Buccinasco e Sinti: Città Ideale o ordinaria disorganizzazione?

Città Ideale riceve una lettera inviata da ApertaMente (l’associazione che più si occupa delle problematiche del campo Terradeo) ove trovano sistemazione le famiglie italiane (opportuno ricordarlo) nostri concittadini che risiedono nel territorio della nostra Buccinasco. Si può leggere in allegato e vedere le questioni che riguardano le famiglie che lì risiedono (VEDI).

Questioni che si ripetono con situazioni precarie o improprie. Che solo a sentirle sembra di  vedere un film neorealista con la povera ma felice disorganizzazione del dopoguerra. Quanto allego è del Settembre scorso: VEDI. Ma dove mai viviamo, come è possibile?

La riflessione che viene dalla lettura è di scoramento, fastidio. Demoralizza e fa scuotere la testa. Questa non è la Città Ideale per i nostri concittadini Sinti, ma neppure per tutta la Comunità. Ci sono nella lettera di ApertaMente parecchie cose che non funzionano: a cominciare dalla lettera e dal suo contenuto, dal destinatario che non può essere il Sindaco o il Commissario. C’è parecchio che non funziona nella questione; proviamo a fare qualche esempio delle domande che vengono.

Non esiste a Buccinasco un Ufficio deputato a seguire le condizioni di emergenza familiare o delle difficoltà di case e residenze? Un Ufficio che abbia l’incarico di rispondere alle chiamate di bisogno e di effettuare le verifiche del caso? Un Ufficio che sia in grado di rivolgersi agli enti eventualmente coinvolgibili: le strutture sanitarie, le attività che possono intervenire per effettuare le riparazioni e sistemazioni del caso (sia chiaro a pagamento dell’interessato salvo i casi di estremo bisogno)? Ecc.

Una attività di monitoraggio delle situazioni a potenziale precarietà, di fasce deboli o a rischio (come si usa dire oggi),  deve essere prevista, deve essere tempestiva ed efficiente. Non si richiedono capitali ma solo una buona struttura organizzativa  ed una funzione di controllo cui ApertaMente può rivolgersi in caso di necessità.

Non si può lasciare al caso queste aree di precarietà (che non sono solo i Sinti, sia chiaro), di cui la Comunità viene a sapere l’esigenza perché una associazione di volontari la denuncia. I Cittadini e la Comunità devono essere certi che queste strutture proprie di un paese civile ci sono e funzionano.

Che senso ha che si debba scrivere al Commissario (o domani in sua vece, al Sindaco) perché si intervenga; perché da questa denuncia venga a conoscenza di situazioni di precarietà così estreme? Che non vi sia  l’Ufficio con un minimo di preparazione e competenza nella scelta delle case mobili e si combinino pasticci come quelli descritti.

Non riesco a dare una responsabilità al Commissario, il quale la struttura del Comune la ha trovata così e che si aspetta che a queste problematiche vi sia chi è responsabile, che veda e provveda come avviene in un qualsiasi paese civile. La questione denunciata infatti ha tratti di inciviltà, non da indifferenza del Commissario, ma da disorganizzazione della struttura.

Questa è conseguenza di una disorganizzazione, di un baco organizzativo, di funzioni che non esistono o sono prive di chiare procedure e mansionari; che non sono soggette a controllo. Viene da denunciare una carenza che riguarda le passate amministrazioni. Non perchè indifferenti, anzi magari dediti a reagire con passione quando succedono ma abituati a rincorrere le emergenze, invece di prevederle.

Se appena si indirizza lì l’origine della manchevolezza arriva la denuncia di antipolitica, mentre ciò che si intende mettere a fuoco è la carenza organizzativa e normativa, la inadeguatezza delle persone che sono state in passato chiamate ad amministrare.

Si leggono propose e programmi che di tutto parlano tranne della esigenza di realizzare una casa Comune che funzioni bene: che spenda bene, che risparmi, che faccia funzionare una amministrazione efficiente nella quale ci si senta a casa propria, appunto. Una amministrazione che non debba rincorrere a tamponare le situazioni di precarietà, perché queste vengono risolte alla radice. Queste cose non si debbono più vedere, leggere, sentirle.  Una Città Ideale che con i Cittadini dobbiamo finalmente costruire.

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  1. #1 scritto da Rinaldo Sorgenti il 21 febbraio 2012 19:48

    Ho letto ora questo articolo e la descrizione che viene fatta della situazione è davvero sconcertante.

    Sorprende (forse) che non ci siato ancora alcun commento in merito, ma è ben evidente che non è con il “buonismo o la demagogia” che si risolvono queste cose. I fatti lo dimostrano.

    Non è concepibile che una realtà di questo tipo possa trascinarsi per DECENNI per trovarsi poi ancora in questa condizione. Credo anche che se queste persone vogliono considerarsi davvero concittadini e vogliono integrarsi nella comunità non possano evitare di emulare coloro i quali sono immigrati a Buccinasco da tutte le parti d’Italia (e non solo) ed hanno trovato una sistemazione adeguata ed accettabile, in linea con le regole di questo territorio.

    Se invece le aspirazioni o vocazioni sono diverse, ebbene, coerenza vorrebbe che le stesse fossero messe in atto come enunciate, altrimenti l’impressione è solo quella dell’opportunismo che inevitabilmente provoca poi diffidenza e reazione.

    RE Q
  2. #2 scritto da saccavini il 7 marzo 2012 17:12

    Un aggiornamento che credo possa far piacere: il comune ha deliberato opere di sistemazione al campo Sinti con delibera del 2 marzo scorso:

    http://www.comune.buccinasco.mi.it/openweb/web/pratiche/dett_registri.php?id=5337

    Non sappiamo se sia tutto ma qualcosa si è mosso.

    RE Q

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