Con il governo Monti il tema delle liberalizzazioni assume una visibilità importante e sta generando una sorta di domino. Perché i tassisti e non i commercialisti? I trasportatori ? i distributori di carburante e di energia? Ecc. Di tutto si parla ma restano dei tabù, argomenti che non si affrontano, di cui non esce una riflessione. Si ha quasi la sensazione di qualcosa non toccabile.
Uno di questi argomenti è la scuola. Cosa vuol dire liberalizzare la scuola in Italia oggi? Argomento che non ha cultori, soprattutto nell’area progressista. Non se ne parla e nel contempo si ha timore che liberalizzare significhi dar vita ad una scuola che abbia contenuti classisti. Anzi si cerca di diffondere questo timore: anziché entrare nel merito per individuare i contrappesi, le contromisure, si preferisce non affrontare il problema.
Sono progressisti che non elaborano. Stanno fermi ed anzi rappresentano un macigno che blocca il paese. Vogliono restare come sono, sostanzialmente conservatori. Proviamo noi a parlare della scuola e delle premesse necessarie perché si possa mettere in atto una liberalizzazione. Le questioni da affrontare sono complesse, riguardano diversi ambiti e si richiedono competenze specialistiche. Gli scenari però sono quelli che provo a descrivere.
Perché la scuola statale sia messa in condizione di agire con modalità più reattive al mutare delle situazioni, perché sia messa in grado di esprimere e valorizzare le potenzialità e competenze che possiede, sono necessarie inevitabili destrutturazioni.
Ogni scuola deve essere resa autonoma nella sua gestione: il preside diventare un direttore generale che ha il suo budget, sceglie e gestisce i suoi dipendenti, elabora il suo progetto educativo e formativo. È lui che assume e seleziona. Il personale non è più dipendente dello Stato ma della scuola.
Non solo così si genera efficienza; tutti gli operatori vivono meglio e con maggiore senso di appartenenza la vita della scuola. Lo stato mantiene funzioni di indirizzo e controllo (aumentandole adeguatamente). Se si genera questa liberalizzazione sicuramente si liberano risorse importanti da destinare all’istruzione ed al suo sviluppo.
Perché di questa riforma pubblica, che non muta la struttura statale dell’istruzione, non si avverte l’urgenza, non viene proposta dalla politica, dai progressisti in particolare, che della scuola statale sono i vessilliferi? Perché sono fermi e apparentemente acquiescenti rispetto all’attuale struttura mastodontica e burocratica?
La risposta che viene alla mente è la politica: i partiti. Per i quali la scuola è un pezzo di potere importante, con tutte le persone che occupa. Tengono ben ferma la possibilità di assumere, pilotare i trasferimenti, ecc. di centinaia di migliaia di dipendenti. Inventandosi ogni anno regole e pasticci per infilarci il loro tornaconto in termini di consenso.
Questa è l’impressione del sistema istruzione visto da fuori. Sul piano politico al riguardo non si leggono (almeno per quanto ne conosco) discussioni e dibattiti politici che affrontino la questione; a livello nazionale o locale. Ciò poi consente quindi di farsi paladini, difensori di una scuola pubblica che assomiglia sempre di più ad un disastrato immobile che sta mostrando crepe… L’unica lotta politica (si fa per dire) è contrastare la scuola parificata.
Adesso però delle liberalizzazioni si torna a parlare e puta caso l’argomento istruzione è rigorosamente taciuto nella stampa. Ad informarci ci pensa la scuola cattolica, che è la parte di gran lunga prevalente del sistema di scuole parificate. Lo fa con due articoli interessanti attraverso l’ente che le rappresenta (VEDI), lo fa Comunione e Liberazione nel suo periodico TEMPI (VEDI).
Eppure a Buccinasco abbiamo in essere una questione (l’asilo parrocchiale) che al riguardo dovrebbe far assumere posizioni politiche conseguenti. Qualche segno di un superamento del contrasto che si può sintetizzare nello slogan: “no soldi del comune alle scuole private”, si comincia ad avvertire. Dai principi si sta passando al concreto, bene.
Credo sia giunto il momento che la politica locale si muova con decisione chiedendo allo stato, nelle sue diverse articolazioni, di far fronte ai suoi obblighi di legge, dotando il sistema (statale o parificato che sia) delle medesime risorse. La politica nazionale è ora che si svegli e abbia il coraggio di vedere la questione con la sensibilità che ancora oggi al riguardo vede impegnato l’ex ministro Berlinguer, lasciato solo. La politica locale si muova per il cambiamento, con iniziative che risolvano finalmente la questione di casa nostra (se vuol fare davvero politica).
#1 scritto da Pierluca il 31 gennaio 2012 11:29
Ben detto.
Chiarissima la situazione e chiarissimo il giudizio.
I veri tabù, le questioni intoccabili (perchè si tocca il potere e chi lo detiene) sono ben altri rispetto a quelli che normalmente la cultura dominante ci indica additando la chiesa e il cristianesimo in generale.
Anzi così facendo si sposta l’attenzione per non sollevare il problema.
Grazie Luigi per questo articolo che toglie il velo e solleva la questione.
Sono stato recentemente in Spagna, dove per circa un decennio ha governato la sinistra, e ho scoperto che le scuole sono tutte libere.
Anche quelle che non sono direttamente gestite dallo stato.
Infatti gli insegnanti sono pagati con contributi che arrivano da fondi che lo stato destina appositamnete e le rette (di quelle non statali e che servono a pagare gli affitti degli edifici e le spese amministrative) sono veramente alla portata di tutti.
Il risultato è la libertà di scelta da parte delle famiglie ma anche un sensibile risparmio da parte dello stato (quindi per tutti).
In Inghilterra è praticamente uguale: chiunque può fare una scuola. Le spese per gli insegnanti sono coperte dallo stato: le scuole devono accettare i programmi ed essere periodicamente valutate e controllate.
In Francia le scuole non statali sono moltissime. Ma anche qui la maggior parte delle spese sono coperte dallo stato.
Viene riconosciuto che è un servizio pubblico e quindi lo stato si fa carico di sostenere chi si impegna in queste opere.
In Italia siamo lontani anni luce da questo approccio: e la colpa è proprio il pregiudizio ideologico che viene continuamente alimentato da alcune parti politice e sociali.
Grazie per i tuoi articoli.
Pierluca
#2 scritto da saccavini il 31 gennaio 2012 13:13
Grazie per il commento Pierluca.
L’elenco delle strutture di istruzione pubblica in Europa aiuta a comprendere il nostro ritardo: ne denuncia in termini esemplificativi la distanza, l’inefficienza, il costo spaventoso che da Cittadini contribuenti dobbiamo subire.
La cognizione di questo ritardo (che riguarda l’istruzione ma anche parecchie altre istituzioni statali) si diffonde ogni giorno fra i Cittadini, almeno quelli più informati ed attenti, ma poi a macchia d’olio va su molti.
I mezzi di comunicazione sono poco attenti (ad esempio sulla iniziativa attuale non ho sentito nulla da telegiornali, non ho letto articoli sui giornali nazionali , almeno per le pagine messe sui blog), rimangono argomenti entro la stampa cattolica, quasi una cultura da catacombe….
L’effetto di un potere pervasivo sempre meno sopportabile dei partiti, della politica.
Il protrarsi di questa anomalia sta mettendo in ginocchio il paese: siamo ridotti a sperare nei “tecnici” perché aprano qualche spiraglio (se calano le chiuse perché l’acqua scorra, vengono subito mandati a casa..).
Troppo lento e parziale, insopportabilmente lento.
Si ha paura di approfondire, di elaborare, di studiare soluzioni che siano ad un tempo efficienti e meno costose, qualitativamente migliori.
Fermi culturalmente, perché condizionati o per rinuncia nel sostenere idee di cui urge dibattere: troppo forte il sistema. Si ha l’impressione di una battaglia contro i mulini a vento.
Non c’è altra soluzione che insistere e costruire una gestione dei Cittadini di buona volontà.
#3 scritto da saccavini il 31 gennaio 2012 23:44
A furia di parlarne in Città ideale, e mettere i panni in piazza, la scuola diventa un argomento su cui prendere posizione.
C’è un problema cogente: l’Asilo Parrocchiale. Se si deve parlare del tema a Buccinasco, è di questo problema che bisogna parlare, sembrerebbe pacifico.
Poi, se si deve parlare della politica scolastica sul territorio e qualcosa bisogna pur dire. L’Asilo Parrocchiale è un problema di oggi e non si vuole prendere posizione su questo perché non voglio difendere quel tipo di progetto, sostenendolo perché continui.
In questa situazione bisogna “trovare la quadra”.
Ecco che viene bene lo slogan generico e totalizzante, che dice e non dice: “Salviamo la scuola pubblica”.
Uno slogan che non precisa cosa si intende per “scuola pubblica” (statale o parificata, statale e parificata), lasciando intendere nello stesso tempo con il termine “salviamo” sia la continuità dell’asilo parrocchiale, sia la opposizione all’asilo parrocchiale visto come struttura che drena risorse alla scuola statale che deve essere “salvata”.
Attenzione agli slogan ambigui: questo slogan non afferma nulla, come l’”acqua è di tutti”.
Solo un escamotage per dire e non dire.
#4 scritto da uggeri il 1 febbraio 2012 14:27
Veramente l’esperienza di Buccinasco, che si è cominciato con il finanziare la scuola privata ed ora si sta tornando indietro, dovrebbe far riflettere…
Il mondo non è tutto uguale ed ogni popolo ha diritto di decidere.
#5 scritto da saccavini il 1 febbraio 2012 14:45
Senza critiche a Uggeri, ma solo per precisare, il termine scuola privata va sostituito con scuola parificata.
(scuola a gestione privata ma entro parametri, dettami e partecipazione di costi che dovrebbe essere comunale e statale, in forma pari – parificata- alla scuola statale).
Stabilire chi sia causa della non parificazione riguardo agli adempimenti dello Stato sarebbe interessante (è l’unica cosa veramente interessante, se si vuole sistemare l’”anomalia”…).
Chi manca, chi è assente, è sul piano economico riconducibile allo Stato, al ministero che eroga le retribuzioni agli asili gestiti su base comunale e non lo fa per l’asilo parificato.
Forse così è più chiaro per cpaire come stanno le cose.
#6 scritto da Giambattista Maiorano il 3 febbraio 2012 17:34
“C’è un problema cogente: l’Asilo Parrocchiale”, “bisogna prendere posizione”.
Estraggo queste espressioni per una ulteriore riflessione consigliatami dal post di Pierluca.
Premesso che, per quanto mi riguarda, nel merito la posizione l’ho presa eccome e che considero il servizio svolto dal privato sociale integrato alla funzione pubblica, faccio presente quanto richiama Pierluca per nulla applicato alla nostra situazione.
Non c’è paese che Pierluca menziona dove non si veda concretamente la presenza e l’intervento garantito dallo Stato.
E da noi?
Non è così ed i nostri concittadini pagano il servizio due volte.
Qualcuno vuole spiegarmi perché deve continuare ad essere così e perché mai il Comune deve succhiare ai suoi cittadini quattrini gia prelevati dallo Stato?
Vedi, Luigi, ti stai specializzando a sottolineare ed evidenziare i ritardi dei progressisti come se la sinistra (io preferisco parlare di centrosinistra)governi da sempre questo benedetto nostro Paese.
Vorrei ricordarti come negli ultimi 12 anni, ben 9 hanno visto governi così detti liberali e liberisti con in più una Lega a sigillo del “federalismo”.
Sarò di parte: ma hai mai visto governi più centralisti?
Può darsi però che se non ci sono riusciti neppure loro, magari il difetto è da qualche altra parte.
Se neppure i vari Lupi ci sono riusciti, ci sarà pure una ragione, ti pare?
Se fosse, come spesso affermi, voglia famelica di partiti, spazziamoli via, sono disposto anch’io a darti una mano.
E poi? Vedi qualche nuovo soggetto in grado illuministicamente di fare i miracoli o uomini normali con strutture normali (come vogliamo chiamarli: partiti, liste, lobby, corporazioni, … sempre soggetti politici sono) a confrontarsi tutti i santi giorni con i problemi quotidiani e con la voglia di crearsi positivamente una prospettiva?
Per tornare alla materna di Buccinasco.
Voglio augurarmi una soluzione di equilibrio, ma per questo bisogna che tutti rinuncino al pregiudizio ideologico ed a conservare ciò che è sempre stato assicurato, magari pretendendo la continuità di una convenzione giuridicamente quantomeno discutibile per non dire illeggittima.
La situazione economica e la realtà del bilancio comunale dicono che non potrà più essere come prima.
Da un lato e dall’altro allora si ragioni e non si pongano ricatti di sorta ed atteggiamenti e posizioni da o tutto o niente che rischiano di porre le basi all’eutanasia di un’esperienza che considero valida.
#7 scritto da saccavini il 3 febbraio 2012 17:51
Mi sto specializzando in un confronto con l’assolutismo statalista (che sia di destra o di sinistra, questo è).
Forse Maiorano dovrebbe domandarsi come mai 10 anni di governo potenzialmente liberista non abbiano consentito di realizzare riforme divenute indispensabili, tanto che per realizzarle si è dovuto pensare ad un governo con i partiti tutti fuori.
Io ritengo che ciò dimostri l’occupazione del potere da parte dei partiti, i quali mangiano e bevono e realizzano il buco stratosferico del nostro debito. Incapaci di rinunciare a gestire il potere, le proprietà (cito a caso: scuola, dipendenti pubblici, INPS, SSN, ecc.). Anche chi sarebbe più portato ad alleggerire lo stato ne viene di fatto impedito.
Maiorano non può condividere questa analisi, deve difendere da progressista (?) lo statu quo.
Quanto all’asilo: perché continuare con la vecchia storia di casa: i Cittadini pagano doppio ed allora buttiamo giù la scuola sostituendola con una bella scuola statale che così arrivano i soldi per pagare il personale?
Forse si può promuovere un coinvolgimento delle istanze pubbliche superiori perché comincino a capire il problema e provvedano a tappare il buco, dopo aver dato un bel diploma a Buccinasco per i 15 milioni di euro (a valore attuale) che ha versato in vece (in sostituzione) dello Stato ?
Oppure facciamo bene i conti e vediamo quant osarebbe costato a Buccinasco in trenta anni gestire, sia pure con i dipefndenti pagati dallo stato l’asilo privato parrocchiale?
In ragioneria si fanno i conti bene e s itira una riga, onestamente però.
Fa più comodo incolpare l’Asilo succhiasoldi? facciamola finita, dai.