati neppure per il bene di una scuola materna privata.

    Buona serata
    Franco Gatti

    RE Q
  2. #2 scritto da saccavini il 2 marzo 2012 21:34

    Gli articoli citati e la loro applicazione, l’interpretazione sono motivo di volumi, trattati, tesi, relazioni, ecc.

    Fra il senso letterale e il significato politico e sociale, l’evoluzione del tempo e della società, portano ad una intepretazione, così come la Bibbia, ma anche il diritto civile e penale, ecc.

    Ci si deve sempre confrontare ed è bene approfondire e cercare di capire il senso.

    Io non sono depositario di verità rivelate; sono convinto di ciò che sostengo, confortato anche dai numeri e da come gira il mondo, l’economia, l’istruzione nel nostro mondo diventato ormai piccolo.

    Le sue citazioni rischiano di assomigliare la recita di una sura del Corano o di un versetto del Talmud: fermarsi ad un significato che viene comodo rischia di essere superficiale.

    RE Q
  3. #3 scritto da Paolo Caimi il 2 marzo 2012 23:36

    “Statuto: finanziamo scuole e istruzione, ma con regole certe.

    Art. 17 – Istruzione 2. In applicazione del principio di sussidiarietà, indipendentemente dalla loro gestione, sia essa statale, comunale o autonoma, il Comune riconosce, favorisce e sostiene, senza discriminazioni di carattere culturale, religioso e linguistico, la pluralità delle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative, quale maggiore opportunità di crescita della comunità locale.

    Un altro articolo dalla stesura generale-generica e interpretazione complessa (un solo periodo di sei righe). Ove si leggono criteri quanto meno opinabili, con il rischio che poi ciascuno lo applichi interpretandolo come gli sembra giusto.

    Non è applicando il principio della sussidiarietà che il Comune “deve favorire senza discriminazioni ecc. la pluralità delle scuole…” lo deve fare e basta, per quanto gli compete.

    Riguardo al richiamato principio di sussidiarietà certamente non compete al Comune sostenere scuole “di ogni ordine e grado”, ma solo quelle che le leggi attribuiscono direttamente alla gestione del Comune.

    I sussidi che riguardano categorie di scuole che rimandano ad altri enti, devono ricevere da questi altri la relativa deliberazione; non si vorrà per caso intendere che sia il Comune a finanziare una scuola privata che riguarda un ordine la cui competenza è ad esempio della Provincia. Cosa si vuole ?

    il Comune è in ristrettezze e deve tagliare e magari si arriva all’assurdo che se Provincia o Ministero non finanziano, la Comunità ci mette i suoi soldi al loro posto ?
    Hanno letto bene quello che hanno scritto ?

    Si potrebbe certo considerare un supporto del Comune a Cittadini per il sostegno individuale, a certe condizioni, ad esempio borse di studio per i meritevoli o per classi di reddito al di sotto di un certo limite; che frequentino scuole private oppure pubbliche, senza distinzioni.

    Sembrerebbe doveroso che questo tipo di interventi o supporti lo statuto li debba regolamentare, oppure lo statuto li rimandi ad un regolamento specifico, stabilendo quale organismo lo debba applicare, approvare, modificare, a quali risorse attingere, ecc.”

    Il tema è davvero molto complesso e si presta a interpretazioni diverse nel tempo.
    Complesso perché riguarda un diritto primario, quello dell’istruzione, il rispetto, non formale, della Costituzione,la risposta ad esigenze reali delle famiglia, ultima la quadratura dei conti.

    Per completezza dell’informazione il testo tra virgolette sopra è apparso in questo blog a settembre del 2010.

    RE Q
  4. #4 scritto da saccavini il 3 marzo 2012 11:10

    Paolo Caimi è una bella testa (come si usa dire) e qui lo si vede.

    Parte da uno Statuto che è abortito (dopo essere stato approvato in commissione).
    La Statuto deve essere rifatto, ripensato totalmente e le analisi che seguono sono condivisibili (da rifare anche sul piano concettuale e dello scrivere: è evidente anche in questo caso che uno scrivere confuso serve per intepretazioni accomodanti).

    Le Regole: siamo in una fase davvero bizantina e Caimi ci mostra che le regole sono confuse, pasticciate, complesse, contradditorie.
    Anche nella scuola, anche in questo caso.

    Succede poi che si deve affrontare l’emerenza e nessuno sa bene dove trovare il bandolo della matassa.
    I Cittadini colpiti che devono cavarsela da soli o quasi, con l’aiuto disinteressato di persone di buona volontà.
    Un Paese in larga parte da rifare….

    Sono portato a vedere la soluzione in un alleggerimento delle strutture in un decentramento ed autonomia che non si appoggi più su una copertura dei buchi da parte dello Stato (come ad esempio sui 700milioni o forse di più dati a Catania); dove chi gestisce è responsabile e paga di suo.
    Dove la politica svolge funzioni di indirizzo e controllo.
    Dove non raccomanda nessuno, non ordina a nessuno, non fa uso dei soldi dello Stato.
    Grazie e buona giornata Paolo.

    RE Q
  5. #5 scritto da Paolo Caimi il 3 marzo 2012 11:44

    Ovviamente il tema non era lo statuto.

    RE Q
  6. #6 scritto da saccavini il 3 marzo 2012 15:55

    In effetti il tema che ho ritenuto principale (snellimento di uno Stato che occupa troppo, che non possiamo continure a finanziare) non mi ha consentito di entrare nel tema che sottende il discorso di Caimi.

    la stesura dello Statuto approvata dalla commissione all’unanimità (quindi anche della allora minoranza) ha fatto nascere critiche puntuali di Città Ideale, devo dire nel silenzio (spero non nel disinteresse) della politica locale.

    L’articolo cui si riferisce Caimi, che richiama la sussidiarietà è stato da Città Ideale criticato seriamente per una sua impostazione dal sapoere integralista e soprattutto mancante del presupposto che giustifica e rende opportuna la sussidiarietà: il principio della economicità a parità di risultato.

    Principio che vale sempre e che deve trovare conferma.

    Anche nella sussidiarietà che riguarda il sistema scolastico.

    Supportare e promuove la sussidiarietà è cosa importante, oggi direi indispensabile.
    Le strutture sussidiate devono erogare servizi in termini che sono economicamente e di efficianza migliori rispetto alla gestione diretta dello stato, aggiungo anche in condizioni non esclusive, non monopolistiche, dovendosi confrontare con il mercato.

    Se così non fosse siamo di fronte a spreco e cattiva gstione del danaro dei contribuenti.

    Se il riferimento è alla scuola materna di Romano Banco, la sussidiarietà è pregiata e meritevole.
    Non è un parere: lo dimostrano i numeri.

    RE Q
  7. #7 scritto da Paolo Caimi il 3 marzo 2012 19:08

    Ho detto il tema non era lo statuto. Erano le regole che venivano riportate nel’articolo, in tempi non sospetti, regole ancora oggi valide. Poi, come ho già scritto, l’obiettivo è trovare una soluzione, ma partendo da queste regole e con la comune consapevolezza della straordinarietà della situazione.

    Il volantino della cooperativa mette in risalto come certe iniziative finiscano solo per impedire la ricerca di una soluzione condivisa, senza l’idea che esitano diritti acquisiti. Tutto qui banale.

    Certo a proposito dello Statuto, ci sarebbe da chiedersi chi ha scritto l’articolo criticato e se pensava a qualcosa di preciso nello scriverlo. Meditate gente,meditate.

    RE Q
  8. #8 scritto da saccavini il 3 marzo 2012 20:55

    Credo che, senz’altro involontariamente, Paolo Caimi stia commettendo un errore.
    L’articolo cui si riferisce Caimi ha per tema lo Statuto: la stesura delle regole che lo determinano, che guidano la amministrazione.
    Ecco l’articolo del 15 settembre 2010, intitolato: Finanziamo scuole e istruzione ma con regole certe.

    http://buccinasco.cittaideale.cerca.com/589/statuto-finanziamo-scuole-e-istruzione-ma-con-regole-certe/

    Articolo che posso tranquillamente confermare per intero: sui principi ciò che è compito sia da finanziare dallo Stato è dallo Stato che si deve pretendere: è allo Stato che l’amministrazione deve rivolgersi e non impegnare risorse proprie.
    Stiamo parlando dello Statuto e lo Statuto non può contenere concetti che sono inappropriati.

    Certo, allora non ero a conoscenza che il Comune spendesse per le scuole statali 1350 euro ad alunno.

    Non so chi allora avesse già fatto questo conto. Se era stato fatto è stato tenuto ben nascosto dai politici pro tempore.
    Tanto che neppure il commissario ne era a conoscenza se ha deliberato un contributo ad alunno di 500 euro (ben 850 euro in meno!).

    Con questa precisazione l’articolo del Settembre 2010 meriti di ssere meditato dai politici che si presentano agli elettori.

    Devo dire che è poco conseguente l’addebitare a Città Ideale il contenuto della pubblicazione di un comunicato della cooperativa.
    Della cooperativa si deve far conoscere le ragioni (che oltretutto credo siano nel merito da condividere).
    L’alternativa è pubblicare solo ciò che piace.
    Nel caso sarebbe come nascondere il problema.

    Qui tutti hanno diritto di pubblicazione (e per questo tutti scrivono sapendo di essere rispettati, che il confronto è sereno, di merito e non mette in dubbio l’onestà intellettuale).

    Per finire non credo che se si modifica il contesto si possa estrapolare una frase dandole un sapore diverso.
    Onestà intellettuale vuole che si cerchi di capire e se del caso chiarire, che se ne tenga conto.

    RE Q
  9. #9 scritto da Paolo Caimi il 4 marzo 2012 00:29

    Onestà intellettuale, appunto.

    RE Q
  10. #10 scritto da Andrea D. il 5 marzo 2012 22:34

    Sig. Gatti, la nostra Costituzione è frutto della sintesi, o per meglio dire di compromessi, tra visioni molto diverse tra loro quando non antitetiche.
    Se l’articolo 33 della costituzione recita “…senza oneri per lo Stato” anziché “essendo esclusa ogni forma di contribuzione, sovvenzione o sussidio sia diretto che indiretto” qualcosa dovrebbe significare.
    Inoltre, nell’interpretazione di un articolo della Costituzione si dovrebbe tener conto del disposto degli altri articoli come, ad esempio,

    Art. 30.

    È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

    oppure

    Art. 31.

    La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose

    Sarà forse anche per questo che la pratica di contribuire al sostegno delle scuole pubbliche paritarie, in particolar modo nella Scuola dell’Infanzia, è così diffusa sul territorio nazionale indipendentemente dal colore delle varie amministrazioni (ho già citato l’esempio del Comune di Reggio Emilia).

    RE Q
  11. #11 scritto da Andrea D. il 6 marzo 2012 09:15

    Paolo non esistono diritti acquisiti.

    Nell’ambito dei sussidi alla Scuola dell’Infanzia il Comune è libero di intervenire o meno con discrezionalità, secondo la propria sensibilità e anche, ovviamente, la disponibilità di risorse.

    Ma credo che quest’ultimo punto sia il meno incisivo: non mancano le risorse in sé, o almeno non è così grave la situazione del nostro bilancio, in particolare dopo gli interventi correttivi messi in atto dal Commissario, ma, giustamente, possono cambiare le priorità nell’assegnazione dei pochi fondi disponibili, perché finanziando un intervento si sottrarranno necessariamente le risorse per finanziare progetti alternativi.

    Questo è un discorso politicamente accettabile e, se presentato correttamente, più trasparente.

    Stabilire l’ordine delle priorità nell’assegnazione delle risorse è una delle principali differenziazioni tra le varie forze in campo.

    Se poi un particolare intervento oltre ad avere un elevato grado di priorità, che ripeto può variare in base alle varie sensibilità, mostra anche di avere un notevole rapporto spesa/resa riuscendo a colmare un’importante bisogno per la comunità a costi relativamente contenuti (rispetto a scelte alternative) credo che la questione andrebbe esaminata con la massima attenzione, perché sarebbe un’ottima dimostrazione di impiego efficace ed efficiente dei soldi pubblici.Ma questa è solo la mia opinione.

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth